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R Recensione

9/10

Paul McCartney

Band On The Run

Lennon il maledetto, Lennon lo sperimentatore, Lennon lo spirito tormentato, Lennon il rocker, Lennon il leader… quante ne abbiamo sentite in questi lunghi anni, tutte mezze verità, qualche approssimazione di troppo, molta carne al fuoco e tutti contenti. In fondo anche questo è un modo come un altro per continuare a tenere vivo l’interesse. Lennon appartiene al mito e questo non è in discussione, tuttavia qualche altra considerazione è d’obbligo, partendo da zero, però, evitando di appiattirci su posizioni già consolidate, spesso figlie di sovrastrutture dogmatiche e che in molti casi non hanno reso giustizia all’ex bassista dei Beatles. McCartney è ingannevole, e inquadrarlo non è semplice come sembra: mostra un volto da burlone della porta accanto ma in realtà è sfuggente come una goccia d'acqua su una foglia di loto. Non rende pubbliche le sue emozioni neanche nelle sue canzoni (quando lo fa è talmente evasivo da confondere l’ascoltatore), e ancora: soffre per la prematura perdita della madre ma non sfrutta (almeno in apparenza) il dramma per alimentare il fuoco creativo (al contrario di Lennon). E' il primo dei fab4 a frequentare gli ambienti della fiorente cultura underground londinese, il primo a sperimentare nuove soluzioni sonore con i nastri al contrario e rumorismi vari ma non ostenta pose da intellettuale; si droga ma non si atteggia a sconvoltone (l’exploit della famosa intervista di metà '67 merita un capitolo a parte), non è introverso ma nelle interviste lascia sempre i riflettori a Lennon (con qualche eccezione), preferendo limitarsi alle considerazioni tecniche per il lavoro da promuovere.

Paul McCartney è come una moglie: spesso ha dato la netta impressione di tenere lui le redini della baracca ma lascia il proscenio a Lennon e la sua parlantina carismatica. In fondo è Macca a disegnare le prime linee guida quando favorisce l’ingresso di George Harrison nei Beatles, e con il passare degli anni la sua leadership all’interno del quartetto crescerà a dismisura fino a raggiungere lo status di Comandante da Revolver/Sgt. Pepper in poi.

McCartney è stato l’anima dei Beatles fino agli ultimi giorni, quelli del “rompete le righe” dopo il White Album: senza il suo inesauribile entusiasmo non ci sarebbe stato Abbey Road (ma non solo). Questa lunga premessa non ha lo scopo di elevare agli onori divini l’eroe di turno, è solo il tentativo di collocare nella giusta luce una personalità molto più complessa di quanto si possa immaginare e che addirittura sembra anteporre i Beatles alla sua vita privata.

La fine del quartetto è per lui uno choc vero e proprio dal quale sarà difficile riprendersi: si trasferisce nella sua fattoria in Scozia nel mutismo più assoluto, il look agreste e trasandato di chi non ha più stimoli. La ripartenza è un calvario: mette su una band e gira in furgone per le università britanniche (tra rettori increduli di trovarsi di fronte mezza mela dei Beatles) alla ricerca di qualche spazio per suonare dal vivo. I primi Lp e 45 giri pubblicati vendono per inerzia ma sembrano non soddisfare appieno lo stesso autore, vieppiù frastornato anche dagli insulti veri e propri (ingenerosi ed immeritati) che giungono da oltreoceano, mittente l’ex fratello John Lennon (How Do You Sleep?).

Solo nel 1973, sulle ali del successo per il singolo portante della soundtrack di 007/ Live and Let Die, ritrova l’entusiasmo, il guizzo creativo che lo ha sempre contraddistinto, coglie l’attimo e vola in Lagos Nigeria insieme alla moglie Linda Eastman e il chitarrista Denny Laine (ex The Moody Blues) per registrare il suo quinto album solista, il terzo con la band degli Wings: Band On The Run.

Gli studi EMI della città nigeriana non offrono il top dell’avanguardia tecnologica, un dettaglio che non spaventa gli avventori: il trio non necessita di orpelli e sofisticatezze (con loro c’è anche Geoff Emerick, uno dei sound engineer storici degli scarafaggi). E’ lo stesso McCartney ad occuparsi di batteria, basso, piano/synth e chitarra solista, lasciando agli altri le rimanenti parti di chitarra e tastiere.

Le nove tracce che compongono il lavoro svelano una solidità di scrittura decisamente uniforme rispetto al recente passato, e se è pur vero che le vette raggiunte con i Beatles restano inarrivabili in questo disco c’è qualcosa che ci si avvicina pericolosamente: la titletrack, ad esempio, un certosino lavoro di “taglia e cuci” di tre spunti melodici dalla struttura discorde, per un impasto sonoro composito e multicolore di indubbia consistenza. Jet, un power pop siringato dal sax di Howie Casey (un must per le tracklist dal vivo negli anni a seguire); ancora il tocco leggiadro del sassofonista britannico in Bluebird, ballata acustica con tanto di marchio di qualità ad attestarne il metodo di produzione tradizionale conforme a tutte le Direttive Comunitarie. Il rock scarno e vibrante di Let Me Roll It, così affine alla produzione solista di Lennon con la Plastic Ono Band (anche questo un altro paragone di matrice dogmatica che meriterebbe un capitolo a parte).

