R Recensione

7/10

America

Holiday

Gli America sono l'esempio di come un gruppo partito con delle belle promesse, finisca con lo smentirsi clamorosamente solo perché finiti nelle mani del produttore sbagliato, in questo caso George Martin. Partiti con un pregevole country-rock deliziosamente acustico, la musica cambia (è proprio il caso di dirlo ) quando gli America incontrano Martin.

Attenzione: George Martin non è certo l'ultimo arrivato, non dimentichiamo che era il produttore dei Beatles, ma il suo errore è stato prorpio questo, cercare di trasformare gli America negli emuli dei Beatles. Il che, per le tasche dei componenti il gruppo è stata sicuramente un'idea luminosa, non altrettanto per le orecchie dei fruitori di un certo tipo di musica che nel gruppo avevano riposto ben altre speranze.

Detto questo, dimentichiamo il passato ed esaminiamo l'album da vicino, il quale, al di là delle considerazioni "puriste", è comunque un buon lavoro che ha riportato un notevole successo.

Dopo un breve intro strumentale si parte subito bene con "Tin man", piacevole canzone con le chitarre in diminuita e abbondante uso di accordi di settima maggiore tanto cari a Dewey Bunnell, autore del pezzo, che, a livello compositivo, si dimostra il migliore dei tre se non altro perché è quello che si riallaccia di più al passato.

Poi si scivola nella dolcezza, anche se il testo di "Another try" racconta di un rapporto difficile che si tenta di recuperare telefonicamente: "ora mamma non iniziare a piangere, diamogli un'altra possibilità, prendi il telefono, digli che lo vuoi a casa per sedersi e guardare le serate che passano…". Una buona "Lonely people" risolleva un po’ le sorti ma di nuovo si ritorna all'easy con una " What does it matter" nella quale viene persino recuperata la celebre trombetta di "Penny Lane" ( George Martin colpisce ancora! ).

Resta poco altro da segnalare: "Old man took" ( ancora Bunnell ) potrebbe essere la cosa migliore dell'album senonchè attimi di intensa poesia vengono soffocati dai violini. In chiusura ecco "In the country", un R&R quanto mai banale ma incredibilmente già in odore di propositi ecologici: " tutti voi, fratelli e sorelle, in cerca di qualcosa di migliore, perché non andate tutti in campagna, scappate per un giorno dalla città… "

Come dice bene il titolo, gli America si sono presi una vacanza.

V Voti

Voto degli utenti: 5/10 in media su 3 voti.
10
9,5
9
8,5
8
7,5
7
6,5
6
5,5
5
4,5
4
3,5
3
2,5
2
1,5
1
0,5

C Commenti

Ci sono 2 commenti. Partecipa anche tu alla discussione!
Effettua l'accesso o registrati per commentare.

REBBY alle 16:15 del 12 ottobre 2010 ha scritto:

Sarò drastico: degli America basta avere il primo

45 giri, A horse with no name (utilissimo, tra

l'altro per chi desidera iniziare a suonare la chitarra) il resto è fuffa. A quei tempi la west coast aveva già dato ben altri frutti (ah ma questi vivevano in Europa eheh). Non me ne volere

Claudio eh.

ozzy(d) (ha votato 4 questo disco) alle 8:52 del 13 ottobre 2010 ha scritto:

quoto rebby, sono la versione AOR di CSNY ( già un po' stucchevoli per conto loro con quel tono da volemose bene e cantamo tutti assieme) lol