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<  Musica  ~  PROGRESSIVE ROCK: croce o delizia?
Giorgio_Gennari
MessaggioInviato: Dom Dic 23, 2018 10:52 am  Rispondi citando
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Visto che oramai è da un po' di tempo che sono iscritto nel sito di Storiadellamusica, ho pensato di mostrare a tutti voi fans del prog una mia personale analisi scaruffiana dell'opera degli Yes... spero che vi faccia piacere/vi faccia discutere/venga stroncata brutalmente/venga portata in trionfo tipo Lino Banfi alla fine della partita... e insomma BUONE FESTE A TUTTI!



Gli Yes sono stati tra le più grandi formazioni prog-rock di tutti i tempi. Coevi dei King Crimson e dei Genesis, se il punto di forza di questi era spesso la magniloquenza del sound, gli Yes puntavano più sulla tecnica ma con risultati artistici comunque notevoli.

I leader Jon Anderson (cantante) e Chris Squire (bassista e seconda voce), entrambi fan dei Who, si avvalgono di Peter Banks (chitarrista), Tony Kaye (tastierista) e soprattutto di Bill Bruford (batterista di impostazione jazz) per registrare il primo album omonimo.

Da YES (lug. 1969) traspare una produzione scadente, ma anche gli ottimi gusti melodici dei cinque musicisti. Beyond and Before è già un loro manifesto: la voce limpida di Anderson è supportata da un ricco arrangiamento strumentale, ora chiassoso ora più calmo. Altri brani ben concepiti sono le energiche Looking Around e Every Little Thing; l’ottima preparazione tecnica è sfoggiata anche in I See You, cover di un umile brano dei Byrds, qui trasformato in un’ impalcatura di armonie vocali che degenera in una piccola jazz session dove spiccano chitarra e batteria. Harold Land è più incompiuta; va meglio con le corte e dolcissime Yesterday and Today e Sweetness, che non hanno nulla da invidiare alle canzoni d’amore dei Beatles. Si tratta di un’esordio allegro e fantasioso, che lascia intuire il potenziale della band. 6.5

TIME AND A WORD (lug. 1970) vede la collaborazione con un’ orchestra e conferma le loro abilità come arrangiatori. Then ed Everydays (ottimo contrappunto Yes/orchestra, sonorità più cupe, scorribande prog-rock-jazz, tranquillità) sono i primi momenti degni di nota, ma The Prophet non è poi così minore; Time and a Word è un’altra bella melodia. Astral Traveller vede una voce filtrata, una linea di basso funk , tastiere e chitarra che alternano partiture vorticose a ritmi sincopati, tutto perfettamente amalgamato (è forse il brano migliore). Il dosaggio intelligente degli arrangiamenti orchestrali fa sì che esso non incida quasi mai negativamente sulla godibilità delle canzoni. 7?

Gli album commercialmente vanno piuttosto male, ma proprio quando potrebbero sciogliersi Banks viene sostituito da Steve Howe (stilisticamente più completo di Banks e uno dei grandi chitarristi del rock), che ottiene una certa prominenza anche in ambito compositivo, e il quintetto prosegue.
THE YES ALBUM (feb. 1971) tenta una dilatazione dei brani, infatti conta di quattro mini-suite e due brani più corti che hanno tutto l’aspetto di riempitivi. Yours Is No Disgrace in apertura è anche la canzone migliore: un ritornello orecchiabile e i vortici pianistici di Kaye (anche Squire è coprotagonista) si alternano e si intrecciano bene, ottimi anche gli intermezzi strumentali. Purtroppo gli altri brani danno spesso idea di dilungarsi oltre il necessario: I’ve Seen All Good People è un po’ banale per i loro standard e la parte migliore di Perpetual Change è l’incipit, con la sua curiosa alternanza battere/levare, il resto non è poi così brillante. Starship Trooper non fa di meglio, dovrebbe essere la loro canzone “cosmica” ma la verità è che Astral Traveller conteneva idee migliori e durava meno. Chiaramente l’intento della band era evolversi verso uno stile più adulto, ma manca ancora di maturità in questo senso. I virtuosismi di Howe (tra quelli degli altri) tentano di mettere delle pezze, ma l’album rimane piuttosto noioso. THE YES ALBUM è spesso considerato il primo capolavoro degli Yes, e fu il loro primo successo commerciale. 6

La maturità compositiva giunge però in fretta, e i leader decidono che Kaye non è più il tastierista per loro: acquistano quindi Rick Wakeman, col senno di poi un musicista decisamente più adatto allo stile dei lavori successivi.

