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R Recensione

9/10

Donald Fagen

The Nightfly

Ancor meglio delle musiche contenute in quest’album, è la sua copertina, titolo compreso, ad evocare perfettamente un’intera, tramontata epoca di fruizione ed educazione musicale, specie per chi ha un certo numero di primavere sul groppone, tanto da averla vissuta almeno in minima parte. Ci si riferisce ovviamente agli anni ruggenti della radio cioè i cinquanta, sessanta e settanta dello scorso secolo, quando Internet era ben in là da venire e il monopolio televisivo ancora imperava, occupandosi di tante cose ultima delle quali, in ordine di importanza, l’iniziazione di giovani e predisposte menti agli splendori del jazz, del blues, del soul, del rock.

E allora era prezioso per molti, di qua come di là dall’Atlantico, accostare per ore il proprio orecchio, e cuore, all’altoparlante della magica scatoletta, beninteso a cominciare da sera ma meglio ancora a notte fonda, quando chiacchiere, pubblicità, notizie e canzonette stupide mollavano il colpo, lasciando spazio alla musica di qualità e avanguardia, presentata con discrezione e voglia di condivisione da ammirevoli ed ammirati appassionati, veri fratelli maggiori in grado di scoperchiare menti, aprire mondi nuovi, battezzare amori vitalizi.

Il titolare di questo disco si fa allora fotografare in bianco e nero, “mascherato” da disc-jockey metropolitano, colto alle quattro e dieci del mattino dentro la saletta di trasmissione di una radio e circondato dai ferri del mestiere: un piatto dove sta girando presumibilmente un disco appena uscito di Mingus, o di Rollins, oppure di Monk, magari di Davis, e poi il microfono, l’ennesima sigaretta fra le dita e le altre già ridotte in cenere ovvero in attesa dentro il pacchetto… Chissà quante notti di veglia negli anni cinquanta per il giovane Donald Fagen del New Jersey, passate ad assorbire buona musica come una spugna e ogni tanto immaginarsi quel tizio che diceva qualcosa fra un pezzo e l’altro, con l’atteggiamento pacato e rallentato che il silenzio e la stanchezza notturne invitano a tenere, comunque attento a dare il suo meglio per il piacere innanzitutto di se stesso, poi di tutti quei nottambuli di New York con la voglia, la passione o semplicemente la ventura e la casualità di seguirlo.

La sintesi musicale di Donald Fagen è del tutto peculiare, per meglio dire unica nel panorama internazionale; se ne può facilmente convenire anche nel caso che, per proprio gusto, si abbia la ventura di non essere minimamente interessati alla sua proposta: l’uomo ha operato un’inedita sintesi fra jazz e pop, prendendo il tessuto armonico del jazz, gli standard melodici convenienti a sassofoni e trombe, le sequenze di accordi e i rivolti più idiosincratici sperimentati dai fenomenali pianisti del genere, il gusto bandistico delle assemblee di ottoni eccetera, appoggiando il tutto preferibilmente sulle ritmiche disco-rock-funky messe a punto dalla musica scuoti chiappe partita da James Brown e simili e poi esplosa lungo gli anni settanta. Non bastasse, ne ha approfittato per raccontare spietatamente, una certa scomoda visione d’America, con liriche della stessa abrasività e cinica impudicizia di un Woody Allen, non secondariamente aiutato infine da una voce iperurbana, carica di ironia metropolitana e di totale distinguibilità.        

Il risultato finale è ambiguamente perfetto e sorprendente: le canzoni di Fagen mantengono la ricercatezza, l’imprevedibilità armonica, quasi la puzza al naso del jazz più cool, fighetto e narcisistico, mentre al contempo riescono a funzionare anche come… canzonette (nel senso migliore del termine) “commerciali”, grazie ad una percezione di linearità e una cantabilità miracolose vista la complessità, la ricercatezza e l’elitarietà della cultura musicale alla loro base. E’ come se riuscisse a tramutare gli ascoltatori (o meglio buona parte di essi) in… sassofoni, inculcando linee di canto astruse, sequenze di accordi appese a un filo, dissonanze e quanto altro a cervelli abituati a ben altro di più semplice.         

Fra i nove brani compresi, veri capolavori sono a mio sentire l’apertura “I.G.Y.” (International Geophysical Year, evento scientifico tenutosi nel 1957 nel quale furono fra l’altro ipotizzati sviluppi tecnologici “a breve termine” quali città a completa energia fotovoltaica e stazioni spaziali orbitanti…), la iper-notturna e stra-metropolitana ballata “Maxine” e sicuramente anche la rotolante “New Frontier”con una celeberrima ritmica in levare che ha fatto scuola.   

Con Fagen, che appoggia le composizioni come suo costume principalmente sul piano elettrico, collabora il solito stuolo infinito di musicisti paurosamente di talento (i fratelli fiatisti Brecker, il compianto batterista Porcaro, il chitarrista fusion Carlton, il bassista Jackson e tantissimi altri), ciascuno di loro sottoposto al tipico trattamento della casa: murato vivo in studio fino all’avvenuta esecuzione del take perfetto, quello senza un errore, senza un’incertezza, con il perfetto feeling, il richiesto groove, il giusto humour. Nella mia ciditeca mentale “Nightfly” è fra i migliori prodotti degli anni ottanta.