Il brioso pop rock di Mrs.Vandebilt  - pur privo della levatura dei brani sopraindicati - è uno degli appaganti singoli estratti dall’album, mentre Mamunia amalgama con apprezzabili risultati dei pizzicati accordi acustici folk con un chorus dalla linea vocale e percussioni di fragranza afro.

Le session africane non scorrono senza difficoltà: dispnee di natura non ben definita, tentativi di rapina, ma più d’ogni altra cosa un curioso siparietto tra Macca e Fela Kuti. Il re dell’afrobeat, in un vis-à-vis a brutto muso, accusa gli inglesi di colonialismo, McCartney per fugare ogni dubbio lascia ascoltare a Kuti i demo dei brani in lavorazione e le acque si placano. Giunge in aiuto anche l’ex Cream Ginger Baker, già da qualche anno trasferitosi in Nigeria e collaboratore di Fela Kuti (Fela Ransome-Kuti and Africa 70 with Ginger Baker: Live! 1971). Il batterista offre a Macca la possibilità di registrare qualcosa nello studio di sua proprietà situato alla periferia di Lagos, e la band ne approfitta per mettere a punto la traccia più atipica dell’album. Picasso’s Last Words (Drink to Me), per dirla con le parole di Mark Lewisohn, è una canzone intenzionalmente frammentata in omaggio al lavoro cubista dell’artista spagnolo scomparso pochi mesi prima.

Il brano posto in chiusura è, per buona colpa dello stesso autore, una gemma lasciata nel cassetto del dimenticatoio per troppo tempo. Eseguita sporadicamente dal vivo, poco presa in considerazione per le compilation celebrative, Nineteen Hundred and Eighty Five è un rock ‘n’ boogie pianistico sulla scia di Lady Madonna, con nulla da invidiare al singolo beatlesiano. Svecchiata nel sound dall’innesto di un synth dal moto circolare e rinvigorita nel finale da un overdub di crescendo orchestrale governato da Tony Visconti, la traccia riassume in sé i caratteri peculiari di un disco che finalmente riuscirà a mettere d’accordo pubblico e critica.

Quando poi arrivano, del tutto inaspettati, i complimenti di John Lennon, per Macca sarà festa grande. L’inizio di un lento riavvicinamento tra i due dopo anni di veleno.

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Voto degli utenti: 7,5/10 in media su 13 voti.
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gramsci 7,5/10
Flame 3/10
zagor 8/10
gcicalese 8,5/10

C Commenti

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Totalblamblam alle 13:53 del 19 settembre 2011 ha scritto:

Il vero classico di Macca e’ il Liverpool Oratorio ahah scherzo per dire che quando ha cercato di flirtare con l’avanguardia ha toppato di brutto.Vero che non fosse stato per lui il gruppo non sarebbe progredito (fase pepper-abbey) anche perche’ Lennon sonnecchiava in campagna, aveva problemi con la moglie e scopava di gia’ con la Ono succhiandole la vena iconoclasta nexus che avrebbe prodotto la plastic band e i due vergini…quindi paradossalmente Lennon ci dava l”avaguardia” campagnola, Paul i legami artistici londinesi (vedi Hamilton con cui venne in contatto…ma poi nel white lennon ci dava n.9) mai un disco davvero fuori dalle sue logiche. La rece e’ bella nella prima parte la seconda sul disco anche solo che io non l’ho mai tanto amato band on the run ci trovo pezzi fiacchi o che non mi convincono vedi jet. Ha un sound strepitoso il basso esce dalle casse da paura ma il voto per quanto possa valerenon va oltre l’otto. Ai 4 beatles alla fin fine della sperimentazione radicale avanguardistica non interessava molto…

hiperwlt (ha votato 8 questo disco) alle 14:50 del 19 settembre 2011 ha scritto:

"let me roll it" (sì, lennon), "picasso's last word" ma soprattutto "nineteen hundred and eighty five" e "band on the run", su tutte. certamente, l'album più importante nel dopo beatles per mccartney. ps: "helen wheels", non inclusa in questa edizione, merita. grande doc, ci voleva un bello scritto sul macca!

Totalblamblam alle 16:07 del 19 settembre 2011 ha scritto:

gold radio

hanno passato oggi band on the run e jet...coincidenza? per me la gemma e' bluebird sputata macca style

ozzy(d) alle 16:12 del 19 settembre 2011 ha scritto:

io del macca solista ricordo solo quella che hanno coverizzato i guns e poi my brave my brave my brave faceeeee, caruccia, in che disco sta?

