R Recensione

10/10

Lou Reed

Street Hassle

Dopo essere stato scelto dalla neonata rivista americana "Punk", che lo aveva inserito nella copertina del primo numero, come icona del movimento, Lou Reed, nell'autonno del 1977 si preparò a incidere il suo primo album da padrino del punk.

Street Hassle, tuttavia, sebbene abbia certamente  "un cuore punk" (ciò, in particolare, emerge negli arrangiamenti che sono ridotti all'osso) e sia l'album di Reed più crudo dei suoi anni 70' insieme a Metal Machine Music (questo si "seminale" per l'evoluzione del punk e per le sonorità indi-noise), approccia questo movimento in maniera del tutto marginale.

Si tratta di un disco scuro, profondo, vibrante caratterizzato da un voce creula che rappresenta un cambiamento radicale rispetto al Reed di Trasformer.

Fu registrato dal vivo in Germania (a Monaco, Wiesbadene Ludwigshafen) e poi completato con l'incisione di ulteriori tracce in studio a New York, dove Lou provvide alla sovraincisione e al missaggio utilizzando la tecnica di registrazione binaurale creata da Manfred Shunke.

Alcune canzoni, come Dirt e Leave Me Alone, provengono dal periodo di Conny Island Baby  mentre Real Good Time Together risale addiritura agli ultimi giorni con i Velvet Underground.

I testi sono, da un lato, taglienti e duri,  dall'altro irriverenti e autocritici. Autocritica che incomincia in apertura dell'album con Gimmie Some Good Times in cui Lou fa una parodia di se stesso insultando con voce irriverente l' "altro" Reed che intona le strofe iniziali di Sweet Jane. La prima traccia è un rock acido pieno di energia, quasi "scanzonato" in cui la voce di Reed, meravigliosamente tremolante e malata, ci coinvolge all'indefferenza per ogni frustazione e alla ricerca di un piacere esistenziale contestualizzato nell'istante in cui si sta vivendo ("dammi, dammi, dammi un pò di divertimento...dammi, dammi, dammi un pò di dolore...non importa quanto tu sia brutta...sai che per me è tutto uguale").

Si prosegue con Dirt, cadenzata da una linea di basso occlusiva e da una batteria minimale e decisa, in cui Lou scaglia tutta la sua rabbia sul suo ex produttore Steve Katz ("sei solo spazzatura...spazzatura d'alto borgo...sei solo schifosa spazzatura d'alto borgo...vali quanto un nulla...spazzatura di classe").

Ed ecco l'incommensurabile Street Hassle, una delle canzoni più incisive dell'intera carriera solista di Reed, un capolavoro che da solo vale un intero disco. La canzone è divisa in tre parti (Walzing Matilda, Street Hassle, Slip Away) in cui l'arragiamento basato sempre sulle stesse note si ripete attraversando dapprima un contesto orchestrale, poi chitarre acustiche, bassi rock ed infine la preghira in lacrime di Slip Away.

Con questa canzone Lou conlude il ciclo (iniziato con Coney Island Baby) delle canzoni ispirate alla passionale relazione che ebbe con il travestito Rachel, scrivendo una storia molto intensa con frasi brevi, le quali vengono recitate in un canto/parlato.

In Walzing Matilda (si tratta di un epiteto con cui vengono chiamati i "viaggiatori vagabondi" in Australia) si fa riferimento ad una ragazza molto brutta che incontra un ragazzo bellissimo in un bar e lo paga per fare del sesso con lei ("lei prese quattro banconote da venti...chiunque è regina per un giorno"..."lei se ne venne nei Jeans mentre lui raccoglieva i soldi sotto il bancone del bar"..."e poi shala-la-la lui entrò lentamente in lei...fece l'amore con lei così delicatamente che fu come se non fosse mai venuta prima...nessuno dei due si pentì di nulla").

