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R Recensione

8/10

Morrissey

Vauxhall and I

Siamo nel 1994, anno in cui il nome di Morrissey rievoca ancora da vicino il cognome più comune dell’Inghilterra. Ma i cancelli si sono chiusi da ormai 7 anni e Mr. Smith si dedica al quarto capitolo della sua produzione solista. Ne viene fuori un piccolo gioiello tutto amarezze e disincanto… d’altra parte è di Morrissey che stiamo parlando!  

Uscito a seguito di un tempestoso periodo di vicende private e pubbliche accuse "Vauxhall and I" affianca ad una “competente” tristezza un crepuscolo di speranza; l’atmosfera ad ogni modo è permeata dal versante malinconico, soffia il vento di una gentile rassegnazione. La vena dei testi è quella di un’eleganza nostalgica e introspettiva, Morrissey è l’outsider di sempre, e il suo linguaggio è più che mai acuto e stuzzicante, le liriche presentano quell’effervescente cinismo da idealista deluso che caratterizza molte delle sue opere.  

Le composizioni musicali firmate dai chitarristi Boorer e Whyte fanno distanziare il disco dalle precedenti produzioni alternando in maniera omogenea raffinate ballate acustiche a classico rock chitarristico (le cui spigolosità sono però arrotondate), il tutto scalfito da profonde venature pop. L’impatto sonoro è in linea di massima trasognato.  

Il singolo scelto è stato “The more you ignore me, the closer I get”, che dispiega con la consueta ironia gli strascichi delle vicende legali degli Smiths, Moz afferma di serbare “più rancori dei solitari giudici della Corte Suprema” e termina il testo con una dichiarazione di guerra estremamente sagace: “Quando dormirai mi insinuerò nei tuoi pensieri come un brutto debito che non riesci a pagare”.  

Apre il disco il tono intimista di “Now my heart is full” descritta dallo stesso Mozza come una canzone con “quel positivo senso di spossatezza che si prova guardandosi alle spalle tutto il tempo, fino a liberarsi dei propri punti di riferimento”. Il brano, facendo risorgere amici esigui e immaginari “fratelli insignificanti di amanti avvolti in impermeabili” segna il distacco dalla scrittura influenzata dall’immaginario letterario e cinematografico costruito negli anni dell’adolescenza.  

Morrissey fa i conti con il passato ma schiva le recensioni che parlano di primo disco della maturità: “È un grave insulto, diventare maturi alla tenera età di trentaquattro anni. Mi sembrava ora di riporre parecchie cose nel cassetto e lasciare che l’età esigesse il suo tributo naturale, nel bene o nel male”. “Now my heart is full” sintetizza lo stato d’animo di cui sopra; Moz non trova conforto nemmeno nelle cose che fino a quel momento erano state al tempo stesso ispirazione e cura, la soluzione a questo circolo non esiste, i versi finali recitano infatti: “Non riesco proprio a spiegare, quindi non ci provo neanche”.  

Spring-heeled Jim” e “Billy Budd” sono due quadri di personaggi inventati che diventano espressione di uno stato d’animo. Jim, prende probabilmente spunto da Spring-heeled Jack, una figura leggendaria del folklore inglese del periodo vittoriano; Jim è un personaggio completamente privo di romanticismo e prende la vita “a cinque volte la velocità media”, un personaggio molto diverso dai precedenti “ragazzi con la spina nel fianco” ma anche Jim è destinato a sentire il freddo dell’esistenza sentendosi infine troppo vecchio e inutile e ritrovandosi a chiedere: “Dov’è finito tutto il tempo?” Billy Budd è invece preso da una omonima novella di Melville ma l’innocente marinaio accusato di ammutinamento e impiccato all’albero maestro è fuori dalla canzone, che diventa la storia di un rapporto lungo 12 anni che non è mai andato bene. Delusioni e recriminazioni portano all’offerta di sacrificio finale: “Sarei contento di perdere entrambe le gambe se solo questo ti rendesse libero”.  

Hold on to your friends” è un brano che inneggia al rapporto ambivalente nei confronti delle persone, da una parte il bisogno primario dell’amicizia, dall’altra la necessità egoistica di avere qualcuno, il tutto coronato dalla mancanza di fiducia nei confronti dei rapporti umani costantemente delusi.  

