R Recensione

5/10

Extra Golden

Hera Ma Mono

In Kenya la chitarra elettrica è parte integrante della musica popolare locale dagli anni ’50.

Ora, quando ho sentito che sotto il nome di Extra Golden si celava una strepitosa fusion tra indie rock e musica africana non ho potuto che incuriosirmi parecchio.

Purtroppo però dopo qualche ascolto ho perso ogni speranza che si trattasse di un geniale mix di generi e culture.

Perché ritornando a quello che dicevo prima, cioè che i kenioti usano la chitarra elettrica da parecchi anni, si capisce presto che questo cd non fa che presentare alle orecchie occidentali niente altro che la musica popolare keniota, condita qua e la delle più mediocri invenzioni del rock dei paesi occidentali.

Musica etnica raffinata e curata, ma niente di sconvolgente per gli appassionati di musica rock.

Poteva essere un incontro fruttuoso tra due culture diverse e contrastanti, quella piena di contraddizioni africana e quella ancor più piena di contraddizioni europea. Poteva essere il segno che la globalizzazione porta anche a qualcosa di buono, cioè ad un sincretismo culturale fecondo e vivificante.

No.

Questa è musichetta da turisti o da frequentatori di negozi di prodotti equo e solidali.

Nonostante pezzi molto piacevoli nella loro sincera purezza folcloristica come Jokolando, Obama e Love Hijackers, scanditi da colorite percussioni africane e dagli accordi sbarazzini e spensierati delle chitarre, nonché arricchiti da un uso della batteria decisamente più occidentale e rock, fanno poi contrasto pezzi banali e spiacevoli come I Miss You, Night Runners e Street Parade.

Si tratta di brani dolciastri e inconcludenti che possono piacere solo una volta idealizzati, solo dal momento in cui si dimentica la musica per concentrarsi solo sul potere evocativo dell’Africa e delle sue languide sonorità.

In particolare Night Runners e Street Parade, dei mostri a metà strada tra il funk più piatto e il pop-rock più abusato, fanno rabbrividire.

Il peggio della musica nostrana si macchia della colpa di abbruttire una tradizione musicale genuina e ingenua come può esserlo quella africana.

Gli exploit etnici in questi brani infatti non fanno altro che essere banalizzati dalla struttura che dovrebbero, negli intenti degli Extra Golden, rendere eccezionale.

Peggio ancora Street Parade, un simil gospel insipido e già sentito fin troppo.

Brothers Gone Away è forse il momento migliore dell’album, riuscendo meglio di tutti gli altri brani sentiti a fondere le diverse tradizioni musicali senza sminuirne nessuna.

Hera Ma Nono, una musichetta da villaggio turistico chiude definitivamente questo triste album, “impreziosita” questa volta anche da un fastidioso motivetto elettronico.

Non si abusa solo della nostra pazienza con questo lavoro degli Extra Golden, ma in qualche modo si abusa anche dell’Africa, riducendo la sua cultura ad un mucchi di banalità e stereotipi.

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