R Recensione

6/10

Va

Brazilelectro 10

Da più di dieci anni si è smesso di associare, inevitabilmente e necessariamente, la musica brasiliana ai suoni storici dei leoni della tropicalia o della bossa: da quando cioè, si è cominciato a scoprire con quale facilità le produzioni e le ritmiche dei vari filoni dell'elettronica più o meno danzereccia, si sposasse con gli intrecci ritmici e gli aromi brasileiri: si pensi alla bossa campioanta fino alla nausea nella downtempo dei Thievery Corporation e nelle produzioni di K&D, le contaminazioni con la drum'n'bass, i recenti sposalizi con la minimal ad opera di Gui Boratt.

Dieci anni, e dieci volumi per la serie Brazilelectro, storiche collana dedicata al connubio sonoro tra i due mondi: ma dieci anni, ahimè, possono diventare anche causa di stanchezza e se dovessimo affidarci esclusivamente al primo disco, quello in battuta lenta, il giudizio sarebbe decisamente negativo.

Smunto l'Aubele di En Cada Lugar, piacevole e poco più il remix di Mar Afunda ad opera di Bonobo, elegante ma asettico il trip hop brasileiro dei Democustico (Danny Breaks remix),impalpabile l'operazione chirurgica eseguita da Get Cape Wear Cape Fly su Paula Lima ... e si prosegue così, stancamente, con un piacevole sottofondo sonoro adatto ad aperitivi soleggiati e capirinhe estive, tra gli spruzzi funk dei Saravah Soul e le passeggiate exotiche dei 3 Na Massa, gli arpeggi serrati dal remix di Tuggy di Memory, il bossa hip hop di Contrafluxo e il morbido dub dei Juju Orchestra.

Quando arriva il momento dei “reucci” Madrid de Los Austrias si è già troppo spossati da un primo disco dotato di qualità medio alta ma privo delle fiammate o degli highlight capaci di far rialzare interesse e sguardo, e quasi ci si scorna a sentire l'originariamente febbricitante Take it Easy my Brother Charlie appiattita su un monocorde downtempo da Fink e Tina Grace.

Spetta al dischetto 2, detto Danca, il ruolo di deus ex machina: al secondo giro infatti, oltre ai giri e alle battute per minute, si acquistano anche punti: niente di trascendentale, si badi bene, ma seppur nel medesimo filone lounge l'accellerata uptempo, le iniezioni di swing di Club Des Belugas, i campionamenti furbetti di Ajazz e Modulo 5, i breakbeat latini dei Forro In The Dark fanno il loro dovere.

Il funky dei Dj LK, seppur non raffinatissimo, tiene in qualche modo botta e arrivano a ruota soccorsi importanti: i ritrovati (e sincopati) Mo' Horizons di Quem Nao Tem Ninguem, la latin house “nuyoricana” di Zeep e Quantic, la farfisa caliente dei Latin Soul Syndicate e i beat serrati di Mr. Confuse.

Resta comunque l'impressione di un disco che interpreta il connubio tra Brasile ed elettronica in una chiave ormai un po' datata, adattissima a bar chic e aperitivi lunghi, ma superata a destra (e a sinistra) dalle tante, troppe cose successe in quest'ambito in questi ultimi dieci anni.

V Voti

Nessuno ha ancora votato questo disco. Fallo tu per primo!

C Commenti

Non c'è ancora nessun commento. Scrivi tu il primo!
Effettua l'accesso o registrati per commentare.