Nella parte centrale (Street HassleLou assume il ruolo del cinico osservatore delle strade di New York consigliando, visto che ormai non c'è più niente da fare e che quindi è meglio evitare guai con la polizia, ad un raggazzo di lasciare la sua ragazza morta di overdose in mezzo alla strada facendo finta che si tratti di un investimento anonimo ("ma quando una diventa così blu è una verità universale che quella puttanella non fotterà mai più...quando arriva la mattina non sarà altro che un altro caso di investimento anonimo...).

A questo punto vi è uno dei molti gioielli di Street Hassle e cioè il contributo inaspettato di Bruce Springsteen che trovandosi nello stesso studio di incisione fu invitato da Reed ha cantare un piccolo passaggio molto intenso inserito verso la fine della canzone ("ecco una vera canzone ...una canzone che non ammetterebbe neanche a se stessa che le sanguina nel cuore...è una canzone su cui molta gente geme, è una canzone dolorosa con un sacco di verità tristi e la vita è piena di canzoni tristi").

Infine, la disperata conclusione di Slip Away in cui Lou canta con un'intensità straordinaria e compassionevole la perdita dell'amore, apparendo indifeso, vulnerabile e ferito in modo indescrivibile ("L'amore se n'è andato via e qui non c'è più nessuno e non c'è rimasto altro da dire ma, oh, se non quanto lui mi manca, baby  ah, baby, andiamo baby, perché non scompari?  L'amore se n'è andato e mi ha portato via gli anelli dalle dita e non c'è rimasto altro da dire ma oh, quanto ne ho bisogno, baby dai baby, ho bisogno di te, baby per favore non scomparire ho bisogno del tuo amore così tanto, babe per favore non scomparire").

Il proseguio del disco riguarda la parte live che inizia con l'irriverente I Wanna Be Black, in cui Lou, in un sound "ovviamente black" fatto di basso, del piano di Michael Fonfara, di fiati e coriste, da un saggio del suo umorismo ebraico dichiarando di desiderare di essere un uomo di colore per gli innumerevoli "vantaggi" che derivano da una tale "condizione" ("Vorrei essere nero, essere una Pantera, avere la ragazza che si chiama Samantha e una riserva di puttane fighissime... e poi avere il cazzo grande Oh, non voglio più essere un fottuto studente borghese vorrei proprio avere una riserva di puttane fighissime Sì, sì vorrei essere nero").

Si continua con scatenata Real Good Time Together, che è sicuramente la canzone più sperimentale e "velvet" di Reed, caratterizzata da un ritmo crescente e coinvolgente (fantastici i cori ed i fiati nel finale) che accompagna l'esplicito messaggio del brano ("Ci divertiremo tanto insieme ci diverteremo tanto insieme balleremo e faremo l'amore e grideremo insieme oh, baby, per piacere ci divertiremo tanto insieme Nah, nah, nah, nah, nah...").

Rock ancora caratterizzato dal sax di Marty Fogel e dal piano di Fonfara, in Shoting Star con cui si incastra perfettamente la successiva Leave Me Alone in cui Reed chiede a di essere lasciato in pace, solo nel suo travaglio emotivo, fortunatamente per noi fonte inesauribile di arte e musica ("Tutti proveranno a dirti cosa fare e non lasciare mai mai mai  mai che si dica che è vero

Lasciatemi, lasciatemi, lasciatemi lasciatemi, lasciatemi solo").

L'ultimo messaggio è ancora per Rachel, un disincatato e leggero Wait prima di prendere una decisione definitiva sulla loro relazione ("aspetta, so che non dovrei, ma aspetta so che si sta facendo tardi e che chi si ferma è perduto ma davvero vorrei che aspettassi anche se questa passione potrebbe diminuire e metterti in un altro stato che ti farà vedere tutto questocome uno sbaglio oh babe, credo davvero che dovresti aspettare"); una canzone che stempera le tensioni di un disco sconvolgente che si chiude perfettamente con l'applauso del pubblico che seguì Reed nei concerti tedeschi da cui incominciò a prendere forma Street Hassle.

