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R Recensione

8/10

Police

Reggatta De Blanc

Rock, pop, reggae e punk si incontrarono e miscelarono al meglio nella proposta musicale di questo trio, caratterizzata da una discontinua ma episodicamente folgorante qualità, da un subitaneo e poi sempre crescente successo, da indubbia originalità. Successe tutto a causa di un bravo batterista, americano e maritato a un’inglese il quale, stufo della musica progressiva suonata per anni insieme alla moglie nei Curved Air, decise di cambiare tutto e cavalcare l'onda punk in quel momento all’apice. Allo scopo si scelse un chitarrista adeguatamente scarso e limitato, un francese corso a nome Henri Padovani tanto energico quanto ignorante, ma poi chissà perché anche un bassista jazzofilo dalle insospettate doti melodiche e vocali e per finire pure un secondo chitarrista agli antipodi dell’altro, ovvero di matrice progressiva e rhythm & blues, baciato da mirabile pulizia e intelligente economia di suono.

Le premesse progettuali del fondatore Stewart Copeland saltarono perciò per buona parte e il gruppo gli prese la mano: l’inadeguato Padovani fu lestamente fatto fuori e, insieme a qualche residuo episodio punkettaro del batterista e qualche arzigogolo del chitarrista ultimo arrivato, fiorirono immediatamente delle vere perle pop rock, con reiterate iniezioni di reggae bianco, tutte dovute alla penna allora assai ispirata del bassista e cantante Sting. Merito di Copeland fu allora quello di adeguarsi di buon grado al superiore talento compositivo del suo bassista, lasciargli spazio ed intanto darci dentro a livello strumentale, riuscendo a porsi in primissimo piano come batterista, lì dove non era riuscito ad esserlo come band leader, creatore delle musiche, direttore musicale.

Per la cronaca questo disco è cronologicamente il secondo della breve e compatta discografia del gruppo (cinque album tra il 1978 e il 1983), solitamente il più celebrato anche se di un’incollatura rispetto agli altri ad esclusione del terzo, considerato a maggioranza il meno interessante. Contiene senza meno due gioielli: “Message in a Bottle” in apertura e “Walking on the Moon” a metà scaletta (apriva la seconda facciata dell’originale LP).

Il primo è una botta adrenalinica, con l’energia del punk ma la tecnica di quelli bravi e che hanno studiato, inaugurata da un serrato arpeggio per none del chitarrista Andy Summers, ottimo esercizio per l’estensione del palmo della mano costretta quasi costantemente a coprire cinque tasti. Su di esso piombano Sting e soprattutto Copeland con un tempo di due quarti in battere mozzafiato condito dalle caratteristiche, ciclopiche acciaccature sul bordo del rullante e dai giochetti sul charleston nei momenti in cui il ritmo si placa e le strofe riprendono fiato, modi di concepire il drumming divenuti di lì a breve e per sempre eccellenza. Sting vi spara un testo sulla solitudine con la sua tenorile voce di gioventù, comunicativa e vigorosa, perfetta per piacere a tutti.

La Passeggiata sulla Luna è un reggae lento caratterizzato da un incastro epocale fra il riff a quattro note del basso e la “botta” di RE minore settima/undicesima che arriva ciclicamente dal chitarrista, a tutto braccio e sostenuta da chorus ed eco ribattuto a profusione. Sting canta come un Bob Marley nordeuropeo, ispirato da una notte insonne in una stanza d’albergo e da vecchi ricordi di vagabondaggio sotto casa di una sua ex. In un ambiente sonoro di massima dinamica, nei grandi spazi lasciati da riff di basso e power chord alla giamaicana, si inserisce la prepotente tecnica di Copeland che gioca di cassa rullante e charleston come un prestigiatore con le tre carte.

L’album comprende poi altri episodi di eccellente qualità; una è “Bring On The Night”, altro reggae bianco dall’arpeggio di chitarra ipnotico e la pregiata voce di Sting doppiata un’ottava sotto. Un’altra è “The Bed’s Too Big Without You”, ancora e sempre reggae coi soliti ingredienti vale a dire il pompaggio della chitarra in levare che dialoga col cupo, sonoro, espanso riff del basso, e per contorno i virtuosismi di Copeland sul bordo del rullante e altre percussioni varie (verso la fine arriva anche uno shaker di rinforzo).

La canzone che intitola l’album è una jam session, messa come coda all’apripista “Message In A Bottle” anche in concerto: un verso reiterato (perfetto per far cantare gli astanti) di Sting che intanto fa pedalare il basso sopra il solito, poderoso groove rock del suo grandioso batterista. Molto altro da segnalare non c’è… gli episodi co-firmati da Copeland (“It’s Allright For You”, “On The Other Day” e “Contact”) profumano di punk, uno strano punk senza distorsioni e con una sezione ritmica che nessun gruppo punk potrebbe immaginarsi. Il batterista si dà anche al canto, qui e là, con risultati modesti, anzi risibili quando Sting accorre in suo aiuto nelle armonie o nel ritornello.

