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R Recensione

5/10

U2

Rattle And Hum

Il percorso creativo degli U2 negli anni ‘80 fu impregnato da una teatralità magniloquente tipica di quel decennio, benché – curiosamente – il quartetto dublinese fosse stato l’unica ancora di salvezza per legioni di rockettari in una decade di sensazioni overground plastificate. Dalla new wave naif degli esordi, dalle epopee di crociati celtici intenti a dipingere tramonti rosso sangue nei cieli d’Irlanda, il gruppo approdò ad un’iridescente dimensione americana, culminata nel best seller planetario di “The Joshua Tree”, che combaciò perfettamente con la sempre più crescente retorica e ansia di verità dell’ ecumenico messaggio di Bono e soci.

Il passo successivo fu un ulteriore tuffo nelle radici del rock, dal sapore però decisamente autocelebrativo e in alcuni frangenti fastidioso, e il cui esito fu qualitativamente zoppicante e incerto. Prodotto con fin troppo mestiere dallo springsteeniano Jimmy Iovine, “Rattle And Hum” ancora oggi non convince, e non è un caso che il gruppo si ritirò per un po’ dalle scene, per poi riverniciare completamente il proprio sound con la svolta avant-garde di “Achtung Baby” (cooptando come sempre i migliori produttori in circolazione: da Steve Lillywhite a Flood passando per Eno, una costante immutabile per gli U2).

Alternando brani inediti, classici del loro repertorio dal vivo e celebri cover, il monumentale progetto “Rattle And Hum” troppo spesso scade in frammentarietà. Proprio i miti evocati, per dare una sponda istituzionale a questa immersione nella sorgente dell’ispirazione musicale, si risolvono in versioni amorfe e annacquate di scintillanti anthems come “Helter Skelter” e “All Along The Watchtower”, e le suggestioni via via proposte (“Blonde on Blonde” in “Hawkmoon 269”, Hendrix incarnato con rito sciamanico all’inizio di “Bullet The Blue Sky”, i Led Zeppelin qua e là nei momenti di maggiore impeto, et cetera) alla fine si risolvono in un professionale juke-box, ma niente più.

Ok, Edge, play the blues !” si sente a un certo punto declamare Bono, e questo approccio un po’ scolastico affiora in alcuni episodi decisamente dozzinali, come la ruffiana “Desire”, al massimo una outtake dal disco precedente, il manierato roots rock di “Silver And Gold”o l‘innocuo tributo al soul di matrice Stax di “Angel Of Harlem”, fino alla riesumazione di B.B. King nella soporifera “When Love Comes To Town”, sorvolando infine sull’infelice performance canora-poetica di Edge nella desolante “Van Diemen’s Land”.

Salvano parzialmente il disco dal naufragio non tanto alcuni cavalli di battaglia del repertorio ( vedi la versione gospel di “I Still Haven’t Found What I’m Looking For”), quanto il polveroso e coinvolgente viaggio nei chiaroscuri di “Heartland”, il solenne incedere di “All I Want Is You” o il romanticismo ben calibrato della suadente “Love Rescue Me”, che nella sua sintetica sobrietà - è coautore Dylan - riesce a comunicare ben più di quanto faccia il resto di “Rattle And Hum”.

V Voti

Voto degli utenti: 5,8/10 in media su 26 voti.
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gloria 6/10
george 8/10
alby66 8/10
ROX 4/10
David 0,5/10
B4DM4N 0,5/10
PehTer 7/10
luca.r 5/10
ANGELOSKA 1,5/10
Me3cury 8,5/10

C Commenti

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reverse alle 12:17 del 17 marzo 2007 ha scritto:

in effetti a me piacevano più che altro alcuni classici, Heartland e God-part II. Non saprei votare, sono anni che non li ascolto più.

Peasyfloyd (ha votato 5 questo disco) alle 21:37 del 18 marzo 2007 ha scritto:

Oh bravo Junio

E diciamolo che rattle and hum è sopravvalutato di brutto!

enjolras alle 18:28 del 19 marzo 2007 ha scritto:

oh donj..!!

mi ti confermi sempre il più grande per le inquadrature musico-socio-temporali e non solo.Descrivere il decennio 80 con queste 3 parole 'sensazioni overground plastificate' è geniale..poi per quanto riguarda Bono dico che lo preferivo in pop quando non ci pensava troppo ad 'ecumenici messaggi' universali da gridare ai quattro venti..le cose sussurrate a volte sono le più forti e fanno il giro del mondo più velocemente..

Neu! (ha votato 2 questo disco) alle 18:19 del 30 ottobre 2007 ha scritto:

li odio

george (ha votato 8 questo disco) alle 16:58 del 26 aprile 2009 ha scritto:

ma va..

Si, sono rock star, straricchi, montati, si atteggiano...ma c'è un motivo se sono dove sono!!! Anche i radiohead devono qualcosa a questo disco.

ulanbator86 (ha votato 9 questo disco) alle 19:43 del 10 marzo 2012 ha scritto:

Voi state male. Qua si rasenta la perfezione.

ROX (ha votato 4 questo disco) alle 8:54 del 11 marzo 2012 ha scritto:

c'è tutto un documentario degli U2 dove loro stessi ammettono di aver fatto una porcata...

David (ha votato 0,5 questo disco) alle 16:30 del primo settembre 2012 ha scritto:

Live agghiacciante, pure le cover sono pessime.

Paolo Nuzzi (ha votato 8,5 questo disco) alle 15:09 del 12 maggio 2015 ha scritto:

Io invece lo ritengo un disco eccellente, un ottimo compendio di una band all'apice della forma, alla conquista dell'America e del mondo e che, ahimè, mai più si ripeterà a tali livelli. La cover di "Helter Skelter" è una delle cose più belle mai ascoltate in vita mia, Bono era un performer con i controfiocchi, pochi come lui. Forse ci lasciamo abbagliare da ciò che è diventato e dimentichiamo ciò che è stato. Poi ci sono composizioni eccellenti: "All I want is You", "Angel of Harlem", "God Part II", una delle più belle versioni live di "Pride", di "I still haven't found what I'm Looking for", che vi ha fatto questo disco? Bah.

ANGELOSKA (ha votato 1,5 questo disco) alle 11:53 del 29 agosto 2016 ha scritto:

La cover di Helter Skelter di Siouxsie and the Banshees straccia questa per dieci a zero. Un disco senza capo nè coda, veramente brutto.