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R Recensione

6/10

Baustelle

Fantasma

Dopo un’attesa durata circa tre anni, finalmente è arrivato il momento di ascoltare il nuovo album dei Baustelle, “Fantasma”, che è stato preceduto dall’uscita del brano “La Morte (Non Esiste Più)” e da un discreto hype da parte della stampa specializzata e non.

Si tratta di un concept-album, sin dalla ideazione dell’artwork: la copertina sembra la locandina di un film horror degli anni Settanta; il disco si apre coi “titoli di testa” e si chiude coi “titoli di coda”. I brani sono intervallati da frequenti intermezzi strumentali che richiamano stilemi musicali delle colonne sonore dell’epoca: qui un coro di voci bianche, lì il suono vagamente inquietante della celesta e del clavicembalo, ora uno scoppio di fiati, subito dopo il volo di un quartetto d’archi o l’incedere solenne di un organo da chiesa. Ora un sinistro strisciare musicale, come in una sequenza cinematografica ad alta tensione, poco dopo una costruzione atonale di effetti sonori.

Le canzoni si susseguono, quasi senza soluzione di continuità, come capitoli di una sequenza narrativa e musicale da ascoltare nel suo complesso, come si assisterebbe alla proiezione di un film. Strana scelta, molto apprezzabile, quella di rivalutare il concetto di “album” in un’epoca in cui prevale la logica del “singolo”, magari scaricato ed inserito nella playlist di uno smartphone. Questa narrazione parla di temi importanti: la morte, l’amore e la sua ricerca, la sua fuggevole essenza, la povertà etica del presente, la fragilità e la transitorietà dell’essere. Francesco Bianconi non è privo di una suo virtuosismo verbale, sebbene la Poesia in musica, ad esempio di un De André, al quale spesso il frontman della band si ispira nello stile canoro, sia ancora lontana ed inarrivabile. E si saluta con sollievo anche la diversificazione della metrica nei testi, che spesso in passato era sembrata fin troppo ripetitiva.

Si passa quindi dal manifesto nichilista di “Nessuno”, all’illusione di fermare il tempo ed il suo implacabile incedere cantata in “Diorama”; dalla visione apocalittica de “Il Finale”, alla struggente e desolante malinconia di “Il Futuro”, che cattura con alcune tra le immagini più riuscite dell’album la mesta consapevolezza della transitorietà delle nostre vite; dalla tagliente analisi del presente di “Maya Colpisce Ancora” alla disperata speranza di “Radioattività”. Come anche in passato, i Baustelle si confermano cantori delle nostre fragilità, dei nostri giorni dagli orizzonti indecifrabili, della inconsistenza di ogni certezza, della vacuità di molto di ciò di cui ci circondiamo.

Sotto un profilo strettamente musicale è ormai assodato che i Baustelle abbiano la passione del passato, vissuto esteticamente come un antico cassettone da cui recuperare, come bambini felici e curiosi, stilemi musicali, nuances, arrangiamenti, ispirazioni e fascinazioni: se ai tempi del loro secondo album, “La Moda Del Lento”, quasi introvabile sebbene sia uno dei migliori, erano gli anni sessanta francesi e la nouvelle vague; se con “La Malavita” si sono ispirati ai polizieschi di Alain Delon e Jean Gabin; se ne “I Mistici Dell'Occidente” la principale ispirazione musicale è stata offerta dalle colonne sonore di Ennio Morricone, qui è la volta delle colonne sonore degli show televisivi in bianco e nero degli anni 70 e dei primi thriller di Dario Argento. Per rendere ancora più evidente l’effetto cinematografico le canzoni sono state rivestite di altisonanti e a volte ingombranti arrangiamenti sinfonici, che guardano chiaramente a quelle atmosfere e a quei panorami sonori, con l’aiuto della Film Harmony Orchestra e di ben due cori, la Corale Polifonica ed il Coro di voci bianche della Fondazione Cantiere Internazionale di Montepulciano.

Anche laddove le canzoni partono come ballate dalla struttura relativamente semplice, come in “Diorama” o nel brano seguente, “Monumentale”, strada facendo si gonfiano di ottoni, di archi, di clavicembali, di organi, di piatti, di tamburi, con un effetto a volte spiazzante. Ed è proprio qui che l’album lascia perplessi.

Non è tanto l’effetto kitsch dell’andamento da bolero de “Il Finale”, o lo spiazzante incrocio tra un samba ed un galop di “Cristina”, o la metrica demenziale de “L'Estinzione Della Razza Umana” accompagnata ad un parossistico trionfo di arrangiamenti sinfonici.

Il problema è che, alla fine, sotto quegli arrangiamenti enfatici, roboanti, sovrabbondanti, anche i temi musicali più accattivanti finiscono soffocati, portando ad una stanchezza nell’ascolto, passato lo stupore per l’effetto sonoro ricercato o l’evoluzione melodica imprevista.

