Jamie Lidell
Jim
Può sembrare un paradosso che il disco più classicamente soul di questo primo scorcio di 2008 sia vergato da un bianco residente a Berlino. Attenzione: non stiamo parlando di blue eyed soul alla Righteous Brothers o in stile Hall & Oates. E nemmeno di Neo Soul mezzo "sexual healing" e mezzo Urban. E neppure dell'approccio un pò plagiaristico e monocorde degli amati-odiati Jamiroquai.
Stiamo parlando proprio di un disco SOUL, in tutto e per tutto: Stax e Motown, Ray Charles e Stevie Wonder, Sly, Mayfield, Redding, e tutta quella roba lì.
E in fondo la cosa non sorprenderà tutti coloro che, alla seconda prova solista dell'ex Supercollider Jamie Lidell, dopo un passato col socio Vogel nei meandri della techno più creativa, e un primo disco come Muddlin Gear che strizzava l'occhio al sound IDM di casa Warp, si erano visti atterrare fra le mani un disco ebbro di goccioline funk e scorie rhythm'n blues.
Ed è un piacere constatare che, pur rinunciando al fattore sorpresa, il nostro “Otis Lidell” decida di proseguire su quella strada: Another Day è decisamente il miglior modo per rompere il ghiaccio formatosi in questi tre, lunghi anni. Sunshine soul baciato dallo stesso, magnifico, senso di ebbrezza delle migliori composizioni di geni del pop soul come Stevie Wonder e Marvin Gaye, potenziale hit radiofonico planetario (in un mondo migliore), disarmante intreccio di melodie cristalline e cori semisacri.
E da lì in poi è tutto uno svolazzare estatico ed un battere febbricitante del piedino (con relativo sollazzo del bacino): c'è l'Otis Redding da antologia che imperversa nel r'n'b di Wait For Me e, sopratutto, nella travolgente Out of My System, una delle punte di diamante assolute del disco.
C'è una All I Wann Do che inizia con “quel” giro alla Sunday Morning e atterra dopo pochi secondi sulle soffici arie da ballad à-la Stand By Me.
C'è il funkettone fradicio di Little Bit Of Feel Good, che sposta le coordinate verso Minneapolis, dalle parti di Sua Maestà le Prince, e quello sintetico di Figured Me Out, strizzata d'occhio a Stevie Wonder e stoccata al “collega” Amp Fiddler.
C'è l'uragano che passa sfrecciando tra le gambe di Sly Stone e Wilson Pickett (Hurricane) e una luce verde che rimbalza tra le pareti delle stanze sonore una volta abitate dai Fifth Dimension, il rhythm'n'blues vecchia maniera di Where d'You Go? e la ballata in punta di plettro Rope of Sound.
E non resta che ammetterlo: Jamie Lidell vive in una dimensione parallela, in cui essere derivativi è un merito e i vinili della Tamla-Motown girano indisturbati in sottofondo al posto degli Mp3 di Alicia Keys, in cui la radice gospel è ancora lì a vibrare intrecciandosi con l'aspetto blues della faccenda e la parola “canzone” non ha ancora una valenza negativa.
Se vi capita fateci un salto e andate a trovarlo: non ve ne pentirete.
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