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R Recensione

9,5/10

Donny Hathaway

Everything is Everything

Everything Everything e' l'album d'esordio di uno dei più grandi esponenti di tutti i tempi di black music, Donny Hathaway. La sua importanza risiede non solo nel fatto di essere il primo album di una pur breve carriera, influenzata dai suoi problemi di salute (anche mentale) e conclusa tragicamente all'età di 34 anni, ufficialmente con un suicidio in una camera d'albergo, nel 1979. Questo è un album fondamentale per capire molti meccanismi, umori, sapori, velleità che pure contribuirono a forgiare quella musica nera che a cavallo tra gli anni '60 e '70 del secolo scorso raggiunse il suo optimum in termini di completezza sonora, fusioni di generi, sperimentazioni, trasgressioni, ricami e merletti.

Non a caso la musica di Hathaway, partito in sordina e poi esploso grazie soprattutto alle collaborazioni con l'amica di studi Roberta Flack, e' difficilmente catalogabile all'interno di un unico specifico genere prestabilito. Sicuramente soul, sicuramente gospel e R&B. Ma poi anche funk (ascoltare l'immensa "Voice inside (Everything is Everything)" in apertura di questo disco, dalle parti del miglior Mayfield), swing ("Misty") e poi pure spesso jazz ("Sugar lee"), tutti elementi che contraddistingueranno, con diverse graduazioni di intensità, anche le produzioni future. Black quindi, e si fa prima, senza il rischio di essere imprecisi alla ricerca della definizione giusta.

Donny Hathaway non era un perfetto sconosciuto quando pubblico' quest'album, ripeto, fondamentale. Orbitava già da tempo attorno agli ambienti della black music di Chicago degli anni '60. Faceva il corista, scriveva e arrangiava canzoni, per gente come Curtis Mayfield, tanto per dirne uno. Era un uomo di bottega, quelli che all'interno delle case discografiche preparavano il lavoro per gli altri, fino ad arrivare, prima o poi (molto spesso, mai) a lavorare per se stessi. L'Atlantic Records fu la prima a concedere questa possibilità a Hathaway, affiancato in fase di scrittura e produzione da Leroy Hutson, colui che sostituì Curtis Mayfield negli Impressions a seguito della decisione di quest'ultimo di proseguire con una carriera da solista.

La collaborazione con Hutson comincio' invero già l'anno prima con la pubblicazione  di un singolo esplosivo, "The Ghetto", pure incluso in quest'album, e che apri' di fatto la strada alla realizzazione del primo vero album a suo nome. Ritmo latino, forte groove e vocalizzi "wonderiani" che impressionarono subito tutti, specie quelli che ritenevano Donny un garzone della musica destinato a stare nelle retrovie.

Non solo brani originali ma, come quasi sempre accadeva in questo mondo, anche riletture, appassionate e spinte da forte devozione, di brani di grandi come "To be young, gifted and black" di Nina Simone o "I believe to my soul" di Ray Charles. "A dream" e' il brano che chiude l'album con il carico di pelle d'oca più intenso di tutte le 10 tracce. Personalmente ritengo che la dovrebbero veramente conoscere e ascoltare tutti, specie quelli che oggi sostengono che i pur ottimi Antony and the Johnsons o il più giovane soul (-step) golden boy James Blake, siano degli unti dal Signore senza chiare, definite (da altri) e pronte per l'uso basi musicali.

Donny Hathaway non raggiunse più questi livelli in carriera, neanche con le pur ottime (e per loro vitali, visto il successo commerciale) collaborazioni con Roberta Flack, specie la prima, che si consolido' nel 1972 con l'uscita dell'acclamato e massicciamente venduto "Roberta Flack & Donny Hathaway". In Donny Hathaway si concentrano alcuni degli elementi tecnicamente e emotivamente migliori dei fuori classe della black, pur senza mai proporne delle varianti tali da farlo ricordare o acclamare per quello che lui fu e fece per se stesso. Forse fu questo il suo limite più grande e la sua principale forza allo stesso tempo. Il suo amore per quelle sonorità nere,  dal gospel radicale delle chiese che lo plasmarono e forse plagiarono in gioventù fino alle intuizioni di Nina Simone, di Curtis Mayfield, di Ray Charles, ne fecero una gigantesca spugna di emozioni, tecnica e virtuosismi che quando fu per la prima volta strizzata, rilascio' un capolavoro che può essere considerato tra i migliori 10 dischi di musica nera di tutti i tempi. Si rispettano, ma non si accettano, opinioni contrarie.

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