Manziluna
Manziluna
Quattro musicisti siciliani, catanesi per la precisione, esplorano le proprie origini etniche, scavano in profondità fino a raggiungerne le parti più nascoste, quelle che legano in un laccio invisibile e indissolubile la Sicilia all’Arabia. Questo legame viene sottolineato a partire dal loro nome: Manziluna è una parola araba che si può tradurre con “Nostra Casa”, proprio come se fosse attraverso la loro musica che l’agognata ricerca di un’identità etnica trovasse finalmente la sua realizzazione. E non si tratta di una semplice meta, non si tratta soltanto del luogo ritrovato dove riconciliarsi con sé stessi, ma di una vera e propria sublimazione, di una catarsi raggiunta nella musica. Non si parla di una purificazione da tutte quelle influenze che nel corso degli anni (o dei secoli) hanno trasformato la musica siciliana, non si parla di un semplice e banale ritorno alla sua forma antica.
I Manziluna comprendono la ricchezza di queste influenze e vi giocano, le sottolineano dando alle origini riscoperte un valore ancora più forte perché le riportano direttamente a noi, ai nostri tempi, alla nostra contemporaneità, alla nostra musica. Bastano pochi strumenti, solo due chitarre, una batteria e un sassofono: nel loro intrecciarsi e rincorrersi, abbandonarsi e riconciliarsi, riproducono una miriade di suoni lontanissimi nel tempo e nello spazio, facendo delle melodie qualcosa di apparentemente superfluo. Eppure, spento lo stereo, estratto il disco, resta nella mente un ritmo che si è in grado di riconoscere, come l’eco della pulsazione del proprio cuore: sono quelle stesse melodie che si credeva di aver ignorato, ma che d’un tratto si riconoscono in diramazioni etniche, fughe jazz e costruzioni dagli accenti post-rock.
Ecco allora che si comprende cosa sia realmente Manziluna, cosa veramente significhi la “Nostra Casa”: trovare un antico spartito nella soffitta di famiglia, ignorarne la forma originaria e raccogliere di esso l’anima per rappresentarla attraverso i propri strumenti e i propri pensieri, tanto lontani eppure tanto simili. Il contenuto originario incastonato in una forma musicale contemporanea; una sperimentazione innovativa derivata dalla tradizione più intima e ancestrale. Un oggetto estraneo nella sua esteriorità che una volta aperto rivela il segreto profondo di una radice antichissima scatenando in chi l’ascolta una sensazione sacra di pienezza, di inintelligibile ricchezza.
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