Quello che era un punto di forza dei Baustelle, la capacità di creare melodie mai banali, ma sempre accattivanti ed espressive, qui viene travolto dalla voglia di eccedere. Non c’è traccia, se non in pochi momenti, della tensione emotiva di un brano come “La Canzone Del Parco”, o della desolante malinconia de “I Provinciali”, delle deliziose atmosfere retro di una “Love Affair” o della maestosa - quella sì! - sequenza di “Ethiopia / Andarsene Così” che chiude un album eccellente come “Amen”.

E viene il dubbio che dietro tutto il clamore dell’orchestra, all’interno di questo abito musicale ben cucito e di gran classe, Bianconi e soci, come novelli apprendisti stregoni, abbiano un po’ perso la bussola, ritrovandola spesso più nei godibili intermezzi strumentali che non nelle canzoni vere e proprie.

Ed in questo roboare di orchestre, il pessimismo dei testi di Bianconi, il suo compiaciuto vagare tra i “cimiteri” alla Baudelaire, come in “Monumentale”, o nelle pasoliniane periferie romane de “Contà L'Inverni”  - a proposito, perché cercare di cantare in romanesco? - talvolta finisce col risultare affettato ed artificioso.

I Baustelle sono una band che ha espresso e può esprimere molto nel panorama musicale italiano. Forse però dovrebbero cominciare a ritrovare la strada della semplicità e dell’essenzialità. Talvolta anche nella musica è bene togliere, anziché aggiungere. Probabilmente, a questo punto della loro carriera, ne guadagnerebbero.

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Voto degli utenti: 7,3/10 in media su 26 voti.

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bill_carson (ha votato 7 questo disco) alle 1:37 del primo febbraio 2013 ha scritto:

a me è piaciuto, ma lo trovo "pesante" come ascolto. le orchestrazioni di Gabrielli tendono a risultare opprimenti.

robertuccione (ha votato 10 questo disco) alle 14:38 del primo febbraio 2013 ha scritto:

Dissento totalmente dal parere del recensore !!! Fantasma è un album formidabile,molto più di Amen ! E per quanto mi riguarda,l'orchestra non risulta affatto ingombrante.

forever007 (ha votato 9 questo disco) alle 14:46 del primo febbraio 2013 ha scritto:

Anche io non sono per nulla d'accordo con la recensione, credo, anzi che l'orchestra renda le canzoni molto più originali, sicuramente non per tutti( non sono per nulla canzoni radiofoniche) ma capolavori come Monumentale, il Futuro, Nessuno e Diorama raccontano una dimensione temporale nuova, vecchia, attuale, indecifrabile e misteriosa, che ti fa venir voglia di capire le dietrologie di ogni parola. Album straordinario davvero, io avrei eliminato solo alcuni singoli superflui (cioè quelli strumentali di 30 secondi)..

Wait4waters alle 1:59 del 2 febbraio 2013 ha scritto:

Tecnicamente la tua recensione è ineccepibile, per carità.

Però secondo me hai insistito troppo, poi, nel giudicare negativamente la scelta degli inserti orchestrali. L'album potrebbe anche risultare pomposo da un certo punto di vista, ma viva Dio chi siamo noi per giudicare congruo o meno congruo il percorso musicale di una band comunque di alto livello come i Baustelle?

La loro è stata una scelta coraggiosa, sicuramente non commerciale (ovviamente sanno che è merce difficilmente collocabile in radio, ma penso non si facciano problemi), e direi che piuttosto costituisce una evoluzione nel loro percorso musicale. Hanno sacrificato un po' di base indie a beneficio di un ulteriore recupero di atmosfere passate, anche a scapito della fruibilità a livello massmediatico e populistico del loro prodotto. Io trovo questa scelta coerente con il loro passato, e soprattutto trovo che sia avvenuta al momento giusto, dopo qualche album di gavetta che ha permesso loro di sperimentare varie tematiche. Qui sono approdati alla maturità a livello di testi, sono riusciti a costruire un prodotto che assume fortemente i connotati del concept album (per me il vero prototipo italiano di concept resta "Storia di un impiegato" e in confronto a quello nessun'altro avrebbe i ranghi per definirsi tale) ma contemporaneamente riesce a spaziare a livello musicale: l'inizio un po' "ingombrante" che risulta meno indigeribile ai palati musicali meno fini per merito di Nessuno e Diorama, due splendidi diamanti in atmosfere cupe, il culmine con Cristina che mischia il passato dei Baustelle con le innovazioni di quest'album; il ritorno di stampo baustelliano vero e proprio con Maya colpisce ancora, con cui l'album abbatte un po' di nichilismo e ritrova tramite le corde vocali di Rachele una flebile speranza, definitivamente annientata dall'autorità che si respira in L'estinzione della razza umana, che sancisce e decreta il fallimento della razza umana nel suo complesso, la necessità universale che venga superata nell'alveo di un nichilismo che ritorna prepotente più che mai al punto che viene il dubbio che il Bianconi l'abbia scritta sfogliando Così parlò Zarathustra.

