V Video

R Recensione

10/10

Velvet Underground

The Velvet Underground & Nico

Un aneddoto apocrifo, in genere attribuito a Brian Eno, chiarisce l’importanza di questo debutto ben più della consueta pletora di precisazioni storiografiche: “The Velvet Underground and Nico” (Verve, 1967) vendette solo poche centinaia di copie alla sua uscita ma ciascuna di quelle persone che lo acquistarono oggi è un critico musicale o un musicista. Difficile azzardare un termine di paragone o rintracciare un gruppo altrettanto influente nella storia della musica rock.

Decifrarne l’imprimatur sonico significa ricostruire la genealogia di tutta la scena alternativa (che forse, senza di loro, oggi neanche esisterebbe o sarebbe completamente diversa da come noi la conosciamo) e, in parte, di quella commerciale: dal punk “detroitiano” a quello “settantasettino”, dall’art-rock alla new wave, dal raga-rock all’indie-noise, dal glam all’acid-folk, attraverso un certo pop “d’essai”. Con loro nacque un modo di fare musica libero, caotico ed indipendente che la lente deformante della contemporaneità ha poi trascolorato nella miriade di sfumature stilistiche odierne. L’album era un centro di gravità permanente in grado di attrarre i fermenti più artisticamente eversivi e socialmente devianti del proprio tempo per trascenderli in un calvario di decadentismo urbano, tradurli in suoni espiatori e taumaturgici. Un universo estetico che serbava alla trasgressione e all’edonismo un ruolo assai marginale,a dispetto di quanto si è spesso vaniloquiato o supposto. Una linea immaginaria ma invalicabile fra prima e dopo, un’opera d’arte che, nell’era della riproducibilità tecnica, avvicinava a grandi passi il rock alle neo-avanguardie.

La gloria del complesso e con essa la sinistra rivoluzione copernicana che mutò per sempre gli orizzonti della musica popolare, sfidando in un duello all’ultimo sangue i limiti della forma-canzone (i tre accordi di chitarra,il tempo in 4/4), si compenetra di quattro elementi fondamentali.

1) L’iconografia fra Pop Art e Cinema Underground. La Pop Art era Andy Warhol ed Andy Warhol era la Pop Art. Andy scuote l’establishment con le sue “Campbell Soup” nel 1959 e poi si siede divertito a vedere l’effetto che fa, Andy fonda la sua Factory e nel 1963 comincia a produrre film catatonici, ossessivi, costruiti su un’unica inquadratura fissa come Sleep ed Empire, nel 1965 Andy smette di dipingere e si dedica ad una complessa strategia multimediale che abbraccia anche la musica. I Velvet non sono, come qualcuno erroneamente sostiene, la sua creatura, ma soltanto uno specchio della propria onnivora ambizione estetica; come da copione egli interviene su un’opera d’arte già preesistente apportandovi appena qualche ritocco, la sua firma d’autore. Andy cerca di addolcirne la negatività presentandoli a Nico; Andy li inserisce nel cast di un film, Venus In Furs, e in uno spettacolo, The Exploding Plastic Inevitabile, un bombardamento di luci, immagini e musica a volumi ciclopici; li introduce al milieu della Lower East Side popolato di teppisti, drag queen, drogati e prostitute che diverranno i protagonisti delle loro canzoni; Andy, infine, disegna la famosa banana della copertina “sbucciabile” che, in tiratura limitata, rivelava un interno rosa fallico.

Tuttavia la weltanschaung del gruppo resta intimamente irriducibile al cinismo entusiasta ed iper-tecnologico con cui l’artista newyorchese ispeziona la realtà, riallacciandosi piuttosto alle perverse parabole morali di un De Sade o alla poesia anti-moderna di Baudelaire, gettando sulla metropoli uno sguardo che, di colpo, rende tutto sorpassato per togliere la vernice intollerabile del nuovo. A tratti, più che Warhol, sembra determinante l’influenza di un cineasta eretico ed indipendente come Kenneth Anger, sia per il feticismo omo-erotico ed esoterico di pellicole quali Fireworks e Scorpio Rising, in cui ogni trasumanante anelito di purezza passa attraverso una consapevole degradazione sado-masochistica, sia per il loro coté visivo (occhiali neri, abbigliamento di cuoio, fruste e catene) e gestuale (gli atti di masturbazione e l’assunzione di stupefacenti mimati sul palco).

2) La musica d’avanguardia europea e il minimalismo. John Cale, gallese fresco di studi classici e borsista presso la facoltà di musica moderna del Tanglewood College, è il direttore d’orchestra, l’arrangiatore e il motore primo nella galassia sonora dei Velvet (Reed ne è, come vedremo, la controparte lirica e letteraria). Traviato o forse rinsavito dalle infernali maratone free form di John Cage e La Monte Young, amico e sodale di Tony Conrad e Terry Riley, Cale si dedicherà ben presto ad intricati quanto rivoluzionari esperimenti di commistione fra le suite “rumoristiche” dell’avanguardia e le concise melodie della canzone pop. Il suo approccio all’estetica minimalista ha un valore, per così dire, metafisico (nel senso freudiano o se vogliamo “de chirichiano” del termine): in esso il retaggio classico ed orchestrale di strumenti come la viola, il pianoforte o il contrabbasso (tipici della musica da camera), traslato dal contesto e dalle finalità originarie, contaminato dallo stridente riverbero dell’elettricità, del feedback, schermato in un assordante mantra metallico, assume la valenza semiologica di un olocausto dell’acustica urbana, una cacofonica, psicanalitica rappresentazione di un inferno “taylorista” e post-industriale. Sospese fra gli acidi jingle-jangle folk di Reed, ancora influenzato dalla lezione di Dylan e Byrds, e le devastanti turbolenze strumentali di Cale, le canzoni dei Velvet si espandono asintoticamente senza disgregarsi ne abusare della propria forma. 

3) L’iperrealismo letterario di Lou Reed. Ovvero la “Ragion Pratica” del poeta. Il ragazzo ebreo della Brooklyn bene, l’adolescente errante fra scuole private e sedute di elettro-shock, l’animatore di complessini garage rock che vinse un concorso di poesia con la sua The Slide, è vittima di una delle più assurde mistificazioni mai ordite dalla critica rock “ufficiale” (che poi vale a dire Rolling Stone e i suoi omologhi nazionali). Descritto per anni come un incosciente apologeta di morte, violenza e depravazione (solo per l’ambiguità di certe sue pose e dichiarazione pubbliche), questo artista è stato in realtà portavoce di una delle visioni più rigorose e radicalmente morali dell’esistenza che il rock’n’roll abbia mai conosciuto.