Street Hassle, pubblicato nel febbraio del 1978, è l'album più ambizioso di Lou Reed da Berlin, crudo, vibrante, teso, malato e incommensurabilmente meraviglioso...un urlo senza compromessi pieno di disgusto autodistruttivo e di veleno mortale che si è trasformato in uno degli album più importanti della fine degli anni settanta.

V Voti

Voto degli utenti: 8/10 in media su 25 voti.
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loson 7/10
Gabs 9/10
REBBY 7,5/10
tecla 9/10
B-B-B 8/10

C Commenti

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REBBY (ha votato 7,5 questo disco) alle 9:40 del 24 febbraio 2009 ha scritto:

Buona la prima. Ottima recensione incentrata sull'aspetto testuale di questo ottimo album

del mito. Non dubito che tu sia un esperto,

avendo notato i tuoi precedenti interventi.

Benvenuto.

Velvet 77, autore, (ha votato 10 questo disco) alle 13:20 del 24 febbraio 2009 ha scritto:

RE: grazie per il benvenuto

Grazie per i complimenti e il benvenuto.

Penso che l'analisi di qualsiasi lavoro di Reed debba imprescindibilmente partire dai testi, che costituiscono la centralità della sua espressione.(anche se ovviamente odoro anche la sua musica).

Infatti lo scopo dichiarato, da lui stesso, della sua intera opera artistica è stato, fin dall'inizio, quello di creare un rock per adulti dove la letteratura e la poesia potessero essere veicolate dalla musica.

Musica rock che precedentemente accompagnava tematiche sicuramente più frivole e superficiali.

Si pensi all'impatto sull'america del 1968 che ebbero testi come Heroin o Venus In Furs per fare gli esempi più eclatanti(difatti banditi dalle radio).La cosa che più mi colpisce di Reed è, poi l'ecletticità musicale che gli ha consentito di rinnovvarsi e di reinventarsi nell'arco di quaranta anni di musica (con qualche naturale passo falso: Mistrial è orripilante!non so cosa gli deve essere successo in qull'anno),raccontandoci con ogni nuovo disco una nuova storia, una nuova fase personale della sua vita.Semplicemente meraviglioso.

fabfabfab (ha votato 7 questo disco) alle 10:12 del 24 febbraio 2009 ha scritto:

Il disco non è proprio tra i miei preferiti, ma la recensione è buona. Benvenuto Francesco. Credo di aver intuito che tu sia appassionato di Velvet & Reed. Ascolti anche altro?

Velvet 77, autore, (ha votato 10 questo disco) alle 13:36 del 24 febbraio 2009 ha scritto:

RE:

certo, ascolto praticamente tutta al musica rock dai beatles ai nirvana (idoli della mia adolescenza che ho visto a modena) passando dai joy division e primi cure, ovviamente sonic youth ecc. l'elenco sarebbe interminabile... come caratteristica mi definirei un ascoltatore veramente eclettico come del resto sono nella mia vita...la musica però per emozionarmi deve essere sempre di qualità...e quando ho incontrato Reed nonè stato più solo un ascolto ma un vero e proprio studio... probabilmente per controbilanciare i miei studi giuridici!ciao

TheManMachine (ha votato 9 questo disco) alle 10:50 del 24 febbraio 2009 ha scritto:

Un album crudo, essenziale, con arrangiamenti spogli e desolati. Lou Reed si lascia alle spalle le atmosfere levigate e glam di "Transformer" per rivolgere il proprio sguardo, glaciale e tagliente come un bisturi, nel proprio ego lacerato, e nei testi registra ciò che vede, tra oggettivo distacco e senso di schifo per se stesso. Il risultato è un disco complesso, a più facce, che rifiuta trattazioni univoche e sbrigative, e ciò è messo bene in evidenza dalla eccellente recensione. Particolarmente, ho apprezzato l'elevata qualità delle traduzioni. "Street Hassle" resta una delle più potenti realizzazioni del Lou Reed dei Settanta. Aggiungo che per ragioni personali sono molto legato al brano omonimo, il cui testo è fenomenale per l'impressionante iperrealismo. Meriterebbe di essere riportato qui in originale per intero. Il mio voto al disco è 8,5, ma preferisco arrotondare per eccesso.