E' un album presuntuoso, deliziosamente presuntuoso, lucidamente cinico. E se può risultare ingombrante in alcune sue parti io dico "chissene", non è un album fatto per essere ascoltato sempre e continuamente. E' fatto per essere ascoltato quando se ne ha la necessità, e personalmente io credo di averne tanta in questo preciso istante.

nebraska82 alle 10:52 del 2 febbraio 2013 ha scritto:

se un 6 ai baustelle vi ferisce, potete recuperare quello che hanno detto/scritto vincenzo mollica, repubblica o altre testate: sono tutti entusiasti di questo disco.... se arriva una voce fuori dal coro ( per un 6, manco fosse una stroncatura) non ci trovo niente di scandaloso.

Lezabeth Scott (ha votato 5,5 questo disco) alle 11:17 del 2 febbraio 2013 ha scritto:

è che i Baustelle provocano questo effetto collaterale: gli si vole dimolto bene, gli si vole...

Marco_Biasio (ha votato 7 questo disco) alle 12:17 del 2 febbraio 2013 ha scritto:

Quel che è certo è che è un disco di una complessità superiore alla media. I Baustelle new wave de La Malavita sono definitivamente evaporati, e la sempre maggiore stratificazione che ha preso piede a partire da Amen (un gran disco, forse il loro migliore assieme al Sussidiario) pare qui giunta al suo punto di non ritorno. Condivisibile o meno, è sicuramente coraggiosa, anche perché mi sembra che, questa volta, non vi siano singoli banali come Charlie Fa Surf o Gli Spietati (sebbene La Morte sia comunque bruttina IMHO). Sono appena ai primi ascolti e certo non sono in grado di scrivere (assennatamente) un giudizio, ma mi sembra un zibaldone con dentro di tutto un po', non sempre tutto legato bene, incellophanato in una confezione ambiziosissima (c'è tutto il Gabrielli da conservatorio qui dentro). La sensazione, a pelle, è che abbiano tirato a lucido la loro scrittura perdendo nel contempo per strada la forza delle melodie, così che vi sono brani che volteggiano senza mai fermarsi ma non riescono a pungere e ad imprimersi efficacemente. Vedremo. A sentire "Fantasma (Titoli Di Testa)", certo, m'era preso un coccolone, ma vedo che molti hanno ravvisato l'esplicita congruenza con la main theme morriconiana dell'Uccello dalle piume di cristallo e mi sono convinto che è omaggio e non furto.

Wait4waters alle 16:29 del 2 febbraio 2013 ha scritto:

Dopo qualche altro ascolto devo dire che mi trovo molto di più con il tuo punto di vista. In un certo senso confermo la mia prima sensazione, è un (incompleto) tentativo di concept album, non c'è il collante necessario, i pezzi sono sospesi a mezz'aria e legati soltanto da un punto di vista puramente emozionale e, solo parzialmente, musicalmente.

Rimane un disco che apprezzo tantissimo, anche perchè non sono sicurissimo che loro volessero davvero realizzare il concept, a me sembra piuttosto che volessero darne un'idea, lasciarne l'impronta..

Chiudo con il dire che probabilmente si, la profondità di quanto è stato scritto forse lascia in secondo piano le melodie, che in certi frangenti paiono troppo arzigogolate e poco incisive. Un disco non facilmente intellegibile, complesso da digerire musicalmente, a volte troppo "apocalittico" e presuntuoso, sforando a volte il limite del lecito. Da assumere a piccole, ma intense, dosi..

salvatore (ha votato 7,5 questo disco) alle 12:33 del 2 febbraio 2013 ha scritto:

Sono ai primissimi ascolti, quindi - data la complessità del lavoro - aspetto ad esprimere un vero giudizio. Per il momento posso dire solo che mi sembra un discone! Ricco ed ispirato, e pieno di belle canzoni (sono al terzo ascolto consecutivo di "Maya...": prossimo singolo?)!

Bianconi è insopportabile (ma davvero, davvero), ma scrive divinamente...

target alle 14:04 del 2 febbraio 2013 ha scritto:

D'accordo con Walter. Ogni disco che passa aggiungono pompano dopano e orchestrano. L'ambizione, legittima, viene declinata solo come magniloquenza. E spesso la grandeur, qua, mi sembra mascherare un vuoto di scrittura. Senza dubbio, ai miei orecchi, il loro disco peggiore. Faticoso ben oltre gli intenti, e ormai non più sintonizzato con le mie corde. Alla prossima.