Nella sua prosa in versi, aspra e disadorna, si consacra un impulso etico lucido e costante che attraversa la solitudine, l’abbrutimento, la passività “da puttana sconvolta” come stazioni ineluttabili di un viaggio che conduce alla pienezza spirituale. Come in Algren, Selby Jr., Purdy o Orlovsky, gli aspetti più oscuri e tenebrosi della mondanità si dissipano nei brutali riti del marciapiede, le libidini più tormentate e compulsive,pur registrate con l’impassibile obiettività del cronista, si colorano d’una pietas insieme commossa e severa che brucia austeramente ogni sospetto di compiacimento e voluttà. È questo il paradosso spirituale della commedia umana “reediana”: sebbene la grazia e l’illuminazione siano un dono innato e non una conquista, tuttavia ogni creatura di questo habitat morale è, che ci piaccia o meno, responsabile delle proprie scelte. Ed ogni suo sforzo, per quanto vano, lustro di dignità e meritevole di conforto.

4) Espressionismo ed esistenzialismo. Anomala modella berlinese, folgorante comparsa ne La dolce vita di Fellini, madre di un figlio nato da una relazione con Alain Delon, Nico portò nei Velvet, oltre alle sue indubbie doti di interprete, una livida e sensuale atmosfera mitteleuropea che, lungi dal mitigarne l’eversione (com’era negli intenti), li rese, se possibile, ancora più inquietanti. Chanteuse diafana ed aristocratica, maitresse altera e incantatrice che intona le sue malsane elegie su linee melodiche aliene dalla tradizione rock, in un deliquio di progressioni armoniche e stranianti lamenti teutoni. Nico è la Maya Deren della musica americana, l’anfitrione delle angosce suicide del dopoguerra europeo nella decaduta terra che fu dei coloni quaccheri e puritani.

Ultimo ma non meno importante: Warhol/Barnum, Cale/Debussy, Reed/Poe e Nico/Circe, furono splendidamente coadiuvati in corso d’opera dal dinamismo garage’n’roll di Sterling Morrison e dal primitivismo tribale e percussivo di Maureen Tucker.

Sunday Morning” (originariamente composta per Nico ma cantata da Lou con intonazione femminea) è un’umente lullaby da dormiveglia etilico: esercizi spirituali al culmine di un doposbornia lucano, tintinnii chiaroscurali che punteggiano una languida passività esistenziale recitata con la solennità di un exemplum o di un’allegoria conciliare. “Waiting For The Man”, un boogie futurista scolpito dall’uso in chiave percussiva di tutti gli strumenti, uno schema ossessivo e replicante che ha fatto scuola (per decenni schiere di gruppi new wave e indie rock lo hanno smontato e rimontato con variazioni esiziali), prima parabola da marciapiede officiata da Reed come se fosse il preludio ad un avvento messianico nella suburbia (“l’uomo” del titolo,nel gergo dei tossici, è in realtà lo spacciatore).

Femme Fatale”, nel suo succinto e rarefatto abito strumentale, è un lounge-folk da bistrò depravato, con Françoise Sagan che occhieggia lascivamente una Simone De Beauvoir e Nico che bisbiglia trasognate odi saffiche. “Venus In Furs”, l’ottava meraviglia del rock, si culla sospesa fra lo stupendo arrangiamento di Cale (viola elettrica tesa come le corde di un bondage, tamburi e timpani da cerimonia zen, jingle-jangle madrigaleschi) e la prosa ironica e commossa di Lou Reed che sposa in un abbraccio tenero e misericordioso il maledettismo d’appendice di Sacher-Masoch (il personaggio di Severin, così come la sua amante/bambina con tanto di “frusta” e “stivali luccicanti”, vengono spogliati d’ogni estetismo lussuoso e decadente e mostrati per quello che realmente sono: due figure fragili e patetiche illuminate solo dalla testimonianza onirica e paradossale del loro estremo atto d’amore).

Run, Run, Run” è un garage-beat puberale fomentato da Morrison e rovesciato in un’ottica adulta e minimalista dai sulfurei baccanali di Cale. “All Tomorrow Parties”, il brano di preferito di Andy, ancora oggi stenta a trovare eguali: lucida fiaba espressionista che ritrae scene da “dolce vita” newyorchese allagandole in una luce sinistra ed aurorale. Nico, travestita da Cenerentola-Alice-Lolita-Lilì Marlene, “piange dietro la porta” e osserva dal buco della serratura un salone affollato di vipere anoressiche in muta di latex ed emaciati gentiluomini che vampirizzano bloody mary, un oceano di chiacchiere vuote, brillanti, “fregnacciose” e plastiche, varici, narici aspiratutto. L’altro lato dello specchio frantumato in un caleidoscopio di schegge che riflettono immagini della sua innocenza perduta. Una giostra di determinismo glaciale, un eterno ritorno alla noia come rituale sociale. “Heroin” è il testamento spirituale di Reed e l’apice del turpiloquio sonico e sperimentale di Cale, una “The End” industriale, un raga orgasmico ed assordante, la morte e la resurrezione di tutto l’informale scibile del rock’n’roll.

Come e più che in “Venus” la viola viene barbaramente scuoiata, il jingle-jangle si aggroviglia in spirali spinose e concentriche, la batteria è un tam tam, un pulsare intermittente, tavolta impercettibile, talora soverchiante. Al di là delle apparenze, nella genesi della morale reediana si riaffermano ancora una volta il valore dell’esistenza e la responsabilità morale dell’individuo (“Ho preso una grossa decisione / cercherò di annullare la mia vita”) e anche dietro il martirio oppiaceo più insensato può celarsi una rinascita spirituale, un’illuminazione transitoria ma bastevole da sola a sottrarci dalle spire del vuoto esistenziale (“Grazie a Dio sto bene come da morto / e ringrazio il vostro Dio per essere incosciente / e non so niente / so solo di non sapere…”).

There She Goes Again” è un mersey-beat nauseabondo che,grazie ai controtempi di Maureen e alla viola di John, cromata d’acciaio e cobalto, lestamente si trasforma in un divertito sketch da happening metropolitano. “I’ll Be Your Mirror”, una serenata dolcissima in cui l’accorata, blasfema pietas “reediana” viene predicata da Nico alla maniera di una Morgana/Santa Lucia che monda gli occhi degli incantati/fedeli educandoli alla bellezza che si annida persino nelle turpi piaghe del degrado circostante, lenendone con parole suadenti il patologico rifiuto di sé e della propria epoca. “The Black Angel Death Song” è un gioiello di sonorità caotiche e secanti, un miracolo di equilibrio fra maniacali “indeterministi” contenuti e forme minimaliste perfettamente trasparenti, intelligibili. “European Son”, un delirio free form di otto minuti in cui al ricordo del poeta beat Delmore Schwarz (insegnante di Lou alla Syracuse Univesity) si mescola un carnevale di inattesi fragori “cageiani” e cadenze vicine al free jazz di Ornette Coleman, con viola e chitarre che sostituiscono i fiati e la Tucker all’apice della sua distonia percussiva.

