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R Recensione

7/10

Mauro Ermanno Giovanardi

Ho Sognato Troppo l’Altra Notte?

E così anche il famoso “nuovo rock italiano”, quello nato negli anni ’80, quello dei Diaframma e Litfiba, e poi dei Mau Mau e Casino Royale, dei Marlene Kuntz e dei C.S.I., è ormai diventato adulto, e non ha più paura di salire sul palco del Festival di Sanremo. D’altra parte, già lo avevano fatto gli Afterhours, senza per questo perdere un grammo della loro credibilità.

Quest’anno ci ha provato Mauro Ermanno Giovanrdi, in veste di solista, benché accompagnato per un'ultima volta dai suoi La Crus, che di quella stagione di rinascita del rock italiano furono uno dei punti saldi, insieme a tutte la altre band della mitica Vox Pop (e  prima o poi qualcuno dovrà riconoscere una parte almeno del merito di tutto ciò ad un artista illuminato quale è Giacomo Spazio, fondatore della Vox Pop insieme allo stesso Giovanardi e Manuel Agnelli). 

Sul palco del festival ligure Giovanardi ha presentato così il suo nuovo progetto solista, con il brano  Io confesso. Aperto con archi e orchestra  come si conviene per un brano sanremese (la si pensi come si vuole, ci sono poche cose più potenti del volume di suono di un’orchestra a pieno regime) per preparare l’ingresso della voce di Ermanno, quella voce calda, quasi sofferta, che abbiamo imparato a conoscere con i La Crus, che si permette il lusso di citare un aforisma di Oscar Wilde senza sembrare banale o scontato. Pochi oggi in Italia possono vantare una voce così toccante

Esempio di pop orchestrale perfetto, come anche Lascia che, un brano che potrebbe essere definito semplicemente musica leggera, se questo termine in Italia non fosse ormai squalificato. Ma qui la qualità della scrittura e dell’esecuzione è elevatissima, tanto da far pensare ad un paragone con il grande Scott Walker. Merito anche di quel genio di Roberto Vernetti che co-produce il disco con lo stesso Giovanardi e Leziero Rescigno.

Anche le cover sono in tema con i suoni pop orchestrali del disco. Se con i La Crus Giovanardi rifaceva Luigi Tenco e Piero Ciampi, ora le riprese sono per Se perdo anche te (cover di quella Solitary Man di Neil Diamond, portata al successo in questa versione italiana tra gli altri da Gianni Morandi negli anni ‘60) qui in un ottimo arrangiamento dal sapore western tra Morricone e beat italiano anni ’60, e per la ancora più famosa Bang bang. Ancora un brano degli anni ’60 (versione originale di Sonny Bono per la moglie Cher. La versione italiana fu uno dei più importanti successi dell’Equipe 84), con un arrangiamento orchestrale tra Morricone e John Barry. Cori, fiati, archi e la voce di Violante Placido a duettare con Giovanardi con una strofa a testa, e poi insieme per il finale. Abbiamo forse trovato l’accoppiata Nick Cave / Anita Lane italiani?

Il duetto con la voce femminile (in questo caso quella di Syria) si ripropone in La malinconia dopo l’amore ancora un grande pop orchestrale, con fiati e archi che travolgono l’ascoltatore in un vortice di suoni e un testo intenso e malinconico.

Qualcosa dei La Crus la ritroviamo in Desìo, una grande pop song, raffinata, elegante, con un testo perfetto e un’esecuzione senza sbavature, da grande professionista, però non fredda, anzi, molto coinvolgente e carica emotivamente, e in Un garofano nero, forse il brano più vicino alla vecchia band.

Chiude il disco Neil Armstrong, intro chitarra e voce per un brano che cresce lentamente, e un testo bello e originale, la cui frase centrale, può bastare un passo molto breve, per lasciare tutto alle tue spalle, potrebbe riferirsi a tante cose, compresa questa svolta nella carriera artistica di Giovanardi.

Produzione raffinatissima, per un disco che se fosse cantato in Inglese, magari da un giovanotto americano alla moda, spopolerebbe su tutte le radio e classifiche, comprese quelle italiane.

Per rispondere alla domanda che l’autore  si pone nel titolo del disco, forse sì, caro Ermanno, hai sognato che anche in Italia si possa fare del gran pop di classe, raffinato, genuino, colto, arrangiato splendidamente, e non il solito prodotto da supermercato. Speriamo che anche grazie ad un disco come questo, quel sogno possa diventare realtà.

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salvatore (ha votato 7 questo disco) alle 13:40 del 7 marzo 2011 ha scritto:

Il testo di "Io confesso" è sublime. Così decadentemente sensuale... e poi basta la frase "Non credo nel peccato, amore mio, perché non credo in Dio"... Piccola parentesi, meritava di vincere il Festival!!!

Il resto dell'album è assai godibile, immerso com'è in queste atmosfere anni '60 che da sempre mi piacciono da morire. Voce carismatica, scrittura raffinata e mai banale, arrangiamenti curatissimi, testi ricercati. Cosa chiedere di più? Peccato però che, alla fine, tolte le cover - piacevoli (a tratti piacevolissimi, "Bang Bang") riempitivi -, i brani siano solo 7, per meno di 30 minuti di musica.

Canzoni preferite "Io confesso", "Neil Armstrong", "Lascia che" e "Desio".

Bel disco e bella recensione