R Recensione

8/10

Jethro Tull

Thick As a Brick

Il leader dei Jethro Tull Ian Anderson nel 1972 intese di reagire alla moda dilagante delle suites interminabili e dei concept albums che non gli andava tanto a genio, trovando queste storie di armadilli cingolati (“Tarkus”, Emerson Lake &Palmer), terre grigiorosa (“In The Land Of Grey And Pink”, Caravan), Re Lucertola (Lizard, King Crimson) eccetera perlomeno grossolane, con questo lavoro che è la parodia di un concept album.

L’idea di base, inventata di sana pianta dal funambolico Ian, fu quella di un giovanissimo scrittore, tale Gerald “little Milton” Bostock, la cui opera letteraria va a costituire le liriche dell’album, per inciso così ciniche disincantate e corrosive da risultare del tutto inaccostabili ad un qualsiasi adolescente o preadolescente al mondo.

E siccome al tempo i Jethro erano sulla cresta dell’onda (Aqualung uscito l’anno precedente era andato alla grandissima), la loro forza contrattuale all’interno della casa discografica era assoluta, tale da poter vedere realizzate le richieste più eccentriche e costose per quest’album, quale è senz’altro la copertina dell’LP costituita da un intero giornale!

Naturalmente fittizio, con in testata un articolo sulle gesta del famigerato “piccolo Milton” e a seguire il resto, in perfetta simulazione, fino alle immancabili parole crociate dell’ultima pagina!

E la musica? Thick As A Brick è un‘unica suite di oltre quaranta minuti, divisa in due parti ma solo per l’esigenza logistica, al tempo, delle due facciate dell’LP. Rispetto ad Aqualung c’è chi ci vede un ulteriore miglioramento ed affinamento dell’arte di questo grande gruppo, chi invece lo considera un mezzo passo falso, e comunque niente di paragonabile al capolavoro precedente.

Io dico la mia: considero la prima facciata di questo disco come la vetta assoluta dei Jethro Tull, ventitre magici minuti in cui quattro o cinque temi principali si susseguono, si sviluppano, si concatenano, si ripetono con diverso testo e arrangiamento in un mirabile equilibrio nel quale tutti gli strumentisti sono in assoluta evidenza.

Ian Anderson espone subito nel lungo prologo le sue (al tempo) proverbiali creatività, personalità e precisione alla chitarra acustica, debitamente guarnita di capotasto al 3° tasto per alzare di un tono e mezzo le posizioni degli accordi. Si è sempre poco parlato dell’Anderson chitarrista acustico a causa della grande risonanza apportata dalla sua innovativa e incisiva tecnica al flauto suo strumento principale, ma lui è un grandissimo anche all’acustica! Sempre suonata col plettro mai con le dita, arpeggiata con sapienza, velocità e precisione con un gusto così britannico, celtico, a creare e incrementare il lato folk della musica del gruppo.

La Martin D-28 di Anderson scorrazza dunque in lungo ed in largo nell’introduzione della suite, missata bassissima per accentuare la dinamicità degli stacchi degli altri strumentisti, sempre più frequenti finché prende corpo l’andamento orchestrale della musica. Pregevoli sono gli intarsi e gli assoli di chitarra elettrica di Martin Barre, un impagabile musicista dotato di senso melodico, misura e buon gusto proverbiali, nonché del tastierista John Evans che si destreggia al piano e soprattutto all’ Hammond anch’esso con misura ed incisività. Nella sezione ritmica spicca il nuovo batterista Barriemore Barlow, assai più potente ed estroverso del più classico e jazzatoClive Bunker da lui rimpiazzato. Il flauto c’è spesso e volentieri ma ha una funzione più di abbellimento che di vero centro focale della musica, con continui svolazzi ai lati del panorama sonoro e rari passaggi solistici veri e propri.

Trovo efficaci soprattutto gli ultimi minuti di questa prima parte della suite, con un bellissimo cantato di Anderson sopra il suo sapiente accompagnamento alternato fra le corde basse e alte della chitarra ed un andamento della ritmica a marcetta ma molto lirica, a giga celtica ma con concessioni pop rock, folate di flauto tutt’intorno come uccelletti garruli e poi l’improvviso e drammatico chiudersi sul Do minore dell’acustica, da dove poi partono deflagranti e drammatici stacchi elettrici fino all’inviluppo terminale.