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K.O.P. 10/10
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ManuWR 9/10
Manci01 10/10

C Commenti

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Marco_Biasio (ha votato 10 questo disco) alle 9:22 del 7 settembre 2007 ha scritto:

E' meglio chiarire una cosa...

Checchè ne diciate tutti voi, questo è IL MIGLIOR ALBUM della storia della musica. Non c'è Sgt. Pepper's, Aftermath o In The Court Of The Crimson King che tengano: questo li apre tutti a metà.

Marco_Biasio (ha votato 10 questo disco) alle 9:24 del 7 settembre 2007 ha scritto:

Dimenticavo

La recensione denota, come al solito, un lavoro storico e musicale davvero accurato e ben fatto. Su quest'album si sono spese generazioni, e rileggerlo in questa chiave non era certo facile (l'ombra di quel pazzo di Scaruffi incombe sempre). Il tuo è un lavoro davvero ben riuscito. Ma, ancora una volta... lascia lo spazio dopo le virgole!!! )

Ivor the engine driver (ha votato 10 questo disco) alle 9:43 del 7 settembre 2007 ha scritto:

compaesani

Cazzo devo ancora finirla di leggere, ma fino a metà è la miglior recensione letta sui Velvet, tanto di cappello mi sarei cagato il cazzo a metà a scriverla, invece riesci ad essere preciso e vario. E poi non troppe pippe scaruffoidi e molta sostanza, anche perchè descrivee minuziosamente le tracce di un disco che conoscono pure i sassi sarebbe stato alquanto inutile. Ah poi ho visto (ma avevo intuito dal cognome) che siamo compaesani, io vivo quasi sulla punta del gomito e tu? Ah ma te Biasio sei Bisius di deb?

Peasyfloyd (ha votato 10 questo disco) alle 9:50 del 7 settembre 2007 ha scritto:

splendido lavoro

non manca niente. Un lavoro davvero impeccabile. Tra l'altro si vede che hai una cultura cinematografica davvero meritevole (servirà a qualcosa sto DAMS!), caspita andare a tirar fuori perfino lo sconosciuto Anger per parlare dei Velvet! E rimandi letterari, artistici ovunque. Complimenti davvero, un lavoro piacevolissimo da leggere. Il disco in sè, lo sappiamo, è la perfezione a livello sia formale che contenutistico. La qualità e l'innovazione-invenzione raggiungono livelli eccezionali come pochi altri dischi nella storia del rock. Poco altro da aggiungere. Rimane solo da spalancare la bocca e stare in silenzio ad ascoltare.

Marco_Biasio (ha votato 10 questo disco) alle 11:08 del 7 settembre 2007 ha scritto:

Sì Ivor, sono io. Tu chi sei?

simone coacci, autore, alle 13:24 del 7 settembre 2007 ha scritto:

Ringrazio tutti per l'attenta lettura e i complimenti che mi sento di girare agli autori di questo disco e alla marea di spunti che forniscono all'appassionato ascoltatore/recensore.

Non che ne abbiano bisogno ma non ci si stanca mai di ripeterlo. Dopo Doors e Velvet siamo tutti un po' provati dall'estensione dell'impresa per cui prometto di concentrarmi su argomenti più andanti e concisi. .

P.S: 1 Ivor,mi sa di si,io sono di Falconara Marittima per la precisione (nel caso qualcuno volesse aspettarmi sotto casa per vendicarsi del tempo perso a leggere miei sproloqui ghghgh).

Magari ci siamo già visti al Mama Mia o in qualche altro postaccio malfamato chi lo sa.

2 Peasy,grazie mille e si...il Dams serve a un botto di cose,purchè non si tratti di trovare lavoro...ihihihi...no,davvero,ricambio i complimenti e saluto.

3 Al mitico Biasio,hai perfettamente ragione,è che scrivo ancora col calamaio e la penna d'oca e poi nel ricopiare mi accapiglio con l'odiata macchina (che assomiglia a quella che si tramuta in scarrafone ne "Il pasto nudo" di Cronemberg). Prometto di correre ai ripari.

Ivor the engine driver (ha votato 10 questo disco) alle 14:37 del 7 settembre 2007 ha scritto:

falconara

Beh allora voglio una rec di Bumba Atomika dei Kurnalcool subbito! Io il mamamia lo evito dal 2000, in compenso sono fisso da 10 anni al thermos e metto dischi al lazzabaretto, tutta roba pissichedelica e garage,magari ho importunato anche te qualche sera delle ultime estati.

Marco_Biasio (ha votato 10 questo disco) alle 16:38 del 7 settembre 2007 ha scritto:

Breve intervento che coi Velvet Underground & Nico non c'entra una beneamata mazza

Non so perchè, ma ogni volta che mi chiamate per cognome mi fate sentire importante )))))) Eddai: sono molto giovane anagraficamente, siamo fra amici (spero), chiamiamoci per nome! O no? ))) Bel posto Falconara Marittima. Ci sono passato di sfuggita un paio di estati fa.

loson (ha votato 10 questo disco) alle 17:28 del 7 settembre 2007 ha scritto:

sono l'unico che preferisce "White Light/White Heat"?

Non che questo disco non sia epocale, per carità, però al suo furioso intreccio di stili e tonalità ho sempre preferito le superficie livide, monocromatiche e ipersature del secondo album. E' là che, a mio parere, si definisce in modo perentorio l'essenza del sound dei Velvet che farà scuola nei decenni successivi. Ad ogni modo, la recensione è splendida per cui, Simone, ti faccio i miei più sentiti complimenti!

Cas (ha votato 10 questo disco) alle 18:09 del 7 settembre 2007 ha scritto:

effettivamente è la migliore recensione che io abbia mai letto su questo capolavoro. d'altronde, un album così meritava decisamente una recensione di questi livelli... bravo davvero!

Moon (ha votato 10 questo disco) alle 18:56 del 15 settembre 2007 ha scritto:

capolavoro ma.........

capolavoro indiscusso ma.....white light/white heat lo è di più secondo me, molto più radicale e sperimentale, lì c'è il seme del punk, del noise e di una miriade di altri correnti musicali arrivate anche 15 anni dopo.Insomma l'apice dei VU è per me sister ray.

rain (ha votato 10 questo disco) alle 19:05 del 21 settembre 2007 ha scritto:

sconvolgente

su questo strabiliante album è stato detto gia tutto inutile aggiungere altro.Uno dei pochi album per il quale la parola capolavoro non è sprecata

Moon (ha votato 10 questo disco) alle 23:00 del 25 settembre 2007 ha scritto:

ma sei bisius ??? uuuuuh ma guarda......certo che sei diventato molto bravo

Marco_Biasio (ha votato 10 questo disco) alle 15:26 del 28 settembre 2007 ha scritto:

Sono Bisius sì!

