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R Recensione

7,5/10

Catapilla

Changes

Catapilla è la corruzione linguistica di caterpillar ossia l’equivalente in inglese della parola bruco, ed è proprio il disegno di un bruco dagli occhi rosso fuoco che erode la foglia di una brassicacea che Martin Dean (fratello di Roger) ha utilizzato per la copertina di questo disco.

I musicisti che suonano in questo album sono Graham Wilson (chitarra), Ralph Rolinson (tastiere), Carl Wassard (basso elettrico), Brian Hanson (Batteria), Robert Calvert (sassofono) e Anna Meek (voce).

 Il disco si apre con Reflections che oscura, ossessiva e misteriosa si dispiega ora liquida di riverberi ed echi, lenta e cogitabonda, quindi decisa e marziale in un perfetto equilibrio fra le suggestioni jazz all’acqua di rose del sax che improvvisa in maniera misurata e il funk sincopato della chitarra wah-wah e del wurlitzer, fino a risolversi in una serie di vocalizzi stranianti. La voce scura ma dotata di discreto falsetto della Meek riesce a convincere e a farsi perdonare qualche piccola imprecisione legata ad alcuni passaggi al limite delle possibilità tecniche di questa strumentista e ad attirarci dolcemente in un mondo onirico e desolato fatto di doppi, di echi d’immagini riflesse e di “posti ghiacciati”.

Più convenzionale e quasi ammiccante a certi Van Der Graaf Generator, dall’incipit swingato e dall’intermezzo funky furibondo è Charging Cross che narra l’inquietante incontro di sguardi fra due persone in una metropolitana; anche qui l’atmosfera è cupa e si intuisce tragica ma i testi risultano sempre criptici, mai troppo definiti. Molto espressivo e ricco di pathos è l’assolo alla Gilmour che chiude il brano e la prima facciata del vinile.

Thank Christ for George appare fortemente permeata da reminiscenze psichedeliche, ancora una volta sono presenti sempre il sax di Calvert e la voce della Meek come elementi guida della composizione che sembra però più immediata e rozza, quasi una jam session costruita principalmente sull’improvvisazione.  Ma ciò che è guadagnato in termini d’immediatezza non riesce a compensare un calo di creatività nella scrittura.

L’ultimo brano, It could only happen to me, è un decoroso pezzo strumentale che non aggiunge nulla a quanto precedentemente ascoltato.

Nonostante il lato A di quest’album risulti più avvincente del secondo si tratta nel complesso di un buon disco fatto di un jazz-rock ossessivo e cupo, con legami ancora rintracciabili con la psichedelia e attitudine per la sperimentazione effettistica e l’improvvisazione. Sicuramente imperdibile per gli amanti del genere può rappresentare un buon viatico per il jazz-rock ed il progressive rock per chi non è avvezzo al genere essendo privo di tempi dispari come anche delle dissonanze che possono esser più presenti in altri gruppi. Inoltre il livello tecnico omogeneo e non stratosferico dei musicisti mette l’ascoltatore al riparo dall’eccesso di ostentazione di virtuosismo che i detrattori rimproverano al progressive rock

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Voto degli utenti: 7/10 in media su 2 voti.
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C Commenti

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Utente non più registrato alle 20:23 del 9 maggio 2014 ha scritto:

Catapilla e Changes sono due album fantastici