Visto il crescente prestigio della band (e l’assunzione di un manager più competente), gli Yes possono finalmente godere di una produzione eccellente, ma questo è solo uno dei fattori che resero FRAGILE (nov. 1971) un album così ben riuscito. Roundabout è il loro primo capolavoro, eccezionale fin dall'incipit di chitarra spagnola, preceduta da una nota di tastiera registrata al contrario, che prepara la scena alla coppia ritmica basso/batteria e al canto, con melodie e stacchi a dir poco vincenti; un breve momento di tranquillità, per poi esplodere in un’alternarsi di assoli tastieristici/chitarristici, e infine spegnersi con la chitarra solista iniziale, il tutto in un clima allegrissimo che disorienta e stordisce: tanta complessità era del tutto inedita per un brano così festoso e orecchiabile; Wakeman e le sue sfavillanti tastiere sguazzano nella musica con grande eleganza ed efficacia. Roundabout è una gemma del prog tutto. Wakeman ci ricorda le sue origini classiche con una rivisitazione di un brano appunto classico, Cans And Brahms; We Have Heaven, serafico intreccio vocale degno dei migliori Beach Boys, è reso sinistro da un paio di battiti minacciosi e poi da una voce filtrata, per finire di colpo con la chiusura di una porta scricchiolante e passi che si allontanano (concezione assolutamente geniale). Senza perdere tempo, ci si imbatte nel funk accattivante di South Side Of The Sky, un altro capolavoro, che sfuma in un emozionante melodia pianistica; a poco a poco ricompaiono batteria e coro (e qui parte un’altra delle loro armonie vocali più riuscite, che con gli altri strumenti forgiano un’atmosfera unica) e, infine, il tema principale. La competenza tecnica/stilistica che oramai li contraddistingue rende gioiellini anche i brani più umili, come dimostrano la spassosa Long Distance Runaround e il breve viaggio psichedelico di The Fish, dove un’atmosfera rilassata occulta in parte i virtuosismi di Squire. Heart Of The Sunrise, il gran finale, vanta dapprima raffinate scale ascendenti/discendenti di chitarra e basso suonate con l’energia di un hard-rock, poi un susseguirsi di momenti atmosferici e simpatici sketch; inoltre negli intervalli più tranquilli si può apprezzare il bel canto di Jon Anderson, ormai un pezzo forte della band. Nella versione CD compare anche America, un riarrangiamento (altri dieci minuti) della canzone di Simon & Garfunkel, che lungi dall’essere un brano superfluo è un altro ottimo riassunto di ciò che gli Yes e il prog sono capaci di fare. In FRAGILE gli Yes possono ormai dirsi un supergruppo sia a livello tecnico che compositivo. In FRAGILE i brani più lunghi hanno una complessità ma soprattutto una compiutezza che in YES ALBUM non possedevano neanche lontanamente. Le tastiere di Wakeman sono impeccabili, ma in verità è proprio la maturazione compositiva degli altri a determinare il balzo in avanti. Sovente sezioni di brano (ma vale anche per Five Percent For Nothing) hanno l’aspetto di esercizi da manuale, come se la band volesse imporre/imporsi un nuovo standard di qualità di esecuzione. 8