Ma qua dentro, possibile che mi conoscano tutti??? DDD Comunque grazie dei complimenti...

Luca Morello (ha votato 10 questo disco) alle 12:04 del 29 ottobre 2007 ha scritto:

Al di là del valore dell'album, io sottolinerei il lavoro eccellente di Coacci...intanto saluto Bisius...

andystarsailor (ha votato 10 questo disco) alle 22:49 del primo novembre 2007 ha scritto:

L'album...

Ogni volta che metto su il vinile dei Velvet Underground pensò sempre la stessa cosa: "Questo non è un album...questo E' L'ALBUM!" E poi penso a quanto sarebbe sarebbe stata diversa la mia vita se ci fossi stato in quegli anni, quando fare e asoltare musica voleva dire molto di più...(per la cronaca di anni ne ho 26). Complimenti per la bellissima recensione...

Nucifeno (ha votato 10 questo disco) alle 16:14 del 8 gennaio 2008 ha scritto:

Il futuro... e' BRENSO! D

Attento Marco, il miglior album della storia della musica lo sto per realizzare io con la mia ghenga di devastatori sonori smidollati nonchè miei amici (anzicheno). SBRAGO BRENSO COMING SOON ON MYSPACE!! MUAHAHAHAHAHAHAH!! DD

TheManMachine (ha votato 10 questo disco) alle 11:19 del 19 febbraio 2008 ha scritto:

Disco importante, recensione anche

Simone, più che una recensione hai scritto una monografia monumentale sull'opera, i suoi autori, l'epoca, l'atmosfera culturale e sociale... Bravissimo! Lettura densissima, solo per recuperare tutti i riferimenti infra- e metatestuali che proponi c'è da lavorarci sopra per qualche giorno almeno. Opera recensita: splendida e fondamentale.

swansong (ha votato 10 questo disco) alle 17:00 del 26 febbraio 2008 ha scritto:

Senza parole...

...per l'album e la recensione...veramente complimenti! Cazzo!

boy_with_VU_tee (ha votato 9 questo disco) alle 16:58 del 10 aprile 2008 ha scritto:

VU&N

Album e recensione splendidi.

Gabs (ha votato 10 questo disco) alle 2:16 del 26 maggio 2008 ha scritto:

Io sono per Sister Ray.

Finalmente una grande recensione, molto accurata e colta! L'edizione originale di questo LP ha la banana di Warhol sbucciabile a mò di sticker, e questo è un valore artistico aggiunto, purtroppo non replicata nelle innumerevoli edizioni successive. Se decidono di ristamparlo così com'era vado subito a comprarne un'altra copia da aggiungere alla mia. Io dico che mai nessun altro disco sarà come questo, un feticcio/simbolo come sostituto del fallo, l'evocazione simbolica di un oggetto di cui si nega l'assenza... Preferisco White Light White Heat all' opera prima, solo per il semplice fatto che lì c'è Sister Ray. Qualcuno ha mai visto il film "Hedy" di Warhol con la colonna sonora dei Velvet? Sono proprio quelli i Velvet che prediligo!

Totalblamblam (ha votato 10 questo disco) alle 22:48 del 4 dicembre 2009 ha scritto:

RE: Io sono per Sister Ray.

la deluxe edition è ristampata come l'originale

se sbuccia la banana di andy in piccolo se ti accontenti godi

10 al disco e alla rece davvero molto bella

Mr. Wave (ha votato 9 questo disco) alle 22:33 del primo settembre 2008 ha scritto:

Monumentale...

Uno degli album più importanti del Novecento; uno spartiacque definitivo tra due epoche e due modi di concepire la musica rock. Immensa opera! Complimenti per la stesura della recensione Simone

Paranoidguitar (ha votato 10 questo disco) alle 17:05 del 15 dicembre 2008 ha scritto:

capolavoro enorme!!! Peccato che ci sia gente (Scaruffi e i suoi seguaci in primis) che tenda a svalutare altri dischi altrettanto importanti. A me non piace il razzismo snobbista e finto-alternativo che molti fanatici mettono in atto in questo caso. Questa gente amerà pure i velvet underground, ma odia la musica, le fa del male.

Questo giusto per creare un po' di dibattito, visto che non può esserci sul valore dell'opera in questione.

simone coacci, autore, alle 17:36 del 15 dicembre 2008 ha scritto:

RE:

Ma guarda, sono d'accordo con te, 'noid. è una reazione molto infantile, "antiborghese", per certi versi, se mi passate il termine, che penso abbiamo sperimentato tutti verso i 16/17 anni (senti di aver scoperto la pietra filosofale della musica, mentre il 90% delle persone attorno a te, ascolta "la solita roba" tramandata dalla mitologia dei grandi media) ma poi andrebbe superata. Sennò è come l'Arca dell'Alleanza che incenerisce chi non è degno di ricevere i suoi doni, vedi i nazisti di "Indiana Jones". Ciò ingenera quella sorta di "razzismo", a cui accennavi, nei confronti di gruppi o artisti percepiti come ruffiani, svenduti o mondanamente assimilati tipo, non so, Bowie, i Beatles, gli Stones, i Pink Floyd watersiani, i Doors,(cito i casi più famosi, eh, che a me personalmente questi piacciono più o meno tutti, a vario titolo e con i dovuti distinguo) e chissà quanti altri, ognuno ha i suoi.

Marco_Biasio (ha votato 10 questo disco) alle 21:19 del 15 dicembre 2008 ha scritto:

Ma quanto bella è European Son, porca troia?

loson (ha votato 10 questo disco) alle 21:47 del 15 dicembre 2008 ha scritto:

RE:

"You killed your european son/you spit on those under twenty-one/ but now your blue cars gone, your better say so long/ hey hey bye bye bye..."

Nucifeno (ha votato 10 questo disco) alle 23:06 del 15 dicembre 2008 ha scritto:

Sono pronto per essere linciato

Lo ammetto: non sono mai riuscito ad amare i Velvet Underground come voi. Non m'è mai piaciuta l'aura blasfema e perversa che tutti hanno voluto costruire intorno al gruppo. Non credo che fossero gli unici a trattare certe tematiche (che hanno contribuito molto alla fama che ora hanno), benchè fossero esplicite. Non penso nemmeno che loro rappresentassero l'angoscia e l'alienazione della vita moderna come tutti dicono(leggetevi il testo di "Frankie Teadrop" dei Suicide, quella sì è che angoscia vera). Punto terzo, non impazzisco per la loro musica: certi brani mi convincono pienamente, ma nel complesso VU & Nico mi ha lasciato un pochino con l'amaro in bocca, specie ai primi ascolti. Le 5 stelle che ho dato alcuni commenti prima sono per l'importanza storica, e in parte anche perchè non volevo passare per pazzo XD. Ora ho confessato.

