R Recensione

8/10

Shuggie Otis

Freedom Flight

Freedom Flight è il secondo album solista del cantautore e chitarrista Shuggie Otis, figlio della leggenda R&B Johnny Otis. Uscito nel 1971, perfettamente rappresenta le ispirazioni e le anime che convivono nell’artista, all’epoca appena diciottenne, ma già capace di declinare con dimestichezza le varie facce della black music: una spiccata sensibilità soul, manifesta nella sua delicata (seppur a tratti graffiante) voce da ragazzino, capace di mostrare un’espressività oltre la norma; la propensione verso irresistibili e sensuali groove funky (come quello che apre il disco nella traccia Ice Cold Daydream), sapientemente mescolati con il sound tipicamente blues della chitarra di Otis, che non risulta mai in affanno nelle lunghe parti strumentali che caratterizzano i brani del disco. 

Questa sua attitudine risulta particolarmente evidente in brani come Sweet Thang, dove il cantato si limita a scandire il titolo della traccia, lasciando spazio alla forza di Otis e della sua band, e Me and My Woman, in cui prende forma un testo semiserio, basato sulla descrizione degli alti e bassi di una relazione raccontata in prima persona (Talking ‘bout me and that woman/we don't get along/but one day at a time/one day we're fussing and fighting now/and the next day we're doing fine). La sua anima blues trova ancora spazio nella lunga jam di Purple, in cui l’improvvisazione si sviluppa armoniosa da un tema tipico del genere. Non mancano inoltre dei deliziosi intermezzi gospel, come nella canzone Someone’s Always Singing, in cui la voce di Otis si intreccia con un coro femminile che lo accompagna per tutta la canzone; di particolare interesse risulta anche la title track, Freedom Flight, un lungo pezzo strumentale di circa 13 minuti, in cui Shuggie Otis mette in evidenza la sua vena più jazz fusion grazie agli eleganti arpeggi della sua chitarra che perfettamente dialoga, a turno, con la sua band, formata da musicisti di prim’ordine, tra tutti Wilton Felder al basso e Richard Aplanalp al sax. 

La perla del disco è però il pezzo che più ha decretato il, seppur breve, successo commerciale del suo autore (portandolo al vertice della Billboard R&B Chart), Strawberry Letter 23; si tratta di una irresistibile soul dalla melodia intrigante, che scorre naturale senza giungere però ad un vero e proprio ritornello, quanto piuttosto ad un breve break che introduce nuovamente la  deliziosa strofa. La coda del pezzo risulta ancor più particolare, soprattutto per un pezzo destinato alle classifiche: un breve coro introduce una coda psichedelica in cui le tastiere tracciano un  altalenante ritmo circense dall’effetto straniante, che pian piano va poi a destrutturarsi fino alla chiusura del brano. In conclusione, si tratta di un album molto interessante, una gemma nella breve carriera di Shuggie Otis, troncata bruscamente nel 1975 per un problema di salute, ma capace di regalare ottimi spunti di una maturità sorprendente per la sua giovane età. Il modo in cui riesce a destreggiarsi con numerosi generi senza mai scadere nella loro sterile imitazione fa di lui un astro mancato della musica R&B. Non resta allora che godersi questa perla semidimenticata, così come il successivo "Inspiration Information".

V Voti

Voto degli utenti: 8/10 in media su 1 voto.
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C Commenti

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Paolo Nuzzi (ha votato 8 questo disco) alle 9:13 del 26 agosto 2015 ha scritto:

Otto è il voto giusto per questo disco ancora acerbo, ma che contiene i prodromi del capolavoro "Inspiration Information": L'incredibile "Freedom Flight", debitore della lezione di Zawinul e Miles Davis ed il loro, immenso, "In a Silent Way", nonchè, come giustamente da te già menzionata, "Strawberry Letter 23" e quei mulinelli lisergici di Ryleiana memoria in coda. Bravo.