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R Recensione

7,5/10

Fela Ransome Kuti and his Koola Lobitos

Fela Ransome Kuti and his Koola Lobitos

Chi detiene il potere, in genere, vive con la paura di perderlo. I Re e le Regine, così come i dittatori, le prepotenze militari e i domini coloniali, sanno che prima o poi arriverà il momento di scappare. Quello che spesso dimenticano, nonostante secoli di Storia, è che più che dalle masse oppresse, dai poveri e dai rivoluzionari di strada, devono guardarsi le spalle da chi vive accanto a loro, da quelli con i quali prendono il tè delle cinque e spartiscono i frutti rubati della dominazione. Dalla borghesia. Perché se un povero si lamenta, grida e minaccia, non ci fa caso nessuno. E' nella logica delle cose, cos'altro potrebbe fare? E cosa potrà mai fare, senza un soldo in tasca e con la preoccupazione di sopravvivere come punto di partenza? Quando la borghesia, sazia e consapevole, prende coscienza della diseguaglianza o, ancora di più, si vede deprivata di alcuni privilegi, il Re deve tremare. Quando il borghese si alza dal suo divano di velluto perché intuisce che potrebbe ottenere dal Re i suoi stessi privilegi, ed estenderli alla propria famiglia, ai propri amici e conoscenti, per quel Re è il momento di trovare un riparo. L'era dei compromessi e delle concessioni è finita.

Quando Fela Ransome-Kuti si trasferisce in Inghilterra ha diciannove anni. Nel 1958, gli africani che possono permettersi di studiare all'estero sono pochissimi. Fela può farlo perché proviene da una famiglia ricca. Suo padre dirige una scuola a Lagos, sua madre è attivista per i diritti delle donne. Hanno una bella casa e una macchina. Hanno anche un autista, che spesso deve rincorrere il piccolo Fela che prova a rubargli l'auto per imparare a guidare. Fela vuole andare in Inghilterra principalmente per due motivi. Innanzitutto perché vuole imparare a suonare il jazz. E poi vuole raggiungere il suo amico Jimo Kombi Brahima (“J.K.”), altro figlio della borghesia Nigeriana che vive a Londra a spese della sua famiglia. Il giovane Fela, quando non perde tempo in giro con J.K., studia al Trinity College. All'esame finale viene bocciato nella prova di teoria ma supera quello di pratica con il suo strumento: la tromba. Fela suona la tromba perchè adora il Jazz: ascolta Charlie Parker e Dizzy Gillespie, si innamora del be-bop. A Londra, insieme al suo amico J.K (che nel frattempo ha smesso di studiare legge e ha comprato una chitarra), fonda i Koola Lobitos. Il Fela Kuti che suona nei jazz club londinesi tra il 1959 e il 1962 è solo un ragazzo, è timido con le donne, non fuma, non legge i giornali e si interessa solo di far ballare la gente con il suo gruppo jazz.

Nel 1963 torna a Lagos e fonda la seconda versione dei Koola Lobitos. Fela suona la tromba, il piano acustico e canta. Con lui, alcuni solisti che lo seguiranno per molto tempo: Ojo Okeji al basso, Yinka Roberts e Fred Lawal alla chitarra, Isaac Olasugba al sax, Tunde Williams e Eddie Aroyewu alla tromba, Tex Becks and Uwaifo al sax tenore. Nel 1965 si unirà a loro anche un giovane batterista innamorato di Max Roach e Art Blakey: Tony Allen.

Il jazz imparato e suonato da Fela Ransome-Kuti a Londra entra a far parte della musica più diffusa nel continente Africano: l'highlife. High-Life significa “bella vita” ed è la musica da ballo suonata da numerose orchestre africane: in Ghana (la patria dell'Highlife) ci sono quelle di Alhaji K. Fripong, E.T. Mensah e Ebo Taylor, in Nigeria c'è Victor Olayia, in Sierra Leone c'è S.E. Rogie. La musica highlife rappresenta quello contro cui si scaglierà l'ira di Fela, quando da Ransome (che era il cognome di un missionario europeo molto vicino al nonno di Fela) diventerà “Anikulapo”: era musica festosa, che parlava di amore e felicità, che esprimeva la volontà coloniale di conservare lo status-quo, di vivere in un paese sottomesso in cui gli uomini passeggiavano spensierati in giacca e cravatta e si concedevano qualche danza educata serale. L'highlife era la musica da ballo dei conquistatori trapiantata nei conquistati, la musica che dominati e dominatori potevano ballare insieme, in una ipocrita, pacifica convivenza. L'highlife era l'africanizzazione dei ritmi cha-cha-cha mambo e calypso, l'esotizzazione dei balli di gruppo degli anni '50. Era una festa cordiale fatta di sorrisi forzati. Nel 1965 l'highlife è però la sola musica africana che Fela Kuti conosce, insieme il jazz. E la musica del giovane Fela è proprio questo, una forma di highlife sofisticata, ricca di richiami be-bop, di spazio concesso ai solisti. Sebbene i testi siano ancora del tutto trascurabili (“E' tempo di highlife/un nuovo giorno/per saltare di gioia/in questo locale da ballo”, canta in “It's Highlife Time”) e la voce di Fela sia ancora standardizzata e “pulita”, nelle undici tracce di questo disco d'esordio (esistono in realtà molti singoli usciti in Nigeria negli anni precedenti, e secondo alcuni almeno due pubblicati a Londra all'inizio degli anni '60) c'è la volontà di modificare il linguaggio festaiolo verso le intuizioni del jazz americano ed europeo, spingendo sugli assoli, giocando con le influenze blues (“Lagos baby”) e aumentando i bassi (“Ololufe Mi”). Anche il giovane Tony Allen dimostra di avere una buona tecnica jazz (la pulsante “Mi O Mo”) ma rimane ancora in secondo piano rispetto alle percussioni africane, spesso virate verso una compiacente “chiave caraibica”. 

Piccoli spunti di novità dettati soprattutto dalla volontà di sfoggiare la propria formazione jazz “inglese”, e inseriti in un genere che forse altri facevano meglio. Ma sono i semi di quello che verrà, proposti da un ragazzo che porta ancora in giro il suo cognome inglese (“Ransome”), che suona la musica dei colonizzatori, che parla d'amore e bella vita e che si allinea nella società “schiavizzata” dell'epoca, quella che suo padre appoggiava apertamente e contro la quale Fela si troverà a lottare per tutta la vita. Giù dal palco, i bianchi, i missionari, le signore e l'alta società nigeriana sorridono, ballano e applaudono divertiti. Se ne pentiranno amaramente.

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FrancescoB alle 14:40 del 7 agosto 2015 ha scritto:

Fab questo è un ripescaggio enorme, complimenti. Disco e artista tutti da riscoprire. Bellissima la contestualizzazione dell'opera peraltro.

fabfabfab, autore, alle 9:01 del 10 agosto 2015 ha scritto:

Grazie Fra.