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R Recensione

10/10

Brian Eno - David byrne

My Life In the Bush Of Ghosts

di PV64

Il mio Punto di Non Ritorno.

1981: Ero un pischelletto 17enne che frequentava negozi di LP quasi quotidianamente e già allora ero mai sazio di novità e nuove sonorità (una turbe di origine psicotica che mi sono portato appresso per anni!). Nel mio negozio di dischi preferito chiesi al commesso, un ex freakkettone old style, cosa fosse uscito di interessante (ebbene sì, mica come adesso che basta digitare Google.it...). Oltre a Bob Marley "Uprising" mi tirò fuori da sotto il banco 'sto vinile dalla copertina spettrale che sembrava il manifesto di un neo-movimento Dadasta pesantissimo e noiosissimo. Io lo girai e lo rigirai e, guardando i nomi dei titolari, mi apprestai a sborsare le mie 3500 lirette della paghetta tra mille dubbi e perplessità. Brian Eno il vate dell'ambient (già allora!) con David Byrne, il geniaccio delle Teste Parlanti?! Sarà una sòla? (mica c'erano i samples allora...).

Ma i dubbi durarono poco: la distanza dal negozio alla puntina del mio stereo.

Bastarono i primi 30 secondi per rendermi conto che "nel mondo stava succedendo qualcosa di grosso". Erano tutti lì, in quei 30 secondi, gli attimi che cambiarono la "mia" percezione della musica! Mi resi perfettamente conto che il mondo aveva cominciato ad accellerare e ad andare ad un altro ritmo e che tutto quello che avevo ascoltato prima non solo mi sembrava "vecchio" e superato ma, purtroppo o per fortuna, non sarebbe più rimasto lo stesso.

La Svolta Epocale era iniziato e io (e pochi altri) ne eravamo i testimoni diretti!

Un disco che veniva dal futuro e che ne presagiva i cambiamenti: ritmi sincopati e irregolari, canti arabi campionati e mixati tra loro, composizioni originali in 3/4 con melodie ancestrali in contrasto, sottolineate da un lamento filtrato elettronico, spesso scratchato o rimontato "sfasato" su più livelli... insomma: cosa diavolo stava succedendo alla musica?

L'elettronica stava incontrando la spiritualità?! Dov'erano le "canzoni"? Cos'era questo strano miscuglio tra elettronica, world music, preghiere, trance e sperimentazione? Da dove venivano questi due e soprattutto: DOVE ERANO STATI PRIMA? Mi rigirai la copertina cercando invano le poche note di copertina sperando in una spiegazione, una didascalia ma... niente, poche righe tecniche e niente di più. Ma come: questi stanno a fare una rivoluzione culturale e non dicono nulla? nessuna dichiarazione, nessun manifesto o altro?!

Brani come "America is waiting" (solo l'America o il mondo intero stava aspettando??) o la cupissima "Mea Culpa", la funkeggiante "Regiment" con la voce straziante di una sacerdotessa persiana in contraltare (?) o la ritmatissima "Help Me" (dove si sente la zampata potente afro di David Byrne!), o pezzi come l'antesignana del trip hop ante-litteram "The Carrier" con voce sensualissima araba che legge brani del Corano o la straziante nenia di "Mountain of Needless" (debitaria del Dead Can Dance-sound)... insomma, una fucina di idee, influenze e stili più disparati, assemblati con un gusto e una classe che faranno (guardacaso) la fortuna di Eno negli anni a venire come produttore richiestissimo (da U2 a David Bowie ecc).

Così, a poco a poco, questo disco si impossessò della mia stanza, del mio universo, lentamente ed inesorabilmente: il "Nuovo" avanzava e stava contaminando le mie orecchie, il mio modo di fruire la musica, il mio approccio al futuro e finalmente, dopo qualche mese dal mio 18esimo compleanno, capii.

Capii che il mondo stava incamminandosi verso il Meeltingpop, la contaminazione dei generi, nelle arti, nella pittura, nella letteratura e perlappunto nella musica, facendo crollare muri e steccati fino a poco fa impensabili... questo disco mi fece fare uno "scatto" mentale e culturale e da lì in poi, compresi meglio, e per certi aspetti in leggero anticipo, che l'arte del crossover, del remix, della fusione dei generi sarebbe stata la vera pietra miliare del ventennio che si prestava ad arrivare.

2008: negli anni a venire infatti  arriveranno nuovi generi e nuove band (dal grunge all'hip-hop, dai Massive Attack ai Radiohead) ma, nel mio piccolo, compresi che il nocciolo, il primo atomo, insomma, il "Punto Zero di Non Ritorno" di tutto era stato generato da questo disco che rimane tutt'oggi attualissimo, se pensate che sono passati quasi 30 anni e i suoni sembrano nati ieri!!

Il disco è stato riproposto nel 2006 rimasterizzato (era ora!!) con una nuova grafica e con un bonus CD aggiuntivo interessante con alcuni brani "scartati" che nulla aggiungono e nulla tolgono alla grandezza dell'Opera.