Un grosso lavoro sia di produzione che di scrittura porta a CLOSE TO THE EDGE (set. 1972), agognata meta del loro percorso da perfezionisti. La suite moderna posta in apertura, Close To The Edge, è il loro capolavoro definitivo. Suoni dalla natura in un’aura di misticismo emergono gradualmente dal silenzio, fino all’esplosione di un assolo dissonante di Howe immerso nel caos controllato degli altri musicisti; una gentile (e memorabile) melodia di chitarra fa da preludio al il vero corpo del brano: una giostra di ritmi dispari e paesaggi sonori che fanno da tappeto alla struttura rigida del canto (Down at the edge, round by the corner, close to the edge, down by a river). I testi di Anderson vantano parole evocative e foneticamente perfette per accompagnare il susseguirsi delle melodie, formando un meraviglioso intreccio (qui sta l’ennesimo trionfo). Di colpo l’energia si spegne in un’atmosfera più calma, impreziosita magistralmente dal canto e cori e dalla maestosa entrata di un organo da cattedrale. Nella successione dei quadretti la band non sbaglia una virgola: ora la riproposizione schizoide del tema iniziale, ora uno scenario vorticoso con superbo assolo di Wakeman, fino ad arrivare al grandioso finale, dove il brano finalmente si libera dell’energia accumulata e riposa, simile a un gigante che si addormenta. Tra le varie notevoli suite del progressive, Close To The Edge è senza dubbio la più perfetta. Tutto è davvero al suo posto, ogni nota è funzionale al brano, maestosità e stranezze sono proposte con un eleganza tale da impreziosire il quadro generale senza rovinarlo. Dopo un brano di simile caratura sarebbe facile ripetersi o perdersi per strada; gli Yes non lo fanno e anzi propongono altre due notevoli composizioni. La prima, And You And I vanta un eccellente alternarsi di atmosfere da meditazione (silenzio e chitarra acustica), un folk accogliente e sezioni maestose e imponenti; i protagonisti indiscussi sono qui Howe, Wakeman, e Anderson, che cedendosi l’un l’altro il comando compongono altri dieci minuti di meraviglia in musica, pieni di particolari. La razionalià dei brani precedenti impreziosisce il canovaccio alla YES ALBUM di Siberian Khatru, che torna in territori più ballabili; è comunque su un altro pianeta rispetto YES ALBUM. La macchina ritmica Squire/Bruford, raffinata e cangevole, si conferma come una delle più memorabili del rock. Il brano conta inserti tastieristici di stampo classico e intrecci vocali fra i più riusciti della carriera; ma Siberian Khatru è soprattutto il brano di Howe, un’impressionente tour de force di chitarra, ora intricato accompagnamento ora assolo. CLOSE TO THE EDGE è l’album più perfetto del prog. Forse non il migliore, ma sicuramente il più perfetto. 8.5

Prima dell’imminente tour, però, Bruford abbandona la nave per unirsi ai King Crimson, privando così gli Yes di un eccellente batterista, creativo e raffinato. Al suo posto viene assunto Alan White, dallo stile più canonico ed energico, che diventerà un membro stabile.

Spendo due parole su YESSONGS (mag. 1973), live contenente i brani più importanti tratti dagli ultimi tre album (grande assente South Side of the Sky), che seppur registrato malino (a tratti somiglia a un bootleg) ha senz’altro parecchie emozioni da dare ai fan. Gli Yes infatti si rivelano anche un’ottima band dal vivo, senza paura di allungare la struttura dei brani, nonché con un’energia capace di anche i brani da YES ALBUM; Close to the Edge è però penalizzato dalla registrazione. Perpetual Change e Long Distance Runaround/The Fish sono dal tour del ’71, quindi vedono addirittura Bill Bruford alla batteria! Album dal vivo interessante e avvincente, lo consiglio ai fan del prog in generale. Il MADE IN JAPAN del prog.

Jon Anderson dà sfogo alle sue manie di spiritualità in TALES FROM TOPOGRAPHIC OCEANS (dic. 1973), doppio album composto da una suite per lato per un totale di ottanta minuti. Causa troppo poco materiale per un doppio, i brani furono diluiti e allungati fino ad ottenere un risultato agghiacciante. Il crescendo di cori all’inizio di The Revealing Science of God (Dance of the Dawn) sembra promettere bene, se non che il brano si incarta in continuazione su passaggi vocali poco originali. Verso la fine si materializza una sezione strumentale più aggressiva, ma purtroppo invece di svilupparsi viene soppressa da i cori, oramai fastidiosi. Questi difetti sono però nulla rispetto a The Remembering (High the Memory), dove le pur armoniose melodie iniziali non si sviluppano mai, andando di fatto a formare un riempitivo clamoroso (e venti minuti di noia non son pochi). In effetti si ha l’impressione che ogni brano sarebbe potuto essere accorciato di una metà buona. The Ancient (Giants Under the Sun) offre alcuni passaggi più insoliti (anche se in certi punti Wakeman somiglia pericolosamente al Keith Emerson meno ispirato), ma le parti più godibili sono quelle dove suona Howe da solo; Jon Anderson, la cui voce fino al disco precedente era uno dei punti di forza degli Yes, qui è perfino inopportuno: con molti aggiustamenti e tagli Ancient poteva essere una buona suite strumentale. Ritual (Nous sommes du soleil) vede un guizzo di genio dal minuto 13° al 16°, un impeto di rabbia collettiva seguito da un percussionismo nervoso e suoni spaventosi; il resto del brano è tristemente soporifero. Trovo incomprensibile che questo album la cui parte migliore è la copertina sia da qualcuno considerato la vetta artistica del gruppo: se già gli ELP avevano precedentemente reso noti alcuni dei lati peggiori del progressive, TALES contribuisce con brani inutilmente ambiziosi, autocompiaciuti, inconcludenti e noiosissimi. Da evitare. 4.5

