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R Recensione

7/10

Mop Mop

Lunar Love

Dice Matteo che la vittoria di Ranieri con il Leicester è "un orgoglio italiano". Dice anche, Matteo, che siccome Ancelotti allenerà il Bayern Monaco i rapporti tra Italia e Germania saranno ottimi. Quindi secondo Matteo (che - lo ricordiamo - non è un giornalista di Sportitalia ma la quarta carica istituzionale del paese), se un italiano vuole fare del bene al proprio paese deve andarsene. Dalla fuga dei cervelli alla fuga dei patrioti. Dopo anni di emigrazioni forzate, dopo che intere generazioni di baristi, commessi e camerieri si sono ritrovate a Londra con diplomi e lauree nascosti nelle valige, siamo arrivati all'istituzionalizzazione del modello, all'esodo di massa con la Ryanair nel ruolo di scafista, alla speranza di un futuro migliore "via di qua". E magari tra qualche anno quelle generazioni invieranno i soldi in Italia, "per aiutare la famiglia che non ha di che vivere".

Anche Andrea Benini è emigrato. Nato nel 1977 tra il Mare Adriatico e l'Appenino Tosco-Romagnolo, Andrea ha iniziato a suonare la chitarra a 10 anni, ha scritto di musica sul magazine "Percussioni" e si è laureato al Dams di Bologna. Quando nel 2008 il suo progetto musicale nato nel 2005 con il nome di Mop Mop ha raggiunto una buona notorietà, Andrea si è trasferito a Berlino, dove attualmente vive e lavora. E a Berlino, attraverso l'etichetta INFRACom! sono nati dischi come "Kiss of Kali" (2009) e "Ritual of The Savage" (2010) che hanno delineato la cifra stilistica di Mop Mop. Che è, nella sostanza, un intreccio elegantissimo di funk e afro-jazz oppure, come ama definirlo lo stesso Benini, "una forma bastarda di jazz moderno". 

"Lunar Love" prosegue nel solco tracciato dal precedente "Isle of Magic" (che era già un disco eccellente) aggiungendo a quella base compositiva rintracciabile da qualche parte tra l'Africa e i jazz-club europei una pesante dose (ehm...) dub presente da subito nella splendida "Adhara", che trapianta nei Caraibi poche ma decisive note di chitarra creando un mezzo miracolo. E questo sentore "in levare" si intuisce un po' ovunque, anche quando il punto focale si sposta sui versi di Anthony Joseph (artista eclettico poco conosciuto da noi, in questo caso perfetto nel suo ruolo di Isaac Hayes versione street poet) e quando i ritmi convergono verso il nu-jazz "etnico" che è ormai marchio di fabbrica ("Totem"). Inoltre, non è solo il ritmo ma è la sapiente orchestrazione di strumenti etnici e digitali a donare respiro a queste composizioni che aromatizzano il jazz con spezie mediterranee ("Habibi" soffia dalle parti dell'ethio-jazz di Mulatu Astatke) e africane ("Plato"), e che portano aria nuova in un genere che rischiava di chiudersi in qualche club europeo. 

Ridatecelo, questo orgoglio italiano. Anzi tenetevelo, ma continuate a lasciarlo suonare così: libero, indomito, globalista e spaziale.

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Cas alle 19:09 del 27 maggio 2016 ha scritto:

tanto Matteo non capisce una minchia di musica (la prova: ha ammesso di amare i Modena City Ramblers), eheheh.

bravi bravi questi Mop Mop, bella rece Fab

fabfabfab, autore, alle 9:15 del 28 maggio 2016 ha scritto:

I Modena City Ramblers e matteo hanno lo stesso concetto di "Sinistra".

Giuseppe Ienopoli alle 11:56 del 28 maggio 2016 ha scritto:

... il vero problema della penisolaisolecomprese non è tanto la fuga dei cervelli quanto le teste di ... "matteo" che rimangono ...

Marco_Biasio alle 21:59 del 8 luglio ha scritto:

Andrea Benini ha da poco cacciato fuori il suo esordio solista, Drumphilia Vol. 1. Un filo didascalico, ma in alcuni frangenti molto affascinante. Arriverò quindi anch'io ai Mop Mop, per vie traverse ma non troppo. P.S. Ringraziamo Matteo per averci portato in dono un altro Matteo.