Franco (ha votato 8 questo disco) alle 8:35 del 3 febbraio 2013 ha scritto:

Una piacevole sorpresa per un lavoro secondo me di tutto rispetto, ambizioso, coraggioso ed emozionante, finalmente il disco della loro maturità artistica.

Franz Bungaro alle 9:20 del 4 febbraio 2013 ha scritto:

"Lascia perdere i dibattiti,

la rete, i palinsesti

per un giorno non studiare,

non chattare, ma piuttosto

stringi forte chi ti ama,

fra le mute tombe del monumentale,

non c’è Dio e non c’è male, solo vaga oscurità."

Sarà fatto.

gallico (ha votato 6 questo disco) alle 10:06 del 4 febbraio 2013 ha scritto:

Per evitare che venga detto che lascio sempre tracce malevole di cassazione, questa volta voglio a mio modo premiare il tentativo nobile di creare qualcosa di nuovo. Sicuramente lo stile Baustelle ha le sue caratteristiche, la sua ricchezza di suoni e di lirica. Niente che mi ispiri ascolti idilliaci di gran classe o un uso del testo complesso (per intendersi paragonabile a quallo dei Rapsodismurina). LA sufficienza però la voglio lasciare stavolta....

Dr.Paul (ha votato 5,5 questo disco) alle 0:21 del 6 febbraio 2013 ha scritto:

disco che apprezzo troppo poco x essere un lavoro dei baustelle! le orchestre....(la sinfonia) quando sono al servizio del pop/rock mi piacciono (penso a Absent Friends dei Divine Comedy tra i dischi post '00), qui l'impressione è che bianconi si sia spinto troppo in là. anzi mi piacerebbe sapere cosa ne pensano realmente gli altri due (Bastreghi e Brasini) di un lavoro del genere. 73 minuti di durata (!!) vari brani dilatati forzatamente fino ai 5/6/7 minuti.....un prodotto troppo "grasso", un grande lavoro di arrangiamenti orchestrali e sinfonici...e le melodie colpevolmente trascurate. potrebbe essere la strategia di bianconi che gioca a fare il piccolo chimico tra clavicembali, filicorni e timpani, certo il risultato è pomposo. difficilmente, quando avrò un'ora di tempo per i baustelle, prenderò in mano questo disco!

Lezabeth Scott (ha votato 5,5 questo disco) alle 12:57 del 7 febbraio 2013 ha scritto:

Anche la mia impressione è quella: trasuda una certa prolissità e monotonia sotto lo sfarzoso decor degli arrangiamenti orchestrali. Gli omaggi al De Andrè della trilogia, a Morricone e alle colonne sonore degli anni 70 sono apprezzabili ma non bastano a trasformare lo spessore (innegabile) in vera profondità.

salvatore (ha votato 7,5 questo disco) alle 13:37 del 7 febbraio 2013 ha scritto:

Il disco è presuntuoso, è vero; ridondante e di maniera, a volte, e tutti quegli intermezzi non fanno che acuire questa sensazione (non è appiccicando le canzoni con la colla che si fa un concept, insomma) e appesantire, insieme a certi brani un po' troppo statici, il tutto... Ok, ma davvero non trovate scrittura, profondità e piacevolezza di ascolto in brani come "Diorama", "Monumentale", "Cristina", Maya colpisce ancora", "La Natura", "Radioattività", "L'estinzione della razza umana"...? A me sta piacendo, decisamente. Avrò pure il prosciutto sugli occhi, ma a me sembra l'ennesimo e consecutivo centro del gruppo.

walbianco, autore, alle 18:49 del 7 febbraio 2013 ha scritto:

Ho letto con interesse tutti i commenti finora postati. Mi permetto un paio di riflessioni:

- più di una volta si è parlato di "complessità" di quest'album. A me l'album non pare affatto complesso. Ricco, quello si, molto "costruito" sotto il profilo degli arrangiamenti e dei suoni, non c'è dubbio, ma non complesso. Se si considerano le canzoni in sé, la loro struttura, tranne forse in un paio di eccezioni, è estremamente semplice. Non serve il palato fine per apprezzarle, tutt'altro;

-La scelta della veste orchestrale, e quindi l'idea del connubio di un linguaggio musicale "colto" con una forma artistica per sua definizione pop(olare) non è una novità, né per l'italia e tanto meno per la musica internazionale. Non c'è bisogno di scomodare Atom Earth Mother per rendersene conto. Tanto meno lo è il richiamo (che sinceramente anziché elitario trovo piuttosto molto "alla moda") alle colonne sonore dei thriller degli anni 70. I Calibro 35, di cui (guarda caso) fa parte Enrico Gabrielli, che ha lasciato un'impronta fortissima su questo lavoro, portano avanti questo discorso già da diversi anni.