Velvet 77, autore, (ha votato 10 questo disco) alle 13:43 del 24 febbraio 2009 ha scritto:

RE: a The Man Machine

grazie per i complimenti, per le trduzioni ha fotto un grande lavoro di ricerca (negli anni)...il libro italiano migliore che ho letto a tal fine è "Lou reed parole e musica"...è l'unico in cui per fortuna Walzing Matilda ma lasciata intatta con la spiegazione del concetto dell'espressionenon è tradotto con "Matilda ballando un Walzer" sono d'accordo che il testo adrebbe riportato per intero e commentato con una recensione a parte...dovremmo creare una rubrica di recensione di singole traccie!

simone coacci (ha votato 8 questo disco) alle 11:44 del 24 febbraio 2009 ha scritto:

"Punk" e "Street" sono i concetti chiave per capire la cifra di quest'album. Dopo la sbornia post glam Reed torna alle origini del suono più tagliente e si riprende di diritto il segreto del fuoco. Anche se, a livello di canzoni, l'unica che valga cinque stelle è il dittico "Waltzing Matilda/Street Hassle".

Velvet 77, autore, (ha votato 10 questo disco) alle 13:51 del 24 febbraio 2009 ha scritto:

RE: a Simone Coacci

concordo con te che la qualità delle altre canzoni non è paragonabile alla title-track, che se le trascina dietro come dei figli ma come ho scritto lei da sola vale il voto dell'intero disco. Non riduciamola però ad un dittico...Slip Away è il cuore di tutta la composizione perchè la sintetizza e ne costituisce sia il punto di partenza sia il finale (l'espressione Slip Away (da tradurre necessariamente con "scomparire"...l'amore perduto infatti scompare aimè) e inserita sia nella prima che nella seconda parte. E poi consentimi, in quelle ultime strofe Lou canta come non ha mai fatto prima e dopo: intensità. ciao

loson (ha votato 7 questo disco) alle 15:20 del 24 febbraio 2009 ha scritto:

Mmm... Vale 7 solo per "Waltzing Matilda" e "Street Hassle" (bravo Simo), il resto così così. A livello sonoro "Blue Mask" mi intriga di più, per quel dialogare sporco e saturo di chitarre post-Television. La recensione bella anche se avrei preferito più analisi musicale e meno riferimenti testuali.

PierPaolo (ha votato 6 questo disco) alle 15:44 del 24 febbraio 2009 ha scritto:

Fa sempre piacere...

...incontrare autentica passione musicale e infinita voglia di approfondire ed argomentare l'oggetto del proprio entusiasmo. Cura di più il tuo italiano però, visto pure quanto ci tieni alle liriche delle canzoni. La rece è piena di sfrondoni.

REBBY (ha votato 7,5 questo disco) alle 16:01 del 24 febbraio 2009 ha scritto:

sfrondoni?

PierPaolo cosa sono gli sfrondoni? Ho cercato sul

dizionario di italiano ma senza successo.

PierPaolo (ha votato 6 questo disco) alle 16:09 del 24 febbraio 2009 ha scritto:

Ehilà REBBY

Cito il primo sito mostrato da Google in materia:

"Lo sfrondone è lo sbaglio di grammatica o di sintassi di chi si sforza, senza basi culturali, di parlar "bene"".

