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R Recensione

9,5/10

Family

Music In A Doll's House

Inghilterra 1968. Dopo un'annata storica (quel 1967 di cui ormai è inutile declinare gli enormi meriti musicali) il vento  psichedelico si sta lentamente affievolendo e iniziano a insinuarsi i prodromi di ciò che sarà noto come Progressive Rock. In questo contesto si inserisce un gruppo nato alla fine del 1966 a Leicester, i Family. Dopo varie peripezie e assestamenti di formazione, firmato un contratto con la Reprise, i nostri si presentano in studio per registrare l'LP di debutto a inizio 1968. Inizialmente l'album avrebbe dovuto essere prodotto da Jimmy Miller, ma essendo quest'ultimo già impegnato nelle registrazioni  di Beggars Banquet, l'album che sancisce l'abbandono della psichedelia e il ritorno dei Rolling Stones alle loro radici Blues, alla consolle si installa nientemeno che Dave Mason, ex-membro dei Traffic

La musica che scaturisce da queste sessioni di registrazione è un piccolo miracolo reso possibile da cinque musicisti e un produttore preparatissimi, che macinano e mescolano Rock, Folk, Blues e Jazz, arricchendo il tutto con tocchi esotici dati da strumenti non convenzionali: il Mellotron suonato proprio da Dave Mason, il sassofono tenore e soprano di Jim King, il violino e il violoncello di Ric Grech (il quale l'anno dopo lascerà la band per suonare il basso nei Blind Faith assieme agli ex-Cream Eric Clapton e Ginger Baker e a Steve Winwood, in pausa dal suo progetto principale, i Traffic). Ma la vera bomba (è proprio il caso di dirlo) è rappresentata dalla voce di un cantante blues mancato che risponde al nome di Roger "Chappo" Chapman, dotato di un belato potentissimo ma allo stesso tempo molto suggestivo e versatile, caratteristico e capace di adattarsi a svariati stili e atmosfere.

E questo LP è proprio un caleidoscopio di stili e atmosfere, è come se a ogni brano corrispondesse una stanzetta di questa variopinta e psichedelica casa delle bambole. Mano a mano che si aprono le porticine ci si ritrova in luoghi sempre nuovi, fatti di suoni, colori e visioni diversi da quelli delle stanze in cui ci si trovava in  precedenza. Le gnomesche "Never Like This" e "The Breeze" (quest'ultima costruita su un ritmo a tic toc in stile orologio a pendolo), la cavatina con tanto di fughe strumentali di "The Chase", la schizofrenica "Peace Of Mind", la declamazione sognante di "Mellowing Grey", la nevrotica e rumoristica "Voyage", la supplica di "Hey Mr. Policeman", la cantilena sbilenca di "See Through Windows", la marcetta circense di "3 x Time" (con tanto di inno nazionale annesso in coda) e la filastrocca "Winter" sono pezzi brevissimi, che non superano mai i 4 minuti di durata, ma costruiti con perizia magistrale, psichedelici nei suoni, progressivi nei frequenti cambi di tempo e negli arrangiamenti curatissimi e barocchi.

Una menzione speciale si meritano due brani in particolare: "Me My Friend" è, usando un'iperbole un po' azzardata, la vera "Hit" del disco: due minuti precisi (è il brano più breve) scanditi da un ritmo ossessivo della batteria di Rob Townsend, sul quale si innestano l'epico riff dei fiati e la voce filtrata e vibrante di un Chappo ai suoi massimi livelli. "Old Songs New Songs" è invece il brano più lungo, ben quattro minuti e diciotto secondi saltellanti, con una coda nella quale si intrecciano i fiati e l'assolo bluesy di chitarra Wha Wha suonato da John "Charlie" Whitney. Non è finita qui: in aggiunta ai titoli già citati troviamo tre brevissimi (meno di un minuto) strumentali: "Variation On A Theme Of Hey Mr. Policeman", "Variation On A Theme Of The Breeze", "Variation On A Theme Of Me My Friend" che, come si deduce  dai loro nomi, sono piccole e surreali variazioni su temi di tre brani di questo LP. 

Insomma, se non l'avete ancora ascoltato vi consiglio di procurarvelo e di farlo al più presto, perché Music In a Doll's House è una pietra miliare del rock di fine anni sessanta, un disco che ha fatto scuola, un disco chiave per comprendere al meglio il passaggio da psichedelia e post-psichedelia a progressive. Non vi interessano i discorsi sul contesto storico/culturale e badate unicamente alla qualità della musica? Anche in questo caso procuratevelo e dategli un ascolto, non vi deluderà.

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Voto degli utenti: 8,9/10 in media su 9 voti.
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C Commenti

Ci sono 2 commenti. Partecipa anche tu alla discussione!
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galassiagon (ha votato 7,5 questo disco) alle 18:58 del 23 agosto 2014 ha scritto:

Un disco che incanta per le magiche atmosfere, i brani sono compatti e mai prolissi (come sarà il prog dei 70 invece).

Debbo però dire che i migliori Family sono quelli di Fearless del 1971:

migliore la poroduzione del suono, ottime composizioni e un più chiaro orientamento stilistico. la maturità di Chapman e Whitney insomma

Utente non più registrato alle 13:21 del 23 ottobre 2014 ha scritto:

Una delle migliori e più innovative band del progressive, temo sottovalutata.

Il secondo Entertainment, ritengo sia il migliore.