Sinceramente, e lo dico da estimatore "d'annata" dei Baustelle, ho avuto la netta impressione che il gruppo, o forse il suo leader, abbia peccato di presunzione. Il fatto stesso che, diversamente da quanto mi accade di solito coi loro lavori, faccia fatica a rimetterlo nel lettore, dopo i primi giorni di ascolto, vale più di mille parole.

Randolph_Carter (ha votato 8 questo disco) alle 17:54 del 8 febbraio 2013 ha scritto:

Per me la delusione è che ormai Rachele ormai è diventata una corista...

NIBBIO (ha votato 7 questo disco) alle 1:49 del 9 febbraio 2013 ha scritto:

Concordo in parte con la recensione in parte no...!al primo ascolto ho avuto pure io il dubbio che avessero fatto il famoso "passo più lungo della gamba" e tirando fuori pezzi lunghi, intramezzi, orchestrazioni e quant'altro, avessero perso un po' la bussola...invece mi sono sforzato di mettere il cd più volte nel lettore...e devo dire che la sensazione è migliorata: mi sembra un disco Solido, frutto di una scelta iniziale e portato avanti con coerenza...anche io adoro "la canzone del parco" o il famoso Outro "andarsene così" (per me un pezzo formidabile..), però trovo che questo album sia al passo del loro percorso musicale: ho cominciato a scoprire pezzi come NESSUNO, (l'inserimento della voce femminiale stile Morricone la trovo molto in tinta con il pezzo), MONUMENTALE, RADIOATTIVITA' e comprendere che hanno un loro stile, diverso da quelle sonorità più graffianti degli album precedenti, ma mi sembra che sia un album riuscito o comunque Pensato.

Forse non è un capolavoro, ma credo che nella loro carriera discografica rappresenti un punto fermo (penso più de "i mistici dell'occidente", che, dopo Amen, mi è sembrato un po' più debole)

Li andrò a vedere Live il 20 Febbraio, vedremo se la prova dal vivo darà lo stesso risultato!

walbianco, autore, alle 11:03 del 12 febbraio 2013 ha scritto:

Anche io sarò all'auditorium Parco della Musica il 20 Febbraio a vederli, e sono abbastanza sicuro che l'effetto dell'orchestra dal vivo darà maestosità al suono. A prescindere dalle mie perplessità nei confronti dell'album, che ho ascoltato molto in questi giorni, senza dover rivedere il giudizio che ho dato alla sua uscita, i Baustelle rimangono comunque una band molto interessante e creativa. Ho seguito la loro evoluzione dal vivo nel corso del tempo, dai concerti al Circolo degli Artisti, passando per l'Alpheus, l'Atlantico Live, Capannelle; arrivare ora all'Auditorium significa fare un passo simbolico importante. Sono molto curioso di vedere come se la caveranno.

salvatore (ha votato 7,5 questo disco) alle 12:33 del 12 febbraio 2013 ha scritto:

Beh io anticipo tutti perchè vado a vederli il 19 per la loro prima data E, sebbene non sia la prima volta nemmeno per me, sono molto curioso...

walbianco, autore, alle 11:32 del 21 febbraio 2013 ha scritto:

Ho visto il concerto all'Auditorium. Grande occasione, grande orchestra, grande pubblico. I Baustelle sono cresciuti nel consenso popolare e si vede. Quanto al concerto in sé, è stato piacevole, ma ho almeno un paio di appunti da fare, e lo faccio con rammarico:

1) credevo che l'orchestra dal vivo avrebbe dato maggior corpo e maestosità ai pezzi dell'ultimo album. Così non è stato. Da un punto di vista strettamente sonoro, oltre che ovviamente nella collocazione spaziale, l'orchestra era sullo sfondo e non si creava, se non in alcuni momenti, soprattutto relativi ai pezzi strumentali, quell'amalgama che mi sarei aspettato, forse anche per colpa del volume della voce troppo in evidenza;

2) l'interpretazione dei brani del nuovo album era assolutamente IDENTICA a quella che si ascolta nell'album. Soprattutto nel primo tempo del concerto questo fatto alla fine stanca, in particolar modo a chi, come me, non ha fatto salti di gioia ascoltando Fantasma. Mi aspettavo qualche digressione musicale in più, che non è arrivata. Per carità, il tutto è stato riprodotto alla perfezione (complimenti a Rachele per i cori in "Nessuno"), ma veramente sembrava di ascoltare l'album;

3) Il ripescaggio di brani del passato, riarrangiati per orchestra, è stato relegato all'ultima parte del concerto, ed è un peccato, perché invece lì si sono sentite delle cose originali ed interessanti.

Bellissima l'interpretazione de l'Aeroplano, de Il Corvo Joe e di Andarsene così. Surreale per davvero l'interpretazione orchestrale di Charlie fa surf, in cui Francesco Bianconi, arrivato al verso "vi spacco il culo" si è un po' vergognato e l'ha sussurrato quasi impercettibilmente. L'ascolto di quel pezzo in veste sinfonica faceva lo stesso effetto di vedere un ragazzino vestito in frac che rutta e mette le dita nel naso.

