R Recensione

7/10

Mark Knopfler

Golden Heart

Antidivo per eccellenza e nobilmente interessato a far musica solo di suo gusto, coi suoi tempi e modi, Mark Knopfler negli anni novanta ha avuto il coraggio di smontare il giocattolo Dire Straits, ingigantitosi via via cogli anni e divenuto garanzia sicura di milioni di dischi e di tournée oceaniche, ma proprio per quello anche di enormi aspettative, stress, condizionamenti senza fine alla propria vita e libertà. “Andare in giro sempre con la scorta non è davvero vivere, e poi toglie qualsiasi possibilità di trovare ispirazione alla propria musica…” egli ama ancora ripetere. Massimo rispetto dunque per quest’uomo schivo ma cordiale, umile ma determinato.  

Come chitarrista ha curiosamente avuto un’evoluzione in un certo senso contraria a quella più comune, se si guarda a molti degli altri capiscuola di questo strumento: partito come ennesimo, prestigioso punto di riferimento per la Fender Stratocaster e la sua proverbiale capacità di rendere suoni pulitissimi e argentei, Mark si è col tempo decisamente spostato verso sonorità più maschie, plumbee ed impastate, tipiche insomma dell’antagonista per eccellenza nel campo delle sei corde, la Les Paul. È il percorso contrario rispetto a fuoriclasse come Jeff Beck, Ritchie Blackmore, Eric Clapton, tutta gente che da giovane preferiva la Gibson, ma ad un certo punto è rimasta folgorata dal brillante, esigente, sfidante fascino dell’invenzione/capolavoro del mitico Leo Fender.  

Qualunque sia la chitarra adoperata, il suono e il tocco di Knopfler sono comunque e sempre superbi. Sin da giovane quest’artista ha accantonato l’uso del plettro, sviluppando una particolarissima tecnica con la mano destra la quale prevede ben tre dita, pollice indice e medio, pronti ad intervenire sulla stessa corda, in diverse combinazioni che riportano a differenti e peculiari “attacchi” delle note. La mano sinistra poi, essendo quella “forte” (Mark è un mancino che indossa la chitarra da destrorso) gli consente di “lavorare” le corde con sensibilità e sfumature ben al di fuori della norma.   Ma non vi sono tutte rose e fiori (almeno a mio gusto) nella musica di Mark: un’indubbia monotonia di fondo aggredisce, dopo qualche minuto di ascolto, le sue composizioni ed interpretazioni. Dovuta ad esempio alla voce, calda e rilassata ma non particolarmente emozionante, vicinissima (anche troppo), nel bene e nel male, a quella del bluesman americano J.J.Cale. Spariti i Dire Straits poi, se ne sono andate con loro anche quelle misurate e per questo accattivanti concessioni alla spettacolarità, all’epidermicità, all’Arena Rock insomma, costituite da belle e lunghe schitarrate, ritmi abbastanza veloci e robusti, prevalenza degli strumenti elettrici su quelli acustici, studiata attenzione ed impegno commerciale anche sui particolari di contorno (copertine, video ecc.).  

Il disco in questione è il primo “solo” di Knopfler, proprio all’indomani dello scioglimento definitivo degli Straits, ed all’ascolto della sua prima parte c’è la sensazione che quasi nulla sia poi cambiato: dopo una song di esordio dall’inedito sapore molto irlandese, arriva ben presto una coppiola di rockblues  perfettamente in linea con l’ultimo stile del gruppo, caratterizzati da quel particolare suono molto filtrato della Les Paul, inaugurato dalla celebrata “Money For Nothing” (da “Brother in Arms”, 1985). Parte degli strumentisti che lo accompagnano in quest’opera provengono d’altronde dall’ultima line up degli Straits prima del definitivo sbandamento.  

Ben presto però la raccolta si affossa sensibilmente in un susseguirsi ininterrotto di tenui ballate, squisitamente accompagnate in punta di dita all’elettrica o più frequentemente all’acustica dall’ottimo Mark, che sceglie deliberatamente di non concedersi più di tanto allo strumento, rifuggendo sistematicamente da qualsiasi spettacolarità strumentale e concentrandosi piuttosto nella musica d’autore (nella quale però è uno dei tanti) piuttosto che nell’espressione chitarristica (nella quale è uno dei sommi). Questa è la sua scelta, rispettabilissima dal punto di vista umano ma penalizzante per gli appassionati di musica.  

Per gustare appieno questa musica del maturo Knopfler, poco immediata, per niente luccicante ma ricchissima di sfumature, occorre concentrarsi su timbri, suoni ed arrangiamenti, e per questo godere di un ascolto di qualità. Niente cd nello stereo dell’auto in mezzo al traffico quindi, o di sottofondo a qualche altra attività… si rischierebbe di non assorbire alcunché da queste canzoni. Ascoltandole invece con concentrazione e qualità ambientale, vengono fuori tutto l’equilibrato gusto nella scelta delle singole note, la sublime sapienza del tocco, il fascino di cose personali, sincere, oneste e sentite, specchio delle aspirazioni adulte, appagate, serene di un grande musicista che, dopo avere “sfondato” alla grande da giovane col suo talento, ha scelto di fare un passo indietro e coltivare semplicità ed equilibrio per il resto della carriera.  

V Voti

Voto degli utenti: 7,4/10 in media su 8 voti.
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cielo 7/10
Sultan90 10/10
dx1 8,5/10

C Commenti

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fabfabfab (ha votato 7 questo disco) alle 15:10 del 4 luglio 2009 ha scritto:

Mark Knopfler è stato ingiustamente ripudiato da certa critica. Era e rimane un musicista eccellente, anche se personalmente preferisco i dischi dei Dire Straits rispetto a quelli incisi da solista. Doveroso omaggio, bravissimo Pier.

lev alle 12:56 del 9 luglio 2009 ha scritto:

mark knopfler solista non l'ho mai ascoltato con attenzione, ma sono d'accordo con fabio sulle sue qualità di musicista (almeno con i dire straits). gruppo che oggi ascolto pochino, ma che secondo me ha scritto alcune cose che meritano assolutamente di entrare nella storia del grande rock.

lev alle 12:58 del 9 luglio 2009 ha scritto:

che che che che!!! ma quante cazzo di volte ho scritto cheeeeeeeeeeee!!!!!!!!!!!!

Bellerofonte (ha votato 6 questo disco) alle 18:05 del 10 aprile 2010 ha scritto:

Sicuramente come ha detto fabio i lavori da solista non toccano la qualità che ha avuto con i Dire straits, eccezione fatta a mio avviso per Sailing to Philadelphia

Utente non più registrato alle 20:50 del 5 giugno 2013 ha scritto:

Di MK conosco bene le colonne sonore Local Hero e Music from "Cal", che non sono affatto male

Sultan90 (ha votato 10 questo disco) alle 15:36 del 26 marzo 2015 ha scritto:

Sublime.... semplicemente sublime.

Le parole servono a poco, ascoltare prego..