V Video

R Recensione

8/10

Harry Nilsson

Nilsson Schmilsson

Almeno due brani rendono Harry Nilsson arcinoto presso il pubblico generalista italiano.

Il primo è “Everybody's talkin' ” (scritto da Fred Neil, contiene i meravigliosi versi “don’t hear a word they’re saying/ only the echoes of my mind”), il secondo è la sua versione della ballata romantica dei Badfinger “Without You”, che sarà resa ancora più celebre dall'intepretazione di Mariah Carey.

Without You” è anche il brano più noto – e certo fra i migliori – di “Nillson Schmilsson”, per chi scrive il capolavoro del cantautore newyorkese, pubblicato nel 1971.

Capolavoro per ragioni molto semplici: “Nilsson Schmilsson” trova un equilibrio particolare, perché media fra le istanze del pop-rock più raffinato e la dimensione autoriflessiva della canzone d'autore. Nilsson è un po' Elton John e un po' Jackson Browne, o se vogliamo collega John Lennon a Randy Newman, e magari prefigura alcune delle intuizioni del Paul Westerberg o del Ryan Adams più romantici, iniettando un pochino di rock'n'roll fra le trame dei suoi brani.

Nilsson in questo caso è anche e soprattutto un autore memorabile, perché la differenza la fa – come di consueto – la qualità dei pezzi. Qui non si sbaglia nulla: l'enfasi melodrammatica della citata “Without You” è ancora oggi un pugno nello stomaco che miracolosamente riesce a conquistare l'apprezzamento della gente del pop. “Jump Into The Fire” è un blues rock che strizza l'occhio agli Stones e alla tradizione hard britannica, reggendo bene per sette minuti buoni di durata.

Gotta Get Up” è pop-rock articolato e gradevolissimo, un po' Lennon e un po' Randy Newman; “Driving Alone” si colloca sulla medesima linea evolutiva, forte di strofa e ritornello freschissimi, esattamente come la cover di “Let the Good Times Roll”. “Coconut”, forse la ballata più originale, è invece eccentrica e bislacca, e bilancia il romanticismo imperante dell'opera.

Le altre ballate regalano i momenti più intensi e personali: la pianistica “I'll Never Leave You” è struggente ma non delfagra, e potrebbe essere uscita dalla penna di un Jackson Browne un po' più stralunato del solito. “The Moonbeam Song”, nonostante cerve svenevolezze, disegna l'ennesimo refrain impeccabile, rifugiandosi nell'intimismo.

Meno coraggioso e sperimentale di altri autori contemporanei, Nilsson rimedia ampiamente con la qualità compositiva e con il puro piacere dell'ascolto, e questo album è la summa delle sue qualità autorali.

V Voti

Nessuno ha ancora votato questo disco. Fallo tu per primo!

C Commenti

Ci sono 4 commenti. Partecipa anche tu alla discussione!
Effettua l'accesso o registrati per commentare.

FrancescoB, autore, alle 10:17 del 9 dicembre 2017 ha scritto:

Mi piacerebbe conoscere il parere di Zagor, VDGG, Junio e degli altri "canutatorofili" del forum su Nilsson e su questo disco nello specifico.

zagor alle 11:13 del 9 dicembre 2017 ha scritto:

"without you" è da sconsigliare ai diabetici lol. Di Nilsson conosco solo i singoli piu' famosi ( come la beatlesiana "One"), comunque la bella recensione invoglia a recuperare il disco. Era un Elton John senza lustrini e paillettes, almeno mi ha sempre dato questa impressione. Ah, la versione di "everybody's talkin" è molto bella, poi su midnight cowboy ci sta da dio.

FrancescoB, autore, alle 16:04 del 9 dicembre 2017 ha scritto:

Sì, come ho scritto lo considero un po' un Elton John dalla vena più cantautorale/riflessiva. Non conosco tutta la produzione e non amo tutto quello che ho ascoltato, ma qui secondo me davvero non sbaglia nulla.

VDGG alle 12:40 del 10 dicembre 2017 ha scritto:

Mi riporta alla memoria i primissimi imput musicali da bambino...

ma anche

https://www.youtube.com/watch?v=lAsvjVx-Mg4

Non c'entra

https://www.youtube.com/watch?v=8oRW9cN3ucg

ma si è attaccato ai ricordi (brano che mi ha sempre dato una scossa).