In “Why don’t you find out for yourself”, una delle tracce più belle dell’album, Morrissey mette in guardia il suo interlocutore (forse se stesso) dalle insidie del mondo e allo stesso tempo lo invita a sperimentare da solo facendo attenzione: “Perché non lo scopri da te? Allora vedrai il vetro celato nell’erba”. Il testo è pieno di amarezza per le esperienze vissute: “Sono stato pugnalato alla schiena tante di quelle volte che non ho più la pelle, ma è così che funziona”.  

Used to be a sweet boy” è una ballata tutta zucchero che riapre le ferite del passato: “Ero un bambino dolce, che si teneva stretto alla mano di papà, ero un dolce bambino e non è stata mia la colpa, ma qualcosa è andato storto, qualcosa è andato storto e so che non può essere stata colpa mia”.  

In “I am hated for loving” Moz scandaglia con la lucidità che lo contraddistingue i molteplici aspetti della sua insoddisfazione, è un brano in cui la solitudine (“Ancora non appartengo a nessuno, io sono mio, sto cadendo ed ancora nessuno che sia pronto ad afferrarmi”) si amalgama al risentimento nei confronti della stampa (“Una chiamata anonima, una penna avvelenata e un nuovo mattone lanciato dietro la schiena”).  

Speedway” uno dei brani di forza dell’album riprende il tema della stampa, il giornalista Stuart Maconie chiederà a Moz: “Speedway sembra una canzone intricata, si direbbe che parli di un gentiluomo che esercita la mia professione” al chè Mozzer: “Non ho mai incontrato gentiluomini della tua professione, sono consapevole del fatto che le dicerie sono più importanti della verità, più che sentire la necessità di difendermi, semplicemente mi sento al di fuori di tutto ciò”. Recita il testo: “Quando scagli il martello, riesci a vederlo nel tuo cuore? Tutte le dicerie che mi hanno tenuto al tappeto, non ho mai detto che erano del tutto infondate”, la cospirazione non si fa attendere e nelle strofe successive possiamo leggere: “Non dormirai fino a che la terra che mi cerca alla fine mi inghiottirà, non riposerai fino a che il carro funebre che mi si addice non mi avrà preso”.  

In “Lifeguard sleeping, girl drowning” la voce di Morrissey subentra sottile e sussurrata ad un’apertura di clarinetto. La canzone è ispirata a un fatto reale, in cui una ragazza entra in acqua nel tentativo di richiamare l’attenzione del bagnino, ma annega senza ricevere aiuto perché lui si è addormentato. Con una bella dose di cinismo Moz ci tranquillizza, non è il caso di preoccuparsi perché tanto la ragazza “non era niente per nessuno”.  

The lazy sunbathers” è una denuncia all’individualismo sfrenato del nostro secolo, l’ambientazione è quella di una spiaggia assolata , e l’immagine è volutamente caricaturale nei confronti della gente indifferente a qualsiasi grande o piccolo evento che non la riguardi personalmente: “Una guerra mondiale è stata annunciata giorni fa, ma loro non lo sapevano […] crollano religioni, bambini sotto le bombe, “bambini sotto le bombe? Oh molto bene, ma per favore potreste tenere basso il volume? State svegliando i pigri bagnanti di sole””.  

Uno spirito fulgido e spietato continua a caratterizzare la scrittura fresca e pungente di uno dei migliori lavori del Morrissey solista, con testi permeati da una matura profondità esistenziale…. c'è chi scoppierà di fronte a tanta imparziale indulgenza, e sosterrà che siamo (ancora una volta!) all’apice del miserabilismo morrisseyano! L'ennesimo melodramma che non concede tregua a nessuno… e in effetti perché non dirlo! Morrissey è un “miserabilista”, lo è da quando è venuto al mondo, e proprio questo è uno dei punti di forza/detrazione di questo misantropo impertinente. Attenzione però a non trasformarlo nel fratello incoerente di Cobain, perché quando l’autodenigrazione non si affianca alla coerenza e alla limpidezza ma ad una spudorata eccentricità, può uscirne vincitore solo uno come Morrissey.

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tramblogy (ha votato 8 questo disco) alle 22:22 del 14 giugno 2011 ha scritto:

Bello...bbbrrooooowwwwww

benoitbrisefer (ha votato 7 questo disco) alle 0:48 del 25 giugno 2011 ha scritto:

Il Morrissey solista non è riuscito mai ad entusiasmarmi più di tanto, ma Vauxhall and I è indubbiamente fra le cose migliori post Smiths. Molto bella la recensione assai attenta nel cogliere il senso della poetica morrisseyana...