Fine Before You Came Live - Circolo degli Artisti

Diretti, crudi, sinceri. E definirli musicalmente discreti sarebbe grave torto, anzi; i Fine Before You Came fondono sapientemente elementi provenienti dal post-hc, dal post-rock e dal math-core, con un gusto particolare per i testi ermetici e concreti. La loro musica però non si può assolutamente ridurre a lista di stilemi o ad una mera scaletta: i loro brani grondano sangue senza evocarlo direttamente, sono pugnalate di verità il cui pregio maggiore è quello di essere reali senza scadere nella teatralità propria di certo esistenzialismo tragico, né in atmosfere post-industriali talvolta davvero forzate.
La simbiosi con il pubblico capitolino è immediata e totale: si parte subito con Buio, le cui liriche sono declamate in maniera unanime da tutti i presenti, sostegno che resterà costante per tutta la performance. Vengono presentati brani dal prossimo disco [quali Sasso], e c'è speranza forte che possa valere anche solo la metà di Sfortuna: già, perché l'energia e le sensazioni regalate dalle schegge di quell'album si descrivono a fatica. Lo stage-diving del cantante è catartico, abbatte totalmente ogni confine tra artista e pubblico, e li fonde in un'unica entità in cui non vi sono più ruoli ma solo coscienza ed estasi.
Pur non particolarmente premiati dall'acustica, i limiti ambientali finiscono per conferire loro ulteriore enfasi, ai limiti della claustrofobia sia fisica che mentale; gli arrangiamenti si conservano al contempo sia puliti nell'essenza che ruvidi alla percezione, e l'esperienza di spettatore diventa fondamentale per la comprensione definitiva del loro disco di consacrazione: c'è tanta autoironia sul palco, condita da siparietti e da continua e sincera riconoscenza nei confronti dei presenti, davvero compatti e grati a loro volta per la splendida serata di cui sono testimoni.
Ecco Fede, summa ed apice assoluto della loro produzione, accolta da percussioni sincopate e voce cupa, per poi esplodere nell'ipnotico finale, ripetuto ad libitum [da quando tutti hanno smesso // di chiedermi di te]. E poi Natale [adesso che tutto sembra apposto // manco io, manchi tu], Piovono Pietre, O È un Cerchio che si Chiude, fino alla profetica Vixi [titolo nel quale senza troppo acume si scorge l'anagramma di XVII - il numero della malasorte in notazione romana] e Lista, sul finire della quale tutto il pubblico è invitato a salire sul palco, a cantare, ad urlare, a rendere ognuno partecipe della propria esistenza, scossa dalla musica di quattro ragazzi i quali si spera si abbiano presto nuove cose da dire.
Urlate sottovoce, come sempre.
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