Ma purtroppo quest’opera consta anche di una seconda parte, decisamente meno riuscita: i temi sono suppergiù quelli della prima e stavolta la loro ulteriore riproposta provoca una discesa di tensione e fascino, le variazioni d’arrangiamento non sono poi così importanti o riuscite, qualche tema nuovo affiora ma non è niente di speciale.

Spunta anche l’orchestra classica, arrangiata dal “sesto uomo” del gruppo Richard Palmer James, che fa grandi cose verso la fine … ma insomma, la mia tesi è questa: se la suite fosse stata contenuta alla sola prima facciata, essa sarebbe stata perfetta, inimitabile. Non per niente i Jethro sono soliti riproporre “Thick As A Brick” nei loro concerti in una versione della durata di quindici, diciassette minuti, tutti incentrati sui contenuti della prima facciata, una compressione efficacissima e con grande riscontro del pubblico in sala.

Viste le cose in prospettiva, concordo con la stragrande maggioranza dei fans più o meno devoti del gruppo nel considerare perlomeno Aqualung superiore al disco in questione, senza i riempitivi e gli stiracchiamenti presenti, come già detto, in quest’opera.

Che resta una grande, grande cosa, comunque.

V Voti

Voto degli utenti: 8,3/10 in media su 41 voti.

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Marco_Biasio (ha votato 8 questo disco) alle 14:26 del 8 maggio 2007 ha scritto:

Eheh...

Pensa un po' te, l'ho riascoltato ieri sera. E' un'opera fantastica, certo, ma concordo con tutto -e proprio tutto- quello che hai detto tu: prima parte favolosa, seconda parte assai moscia. Aqualung gliene fa mangiare tanta, ma proprio tanta di polvere, a Thick As A Brick. Il mio cd preferito dei Jethro rimane, comunque, Songs From The Wood: penso davvero che sia stato il migliore che Anderson & Co. abbiano mai fatto.

Moon (ha votato 8 questo disco) alle 14:30 del 9 maggio 2007 ha scritto:

la prima parte non è moscia è solo un po sottotono rispetto alla prima.

Moon (ha votato 8 questo disco) alle 14:31 del 9 maggio 2007 ha scritto:

ooops la seconda parte non è moscia volevo dire

Totalblamblam (ha votato 4 questo disco) alle 11:51 del 5 novembre 2008 ha scritto:

questo disco di bello ha solo la cover

il resto palloso fino all'inverosimile

Paranoidguitar (ha votato 6 questo disco) alle 12:45 del 16 dicembre 2008 ha scritto:

che barba!!! per fortuna i jethro tull han fatto qualcosina di meglio...

radure (ha votato 8 questo disco) alle 20:03 del 28 dicembre 2008 ha scritto:

molto bello

per me

Franco (ha votato 9 questo disco) alle 8:58 del 23 gennaio 2009 ha scritto:

Nonostante qualche stiracchiamento giustamente evidenziato nella seconda facciata rimane uno dei capolavori dei Jethro Tull, inferiore probabilmente ad Aqualung, ma qui ci muoviamo su territori ben diversi ed il paragone non è così immediato, i diversi brani di Aqualung sono si uniti da un certo filo conduttore ma permettono a Ian Anderson di spaziare maggiormante tra idee e stili differenti, mentre il concetto stesso di suite da un certo punto di vista è più limitativo costringendo l'artista a collegarsi e a rifarsi a dei temi ricorrenti, anche se nel caso di Thick as a Brick molto molto validi.

In ogni caso è un lavorone!

bart (ha votato 7 questo disco) alle 23:57 del 30 marzo 2010 ha scritto:

Ha degli spunti eccezzionali, soprattutto nella prima parte; la seconda invece è troppo prolissa. Se ascoltato per intero può risultare un pò noioso.

bart (ha votato 7 questo disco) alle 14:48 del 12 aprile 2010 ha scritto:

Mi correggo: eccezionali

PetoMan 2.0 evolution (ha votato 8,5 questo disco) alle 12:20 del 25 aprile 2010 ha scritto:

troppo progressive per i miei gusti, penso che il meglio lo abbiano dato in altri dischi, Aqualung e Stand Up su tutti.

g.falzetta (ha votato 10 questo disco) alle 13:17 del 8 luglio 2010 ha scritto:

Secondo me è l'album più bello dei Jethro Tull, sempre secondo me superiore ad Aqualung.

Ma io sono un'anima prog, è normale mi sa!

