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7/10

Fela and his Africa '70

Fela Fela Fela

Nel 1969 Fela Kuti ha almeno due buoni motivi per lasciare nuovamente la Nigeria e tentare fortuna negli Stati Uniti. Il primo è la diretta conseguenza dei colpi di stato avvenuti in Nigeria e subito dopo in Ghana, operazioni architettate dalla CIA che avevano portato i due paesi africani nell'orbita politica USA. Il secondo (legato al primo e all'improvvisa diffusione della cultura americana in Africa) è Geraldo Pino. Geraldo Pino era una specie di clone africano di James Brown e i suoi show incendiavano Lagos a tal punto da mettere in ombra i Koola Lobitos e tutte le altre orchestre highlife. Sotto la spinta nei nuovi “colonizzatori” filo-americani, il soul e il funk si impadronirono della Nigeria che vide moltiplicarsi le “copyright band”, ovvero gruppi che riproponevano brani di Otis Redding, Wilson Picket o Aretha Franklin. Fela sopportava a fatica questa seconda “perdita di personalità” della musica africana, ma dovette comunque adeguarsi e iniziò a scrivere brani funky e rhythm & blues. Non potendo competere con Geraldo Pino e il suo funk vulcanico, Fela decise di organizzare una tournée negli Stati Uniti: “Quando lui arrivò a Lagos” - disse - “io non c'ero già più”.

Il tour americano dei Koola Lobitos fu un fiasco: poche date, problemi con visti e passaporti, difficoltà economiche. E poi gli americani volevano sentire la musica tradizionale, i tamburi e i canti, e non quella versione “caraibica” del jazz. Ma Fela Kuti ottiene dagli USA molto di più che un paio di date dal vivo: una sera, durante una esibizione, incontra tra il pubblico una donna che cambierà la sua vita. Sandra Isadore è una giovane e bella attivista politica, che parla di “Black Power” e “Pantere Nere”, che ha scontato alcuni giorni di carcere per aver preso un poliziotto a calci nel culo. Sandra si innamora di Fela, ne subisce il fascino ma non capisce perchè lui non conosca l'importanza di essere africano. Per Fela gli Africani sono un popolo di deboli, di sottomessi. Sono persone che non hanno nulla e che non otterranno nulla. Sono schiavi. Per Sandra i suoi antenati africani sono un popolo forte, orgoglioso, destinato ad ottenere il potere e l'autonomia. Sandra regala a Fela l'autobiografia di Malcom X, ascolta con lui James Brown che canta “Say It loud, I'm Black an I'm Proud”. Fela ama l'Africa, ma grazie a Sandra imparerà ad amare gli Africani e deciderà di condurli alla stessa libertà per cui gli afro-americani stanno già lottando.

Fela Fela Fela” esce nel 1969 in Nigeria e verrà successivamente ristampato con il titolo “The '69 Los Angeles Sessions”. E' un disco che vede protagonisti dei Koola Lobitos ribattezzati “Nigeria '70” e poi "Africa '70", influenzati dal soul americano e dal jazz di Miles Davis, ritmicamente più compatti. Tony Allen si manifesta per la prima volta come il vero motore della band, e sebbene molti brani riprendano i temi frivoli dell' highlife (“Obe” si può tradurre con “Spezzatino”) contiene almeno tre brani fondamentali per capire l'evoluzione della musica di Fela Kuti e la nascita dell'Afrobeat. Il primo è una nuova versione di “Ololufe” (qui intitolata “Lover”) rallentata, ricompattata in chiave soul e interpretata con una personalità completamente nuova. Sarà anche l'ultima “canzone d'amore” incisa da Fela Kuti. La seconda è “Viva Nigeria”, una esortazione patriottica di cui Fela si vergognerà e che fu scritta per ottenere finanziamenti per il tour americano (“Let's live together in peace Nigeria / one Nation Indivisible / Long live Nigeria Viva Africa"). La terza è quella che Fela chiamò la sua “prima canzone africana” dedicata alla persona che gli fece capire di “aver sempre cazzeggiato e di non aver mai scritto musica africana”: la “lady” di “My Lady Frustration” è Sandra Isadore-Smith e quel brano, sebbene vittima della pesante influenza americana (sentire gli incitamenti a base di “one more time!”), è il primo brano che ricolloca Fela Kuti in Africa e crea la radice di un qualcosa che stava germogliando da tempo dentro la sua testa e nelle braccia di Tony Allen: l'Afrobeat.

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FrancescoB alle 13:26 del 12 agosto 2015 ha scritto:

Pezzo interessante per un album da recuperare assolutamente.