R Recensione

7/10

Sondre Lerche

Duper Sessions

Ci sono un paio di decine di album ascoltati e riascoltati in questi ultimi mesi dei quali non ho detto assolutamente nulla, vuoi per pudore o per semplice dimenticanza. Di Sondre Lerche non ho mai parlato, che ricordi; mai e poi mai, se non per fare bella figura con qualche norvegese - uno dei pochi atti di piccola vanità che ricordo di essermi concesso, o che possa permettermi. Lasciato nel 2002 come compositore di gioiellini pop, Sondre Lerche è ricomparso nella prima parte di quest'anno in veste di crooner bambino con le sue Duper Sessions. Con il piglio di quello che ha studiato e con il Faces Down Quartet che provvede agli accompagnamenti e all'atmosfera, sobri e discreti come in Two Way Monologue seppur diversi, quello che se non ho sbagliato i conti è ormai un 23enne si diletta a mettere insieme una bella raccolta di melodie molto più jazz di qualsiasi cosa ci si sarebbe potuti aspettare dal ragazzo.

Conservando nel disco la propria vena pop le affianca, dosandolo magistralmente, il contributo di arrangiamenti profondamente innovativi, per quanto sono vecchio stile, studi puliti e bene illuminati, qualcuno che ride, capelli scompigliati e fotografie in bianco e nero. Non è troppo paradossale che riescano meglio i brani originali che i rifacimenti di Cole Porter o Elvis Costello, per non parlare di Nightingales dei Prefab Sprout. È un disco molto tirato a lucido e per questo lontano dalla perfezione. Non sazia ma solleva lo spirito, è un modo essenziale e forse ingenuo di comunicare amore e meraviglia. In fondo quello che dovrebbe fare tutta la musica.

V Voti

Voto degli utenti: 7/10 in media su 1 voto.
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Teo 7/10

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