Totalblamblam alle 18:19 del 19 settembre 2011 ha scritto:

RE:

eh certo ti formavi con jovanotti tu ghghgh sta in flowers in the dirt un discone con costello che fa il lennon della situazione

Dr.Paul, autore, alle 13:57 del 22 settembre 2011 ha scritto:

dopo quello di j.lennon arriva il beneplacito di hiperwlt e stoke, due lennoniani di ferro! il disco è quindi cazzuto ))

FrancescoB alle 13:04 del 24 settembre 2011 ha scritto:

Recensione stupenda per un disco che conosco solo in parte. Credo sia arrivata l'ora di approfondire (ed anche io sono Lennoniano di ferro, ma il Macca quando la sapeva, la sapeva).

salvatore (ha votato 8 questo disco) alle 13:17 del 24 settembre 2011 ha scritto:

Beh, io sono decisamente più maccartiano...

Recensione strepitosa e album bellissimo!

8,5

nebraska82 (ha votato 6 questo disco) alle 14:07 del 3 ottobre 2011 ha scritto:

macca senza lennon è come un oliva senza martini ( cit)

Giuseppe Ienopoli (ha votato 8 questo disco) alle 18:13 del 3 ottobre 2011 ha scritto:

No Paul No Party !

... forse ti confondi ... l'oliva era Yoko (cit) ...

ozzy(d) alle 14:32 del 6 ottobre 2011 ha scritto:

ma la battuta del martini/beatles non era di james bond/david niven in casino royale?

Utente non più registrato alle 14:32 del 18 marzo 2012 ha scritto:

Gran bel disco di Sir McCartney, la title-track e Nineteen Hundred and Eighty Five bastano e avanzano.

Totalblamblam alle 16:03 del 20 marzo 2012 ha scritto:

RE:

1985 è davvero super la suonò pure nel 2010 in hyde park e che concerto!

me lo sono risentito di recente: il primo lato è da nove il secondo non mi convince ancora con mamunia e quel pasticcio che viene dopo il french interlude altro che cubismo ma pallismo...anche il finale che riprende band on the run ma perché? comunque aumento il voto a 8.5

Utente non più registrato alle 21:48 del 20 marzo 2012 ha scritto:

RE: RE:

Beh! a proposito di live, quanto bello e divertente é Tripping the Live Fantastic?

Totalblamblam alle 23:36 del 20 marzo 2012 ha scritto:

RE: RE: RE:

mai sentito i live di macca sono sfiancanti, quello dei wings live in america mi è bastato...pensavo piuttosto che quella coda dopo il french interlude ha molto di motown stax sembra quasi che voglia emulare isaac hayes

Utente non più registrato alle 13:54 del 21 marzo 2012 ha scritto:

RE: RE: RE: RE:

Non hai tutti i torti, cmq se ti capita, prova ad ascoltarlo Tripping...ripeto è molto divertente e raccoglie materiale beatlesiano e solista.

Totalblamblam alle 14:13 del 21 marzo 2012 ha scritto:

RE: RE: RE: RE: RE:

vedo che è così sfiancante che l'hanno ridotto anche ad un solo cd con gli highlights LOL mi dici la formazione? suona leggero o pesante negli arrangiamenti tipo wings ?

Dr.Paul, autore, alle 14:35 del 21 marzo 2012 ha scritto:

sì stoke, il tripping è fico. arrangiamenti non pesanti, sound molto migliore, pezzi tratti anche da flowers in the dirt (bellisssime rough ride, figure of eight e, vado a memoria, we got married) oltre alle cose migliori di band on the run, singoli vari piu beatles. io ho il cd doppio, la versione highlight non so cosa contenga....

Utente non più registrato alle 20:20 del 21 marzo 2012 ha scritto:

RE:

Esattamente dr. Paul. Cmq, per me, meglio il marchio Stax

Dr.Paul, autore, alle 14:37 del 21 marzo 2012 ha scritto:

pensavo piuttosto che quella coda dopo il french interlude ha molto di motown stax sembra quasi che voglia emulare isaac hayes

azz non ci avevo pensato.....vabbe allora stax, leva 'sta motown che sta sempre in mezzo anche quando non serve ghghgh

Totalblamblam alle 15:11 del 21 marzo 2012 ha scritto:

RE: pensavo piuttosto che quella coda dopo il french interlude ha molto di motown stax sembra quasi che voglia emulare isaac hayes

ma qua ci sta credo...l'idea collage è stax ma il sound è più mellow alla motown anche più consono alla sua indole...nulla di male la motown resta la crema della black pop music.

su amazon vedi la tracklist del cd singolo di quel live di macca

glamorgan alle 16:53 del 11 agosto 2013 ha scritto:

ce ne fossero di album così,mi piacciono anche RAM, Venus and Mars e Flaming Pie

zagor (ha votato 8 questo disco) alle 14:20 del 27 agosto 2013 ha scritto:

il migliore del macca solista e opera davvero piacevole, con buona pace di lester bangs.