RELAYER (nov. 1974) vede Patrick Moraz alle tastiere. The Gates of Delirium è un’altra suite di venti minuti, ma rappresenta un grande recupero di ispirazione. Su armonie orientali si costruisce un primo sound caratterizzato sì da un’armoniosità di fondo, come in TALES, ma da cui emergono comunque le personalità dei singoli musicisti (come in CTTE); l’interessante intreccio prosegue incattivendosi un po’ alla volta (perfino i cori appaiono più affilati), fino ad approdare ad una tanto attesa sezione strumentale severa, complessa e spettacolare, organizzata seguendo un approccio elegante e personale; Anderson non poteva esimersi da un dolce appendice di sei minuti, tutto sommato un degno finale per una suite che da sola vale più di tutte le quattro di TALES. Altra gradita sorpresa è Sound Chaser il loro brano più scatenato da inizio carriera, dove ritmi epilettici e selvaggi si alternano a passaggi appena più canonici andando a formare un pezzo imprevedibile (e il Cha Cha Cha, Cha Cha è da applausi); è sempre prog, ma spinto ai limiti estremi del genere, resta forse però troppo confuso per potersi dire “memorabile”. To Be Over per contro è fin troppo gentile con l’ascoltatore, è di una melodiosità piacevole ma forse anche troppo insistita. 6.5

Dopo tre anni la band torna con Wakeman per registrare GOING FOR THE ONE (lug. 1977), il primo album a fare a meno della produzione di Eddie Offord (quello che creò la nota al contrario in Roundabout e gli uccelli/ruscelli/insetti in Closet o the Edge). Se RELAYER vantava una sana voglia di rinnovare ed espandere il repertorio prog, in quest’album essa manca quasi totalmente. I brani più brevi (anche Turn of the Century) hanno poca personalità e poche idee. Awaken, la nuova suite stavolta di 15 minuti, si perde in sonorità vagamente VanDerGraaffiane, intervalli pianistici o chitarristici e cori rilassati, all’insegna di una monotonia insopportabile; non ha nulla a che fare con la potenza di Close to the Edge o di The Gates of Delirium. I grandi difetti dell’album sono una generale povertà di idee (da questo a FRAGILE c’è un abisso) ma anche una produzione di una pomposità spropositata, che va a rovinare anche i momenti migliori. 5

Sempre la produzione grava sul già di per sé mediocre TORMATO (set. 1978). Brutto segno che il riempitivo classicheggiante Madrigal sia più piacevole da ascoltare di Future Times/Rejoice e della (banale) hit Don’t Kill the Whale, ma Arriving UFO batte strade inconsuete, con buon risultato s’intende, mentre On the Silent Wings of Freedom è un nuovo momento di ispirazione colletiva (gli assoli di Wakeman e di Squire alla fine sono un piacere, rispetto alla media dell’album). Circus of Heaven è incompiuta e Onward non sa di niente. 4.5

DRAMA vede la formazione stravolta, con i componenti dei Buggles chiamati a sostituire Anderson e Wakeman. Finalmente gli Yes tornano a suonare prog ma il risultato è comunque molto modesto. Sì perché anche i brani più complessi come Machine Messiah hanno ben poco da raccontare nella storia del prog, mentre quelli più umili come White Car, ben poco hanno da dire anche al fan più accanito. In alcuni momenti si torna comunque a livelli di perfezione (?) formale anche se diluita in troppi momenti minori. 5

In 90125 e BIG GENERATOR gli Yes si lasciano andare a canzonette del synth-pop/dance più corrivo, ben confezionate e con alcuni momenti gradevoli, ma fondamentalmente vuote di contenuti. Alcuni fans considerano il primo dei due un capolavoro e l’altro un vergognoso episodio commerciale e del tutto privo di ispirazione. La verità è che la qualità degli album è simile, con la differenza che 90125 contiene Owner of a Lowner Heart, brano dance colto, avvincente, a tratti persino violento (l’assolo artiglio del chitarrista è eccezionale per un brano dance) che rimarrà l’ultimo piccolo capolavoro della band. 5 a 90125, 4.5 a Big G.

Non recensisco nulla dell’ultima parte de carriera poiché sono sinceramente convinto che al confronto i primi due album siano nei fatti molto più godibili. E album degli 80, 90, 00 e 10 suonino meno freschi di album del 69 e del 70, la dice lunga...

