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R Recensione

8,5/10

Masayoshi Fujita

Book Of Life

Questo disco, per vari motivi, è in cima ai migliori momenti del 2018: è una combinazione di grandi capacità tecniche e compositive, la condensazione di contenuti emozionali e sensibili e il momento più alto di una serie di album usciti quest'anno che ci hanno finora fatto entusiasmare, da Nils Frahm alle continue e bellissime pubblicazioni di Rafael Anton Irisarri, senza menzionare il gigantesco Ryuichi Sakamoto, ritornato oramai a pieno ritmo dopo la pausa forzata per i problemi di salute che lo hanno provvisoriamente fermato nel suo lavoro. Le considerazioni riguardo l'utilizzo di uno strumento particolare e difficile da utilizzare in maniera composita come il vibrafono rimandano poi ad alcuni musicisti contemporanei come Jim Hart, generalmente considerato il più grande vibrafonista contemporaneo.

Masayoshi Fujita si può altresì considerare un virtuoso dello strumento ma, al contrario di Jim Hart, dedicato più a sfumature di natura jazz tradizionale, un vero e proprio compositore minimalista. Giapponese, ma residente a Berlino, fa parte del roster della Erased Tapes di Robert Raths, con cui nel 2015 ha pubblicato il primo capitolo di questa trilogia ideale che comprende gli album “Stories” e “Apologies” e che adesso si completa con questo ultimo lavoro, denominato Book Of Life”, la vera e propria sublimazione espansiva delle esperienze sonore sperimentate negli ultimi anni. Va detto peraltro che, seppure specializzatosi nel suono del vibrafono, Masa ha compiuto un lungo percorso di formazione come musicista, accompagnandosi anche all'importante collaborazione con Jan Jelinek: un'occasione che gli ha fatto ampliare ancora di più gli orizzonti e che lo ha aperto anche al mondo della sperimentazione nel campo dell'elettronica.

Il vibrafono è quindi qui al centro di ogni composizione, in un album che fonde sperimentazione e musique concrète con avant-jazz minimalista e una vocazione ambient che evoca le sfumature sonore tipiche della tradizione giapponese, in un richiamo forse forzato a Ryuichi Sakamoto. Ma, come nel caso del grande compositore suo conterraneo, Fujita si sottrae a ogni banalità, e combina la tradizione con una spinta - più che verso il futuro - verso una direzione internazionale, inserendosi in un contesto di musica contemporanea dove ogni arrangiamento è dosato, mitigato da una certa sensibilità delicata e allo stesso tempo capace di scavare in profondità nell'animo degli ascoltatori.

Cinematismo, sperimentazioni nel campo delle vibrazioni sonore, chamber music e musique concrète: “Book Of Life” è un disco meraviglioso e allo stesso tempo una porta per entrare nel mondo di questo musicista che è chiaramente destinato a segnare la scena della musica contemporanea di questi anni.

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