V Voti

Voto degli utenti: 8,6/10 in media su 18 voti.
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sarah 9/10
loson 9/10
Clap67 8/10
alby66 10/10
REBBY 7/10
ciccio 8,5/10

C Commenti

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sarah (ha votato 9 questo disco) alle 11:45 del 15 novembre 2010 ha scritto:

Eh sì, quanti ricordi con questo disco.....immortale.

loson (ha votato 9 questo disco) alle 12:42 del 15 novembre 2010 ha scritto:

Già, sublime.

Totalblamblam (ha votato 9 questo disco) alle 15:26 del 15 novembre 2010 ha scritto:

sublime anche per me,

a volte con loson ci prendiamo ghhghg

disco davvero epocale che plasma gli anni ottanta come pochi altri ... registrato in modo stupefacente all'epoca fu il disco più costoso mai prodotto forse anche il primo completamente digitale in ambito pop...fagen rivisita il passato e crea anche alcuni dei video di animazione più belli ed artistici di sempre

Hermann W. Simon (ha votato 8 questo disco) alle 19:24 del 15 novembre 2010 ha scritto:

e una delle copertine più belle in assoluto

FrancescoB (ha votato 9 questo disco) alle 19:51 del 15 novembre 2010 ha scritto:

Quoto tutti, questo disco sfiora la perfezione del pop, anzi è la perfezione del pop. Non una-nota-una fuori posto.

NathanAdler77 (ha votato 9 questo disco) alle 21:47 del 15 novembre 2010 ha scritto:

New Frontier

Bellissimo fin dalla stupenda copertina, "The Nightfly" ti trasporta ogni volta nel suo mondo di nostalgici deejay, vinili jazz & confidenze notturne...Grande Fagen, maniacale perfezionista pop-rock. "...An independent station WJAZ, with jazz and conversation from the foot of Mt. Belzoni...Sweet music...Tonight the night is mine, late line 'til the sun comes through the skylight..."

ozzy(d) (ha votato 6 questo disco) alle 22:05 del 15 novembre 2010 ha scritto:

a me fa sbadigliare, ad arrivare alle 4.15 a.m. con questo non ci riesco proprio, per fortuna gli anni 80 sono stati anche altro ghghgh

Totalblamblam (ha votato 9 questo disco) alle 22:29 del 15 novembre 2010 ha scritto:

RE:

troppo grezzo per te che fai della raffinatezza la tua arma decisiva ghghghg me lo sto sentendo proprio adesso alla facciazza tua ..come fai a sbadigliare con questi ritmi jazz synth funk poi ce lo spieghi

ozzy(d) (ha votato 6 questo disco) alle 20:43 del 16 novembre 2010 ha scritto:

massimo rispetto ma non è il mio genere, io per restare sveglio devo ascoltare "reign in blood" degli slayer ghghgh. poi la copertina fa cagare dai, da come tiene la sigaretta si direbbe mrs. robinson o brett anderson.

Totalblamblam (ha votato 9 questo disco) alle 20:49 del 16 novembre 2010 ha scritto:

RE:

ti passo lo stare sveglio con i tuoi idoli metallari ma la sigaretta alla brett no...cancella la frase su ghghgh

folktronic alle 20:49 del 16 novembre 2010 ha scritto:

mah...mai capito l' entusiasmo su questo disco...

folktronic alle 21:02 del 16 novembre 2010 ha scritto:

ma si puo' modificare una frase postata qui?...io non ci riesco...

Hermann W. Simon (ha votato 8 questo disco) alle 21:11 del 16 novembre 2010 ha scritto:

ti perdono solo se sei un fan di momus

Dr.Paul (ha votato 8 questo disco) alle 22:36 del 16 novembre 2010 ha scritto:

un bel disco ma non un imperdibile, 7,5. tiè arrotondo per eccesso 4 stelle e via! ci sono alcuni passaggi....non parlerei di jazz-cool-narcisistico quanto di fusion mainstream, che mi allappano non poco! anche la chitarra di larry carlton non mi piace, e sì che lui è nato chitarrista dopo aver ascoltato joe pass....uno dei chitarristi jazz che apprezzo di piu! carlton proprio no!

galassiagon (ha votato 8 questo disco) alle 18:15 del 17 novembre 2010 ha scritto:

si bello , da avere , ma non da morire

Clap67 (ha votato 8 questo disco) alle 10:36 del 18 novembre 2010 ha scritto:

Ho adorato questo disco per anni,ad un riascolto un po più maturo,lo trovo un po troppo patinato negli arrangiamenti,nonostante i brani siano quasi tutti bellissimi.Sarà che i musicisti sono gli stessi che ci hanno abituato al suono delle sigle dei telefilm americani.Vale l'ascolto anche solo per il meraviglioso contributo di Larry Carlton.

Emiliano alle 12:48 del 21 novembre 2010 ha scritto:

Anni '80 come pochi. Il disco potrebbe anche piacermi, ma è penalizzato da una produzione plasticosa che proprio non mi va giù.

dalvans (ha votato 8 questo disco) alle 16:01 del 23 settembre 2011 ha scritto:

buono

buon disco

Utente non più registrato alle 12:21 del 11 aprile 2013 ha scritto:

Disco da "liceale" molto gradevole...in un periodo dove nascevano buoni frutti dall'incontro del pop con il jazz ed il soul.