Bello l'omaggio a Leo Ferrè ed alla sua "Col tempo", anche se si tratta di una canzone difficilissima nell'interpretazione e per goderla appieno bisognava dimenticare la meravigliosa interpretazione di Patti Pravo dei primi anni 70.

Nel complesso, un bel concerto, ma anche per alcuni versi un'occasione mancata.

salvatore (ha votato 7,5 questo disco) alle 12:53 del 21 febbraio 2013 ha scritto:

Io li ho visti il 19 al Teatro Team (di Bari... tu a quale Auditorium ti riferisci?)... Devo confessare di non essere molto in sintonia con le tue impressioni. Da quello che scrivi, il concerto sembra essere stato pressoché identico...

Dunque, è verissimo che la resa di tutti i brani tratti da "Fantasma" è identica a quella dell'album, ma la cosa a me non è dispiaciuta (preciso che a me non piacciono particolarmente i live troppo "fantasiosi"). Bisogna anche calcolare che sono le primissime date e un po' di ritrosia è normale... L'amalgama con l'orchestra (diretta da un bravissimo ed elegantissimo Gabrielli) l'ho trovata perfetta: né invadente, né in secondo piano (a Bari, anche spazialmente, era affiancata alla band "classica"). Un po' ingessato, ovviamente, il suono, ma "Cristina", l'apice di tutto il concerto alle mie orecchie, mi ha fatto sussultare sulla poltroncina: un'energia e una carica meravigliose!!! Non mi stupirei se la scegliessero come prossimo singolo... Il volume della voce di Bianconi era effettivamente un po' troppo sovraesposto, ma lui non è particolarmente dotato e credo che la scelta fosse funzionale al tutto e, a proposito di voce, ho trovato molto migliorata la fascinosa Rachele (bellissimi davvero i cori in "Nessuno" e Morricone, dietro l'angolo, sorrideva compiaciuto) nonostante le sue solite e simpatiche "stecche" 8ma anche bianconi, a questo proposito, non ha voluto essere da meno ).

Per quanto riguarda ciò che non riguarda "Fantasma", non mi è piaciuta la cover di Ferré (purtroppo io avevo nelle orecchie la grandissima Patty Pravo) e nemmeno i ripescaggi dal passato: 1 - ho trovato grottesca la versione di "charlie fa surf": il cazzeggio del brano, la sua irriverena - per non parlare dei vari "mi spacco il culo" o "andate a farvi fottere" - producevano un effetto straniante e quasi comico. Evidentemente è stata una legittima marchetta, sebbene per quanto sia la canzone che ha portato loro più successo, la gente continuava a invocare (in modo un po' maleducato, a mio avviso) "gomma" o "La canzone del riformatorio". 2- nemmeno un brano dai primi due album e, conseguentemente, 3-pochi ripescaggi ( a memoria tre da "Amen" e due da "La Malavita; secondo me con quell'orchestra qualche pezzo di "La moda del lento" sarebbe stato sublime.)

Nel complesso, bel concerto, ma un po' ingessato. L'utilizzare un'orchestra non deve andare a discapito dell'energia Pop che è il loro punto forte, da sempre.

Insomma, Walter, due visioni quasi antitetiche, ma questo è il bello della musica.

Lascio il video di "Cristina": si sente malissimo, ma forse dà un po' l'idea della bellezza...

walbianco, autore, alle 16:52 del 21 febbraio 2013 ha scritto:

Beh...nemmeno poi tanto antitetiche, a ben vedere.

Unassigned alle 15:42 del 12 febbraio 2013 ha scritto:

personalmente trovo che l'essersi sbarazzati dei ritornellini melodici a la baustelle, che la recensione sottolinea come minus, sia il grande pregio di questo album, che trasuda maturita', intensita', drammaticita come non se ne era sentita nei lavori precedenti. bellissimo disco che mi emoziona come pochissimi ascoltati negli ultimi anni, italiani e non.