Il riempitivo “No Time This Time” chiude i giochi, esemplificativo nel suo girare a vuoto fra urli un po’ sgangherati del vocalist, una chitarra insolitamente distorta e alle prese con un assolo blues… Con questo genere di cose i Police non sarebbero andati da nessuna parte e si sarebbero in breve sciolti per mancanza di riscontri, invece hanno avuto meritata fortuna, perseguendo la vena melodica e interpretativa del loro bassista e condendola di brillanti e sobri arrangiamenti… infine avendo pure il buon gusto di farla finita al momento giusto, dopo sei anni e cinque dischi.

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Voto degli utenti: 8,2/10 in media su 13 voti.
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Lepo 8,5/10

C Commenti

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FrancescoB (ha votato 8 questo disco) alle 21:51 del 27 febbraio 2015 ha scritto:

Grande recensione per un disco che a suo modo ha segnato un'epoca. Non tutto mi fa gridare al miracolo, ma qui i Police sono una band stellare (cosa che riscontrerò molto meno nel prosieguo della carriera). "Walking on the moon" pezzo impareggiabile.

Utente non più registrato alle 23:29 del 27 febbraio 2015 ha scritto:

Beh ci voleva proprio una recensione sui Police...il mio preferito resta synchronicity

Utente non più registrato alle 14:00 del 28 febbraio 2015 ha scritto:

…di Andy Summers vorrei ricordare la sua militanza nel gruppo psichedelico Dantalian's Chariot, la presenza in un disco di Eric Burdon & The New Animals, le collaborazioni negli anni ’70 con i Soft Machine, Kevin Ayers, Kevin Coyne, e dopo l’esperienza con i Police quella con Robert Fripp..

fabfabfab alle 15:58 del 28 febbraio 2015 ha scritto:

Eh, un musicista da nulla. Abituato a tanta grazia (Summers e Copeland), lo Sting solista si circonderà di musicisti eccellenti (Branford Marsalis, vinnie Colaiuta, Dominic Miller...) e riuscirà a sfornare almeno quattro album ottimi.

FrancescoB (ha votato 8 questo disco) alle 17:14 del 28 febbraio 2015 ha scritto:

Per me lo Sting solista ha inventato singoli molto belli ("Englishman in New York", "Fields of Gold" e qualcosa d'altro), sugli album ho qualche riserva in più...Magari ripescherò

fabfabfab alle 17:21 del 28 febbraio 2015 ha scritto:

Si c'erano dei riempitivi, in effetti. Una cosa così però per me è oro. Voglio dire, quando il primo in classifica era Sting...

Utente non più registrato alle 20:33 del 28 febbraio 2015 ha scritto:

Molto (il più) bello The dream of the blue turtles, il live Bring on the night e …nothing like the sun

unknown (ha votato 9 questo disco) alle 10:00 del primo marzo 2015 ha scritto:

grande disco e che ricordi ...nonostante la sua bellezza gli preferisco di un inezia outlandos d'amour..e lo metto alla pari con synchronicity...questo ha dato il via al loro successo su vasta scala

copeland uno dei più grandi batteristi della storia del rock

Lepo (ha votato 8,5 questo disco) alle 15:56 del primo marzo 2015 ha scritto:

Band e album favolosi, se la gioca con synchronicity. Copeland musicista che ti cambia il gruppo: ciò che fa in questo LP è da spellarsi le mani dagli applausi (una canzone per tutte Walking On The Moon), ma anche l'ispirazione di Sting è ai massimi livelli. Bella recensione, che dà giustamente risalto a uno dei miei pezzi preferiti dei Police, ovvero The Bed's Too Big Without You

Dr.Paul alle 19:38 del primo marzo 2015 ha scritto:

mi piacciono ma non da perdere la testa, sarà che quell'attitudine reggae mi urta spesso e volentieri (come anche i loro ritmi in levare). ecco preferisco il loro outlandos d'amour molto più lontano da questi schemi! ricordo che l'arpeggio di message in a bottle mi faceva diventare pazzo...alla fine sono riuscito a domarlo però....dopo sacrifici bestiali sulla tastiera della chitarra la carriera di sting solista invece è per me quasi indecente!

Paolo Nuzzi (ha votato 8 questo disco) alle 11:26 del 2 marzo 2015 ha scritto:

Mi sento di quotarti, anche se io preferisco di un pelo Syncronicity a Outlandas d'amour. Per quanto riguarda la carriera solista di Sting dissento: i primi tre dischi sono meravigliosi!

tonysoprano (ha votato 9,5 questo disco) alle 22:33 del 10 aprile 2016 ha scritto:

Album incredibile, sarò esagerato, ma i Police sono parecchio bravi

tonysoprano (ha votato 9,5 questo disco) alle 20:43 del 11 aprile 2016 ha scritto:

Album incredibile di una band a mio parere sottovalutatissima

OlioCuoreNero (ha votato 8 questo disco) alle 9:55 del 12 aprile 2016 ha scritto:

Sottovalutati? I Police?