Gabs (ha votato 10 questo disco) alle 0:28 del 16 dicembre 2008 ha scritto:

RE: Sono pronto per essere linciato >> Tranquillo, non ti ammazza nessuno.

Si è parlato di Scaruffi e dei suoi seguaci, ma... qualcuno qui crede veramente che Scaruffi abbia sentito tutti i dischi che ha recensito? I Velvet Underground sono alla resa dei conti una appendice di Andy Warhol, una sua emanazione per meglio dire, pur se con l'interconnessione di elementi meravigliosamente orchestrati. Ricordo qui, oltre che il cinema di Warhol, di cui i Velvet erano la colonna sonora, la scrittura di William Burroughs a cui Lou Reed ha più volte ammesso (e non solo lui) di fare riferimento. Quindi il punto di partenza è stata la Beat Generation; quello è il riferimento immediato... Più che Lou Reed, a mio parere, sono stati John Cale e Moe Tucker (per l'appunto) a sostenere l'economia sonora del gruppo. Lou Reed ci ha messo la poetica maledetta, l'ossessione e il sadomaso, la droga e la pulsione metropolitana... perchè Warhol voleva quello in quel momento per se stesso e la sua corte nella Factory.

Oggettivamente vedo i Velvet in questa cronologia: i proto Velvet e the Ostrich, il primo disco VU con la chanteuse Nico, le tensioni tra Reed e Cale per Nico (entrambi erano innamorati di lei), Sister Ray e il secondo disco, la dipartita di Cale, Loaded con Sweet Jane di Lou Reed. Questi sono secondo me i punti caldi da analizzare per capire meglio questo gruppo, tanto importante quanto forse non considerato nella giusta prospettiva. E torna in ballo Warhol e la sua direzione artistica, e l'universo del drogato espresso da Burroughs nella scrittura... blah blah blah...

Lou Reed non mi ha mai fatto impazzire, se non in Metal Machine Music, un disco che sta all'exploding plastic inevitable quanto John Cale sta a Sister Ray. Lou Reed ha fatto una sinfonia suonando un amplificatore: da lì, non dai Velvet, è cambiato qualcosa nella musica. E' l'insetticidio scritto da Lester Bangs. La musica diventata insetto, tanto da richiedere l'intervento dello sterminatore e della sua polvere gialla. Lou Reed semplicemente deve tutto ai suoi due maestri: William Burroughs e Andy Warhol. Senza di loro non ci sarebbero stati i Velvet Underground e noi non saremmo qui a scrivere... Grazie per l'attenzione.

Velvet 77 (ha votato 10 questo disco) alle 18:29 del 21 febbraio 2009 ha scritto:

re :tranquillo non ti ammazza nessuno

scusami ma come si fà a dire che i Velvet Undrgraound sono il prodotto di Andy Wharol (a lui devono molto ma non certo a livello di sound!) con Lou relegato a mero inseritore di testi!

Dovrei rispondere con 10 pagine ma non mi sembra la sede adatta. Da quello che scrivi denoti, comunque, una certa conoscenza della band ma penso che dovresti approfondirla prima di esprimere giudizi (in particolare leggersi Trasformer di Vctor Bocckris).

Concordo sull'influenza sulla musica "noise" di Metal machine music ma qui stiamo parlando dell'influenza di THE VELVET UNDERGROUND AND NICO SUL l'intera musica rock alternativa!, per dirla alla Bryan Eno:"quando uscì lo comprarono in pochi, ma quei pochi che lo comprarono misero su gruppo".

Non commento chi ha fatto un accostamneto tra i tesi di Reeed (sai di che cosa stiamo parlando? premi letterari da tutti i paesi del mondo, letteratura trasportata nella musica...)e i Suicide...scusami ma per piacere c'è un limite a tutto!

Nucifeno (ha votato 10 questo disco) alle 21:02 del 21 febbraio 2009 ha scritto:

RE: re :tranquillo non ti ammazza nessuno

Velvet 77, non ho detto che i testi di Loud Reed sono inferiori a quelli dei Suicide. I testi di Reed sono poesia pura, lo riconosco, ma non li vedo come espressione dello stress quotidiano della vita di tutti i giorni. Semmai sono l'esaltazione dei lati più torbidi dell'uomo. Il testo di "Venus In Furs" racconta di un rapporto sadomaso. Dov'è qui l'alienazione moderna? Il testo di Frankie Teardrop (in caso non l'avessi letto, fallo, perchè è bellissimo) racconta di un operaio oppresso dal lavoro in fabbrica che, giunto al limite della sopportazione dei suoi ritmi quotidiani, impazzisce e ammazza tutti i suoi familiari compreso lui stesso. Questa, secondo me, è vera alienazione, vera angoscia della vita odierna. I VU invece esaltano il marcio, il sesso più deviato, la droga e tutte queste belle cosine qua. Ribadisco che non volevo fare nessun confronto a livello qualitativo. Amen.

Gabs (ha votato 10 questo disco) alle 19:50 del 21 febbraio 2009 ha scritto:

???

Anzitutto nessuna scusa perchè non è dovuta. Non voglio destabilizzarti tantomeno farti arrabbiare...ma qual'è il -limite- al quale alludi?

Dici che "da quello che scrivo denoti una certa conoscenza della band in questione"...

Vedi, io non esprimo giudizi, non mi permetto di farlo nella vita figurati nella musica; ho semplicemente scritto dei pareri personali (con i se i ma e i forse del caso), dei concetti e dei riferimenti peraltro opinabili come è giusto che sia... Tu hai opinato e va benissimo, ti ringrazio per questo. Non ho bisogno di farmi motivare da Victor Bockris... non ancora per fortuna (mia e sua)...lascia stare.

Scrivi pure le dieci pagine che dicevi perchè è proprio questa la sede più adatta: non avere timore, se hai da scrivere sopra questo immenso gruppo va benissimo e fai bene a farlo. Circa poi la mia presunta cultura musicale devo dire in assoluta sincerità che non interessa più di tanto, sia a me che agli altri che qui ci leggono, nel senso che può essere vera così come il contrario... Avrei fatto il giornalista musicale, ti pare? Personalmente più che la cultura musicale in senso lato mi interessa ascoltare musica, assorbire musica, parlare di musica, esplodere di musica, emozionarmi di musica... e, ogni tanto, scrivere in questo magnifico sito di musica per puro diletto fine a se stesso e in assoluta (appassionata?) leggerezza. Perdonami ma, tutto il resto (polemiche comprese) non mi appartiene... Io sono un vecchio uomo e il mio cervello è ormai soffice ma vuole ancora il r'n'r per stare bene e in pace con se stesso. Devo dire però che con l'età sono un poco deviato verso il Jazz e il Blues... strana questa cosa, ma forse è come ritornare nella pancia della mamma. Il mio vero problema non sono i VU&Nico, ma tirarle fuori dalla chitarra le vibrazioni che sento... E ti assicuro che è un problema. Tante belle cose e grazie per l'attenzione.