Velvet 77, autore, (ha votato 10 questo disco) alle 23:04 del 24 febbraio 2009 ha scritto:

RE: Ehilà REBBY

allora, io sono di Ancona e so cosa vuol dire il termine sfrondone...e probabilmente li avrò anche fatti e se me li segnali mi fai un favore (giuro)...tuttavia non penso che mi manchino le basi culturali visto il mio curriculum che non stò qui ad elencare...può capitare di fare degli errori quando si scrive di getto su una piccola finestrella del computer tra un pausa e l'altra nel mezzo di un lavoro dove scrivo atti giudiziari tutto il giorno...cumunque accetto e faccio ammenda per gli sfrondoni

REBBY (ha votato 7,5 questo disco) alle 16:31 del 24 febbraio 2009 ha scritto:

sfrondone

Mah, dovò cambiare dizionario, col mio (www.dizionario-italiano.it), ho provato di nuovo, ma non risponde alla parola sfrondone.

Certo se è quello che intendi è quello che hai scritto dopo mi sembri un pochino cattivello con Francesco ...

Ivor the engine driver alle 17:02 del 24 febbraio 2009 ha scritto:

ma sei di Ancona pure tu Pierpaolo? No perchè io la parola la conosco e la uso ed è dialettale, è come dire ballotta pensando che sia italiano. No marò ho scritto llotta, che dio mi strafulmini!!!!

PierPaolo (ha votato 6 questo disco) alle 17:07 del 24 febbraio 2009 ha scritto:

Pesaro, Ivor

Prima stavo a Bologna.

Una mia amica che vive a NY mi ha detto di aver incrociato Lou Reed, una sera, per strada. Mi ha detto solo che era... basso.

Ivor the engine driver alle 17:12 del 24 febbraio 2009 ha scritto:

io Lou Reed l'ho incrociato un 12 anni fa sul ponte dell'Accademia a Venezia, e confermo che è un nanerottolo, e io sono 1,85 mica due metri.

target alle 23:07 del 24 febbraio 2009 ha scritto:

Marò, ma quanti anconetani ci sono qua dentro? E quanti sfrondoni? Non ci capisco più nulla...

Ivor the engine driver alle 10:28 del 25 febbraio 2009 ha scritto:

siamo una lobby...

attenzione, la mafia anconetana si sta per impadronire del sito....a sto punto velvet ci conosceremo pure, siamo quasi coetanei, avrai bazzicato il thermos di quando in quando.

Velvet 77, autore, (ha votato 10 questo disco) alle 13:12 del 25 febbraio 2009 ha scritto:

RE: siamo una lobby...

no il Thermos no...anche perché ho vissuto a Bologna fino a luglio, ed il fine settimana sono li...e poi non frquento molto i locali rock salvo che per concerti...sono un insospettabile nel senso che mi puoi trovare in posti dove non diresti mai che qualcuno che sta li ascolta Reed e va in profondita nella musica...comunque di fondo per quanto riguarda i locali sono abbastanza eclettico e conosco gente che frequenta quel locale ciao

REBBY (ha votato 7,5 questo disco) alle 10:40 del 25 febbraio 2009 ha scritto:

siamo una lobby...

Mi raccomando tenete conto che da bambino e ragazzo Arcevia spesso era la mia patria estiva.

Gente cordialissima, cibo e vino buonissimo. Un

paradiso ... eh,eh

ozzy(d) (ha votato 8 questo disco) alle 17:48 del 25 febbraio 2009 ha scritto:

ma questo francesco sarà un fan dei velvet underground? chissà....

ozzy(d) (ha votato 8 questo disco) alle 20:02 del 25 febbraio 2009 ha scritto:

o dei Velvet di "sono in una boy band"..?chissà....

benoitbrisefer (ha votato 8 questo disco) alle 18:25 del 27 febbraio 2009 ha scritto:

Street Hassle è una delle vette della carriera solista di Lou Reed (forse l'ultima se si eccettua New York). Al di là del valore delle singoli canzoni mi ha sempre colpito di questo disco la capacità interpretativa di Lou Reed, talvolta tagliente come un rasoio (Leave Me Alone) talvolta dolce e leggero come una piuma (Wait) e poi quel suo parlato che non ha uguali nella storia del rock!