Mi fermo qui anche perché appunto in fondo il resto della carriera degli Yes resta trascurabile e mediocre, con imbarazzanti periodi senili ed altri corrivi non meno inutili. L’eccezione è stata MAGNIFICATION, album denso di arrangiamenti classici ma anche con diversi momenti eleganti, di sicuro superiore a DRAMA. E’ significativo che l’ugola di Jon Anderson sia ancora in splendida forma dopo più di trent’anni di carriera, e insomma questo è l’unico album dell’ultimo periodo degno di una sufficienza.

Sipario.
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Giuseppe Ienopoli
MessaggioInviato: Sab Dic 29, 2018 12:12 am  Rispondi citando
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... quest'anno sotto l'albero c'era un regalo anche per me ... un bel tomo
di quasi 500 pagine da leggere "progressiva_mente" su di una sola gamba ...







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Arrow Arrow ... https://youtu.be/-l2aZwx6COs ... Smile

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Cas
MessaggioInviato: Sab Gen 05, 2019 5:36 pm  Rispondi citando
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Giorgio_Gennari ha scritto:
Visto che oramai è da un po' di tempo che sono iscritto nel sito di Storiadellamusica, ho pensato di mostrare a tutti voi fans del prog una mia personale analisi scaruffiana dell'opera degli Yes.


Posso chiederti in cosa consiste una analisi "scaruffiana"?

p.s. "90125" secondo me è un gran disco, altro che canzonette synth-pop.

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Un bel disco è un bel disco

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Giorgio_Gennari
MessaggioInviato: Sab Gen 05, 2019 8:12 pm  Rispondi citando
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"Scaruffiana" perché ho voluto riassumere la discografia "alla Scaruffi", e anche perché i voti sono - involontariamente - molto simili.

Riguardo a 90125, conosco in effetti diversi che lo considerano un signor album, e a dire il vero anche Ondarock la pensa così (ma anche a dire il vero parla bene di Tales From Topographic Oceans, che io trovo imbarazzante), ma... sempre avuto un impressione ben diversa.
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Giuseppe Ienopoli
MessaggioInviato: Sab Feb 23, 2019 10:22 am  Rispondi citando
Musicofilo


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La PFM oltre il tempo
con "The Very Best"



Questa la tracklist di “TVB – The Very Best”:

CD1: 1) Introduzione (1:0Cool; 2) Impressioni di Settembre (5:40); 3) È festa (2:47); 4) La carrozza di Hans (5:40); 5) Appena un po’ (7:3Cool; 6) Generale (4:13); 7) Il banchetto (8:34); Cool Photos Of Ghosts (5:20); 9) Celebration (3:50); 10) Mr 9 ‘Till 5 (4:0Cool; 11) Promenade The Puzzle (7:30); 12) La luna nuova (6:21); 13) Dolcissima Maria (4:01)

CD2: 1) The Mountain (10:44); 2) Is My Face On Straight (6:3Cool; 3) Have Your Cake and Beat It Live (7:21); 4) Harlequin (7:4Cool; 5) Chocolate Kings (4:39); 6) Out On The Roundabout (7:53); 7) Jet Lag (9:10); Cool Traveler (5:39); 9) I cavalieri del tavolo cubico (5:21); 10) Passpartù (4:51)

CD3: 1) Suonare suonare (4:49); 2) Si può fare (4:51); 3) Maestro della voce (5:36); 4) Come ti va (5:40); 5) Quartiere otto (5:30); 6) Chi ha paura della notte? (4:30); 7) Capitani coraggiosi (5:0Cool; Cool 46 (4:12); 9) Un amore vero (5:32); 10) Prima che venga la sera (4:15); 11) Ieri (1:3Cool; 12) Andare per andare Live (6:2Cool; 13) Sei (5:5Cool; 14) Il cavallo di legno (4:27); 15) Domani (1:5Cool

CD4: 1) La rivoluzione (3:55); 2) Domo Dozo (3:35); 3) La terra dell’acqua (8:17); 4) La conquista (6:2Cool; 5) L’infanzia di Maria (7:3Cool – La tentazione (2:23); 6) Maria nella bottega di un falegname (3:20) – Rumori di bottega (1:2Cool; 7) Il flauto magico – Ouverture (8:1Cool – Trazom (3:00) – Deoama (2:10); Cool Danza macabra (6:35) – Passeggiata di fantasmi (3:12); 9) Il regno (7:12); 10) La danza degli specchi (6:03); 11) Dalla terra alla luna (5:57)



Arrow https://youtu.be/A7ZSeWnufVc ... Razz

Bonus Arrow https://youtu.be/8fpQ1Gu3wTU ... Exclamation

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Giuseppe Ienopoli
MessaggioInviato: Sab Mar 30, 2019 11:06 am  Rispondi citando
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BANCO MUTUO SOCCORSO ... IL RITORNO!