Velvet 77 (ha votato 10 questo disco) alle 17:02 del 23 febbraio 2009 ha scritto:

risposta per Gabs e Nucifeno

trovo le vostre risposte esaurienti e ben motivate...ammetto che forse sono stato troppo polemico... è che sono un neofita di questo sito e forse sono partito d'istinto...denoto in entrambi voi un amore puro per la musica e quindi vi prometto basta polemiche...semmai farò degli inserimenti costruttivi...e poi chiedo un infoemazione: ho inviato ieri una recensione di Street Hassle ma non ricevuto alcun messaggio di conferma e non vedo il disco recensito... devo attendere un eventuale verifica ed approvazione?

Nucifeno (ha votato 10 questo disco) alle 17:28 del 23 febbraio 2009 ha scritto:

RE: risposta per Gabs e Nucifeno

Ti verrà pubblicata tra qualche giorno, devi solo pazientare un po'

Gabs (ha votato 10 questo disco) alle 1:27 del 24 febbraio 2009 ha scritto:

ti perdono!

Velvet 77.

Attenzione a quello che scrivi perchè tra queste pagine si trovano musicofili colti, appassionati e consapevoli. E' facile scatenare un putiferio... Pur vero che scrivere una recensione o un commento è un godimento personale e un atto d'amore nei confronti dell'oggetto d'affezione, cioè il disco, a volte talmente impellente e necessario che diventa un imperativo al di là della reale sostanza espressa.

E' bello scrivere di musica per chi ascolta la musica, ma non si deve improvvisare.

Quindi, mi aspetto di leggere una esauriente rece di Street Hassle, uno dei più belli di Lou Lou solista... e uno dei più strani da sentire con l'effetto dello stereo binaural sound.

Velvet 77 (ha votato 10 questo disco) alle 23:16 del 24 febbraio 2009 ha scritto:

RE: ti perdono!

grazie...mi sono accorto di aver generato dei vespai...ma ho già scritto nei commenti di Trasformer che annullo tutti i miei precedenti commenti polemici...è che sono entrato con la mentalità sbagliata e non conoscendo il sito ho agitato un pò le acque ma adesso sono in fase di riassestaggio...ciao e complimenti per la tua di competenza...

KidInTheRiot (ha votato 8 questo disco) alle 9:40 del 22 maggio 2009 ha scritto:

Disco meraviglioso nella sua voglia di essere scomodo criticato, anche se oggi non riesce pienamente nel suo intento...recensione troppo lunga per il mio pigro intelletto !

bargeld (ha votato 10 questo disco) alle 14:37 del 17 giugno 2009 ha scritto:

un disco così merita una lettura così. un disco che ha segnato un'epoca, e in assoluto tutta la storia della musica. eh eh

Roberto Maniglio (ha votato 10 questo disco) alle 21:24 del 17 giugno 2009 ha scritto:

non c'è altro da aggiungere...

... nè al disco nè alla recensione.

DucaViola alle 17:34 del 16 luglio 2009 ha scritto:

capolavoro

Uno dei dischi che amo di più in assoluto, ogni tanto lo devo ascoltare... è alieno.

PetoMan 2.0 evolution (ha votato 5 questo disco) alle 17:26 del 4 dicembre 2009 ha scritto:

non mi piace molto

fabfabfab alle 17:39 del 4 dicembre 2009 ha scritto:

RE:

ehhm, Peto, ma non è che hai sbagliato disco?

bargeld (ha votato 10 questo disco) alle 17:40 del 4 dicembre 2009 ha scritto:

è l'unica spiegazione!

REBBY (ha votato 10 questo disco) alle 17:55 del 4 dicembre 2009 ha scritto:

Se intendeva quello di Josh Wink sono d'accordo

anch'io ....Ma di spiegazioni comunque ce ne

possono essere tante, magari non gli piacciono

semplicemente le banane o magari proprio non gli

piace il disco. Magari ce ne son altri a cui non

piace, ma non hanno il coraggio di dirlo...

DucaViola alle 18:14 del 4 dicembre 2009 ha scritto:

RE:

dai REBBY... come si fa a non avere il coraggio di dire che un disco non piace. E' assurdo!!! La musica è qualcosa che prima di tutto deve fare i conti con la tua anima e il tuo cervello. Sarà che io ste pippe mentali non me le sono mai fatte. (non mi riferisco a te, ma a chi ipoteticamente potrebbe vivere la musica in maniera tanto contorta).

REBBY (ha votato 10 questo disco) alle 19:00 del 4 dicembre 2009 ha scritto:

Beh Duca, chiaramente non è che ci vuol coraggio

a dirlo sul web in forma anonima. Però io credo

che possa anche esistere il conformismo quando si parla di dischi epocali come questo. Voglio dire

che tra i tanti che gridano al capolavoro non mi

stupirei se qualcuno l'ha ascoltato al massimo

2 o 3 volte, come del resto avrà fatto Peto penso.

Adesso però devo allontanarmi dal computer e se

tutto sarà regolare, lo rivedo solo mercoledì.

PetoMan 2.0 evolution (ha votato 5 questo disco) alle 18:29 del 6 dicembre 2009 ha scritto:

Ciao, non volevo creare scompiglio. Il disco lo conosco bene, non di certo solo 3-4 ascolti, in quanto me lo registrò su cassetta un amico ai tempi del liceo, più o meno una dozzina di anni fa, ed allora mi piaceva forse un po' di più. Ora meno. Comunque ho detto semplicemente che non mi piace molto, mica che è un disco brutto, son due cose diverse. Son ben consapevole dell'importanza dell'album in questione, ma a me non piace. Che faccio, metto il voto massimo solo perchè così fan tutti? Non è il mio modo di fare. Ciao.

DucaViola alle 9:40 del 7 dicembre 2009 ha scritto:

RE:

Tranquillo... io la vedo come te, nel senso che a me il disco piace tantissimo, ma se fosse stato il contrario non avrei certo detto una bugia per non sfigurare davanti alla "massa". Ad esempio a me "The Wall" dei Pink Floyd non piace, e anche se quando lo dico la gente mi guarda come fossi un matto da camicia di forza lo dico ancora..."The Wall non mi piace". Trovo brutto anche Kid A dei Radiohead e non m'inchino davanti a sua maestà Jeff Buckley; credo anche di essere uno dei pochi al mondo che si annoia con la musica degli Smiths e che preferisce gli Echo and the Bunnyman ai Cure. Sono poi fermamente convinto che i Rolling Stones non erano sporchi brutti e cattivi e che i Beatles non erano poi tanto buoni e conformisti. Non mi piacciono i Led Zeppelin più di tanto, posso fare a meno dei Police e odio i Doors. Meglio essere impopolari e ragionare con la propria testa. Quindi hai tutto il mio appoggio.

