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R Recensione

7/10

Group Doueh & Cheveu

Dakhla Sahara Session

Anche se me lo avessero detto, non l’avrei mai creduto possibile. Avete presente l’educato spaesamento allo scoprire che David Lynch si era ufficialmente dato alla musica? Molto, molto di più. Quale dovrebbe essere il punto di contatto fra tre scazzatissimi post-punkers d’Oltralpe e la tribù allargata di Salmou Baamar, una carovana itinerante che da un protettorato spagnolo si è diffuso a macchia d’olio per tutta l’Europa? Nemmeno il tenue filo del recente passato storico – anche lo strapotere francese si è dovuto arrendere al Sahara occidentale. Dunque: perché mai gente del genere dovrebbe mettersi a fare comunella e, addirittura!, sentire l’esigenza di fare un intero disco assieme? Forse che i confini abbattuti dalla crescita mediatica di Bombino sono stati ben maggiori e ben più numerosi di quelli supposti (non ditelo a The Real Donald, però…)? Oppure che, in epoca di pieno revival culturale neocolonialista (il peggiore), tutto fa brodo para buscar la voluntad del melting pot?

Da buoni amici, facciamo un bell’accordo. Invece di scervellarvi a formulare dietrologie che non portano da nessuna parte, ritagliatevi una quarantina di minuti di libertà: basteranno perché il policromo ordito di cui è intessuto “Dakhla Sahara Session” pervada ogni vostra fibra. Basteranno anche per farvi capire che, in fondo, l’accoppiata è assai meno casuale di quello che sembra: per quanto lapalissianamente distinti siano i formalismi esteriori, alla base dello stile di entrambe le band sottostanno svariati elementi comuni. Il primo: lo spasmodico amore per la ripetizione. Se la famiglia Doueh non si sognasse di intervenire massicciamente (prima i cori, poi i synth di El Waer, infine la chitarra fuzz di Salmou), l’ancheggiare robotico di “Bord De Mer” rifuggirebbe ogni variazione e si autoriprodurrebbe indisturbato, all’infinito: allo stesso modo, “Charâa” è un mantra spiraliforme vicino a certe manifestazioni della musica popolare subsahariana,  attecchito su grovigli psichedelici di chitarra e organetto che, quasi per incanto, si disfanno e si ricompongono attorno all’incanto di un flauto spuntato fuori dal nulla. Le mille, una notte e una sorpresa a ogni piè sospinto: i velenosi wah di “Hamadi” hanno il sapore di un’outtake di Gil Scott-Heron a colloquio con le eminenze garage del suo tempo.

Quest’annotazione ci porta dritta al secondo punto: prima di ogni incontro-scontro, di ogni sperimentalismo, “Dakhla Sahara Session” è un disco rock. Puro. Sanguigno. Genuino. Nei jukebox di mezzo mondo suonano i Queens Of The Stone Age? Noi spariamo a tutto volume “Azaouane”, una rasoiata etno-hendrixiana foderata di contrappunti chitarristici funk e spalleggiata da una sfrontatissima drum machine. La gente ha riscoperto la musica microtonale con i King Gizzard & The Lizard Wizard? “Tout Droit” potrebbe fornire qualche ulteriore ragguaglio in merito, senza ulteriore mediazione occidentale. È passata l’estate più cocente degli ultimi duecento anni e siete pure rimasti a corto di tormentoni? In “Moto Deux Places” collidono le litanie del Group Doueh e i recital sprezzanti di David Lemoine dei Cheveu, per un’indefinibile fanfara berbera che sembra uscita dal songbook di James Chance (ve lo diciamo noi per primi: il risultato è geniale).

Leggete irriverenza in quanto descritto? Ottimo intuito: è precisamente il terzo concetto in comune. Roba che l’esicasmo vocale di “Ach’Had Lak Ya Khay” diventa un jingle pubblicitario striato di synth alieni e il call&response con tidinit di “Skit 1” si alterna alla danza epico-lirica di “Je Penche” (come i Tinariwen più contemplativi remixati dai DAF). Tutto questo è impensabile, e difatti non occorre pensarlo: ce l’avete proprio di fronte.

V Voti

Voto degli utenti: 7/10 in media su 1 voto.
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Cas 7/10

C Commenti

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Cas (ha votato 7 questo disco) alle 12:31 del 15 ottobre ha scritto:

Lavoro molto bello, e ascoltando brani come "Azaouane" mi è impossibile non pensare al profetico Ferretti di "Punk Islam".

Marco_Biasio, autore, alle 15:23 del 15 ottobre ha scritto:

Sì, hai ragione, anche a me era passato per la mente!