L'attuale formazione del gruppo comprende Vittorio Nocenzi (piano, tastiera e voce), Filippo Marcheggiani (chitarra), Nicola Di Già (chitarra ritmica), Marco Capozi (basso), Fabio Moresco (batteria) e Tony D'Alessio (voce).



Il prossimo 26 aprile uscirà il nuovo album in studio della storica formazione prog rock romana: "Transiberiana".

Anticipazione del brano "I ruderi del gulag" ...
... che è stato composto da Vittorio Nocenzi insieme al figlio Michelangelo, mentre il testo è stato curato dallo stesso Nocenzi insieme a Paolo Logli, storico collaboratore del Banco.

Arrow https://youtu.be/iqul4IGkTv4




Bonus ...
https://youtu.be/lPVSpA-7UbY ... https://youtu.be/GsESZVd-gHw Shocked Rolling Eyes

... https://youtu.be/jERKkDUFbxY ... Cool

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Giuseppe Ienopoli
MessaggioInviato: Sab Apr 20, 2019 2:46 pm  Rispondi citando
Musicofilo


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Le Orme

E'uscito il 15 marzo

‘Sulle ali di un sogno’




Le Orme sono attualmente composte da Michi Dei Rossi, Michele Bon e Alessio Trapella. La produzione artistica del disco è di Michi Dei Rossi e la produzione esecutiva di Love Music (Michi Dei Rossi, Enrico Vesco e Susanna Merlo), già alle prese con gli ultimi quattro album de Le Orme.

Ecco la tracklist di “Sulle ali di un sogno” , la copertina del disco è ideata e realizzata dall’artista contemporaneo Marco Nereo Rotelli:

"Estratto da Collage" (Collage, 1971)
"Preludio" (Classicorme, 2017)
"Gioco di bimba" (Uomo di Pezza, 1972)
"Notturno" (Contrappunti, 1974)
"La via della seta" (Classicorme, 2017)
"Verità Nascoste" (Verità nascoste, 1976)
"La danza di primavera"
"Amico di ieri" (Smogmagica, 1975)
"Canzone d'amore" (1976)
"Un altro cielo"
"Sulle ali di un sogno" (Classicorme, 2017)







Arrow https://youtu.be/EafpqRQ3NFw?list=PLF0tPdKPjUne26rSs1pzogOESg4pE4D80

Arrow Arrow https://youtu.be/Fzg7neui9cs?list=PLF0tPdKPjUne26rSs1pzogOESg4pE4D80

Arrow Arrow Arrow https://youtu.be/d4K6z8Gdnik?list=PLF0tPdKPjUne26rSs1pzogOESg4pE4D80

Arrow Arrow Arrow Arrow https://youtu.be/1HZgVywXA70?list=PLF0tPdKPjUne26rSs1pzogOESg4pE4D80 ... Embarassed

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Giuseppe Ienopoli
MessaggioInviato: Mer Ago 14, 2019 10:57 pm  Rispondi citando
Musicofilo


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Tornano in Italia i Musical Box

La cover band canadese dei Genesis
si esibirà dal vivo nel nostro paese il prossimo mese di novembre.


Questi gli appuntamenti:

14 novembre – BOLOGNA, Europa Auditorium

15 novembre – MILANO, Teatro del Verme

17 novembre – GENOVA, Teatro Politeama

18 novembre – ROMA, Teatro Brancaccio

19 novembre – ANCONA, Teatro Le Muse

20 novembre – UDINE, Teatro Nuovo



Arrow https://youtu.be/m_2Enhb3wV8 ... Rolling Eyes Shocked Rolling Eyes

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Albertobrenna
MessaggioInviato: Gio Ago 29, 2019 10:22 pm  Rispondi citando
Novizio


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Per me il progressive rock è... sia croce che delizia! Laughing

Mi spiego meglio: adoro il progressive e amo alla follia band incredibili quali i King Crimson, i Pink Floyd, gli Yes, i Jethro Tull, i Van Der Graaf Generator, la scena di Canterbury (che inserisco a fatica nel genere, ma ne approfitto per nominarla.)