Marco_Biasio (ha votato 7 questo disco) alle 19:33 del 15 febbraio 2013 ha scritto:

Uhm, vediamo come posso strutturare in maniera decente questo intervento a latere. Dunque, partiamo col dire che per me rimane necessario tenerlo a ripetizione sul piatto per poterlo capire a fondo. Non è un disco difficile, ma è complesso, molto stratificato, decisamente corposo. Sui testi, e sulla maniera in cui sono accuratamente legati tra di loro, si potrebbe quasi scrivere una recensione a parte. Succede per la prima volta con i Baustelle. Anche Amen è rimasto su molto, e ci torna ogni tanto, ma più per validità intrinseca che per necessità esterna. Sicuramente è un "mostro" citazionista, e nel suo citazionismo - vero collante e minimo comun denominatore di molta musica del Nuovo Millennio - ci si può rispecchiare in maniera più o meno evidente. C'è tutto ciò che ha contribuito a forgiare l'identità dei Baustelle, pompato all'ennesima potenza: l'amore per il western, la figura femminile, una tendenza spiccata alla cinematografia, il senso del tempo che passa, una nuova vena "orrorifica" che, a mio avviso, altro non è che nuova manifestazione di una spiccata, personale ed onnivora estetica. Qui finiscono autori classici e Morricone, il conservatorio e la letteratura, la chiesa e la terra, l'eccesso e la linearità, la canzone popolare italiana ed il jazz, manie ed ossessioni di prima e primissima ora. L'impressione predominante della prima ora - che la cura del dettaglio orchestrale abbia a tratti soffocato la melodia - rimane parzialmente vera. Non c'è il pezzo catchy che entra subito in testa (e capisco che a molti questo aspetto abbia scocciato) ma vi sono alcune linee melodiche ugualmente da spavento, specialmente quando le voci di Rachele e Bianconi si uniscono come in passato (sto pensando alla seconda parte di "Cristina", che è uno straordinario pezzo di bravura compositiva, con lo stacco orchestrale quasi doo-wop a metà brano che lo trascina verso tutt'altri lidi). Cito un blocco particolarmente riuscito, che è il trittico Maya Colpisce Ancora-L'Orizzonte Degli Eventi-La Natura - particolarmente quest'ultima, con l'arzigogolata citazione strumentale della coda -, ed anche il primo dolcissimo chorus de Il Finale è memorabile, anzi, monumentale Poi, certo, un'orchestra da sola non basta a coprire alcune magagne evidenti, primo tra tutti la debolezza di alcune conduzioni vocali (in Nessuno, riecheggiare il Morricone argentiano già presente nei Titoli Di Testa supplisce solo in parte), alcuni steroidi di archi davvero eccessivi (brutta Il Futuro, migliorabile L'Estinzione Della Razza Umana, che pure parte alla grande, con quell'ingresso aggressivo di Bianconi sulle fanfare) e, sui generis, un dejà vu cantautorale à la De André un po' stucchevole e, in certi passaggi, fuori luogo (Contà L'Inverni ha un testo meraviglioso, ma l'ambizione di incollare le borgate pasoliniane alla poetica di Faber è eccessiva, e il dialettalismo posticcio un peccato intellettuale imperdonabile). Bene, a tratti molto bene che la mano di Brasini si senta meno rispetto al passato, perché permette al gruppo di inerpicarsi su strade anche diverse da quanto composto in passato, senza dover ricorrere ad uno schematismo frustrante per un gruppo che nasce come "pop". Non a caso, laddove le chitarre si scatenano, nell'epilogo dei Titoli Di Coda, ancora suonano totalmente fuori luogo, in un pasticcio da soundtrack sfarzosa d'altri tempi. Serve ascoltarlo e riascoltarlo molte, moltissime volte. Il primo giudizio era essenzialmente negativo, anche da parte mia. Ma questo gruppo è cambiato - se in bene o in male, dipende dalla sensibilità e della formazione di chi ascolta - e, confermo, il salto è triplo, carpiato e pure all'indietro. Coraggiosi. Almeno di questo gliene si dia merito. Vedremo poi dal vivo. Passeranno da Padova verso fine marzo e sono curiosissimo di vedere se l'ambizione si sposerà con nuovi, adeguati mezzi tecnici e strategici.

Marco_Biasio (ha votato 7 questo disco) alle 19:39 del 15 febbraio 2013 ha scritto:

Ultimo ultimissimo appunto e poi mi taccio per sempre: nella discografia del gruppo, ora, l'anello debole rischia di diventare i Mistici, un (peraltro) buon disco che tuttavia non approfondisce il discorso di Amen ed è antitetico a Fantasma. Stretto tra questi due mastodonti non trova più molta prospettiva, IMHO.

NIBBIO (ha votato 7 questo disco) alle 9:54 del 16 febbraio 2013 ha scritto:

Penso che i Mistici già fosse un passino indietro, nonostante in ogni caso avesse qualche pezzo che lo teneva a galla, quindi....come non quotarti!!