Due ulteriori notazioni:

1. penso che il termine italiano corretto per "grave errore" dovrebbe essere "sfondone"

2. io Lou Reed l'ho visto nel 1980 a Firenze (ne è passata di acqua sotto i ponti!!!) ma non so dire se era alto o no: il palco era a qualche km di distanza da dove mi trovavo!!!

P.S. se amate il Lou Reed anni '70 non potete mancare di ascolatare gli Only Ones ('nuff said!)

DonJunio (ha votato 7 questo disco) alle 13:51 del primo marzo 2009 ha scritto:

Non la migliore delle sinfonie urbane del vecchio Lou, ma noblesse oblige....

thin man (ha votato 8 questo disco) alle 22:09 del primo marzo 2009 ha scritto:

Non è Berlin ma è sicuramente uno tra i migliori lavori di Lou Reed

dario1983 (ha votato 8 questo disco) alle 7:34 del 4 marzo 2009 ha scritto:

forse 5 stelle sono un pò troppo per questo dischetto di fine anni settanta. ma forse il buon vecchio lou ci aveva abituati così bene che questo lavoro, seppur ottimo, non sembra all'altezza delle sue precedenti incisioni. anche se riuscì a darsi un colpo di reni dopo l'imbarazzante sally can't dance e il mezzo passo falso di coney island baby.

Velvet 77, autore, (ha votato 10 questo disco) alle 23:24 del 4 marzo 2009 ha scritto:

RE: cinque stelle

perché questo disco a un qualcosa di particolare, suona unico e inconfondibile, trema come la voce di Reed...e poi cinque stelle perché la title- track le vale da sola...cinque stelle perché forse e vero che quattro sono oggettiva ma la quinta e mia personalissima...ciao

Velvet 77, autore, (ha votato 10 questo disco) alle 23:25 del 4 marzo 2009 ha scritto:

ha...cazzo la tastiera...hanno ragione degli sfrondoni

Velvet 77, autore, (ha votato 10 questo disco) alle 23:26 del 4 marzo 2009 ha scritto:

e poi è è che disastro che sono!

Gabs (ha votato 9 questo disco) alle 14:27 del 6 giugno 2011 ha scritto:

lou lou

we're gonna have a real good time together...

....

i wanna be black...i wanna be...

....

...and a big prick too...

....

Gran disco di Lou Lou da solo, ma è bello bello bello anche the bells e il cabarettistico live take no prisoners dalla sweet jane travolgente...

Sono tre dischi di Lou da avere nella collezione, insieme a oney Island Baby per l'omomonima title track. Berlin è scuro, triste, meraviglioso nei testi, Metal Machine Music è sopra tutto e tutti, il distillato dei Velvet da portarsi dietro nel nuovo millennio. Inascoltabile? Certo, ma solo nello stato di coscienza "normale". Una sinfonia di amplificatori in feedback, come i neuroni del cervello dei chitarristi in cerca dell'origine dell'elettricità. Lou non è un virtuoso della geetaarrr; preferisco a lui altri nomi, ma sa essere acido e corrosivo come nessun altro se è in stato di grazia. Grazie Lou, ti voglio bene anche se a volte mi hai fatto girare le p... non poco.

B-B-B (ha votato 8 questo disco) alle 10:52 del 7 aprile 2015 ha scritto:

Molto bello ed interessante (meglio di sicuro dell'album "metal machine music", se si può definire tale) ma prima di dare un voto preferisco riascoltarlo bene.

simoparbo (ha votato 10 questo disco) alle 12:55 del 15 giugno 2015 ha scritto:

street hassle, la title track, è riduttivo dire che da sola vale l'album, è condensata in questo brano tutta la storia di lou reed, forse la storia del rock: 4 semplici accordi ripetitivi, mai stancanti, si potrebbe andare all'infinito a suonarla ed ascoltarla, slip away nel terzo tempo, probabilmente i due minuti più alti toccati dalla musica per interpretazione e lirismo negli ultimi cinquant'anni, il resto conta zero