Di quel magico e inarrivabile periodo i gruppi che non mi piacciono si contano sulle dita di una mano (su tutti, i Genesis: ne riconosco la grandezza, ma preferisco di gran lunga le scorribande del Peter Gabriel solista): si tratta di un genere che ha contribuito alla mia formazione musicale, aprendomi definitivamente le strade della musica sperimentale e permettendomi di appassionarmi ad essa.

Se c’è tutto questo amore, allora, perché dico anche croce, vi starete forse chiedendo voi.

Molto semplicemente... non riesco assolutamente a digerire il prog dopo gli anni ‘70.

Ci ho provato parecchio, ho ascoltato diversi gruppi e molti dischi ma non c’è stato nulla da fare, non sono riuscito ad appassionarmi. Non sentivo nulla di quella forza che mi davano quei gruppi degli anni ‘70 che hanno, oserei quasi dire, modificato la mia vita. In particolar modo, detesto particolarmente il prog metal e mi annoiano gruppi come i Dream Theater (mi attirerò molti odiatori, già lo so. Laughing)

Insomma, progressive rock meraviglioso da quando è nato (Moody Blues, King Crimson, Aphrodite’s Child) fino all’uscita di The Wall dei Pink Floyd (quest’ultimo escouso, e anche qui so già che mi attirerò altri odiatori; vi prego, non picchiatemi! Very Happy). Dopo, a parere di chi scrive, il nulla. Poco male, per fortuna la musica è bella perché è varia e tantissimi altri generi hanno trovato il loro posto nel mio cuore. Ma il mio amore per quel periodo e per quei gruppi che ho citato sopra rimane immutato è quasi irraggiungibile.
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FrancescoB
MessaggioInviato: Ven Ago 30, 2019 7:08 am  Rispondi citando
Music God


Registrato: 08/02/09 19:40
Messaggi: 4402

Anche io soffro una certa idiosincrasia per il progressive metal, anche se confesso di non disprezzare tre o quattro brani dei Dream Theater (non vado oltre però).

Per il progressive in senso lato io mi fermo generalmente proprio ai primi anni '70, la mia band preferita sono banalmente i King Crimson, gli unici che non hanno sbagliato un colpo, e subito dopo metto i VDGG e alcune cose di Genesis e Yes.

Dagli anni '80 l'approccio progressivo ha flirtato con un sacco di filoni anche molti distanti, ma nella sua versione "pura" secondo me ha regalato poco. Più interessanti, sempre a mio modo di vedere, certe commistioni con il metal, con l'hardcore punk (i Drive Like Jehu o i Refused trasfigurano il punk nella sua nemesi e lo fanno divinamente, soprattutto i primi a mio avviso), con certo hip hop (in fondo, si trovano tracce di progressive nel filone strumentale che sboccia con Dj Shadow e in tanto hip hop che verrà, dai cLOUDDEAD a certe cose di Kendrick).

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Qui c'è troppa puzza di Dio.
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theRaven
MessaggioInviato: Ven Ago 30, 2019 4:59 pm  Rispondi citando
Novizio


Registrato: 09/01/14 20:25
Messaggi: 16

Albertobrenna ha scritto:
Per me il progressive rock è... sia croce che delizia! Laughing

Mi spiego meglio: adoro il progressive e amo alla follia band incredibili quali i King Crimson, i Pink Floyd, gli Yes, i Jethro Tull, i Van Der Graaf Generator, la scena di Canterbury (che inserisco a fatica nel genere, ma ne approfitto per nominarla.)

Di quel magico e inarrivabile periodo i gruppi che non mi piacciono si contano sulle dita di una mano (su tutti, i Genesis: ne riconosco la grandezza, ma preferisco di gran lunga le scorribande del Peter Gabriel solista): si tratta di un genere che ha contribuito alla mia formazione musicale, aprendomi definitivamente le strade della musica sperimentale e permettendomi di appassionarmi ad essa.

Se c’è tutto questo amore, allora, perché dico anche croce, vi starete forse chiedendo voi.

Molto semplicemente... non riesco assolutamente a digerire il prog dopo gli anni ‘70.

