R Recensione

7/10

Trio di Salerno

Luna Nuova

L’evocatività sublime e l’impercettibile leggerezza di un jazz di chiara matrice europea. Sono questi i distintivi tratti di “Luna Nuova”, seconda prova in studio del Trio di Salerno, Sandro Deidda (sax tenore e soprano), Guglielmo Guglielmi (pianoforte), Aldo Vigorito (contrabbasso), che arriva a circa due anni dall’esordio di “Cantabile”. Pubblicato per l’etichetta di Pomigliano Itinera e in distribuzione dalla fine di settembre, il trio salernitano gioca nel corso delle dieci tracce che compongono l’album ad un perenne rilancio stilistico, mai eccessivo ma sempre ricercato, mai consacratorio ma alla perenne rincorsa ad una modernità da assaporare, gustare, mordere.

Fin dalla title track che apre il disco, brano firmato da Deidda, e che vede la partecipazione dei napoletani Solis String Quartet (presenti anche nella morriconiana “Metti una sera a cena”), valore aggiunto che dona al disco un’atmosfera cameristica, c’è un’evidente dichiarazione d’intenti di una formazione devota ad un jazz fatto più di silenzi che di robusti preziosismi. C’è la ricerca di un’estetica armonica, melodica e poetica nuova, spiazzante, che si distacca nettamente dal jazz d’oltreoceano. Il trio ci propone in serie l’intramontabile “Joy Spring” di Clifford Brown, qui riproposta nella rilettura di Cesar Camargo Mariano, e composizioni inedite (“Una fata argentina”, “Pori’s Dream”), giocando a mischiare le carte tra la nostra tradizione, quella del jazz e di un mondo che viaggia a velocità raddoppiata.

Volendo usare un termine di recente molto inflazionato, potremmo definirlo un disco “glocal”. Già, perché c’è soprattutto la loro Salerno in questo disco. I suoi pregi e i suoi difetti. La sua poesia e il suo fascino. Il Trio la racconta da varie prospettive nel corso dell’album, con uno stile originale, mai agiografico, fino alla conclusiva “Per Mario Silla”, tema del mai dimenticato pianista salernitano Angelo Cermola. Un omaggio, quest’ultimo, che il Trio di Salerno riserva ad un artista che prese per mano un’intera generazione di jazzisti traghettandola verso le rive della modernità. Nel disco risaltano la ricercatezza negli arrangiamenti ed un grandissimo interplay tra i musicisti che si alternano nell’interpretazione dei temi e nell’accompagnamento.

Ma “Luna Nuova” è anche “Faber”, il personale omaggio di Deidda a Fabrizio de André, “Deborah’s Theme”, il capolavoro morriconiano, tema centrale del film “C’era una volta in America”, “Crystal Love” del pianista nipponico Makoto Ozone, e la splendida “Passione” di Valente-Tagliaferri. I tre viaggiano in direzione ostinata e contraria, per dirla con Faber, come flaneur sopravvissuti all’olocausto del gusto, destrutturando certezze e maturando un’elegante sintesi di stili e generi. La New Orleans nostrana ci lascia dunque il significativo contributo di tre artisti poliedrici e raffinati, duttili ma dotati di forte personalità.

Noi tre abbiamo praticamente iniziato a suonare insieme da ragazzi - racconta Guglielmo Guglielmi - e di affinità ne abbiamo tante, ma abbiamo anche avuto, nel corso degli anni, esperienze diverse, che sono confluite nel nostro Trio: senso comune della melodia e, umanamente, una grande amicizia”. “L’incontro musicale in trio è nato in modo casuale – spiega Vigorito – ma ci è piaciuto subito il tipo di sound che eravamo riusciti a creare, e così ci siamo ripromessi di continuare. È nato così il nostro primo cd, “Cantabile”, un titolo che tende a sottolineare quello che riteniamo essere un nostro punto di forza e la nostra più forte affinità, e cioè l’attenzione per la melodia, elemento che contraddistingue anche “Luna Nuova”".

V Voti

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