SamJack (ha votato 10 questo disco) alle 15:06 del 7 dicembre 2009 ha scritto:

è vero.....ragionare con la propria testa.....ma in musica, quando perlomeno si vuole avere un atteggiamento critico verso di essa, bisogna distinguere tra piacere soggettivo e valore oggettivo, di un disco o di un opera......questo disco dei velvet underground è oggettivamente rilevante, poco da fare.......

DucaViola alle 16:55 del 7 dicembre 2009 ha scritto:

RE:

Sam Jack... ma tu non sei quello che oltre a dire che questo disco è oggettivamente rilevante poco da fare ha anche detto che revolver e sgt pepper sono dischi poco più che passabili quando milioni e milioni di persone parlano di capolavori? Che facciamo? L'oggettività quando ci pare? Che fai l'oggettivo soggettivo dipende dai gusti? Comoda la vita

Ivor the engine driver (ha votato 10 questo disco) alle 16:11 del 7 dicembre 2009 ha scritto:

@ducaviola

guarda concordo, inoltre anche a me The Wall fa cagare, concepisco i Floyd fino a Meddle, per dire. Se parlo di musica e qcuno mi tira fuori gli Smiths, giro i tacchi e me ne vado, e sui Rolling Stones la penso come te, e dovrebbero farlo in molti più, visto che è abbastanza risaputo che i Beatles erano tutt'altro che mammolette, venivano dai sobborghi di Liverpool, stesso non si può dire di tutti gli stones. Lo dice pure Lemmy dei Motorhead che conobbe entrambi nei '60.

SamJack (ha votato 10 questo disco) alle 19:05 del 7 dicembre 2009 ha scritto:

.....Duca, io penso che se quei lavori dei beatles sono giudicati capolavori da milioni di persone......ciò non vuol dire che debbano essere per forza dei capolavori.....tra l'altro anche gli U2 vengono considerati dei geni da milioni di persone..........e gli U2 mi sa un tantino che non sono dei geni musicali......

DucaViola alle 20:41 del 7 dicembre 2009 ha scritto:

RE:

... appunto. Oggettivo quando ti pare.

Totalblamblam (ha votato 10 questo disco) alle 20:48 del 7 dicembre 2009 ha scritto:

RE: RE:

ma lascialo perdere LOL

piuttosto io farei un po' di chiarezza per la tracklist che è confusionaria:

le bonus tracks sono altra cosa! ma proprio tutto vi devo dire neh?

SamJack (ha votato 10 questo disco) alle 22:03 del 7 dicembre 2009 ha scritto:

no, affermazione sbagliata....

Dr.Paul (ha votato 10 questo disco) alle 19:30 del 8 dicembre 2009 ha scritto:

sto con duca viola! l'oggettività ad orologeria come direbbe qualcuno! quella discussione sotto aftermath la ricorderò per senmpre! )))))))

SamJack (ha votato 10 questo disco) alle 21:59 del 8 dicembre 2009 ha scritto:

no, oggettività secondo un certo spirito critico.....che magari non tutti condividono, ed è bello pure questo, che noia se tutti la pensassimo uguale..... a me non interessa cambiare il pensiero della gente su un gruppo....a me interessa esprimere la mia idea su quel gruppo sulla base della mia conoscenza e dei mie criteri......e rispetto sempre chi la pensa diversamente da me.......

DucaViola alle 7:41 del 9 dicembre 2009 ha scritto:

RE:

SamJack... vai a vedere il dizionario italiano, e alla parola "Oggettivo" fermati, leggi e rifletti. Così magari torni qui con le idee più chiare.

DucaViola alle 9:29 del 9 dicembre 2009 ha scritto:

... oggettivo è che la terra gira intorno al sole e che su questo disco c'è il disegno di una banana.

SamJack (ha votato 10 questo disco) alle 13:44 del 9 dicembre 2009 ha scritto:

ohhh, ma io il significato lo conosco bene, perchè dici così??? solo perchè dico che i Beatles sono sopravalutati??? a me sa di si....comunque, un pò di perspicacia su....è chiaro che l'oggettività critica proviene comunque da un soggetto.....devo spiegare??? no, non ce ne bisogno, spero.....ah, un ultima cosa.....a me non la si fa....; )sono sempre più in la....

Dr.Paul (ha votato 10 questo disco) alle 14:29 del 9 dicembre 2009 ha scritto:

sam jack dai ormai...aftermath dice tutto su...ormai è andata, sarà per la prossima vita!

simone coacci, autore, alle 14:41 del 9 dicembre 2009 ha scritto:

Ma poi che vol dì “A me non la si fa…sono sempre più in la”? Vedi di non guidare mai in queste condizioni che ti ritirano la patente e buttano via la chiave. Mi raccomando.

fabfabfab alle 23:22 del 9 dicembre 2009 ha scritto:

RE: Ma poi

Simone, ma che c'hai la patente con la chiave tu?

SamJack (ha votato 10 questo disco) alle 15:13 del 9 dicembre 2009 ha scritto:

ciao Simone.....la tua ironia mi è sempre piaciuta e, logico, anche tu capisci la mia : )......bellissima la tua recensione su Fire Of Love dei Gun Club.....da qualche parte ho letto che preferisci, mi pare, non alimentare discussioni sui Beatles....mi sa che seguo il tuo esmpio....come si dice ...politically correct...... ed è vero, aftermath dice tutto.......magari poi ci fosse un altra vita.....

DucaViola alle 19:03 del 9 dicembre 2009 ha scritto:

SamJack... guarda che a me non frega niente se parli dei Beatles, se ne parli male o se ne parli bene. Ho fatto l'esempio che ho fatto perché nel forum ti ho conosciuto il quel contesto, dove non ti sei posto minimamente il dubbio se lapidare o no dischi "storicamente importanti", ma potevano essere i Pink Floyd o gli Who. E' di te che stò parlando, non dei Beatles. Di un oggettività che calibri a tuo piacimento, quando saresti più onesto nel dire che come tutti noi hai i tuoi gusti.

SamJack (ha votato 10 questo disco) alle 21:56 del 9 dicembre 2009 ha scritto:

Chiaro che ho i miei gusti....ma mi accorgo quando c'è un certo spessore artistico e quando no....e non è poi così difficile accorgersi di ciò....

DucaViola alle 23:03 del 9 dicembre 2009 ha scritto:

RE:

SamJack. Sei presuntuoso. Qui di gente che mastica musica ce n'è e anche parecchia. Io mollo qui... sei granitico, discutere con te mi annoia a morte.