Insomma, che dire: mai opera musicale fu così profetica.

Mai disco fu così illuminante.

V Voti

Voto degli utenti: 9,4/10 in media su 20 voti.
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Dr.Paul 10/10
rael 10/10
REBBY 10/10
Lazarus 10/10
max997 10/10

C Commenti

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Dr.Paul (ha votato 10 questo disco) alle 15:24 del 3 settembre 2008 ha scritto:

pensa che palle se quel giorno invece di questo ti prendevi uprising, ci hai mai pensato? scherzo...ma non troppo!

io l'ho scoperto qualche anno dopo, doppiato su cassetta da un tizio che aveva il vinile, non ci capii nulla, non sapevo da che lato guardarlo, non c'era una strofa, non c'era un ritornello, un casino!! sembrava che per assorbire un lavoro ci volesse molto piu tempo rispetto ad oggi o sbaglio? pietra miliare sicuramente!

PV64, autore, alle 1:00 del 4 settembre 2008 ha scritto:

Eh eh eh

...mi sa che siamo allora "coetanei" io e te, Dr.Paul... o devo chiamarla "dottore"??

Dr.Paul (ha votato 10 questo disco) alle 22:33 del 4 settembre 2008 ha scritto:

eh sono piu giovincello....ahah

PV64, autore, alle 17:50 del 5 settembre 2008 ha scritto:

Si ma...

...in realtà questo disco, nell'edizione speciale qui recensita, aveva in realtà UN'ALTRA COPERTINA. Questa è quella originale del 1981... mah

rael (ha votato 10 questo disco) alle 11:17 del 27 settembre 2008 ha scritto:

un classico, compreso da pochissimi purtroppo!

Utente non più registrato alle 9:44 del 14 gennaio 2010 ha scritto:

?? 2006 ??

E' una contraddizione ed una banalità trovare la ristampa di un capolavoro come "My Life in a Bush of Ghosts" (il titolo, la copertina e l'etichetta sono sbagliate) come miglior disco del 2006. Nel 2009 hanno ristampato l'intera collezione dei Beatles, di conseguneza il miglior album della classifica dello scorso anno potrebbe essere "Sgt. Pepper's Lonely Hearts Club Band"... bah! se volete così...

REBBY (ha votato 10 questo disco) alle 10:36 del 14 gennaio 2010 ha scritto:

Anch'io penso che questo capolavoro non dovrebbe

comparire nell'anno in cui è stato ristampato.

Per me addirittura non dovrebbero comparire

nemmeno quei dischi che, pur essendo stampati per

la prima volta, contengono vecchie registrazioni

(esempio il Live at Filmore east di Young), ma

questa è solo la mia opinione. C'è da dire che il

2006 è stato uno degli anni, del decennio, più

scarsi di buone uscite (altra mia opinione)...

Bellerofonte (ha votato 10 questo disco) alle 21:41 del 29 marzo 2010 ha scritto:

Questo va nei classici per direttissima. Disco della madonna. Capolavoro di dimensioni non misurabili

Mirko Diamanti (ha votato 8 questo disco) alle 15:46 del 17 novembre 2011 ha scritto:

Ecco, questo cattura la mente più che lo spirito.

VDGG alle 12:54 del 19 ottobre 2014 ha scritto:

Disco che non "suona" come (purtroppo) gran parte della musica prodotta negli anni '80 ma, a parte questa nota positiva, mi risulta invariabilmente noioso e irritante.

Non lo voto.

Lazarus (ha votato 10 questo disco) alle 20:21 del 19 ottobre 2014 ha scritto:

disco davvero epocale. suona ancora oggi fresco e stimolante. se ben ricordo byrne ne fece ritardare l'uscita per non "oscurare" remain in light ( da lì i due infatti poi si separarano e mai più rivisti credo) .pezzo preferito qu'ran (oggi disponibile solo sul vinile originale e la prima stampa cd ormai da collezione. eno dopo un po' di tentennamenti cedette -bazuka alla tempia dce la leggenda- alle richieste delle comunità islamica...)

Lazarus (ha votato 10 questo disco) alle 12:44 del 23 ottobre 2014 ha scritto:

Ho letto la rece e devo dire che il background storico dal quale nasce questo lavoro non viene proprio preso in considerazione. Qualcosa di “simile e coevo” lo si sente in Movies il primo lavoro solista dell’ex-Can Holger Czukay. Ovvio che Eno in quei territori krauti ci ha sguazzato un bel po’ non è una novità. Ritmi africani ( percussionista Kwaku Baah), sampling, inserti presi dalla radio (Persian Love) insomma classico disco dada-collagistico dove vari elementi musicali vengono assemblati . Disco interessante di certo non al livello di Canaxis (1968-1969) questo si davvero in anticipo su molte cose future in ambito art rock e uno dei dischi fondamentali per capire my life in the bush of ghosts e non solo.