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R Recensione

7/10

Robi Zonca

To fill my soul

“Costruito interamente in Italia”.

Vedrei bene questo adesivo sul nuovo album del chitarrista e cantante Robi Zonca , una vita nel mondo del blues, collaborazioni con Ginger Baker,  Mia Martini, Fabio Treves, Roberto Ciotti, Ronnie Jones, Cooper Terry,  Andy J Forest, e cinque album a nome proprio .

Si,  perché il livello delle composizioni e delle esecuzioni che si ascolta nei dieci episodi di “To fill my soul” sembra non avere nulla da invidiare a quello  di blasonate produzioni internazionali pop blues, ambito nel quale questo album sembra collocarsi a pieno titolo.

Il lavoro, invece, è stato registrato presso gli studi Studi Suonovivo di Bergamo, ritoccato presso l’home studio di Zonca e suonato in compagnia di un manipolo di fidati musicisti connazionali (Antonello”Jantoman”Aguzzi alle tastiere , Paolo Legramandi al basso e cori, Teo Marchese alla batteria, Cesare Nolli e Nik Carraro alle chitarre e Federico Duende alle percussioni), mentre  i testi sono stati affidati alla penna del giornalista e poeta  Marco Grompi, leader dei Rusties.

 Fin dalle prime battute di “Sick and tired” si percepisce la dimensione del lavoro: riff blues della Telecaster, Hammond ad arrotondare le sonorità , sezione ritmica arricchita dalle percussioni e grande cura negli arangiamenti, condotti con sapienza artigianale verso una prospettiva di easy listening raffinato e di alta qualità.

Scommetteri che Zonca ha una passione per gli Steely Dan, ad ascoltare il riff di chitarra della title track, uno dei pezzi migliori della raccolta,  o la successiva “This ol’heart’s pounding” che valorizza la bella melodia con cori che pagano un debito a Walter Becker e Donald Fagen, ma nel corso delle dieci tracce ci sono molti altri indizi sulle passioni musicali dell’autore. C’è sicuramente il blues, che permea l’intero lavoro ed emerge in particolare nella tirata  “Hammers” costruita su un ribollente riff di pianoforte e percussioni, nella strumentale jam conclusiva “Red dress blues” , dove le chitarre dialogano in call and response, e negli asssoli di “I like it my way” che gioca sul finale con la quasi omonima famosa song.

Ma c’è anche Bob Dylan, omaggiato con una sentita interpretazione vocale di “Tonight i’ll be staying here with you” , a proseguire la tradizione che vuole una cover in ogni album del Nostro : “E’un pezzo che cantavo con la mia band  dei primi anni ’70, quando ero ancora minorenne – spiega Zonca – e a distanza di tanti anni continua ad emozionarmi”.

 E c’è una propensione a mettere in musica e parole la propria esperienza di vita affidando emozioni e sentimenti personali al racconto che si sviluppa nelle otto tracce originali cantate dalla voce non eccelsa ma adeguata al clima generale del leader.

 Con “To fill my soul” Robi Zonca punta diritto al pubblico internazionale delle radio e si candida quale promettente live show dai palchi dei locali lombardi a quelli dei pub di  Londra o New York.

 Se quest’estate, smanettando all’autoradio vi capiterà di ascoltare un pezzo blues a presa immediata, fermatevi ad ascoltare il nome dell’autore. Potrebbe essere Robi Zonca

 

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