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R Recensione

7/10

Rude & the Lickshots

Lickshots

Uscito sul finire del 2013, il disco di Rude all’esordio con i Lickshots, è una vera e propria ventata di aria fresca. Proveniente da esperienze musicali importanti (vale la pena citare i Ghetto 84, con cui ha iniziato la carriera nel 1984, e poi gli impegni a fianco di Roy Paci negli Aretuska, con Manu Chao, Banda Bassotti, Fermin Muguruza, Cypress Hill, RedSka) il bolognese Luca Lombardo, ora di stanza in Germania, ha radunato intorno a se una formazione di musicisti innamorati del rocksteady, del reggae delle origini, così come del soul, pubblicando un disco divertentissimo nella sua apparente semplicità.

Musicista eclettico, Rude ci accompagna in un viaggio a trecentosessanta gradi nel cuore della musica jamaicana e affini, attraversando lingue e linguaggi diversi. A partire da Preso de tu amor, un tuffo alle radici del reggae, quando erano ancora prevalenti i suoni del rocksteady e dell’r’n’b mischiati alle melodie caraibiche, suoni che ritroviamo anche in We no bunga bunga un rocksteady molto veloce, cantato in inglese e spagnolo. La matrice black fa la sua comparsa in Soul hooligan, un r’n’b scatenato, contro razzisti e tessere del tifoso, con e le tastiere che imitano i fiati, in un arrangiamento molto anni sessanta. Stessa atmosfera per Feccia, ripescata dal repertorio dei Ghetto 84 (una band che ha fatto la storia del punk italiano) cantata in italiano con un finto accento inglese.

Ma il grande amore di Rude oggi, è evidente, è il reggae. Ecco quindi arrivare I miss the reggae, omaggio alla storia della musica jamaicana ed ai musicisti che hanno inventato e fatto conoscere questa musica, tutti citati nel testo del brano cantato in inglese (da Sir Coxsone Dodd a Laurel Aitken, passando per Skatalites, Gregory Isaacs, Alton Ellis, e ovviamente gli Studio One, dove tutto è iniziato). Molto bello anche l’omaggio agli Slackers con la loro Propaganda, un classico ska reggae, qui in versione in spagnolo. Stessa sorte che subisce quello che è ormai un vero e proprio inno, il classico The harder they come di Jimmy Cliff, che nelle mani di Rude diventa Mas duro vendran. Un altro grande classico, ma della storia del folk americano, All you fascist bound to lose, cover del grande Woody Guthrie viene ripreso in una versione reggae, molto originale, a dimostrare anche l’impegno sempre presente nei testi della band. Altro nume tutelare della band e di Rude è Joe Strummer con i sui Clash, a cui va un doppio omaggio: Joe Strummer’s boots, un rock ‘n roll solo voce e piano (qualcosa di molto simile faceva il vecchio Joe in un film documentario sui Clash), e I fought the law, il brano di Sonny Curtis, qui in una splendida versione reggae, omaggio a lui ma anche ai Clash, che riportarono al successo questo brano.

Dallo ska in spagnolo di One two…organicate, un invito al pueblo ad organizzarsi, allo strumentale rocksteady Lickshots, con le tastiere a guidare le danze, al reggae con aperture melodiche quasi pop di Nunca bajar los brazos, i Rude & the Lickshots ci consegnano un disco esplosivo e carico di energia, dove all’allegria della musica si accompagna sempre uno sguardo sulla realtà sociale, e che soprattutto racconta di una grande passione per la musica che, a distanza di trent’anni dagli esordi, porta ancora Rude a girare sui palchi di tutta Europa.

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