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R Recensione

7,5/10

Minimal Klezmer

Oy oioi

And Now, something completely different... Fanfare sgangherate, jazz a rotta di collo, piani giocattolo, chincaglierie assortite, allegri funerali, bohémien in fuga verso un avvenire migliore, l'allegra disperazione di scappare, in un perenne e costante afflato di libertà, di salvazione e di un futuro luminoso, in cui le ombre del passato ingombrante possano essere diradate per sempre o quantomeno squarciate in due, onde consentire alla luce del Creatore di poter allungare la sua pietosa mano sull'umanità afflitta, modellare uno stentoreo Golem per difendere ancora una volta gli afflitti dalle troppe barbarie perpetrate per secoli e secoli e secoli.

Ma la panacea è dietro l'angolo: la musica Klezmer, favoloso tourbillon di generi, dal jazz alla classica, sino al ministrel ed al folk balcanico, attinge, aspira e turbina dentro di se', dolori, gioie e speranze in un mondo migliore: difatti nacque per accompagnare feste e matrimoni, ma anche funerali o semplici eventi della vita quotidiana, tra i Balcani, la Russia e la Moldavia, tutti i luoghi con i quali il popolo ebraico era venuto a contatto, di fatto influenzando e lasciandosi influenzare dal nascente Jazz in Nord America ad inizio Novecento.

Titolari della trasfigurazione di circa 10 traditional, più qualche rilettura di eccellenti composizioni appartenenti alla tradizione sefardita, i Minimal Klezmer, ovvero Francesco Socal (clarinetti), Roberto Durante (piano, melodica e oggetti assortiti, tra cui una sveglia), Martin Teshome (violoncello) si muovono tra marcette espressioniste (Oy Oi Oi), jazz balcanico a rotta di collo (Aidiniko), sognanti ballate tra il Mediterraneo, il Mar Nero ed il Golfo Persico (Rumenishe Fantazyie) o allegre sagre di paese (Fun Der Khupe).

Il jazz è la cartina tornasole per le scorrazzate libere, la classica, il punto fermo su cui costruire armonie preziose, talvolta dissonanti; il folklore, il bandistico, gli elementi che fungono da raccordo tra una composizione e l'altra, tra l'azione disciplinata e la volontà di rompere gli schemi, le barriere etniche, di pensiero, di pregiudizio che popolano ed insozzano il nostro bel mondo, dove per fortuna le musiche possibili, futuribili, sono già state scritte, sono lì, a nostro uso e consumo. Musica eterna, senza tempo, qual è la musica Klezmer che i suoi mirabili interpreti ci restituiscono con energia, malinconia, gioia e dolore, come la vita stessa, talvolta empia, ma anche profumata di paradiso terrestre. Musica con cui viaggiare, lasciarsi cullare, piangere o ridere di se stessi o degli altri, alzando i calici verso l'eterno, l'ineffabile e l'ineluttabile. La seconda prova non delude le aspettative e non smette di stupire.

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