Giuseppe Ienopoli (ha votato 10 questo disco) alle 20:53 del 18 agosto 2011 ha scritto:

Consigli per gli acquisti ...

Investire nel mattone è sempre un ottimo affare!

dalvans (ha votato 7 questo disco) alle 15:08 del 23 settembre 2011 ha scritto:

Discreto

Non eccezionale

Giuseppe Ienopoli (ha votato 10 questo disco) alle 16:07 del 24 settembre 2011 ha scritto:

Unica distrazione

Noooooo dalvans!! ... questa non me la dovevi fare! ... avresti dovuto scrivere "epocale al cubo!" ... intanto due stelline solo al triangolino bianco** della miss seduta in prima pagina ... ha turbato i sonni di un'intera generazione di progs e non! ... poi una stellina alla celebre e unica copertina* a giornale ... ancora due stelline all'ironia** di Ian***** che ha voluto volutamente costruire una sottile ma roboante parodia di concept album ... tre al flauto*** con una sola gamba e sono poche! ... infine per la musica due stelle a facciata sono un saldo**** di fine stagione finita ... ne convieni? ... fai tu il totale, io non ti voglio influenzare. Spero in un tuo ravvedimento ...

dalvans (ha votato 7 questo disco) alle 13:02 del 25 settembre 2011 ha scritto:

Per Giuseppe Ienopoli

Il tuo commento é molto simpatico e mi fa piacere che tu lo reputi molto migliore di quanto lo ritenga io... io però, nonostante i Jethro Tull mi piacciano, non l'ho mai apprezzato molto; purtroppo non credo che cambierò idea eh eh ! Ciao

Giuseppe Ienopoli (ha votato 10 questo disco) alle 1:22 del 26 settembre 2011 ha scritto:

eh eh … un noto campanellino d’allarme!

… e così dalvans mi hai dato la seconda pugnalata! … non mi riferisco al mancato ravvedimento, ma all’eh eh finale … che per me è come la kriptonite per Nembo Kid … il paletto di frassino per Dracula … i diamanti falsi per Diabolik … la bistecca sottile e senza patatine per Tex Willer … e non vado oltre … per Thick As A Brick prova a gustarlo live e in video e tutto non sembrerà ottuso come un mattone.

Giuseppe Ienopoli (ha votato 10 questo disco) alle 11:41 del 26 settembre 2011 ha scritto:

*kryptonite (verde) ... la migliore!

Sorry ... al mercatino delle pulci mi avevano rifilato una volgare imitazione!!

VDGG (ha votato 9 questo disco) alle 14:13 del 8 marzo 2012 ha scritto:

Per me assolutamente uno dei loro capolavori, e non era facile portare a termine un'opera simile.

PetoMan 2.0 evolution (ha votato 8,5 questo disco) alle 16:05 del 13 luglio 2013 ha scritto:

rivalutato di brutto ultimamente.

FrancescoB (ha votato 7,5 questo disco) alle 16:20 del 13 luglio 2013 ha scritto:

Per me è un discone da sempre, nonostante non sia il mio progressive preferito. Ma qui i Jethro sono ecellenti, e ancor meglio faranno con Aqualung.

loson (ha votato 8 questo disco) alle 18:14 del 13 luglio 2013 ha scritto:

Beh Aqualung viene prima di questo... Cmq sì, discone, da sempre il mio preferito dei Tull. Capolavoro, anzi.

FrancescoB (ha votato 7,5 questo disco) alle 15:51 del 14 luglio 2013 ha scritto:

Sì il faranno non è riferimento al tempo, ma solo all'altrove

classicsor (ha votato 9 questo disco) alle 16:18 del 13 agosto 2013 ha scritto:

bello bello...da 9

classicsor (ha votato 9 questo disco) alle 23:33 del 30 agosto 2013 ha scritto:

Aqualung migliore rispetto a questo, ovviamente quello quello è il 'capolavoro' ansi il 'patrimonoi dell'umanità' per restare in termini di voti, comuqneu molto bello, metto un 9 a mio parere meritato.

il solito flauto del grande Ian, il bel basso e una particolare chitarra e voce, il tutto trascinato da una batteria particolare, come un pò tutti i jethro tull.

da 9 !

brogior (ha votato 10 questo disco) alle 17:53 del 10 gennaio ha scritto:

megaclassico, non a caso tra i tre migliori album di sempre secondo Progarchives dopo Close to the edge e Selling England