Ci ho provato parecchio, ho ascoltato diversi gruppi e molti dischi ma non c’è stato nulla da fare, non sono riuscito ad appassionarmi. Non sentivo nulla di quella forza che mi davano quei gruppi degli anni ‘70 che hanno, oserei quasi dire, modificato la mia vita. In particolar modo, detesto particolarmente il prog metal e mi annoiano gruppi come i Dream Theater (mi attirerò molti odiatori, già lo so. Laughing)

Insomma, progressive rock meraviglioso da quando è nato (Moody Blues, King Crimson, Aphrodite’s Child) fino all’uscita di The Wall dei Pink Floyd (quest’ultimo escouso, e anche qui so già che mi attirerò altri odiatori; vi prego, non picchiatemi! Very Happy). Dopo, a parere di chi scrive, il nulla. Poco male, per fortuna la musica è bella perché è varia e tantissimi altri generi hanno trovato il loro posto nel mio cuore. Ma il mio amore per quel periodo e per quei gruppi che ho citato sopra rimane immutato è quasi irraggiungibile.


Penso che l'approccio che ha avuto il progressive "storico" sia difficilmente riproponibile.
Secondo me non è mai esistito il progressive puro, perché da sempre è stato un approccio fatto di contaminazioni.
Il progressive degli anni '70 per me, è stato talmente straordinario, vario e vasto, che ridurlo a pochi nomi, seppur eccezionali, risulta riduttivo.
Negli anni '80 il discorso cambia, effettivamente i nomi di spicco non sono tanti, continua a persistere una certa varietà ed ampiezza di orizzonti, certo non lo si può ridurre al solo neo-prog.
Dagli anni '90 in poi invece, credo che il prog abbia ripreso creativamente quota.
Attualmente ci sono in circolazione ottimi gruppi che portano avanti quel tipo di approccio.
Ma non voglio dilungarmi oltre sull'argomento, perché in passato ho già visto troppe polemiche velenose.
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theRaven
MessaggioInviato: Dom Set 29, 2019 1:31 pm  Rispondi citando
Novizio


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Titolo Libro
The Lamb Lies Down On Broadway
Autore
Mino Profumo e Jon Kirkman
Anno 2019
Editore Rizzoli Lizard
N° Pagine 304
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Giuseppe Ienopoli
MessaggioInviato: Mar Ott 01, 2019 7:08 am  Rispondi citando
Musicofilo


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theRaven ha scritto:



Titolo Libro
The Lamb Lies Down On Broadway
Autore
Mino Profumo e Jon Kirkman
Anno 2019
Editore Rizzoli Lizard
N° Pagine 304


MINCHIA ... che cimelio ... !







... è una seria minaccia per il maialino di terracotta ... resta da capire se vale il prezzo che chiede, certamente servirà a definire meglio il disco meno conosciuto e più controverso dei Genesis.


Arrow https://youtu.be/SXfJKDE28Hk

Arrow Arrow https://youtu.be/AggZp7QpCh0

Arrow Arrow https://youtu.be/0IgJfENNYhI + https://youtu.be/MaU988IC1KM + https://youtu.be/9L-AzrNwZkA



Bonus

Idea ... https://youtu.be/TKS9np3GoWc

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... è bianco e che bianco!
https://youtu.be/0QTB0n3f_kg
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Totalblamblam
MessaggioInviato: Gio Ott 03, 2019 11:15 am  Rispondi citando
Music God


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ma sto armnado gallo un po' di italiano lo mastica? no perche' l'inglese di "a los angele'" e' anche un po' da rivedere.

che noia sto dibattito
massarini che cazzo sei andato a fare?

_________________
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Giuseppe Ienopoli
MessaggioInviato: Ven Ott 04, 2019 7:13 pm  Rispondi citando
Musicofilo


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Totalblamblam ha scritto:
ma sto armnado gallo un po' di italiano lo mastica? no perche' l'inglese di "a los angele'" e' anche un po' da rivedere.

che noia sto dibattito
massarini che cazzo sei andato a fare?




... quel poco che masticava ha finito per deglutirlo ... oggi fa il figo parlando il losangelese, ma merita la nostra gratitudine forever per i due libri illustratissimi e patinati che ha dedicato ai Genesis ...







... Massarini c'era perché ha la sua percentuale sulle vendite del "cimelio", da Mister Fantasy a Mister Prezzemolo con parcella ...

Arrow https://youtu.be/XJjytcxgWKo



... comunque 'sto libro compralo prima tu, essendo benestante, poi fammi sapere se ne vale la pena oppure mi venderai il tuo di seconda mano ... Laughing

Bonus

Arrow https://youtu.be/sJsy8BeCXFw

_________________
... è bianco e che bianco!
https://youtu.be/0QTB0n3f_kg
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