hiperwlt (ha votato 6,5 questo disco) alle 18:55 del 17 febbraio 2013 ha scritto:

gli arrangiamenti orchestrali, e anche questa complessità di scrittura, anche per me sono vesti che non si adattano molto bene ai baustelle (eccessivo il ruolo di gabrielli). e quindi la sensazione all'ascolto è stata abbastanza dissonante (e, come dice Paolo, si sono spinti troppo in là). al di là dei demeriti di "fantasma" (lunghezza, gli intermezzi, passaggi monotoni e poco convincenti - "il finale", "contà l'inverni", "radioattività" su tutte) si scorge comunque un lavoro concettualmente ambizioso, ben pensato (mistici, per dire, non lo era affatto). "il futuro" e "diorama", oltre ad essere brani eccellenti (in parte, aggiungerei anche "nessuno"), contengono liriche tra le più ispirate di bianconi. bene anche quando si recupera la melodia e un piglio più dinamico ("monumentale", "la natura": rachele qui centralissima, ma nel disco sì molto in ombra)...ossia, molto di ciò che manca al disco. superiore, comunque, a "i mistici dell'occidente".

ottima recensione

Guadalupet6 alle 13:52 del primo aprile 2013 ha scritto:

Quando si tratta di giudicare tutti diventano esegeti e grandiosi critici musicali. Io penso che il richiamo a Pasolini o a Baudelaire fatto nel modo in cui compare nel disco sia una cosa lodevole, non da criticare. L gente tende sempre a screditare gli artisti, soprattutto oggi, pensa che un gruppo "indie" debba per forza essere underground o adatto per adolescenti alternativi, non ammette invece che un gruppo come i Baustelle oggi, se non venisse etichettato, sarebbe tranquillamente tra i migliori a livello internazionale.. Invece la gente vuole per forza fare paragoni con i grandi del passato, a cui se uno attinge diventa un plagio e non un elogio. Ma soprattutto la gente non ascolta..perché oltre a fermarsi all'involucro, non sa più ascoltare col cuore..e non sapere ascoltare col cuore, vuol dire fare della musica una cosa vuota e inutile.

mauroparanoico (ha votato 6 questo disco) alle 17:36 del primo aprile 2013 ha scritto:

Va dato merito ai Baustelle (ma mi verebbe da dire al buon Bianconi) di essere riusciti dopo l'ottimo Sussidiario a creare sempre qualcosa di nuovo e di diverso. Ogni nuovo disco (a partire almeno dalla malavita) è stato etichettato come il disco della maturità, e mi sorprende vedere come al sesto disco qualcuno parla ancora di disco della maturità. Anche quest'ultimo (che preso dallo snobismo generale avrei preferito non ascoltare ma che lo snobismo verso chi lo snobbava mi ha costretto ad ascoltare) ha qualcosa da dire e una serie di canzoni discrete: Nessuno, Diorama, Monumentale, La natura. Per quanto riguarda il fatto che l'orchestrazione soffoca le canzoni non so quanto essere d'accordo, è facile dire: "hanno esagerato, pretendono di fare i compositori di musica orchestrale quando fino a ieri facevano stupidi motivetti, etc." però la scelta è comunque coraggiosa e il risultato non credo sia peggiore dei dischi immediatamente precedenti (cioè il problema è che alcune canzoni sono mediocri di per se, probabilmente sarebbero state mediocri anche se si fosse cercata una maggiore semplicità). Tutto sommato mi sarei aspettato di peggio, per me raggiungono la sufficienza. Dimenticavo "Contà l'inverni" è patetica.

bill_carson (ha votato 7 questo disco) alle 23:31 del 2 aprile 2013 ha scritto:

mi è cresciuto (con le orchestrazioni ci ho fatto l'orecchio). loro restano antipatici, ma il disco è davvero valido.

Ekphrasys (ha votato 9 questo disco) alle 2:11 del 17 aprile 2013 ha scritto:

Io so solo che sto continuando ad ascoltarlo, e ad ogni ascolto, quando penso di averlo metabolizzato il disco regala sempre "gemme" nascoste...E cresce sempre di più...GLi echi Morriconiani tradotti nei fraseggi "à la Edda Dall' Orso", gli archi che rimandano, citano, fanno proprie una, dieci, cento, mille colonne sonore di 40 anni fa, eppure non copiano, ma metabolizzano, sintetizzano....

Più lo ascolto e più mi dico: "sono indubitabilmente i Baustelle e (sembra retorico) si sente, non potrebbe essre nessun altro...C'è la presenza di De andré? Si, come in ogni loro album...La presenza del De André degli anni '60, inizi '70...non certo di quello da "Creuza de Ma" in avanti.

Più lo ascolto e più mi dico che è uno dei migliori album italiani degli ultimi 20 anni...

Musicofilo3 (ha votato 7,5 questo disco) alle 17:27 del 6 novembre 2013 ha scritto:

Non sono tanto d'accordo con la recensione. Sì insomma, ovvio che si parla di gusti ma a me le parti strumentali piacciono parecchio, donano un tocco elegante alle "melodie accattivanti e mai banali" citate giustamente sopra. Pezzi come Nessuno, Monumentale, Il Futuro e Radioattività vanno secondo me dritti tra i migliori scritti dalla band, come anche l'allegria falsa di Cristina. Un disco che consiglierei a chiunque.