Scusa, ma è ciò che penso.

simone coacci, autore, alle 23:30 del 9 dicembre 2009 ha scritto:

La chiave è quella che apre il cassetto in cui le imboscano gli sbi...ehm i carabinieri e la polizia stradale. E io purtroppo ne so qualcosa.

SamJack (ha votato 10 questo disco) alle 6:21 del 10 dicembre 2009 ha scritto:

Caro Duca, non mi pare poi che tu ti sia così annoiato a discutere con me....il tono dei tuoi interventi non avevano un aura di noia...solite parole..e poi, per me mica è un offesa, anzi.....

SamJack (ha votato 10 questo disco) alle 6:34 del 10 dicembre 2009 ha scritto:

e d è vero, qua c'è gente che di musica ne mastica parecchia, mai affermato il contrario....

Bellerofonte (ha votato 10 questo disco) alle 9:13 del 27 marzo 2010 ha scritto:

Capolavoro a volte risulta riduttivo

Ci sono album di fronte ai quali ogni parola è superflua.. forse solo una cosa potrebbe spiegare la loro grandezza.. Tentare di immergersi con la testa immaginando di essere nel 1967 e ascoltando dire tra se e se.. "Questi hanno cambiato tutto"

bart (ha votato 9 questo disco) alle 1:57 del 30 marzo 2010 ha scritto:

Devo dire che prima non mi piaceva, ma dopo molti ascolti mi sono ricreduto. E'uno dei dischi più importanti della storia del rock. Senza questo album forse la new wave non sarebbe mai esistita.

g.falzetta (ha votato 9 questo disco) alle 13:20 del 8 luglio 2010 ha scritto:

Altro album eccezionale, la voce di Nico è bellissima e toccante in moltissimi punti. Lou Reed è sempre lui!

salvatore (ha votato 10 questo disco) alle 10:15 del 9 luglio 2010 ha scritto:

Bestemmio se dico di preferire le tracce cantate da Nico alle altre (all tomorrow's parties è in assoluto la mia canzone preferita dei Velvet)? E se poi dico pure di preferire Desertshore a questo? E se ancora dico di preferire tutta l'opera di Nico a quella dei Velvet Undergriund, mi fate internare?

Intendiamoci, questo è un album perfetto, ma nico lo è ancora di più

otherdaysothereyes (ha votato 10 questo disco) alle 16:22 del 9 luglio 2010 ha scritto:

mah guarda Daniele, all tomorrow's parties è anche la mia preferita dei Velvet anche se sarei molto in difficoltà a dire se sono meglio le canzoni cantate da Nico rispetto a quelle cantate da Lou Reed..per quanto concerne desertshore secondo me è un capolavoro (come tutta la carriera solista di Nico, come dimenticare poi anche The marble index?)ma la banana per me non ha eguali!

NathanAdler77 (ha votato 10 questo disco) alle 22:46 del 16 ottobre 2010 ha scritto:

I'm Waiting For The Man

Quando il Rock divenne "roba" per adulti...Il lato

malsano e oscuro degli anni Sessanta. Gran rece.

galassiagon (ha votato 10 questo disco) alle 18:48 del 24 ottobre 2010 ha scritto:

il migliore e il più importante disco della storia del rock

Liuk Pottis (ha votato 10 questo disco) alle 21:02 del 20 novembre 2010 ha scritto:

Capolavoro

Probabilmente il miglior disco della storia del rock, per non parlare della sua influenza nella musica degli anni successivi. Merita il massimo dei voti.

Pampaboy1995 (ha votato 10 questo disco) alle 22:43 del 13 gennaio 2011 ha scritto:

Shiny, shiny, shiny boots of leather

Mamma mia Reed e Cale che geni ...

Venus in furs, Heroin e Femme Fatale sono uniche, ma che dico é TUTTO fantastico in questo LP

stefabeca666 (ha votato 10 questo disco) alle 9:09 del 6 giugno 2011 ha scritto:

rece troooooooooooooppo lunga, non la leggerò mai.

REBBY (ha votato 10 questo disco) alle 9:43 del 6 giugno 2011 ha scritto:

E fai male... La rece suona proprio come il disco eheh

stefabeca666 (ha votato 10 questo disco) alle 0:34 del 7 giugno 2011 ha scritto:

Di The Velvet Underground and Nico ce n'è uno, come lui non c'è nessuno. Difficile invogliare un neofita ad un disco scrivendone miliardi di righe che alla fine non dicono nulla. "è un’umente lullaby da dormiveglia etilico: esercizi spirituali al culmine di un doposbornia lucano,tintinnii chiaroscurali che punteggiano una languida passività esistenziale recitata con la solennità di un exemplum o di un’allegoria conciliare.". Ora, non metto in dubbio la bontà di quello che c'è scritto, e anche la bellezza del prosare. Però mille righe pregne di metafore, simboli ed allegorie rischiano di essere pesanti ma soprattutto poco interessanti. Credo, parere personale, che la recensione debba essere uno strumento, una guida, non un mero sfogo dello scrivente.

P.S.: non sto negando la presenza di una soggettività da parte del recensore, ne uscirebbe una robetta analitica ed asettica. Ma non credo sia d'uopo abbondare su di essa. La prima parte della recensione è ottima, forse anche troppo (da testo universitario). Ma quel track to track non mi va giù.

Parere personale il mio, tanto valido quanto non valido.

Marco_Biasio (ha votato 10 questo disco) alle 15:48 del 8 giugno 2011 ha scritto:

RE:

Su alcuni punti hai sicuramente ragione, come c'è del vero quando affermi che recensioni troppo lunghe non verranno mai lette. Ma per questo hobby divulgativo nessuno ci paga nè ci pagherà mai (forse), quindi penso sia auspicata anche una sorta di "libertà" personale nell'impostare una recensione. Non è detto che i testi particolarmente brevi e succinti siano allo stesso tempo chiari e indicatori. Poi certo, magari si fa un po' più fatica a leggerla. Però mi sembra che qui, cosa eccezionale a dirsi se si pensa la caratura del disco e le generazioni di critici ed appassionati che ci si sono spremute sopra, si dica qualcosa di diverso. Non necessariamente di nuovo: sostanzialmente di diverso. Una recensione di metà lunghezza sarebbe riuscita a fare lo stesso? Vedila come domanda sincera, non come provocazione.

REBBY (ha votato 10 questo disco) alle 9:01 del 7 giugno 2011 ha scritto:

"...non la leggerò mai"

Alla fine l'hai letta eheh certo ci è voluto del tempo. Sul fatto che le recensioni brevi e concise sul web abbiano dei pregi evidenti non sto a sindacare, tanto è evidente, ma è altrettanto vero che per taluni dischi (e questo sicuramente) un approfondimento è auspicabile, in particolare per i neofiti (chiaro interessati e non superficiali). Si potrebbe anche (e si fa) scrivere un libro su certi album e qui alla fine nel tempo che si ascoltano i brani postati si fa in tempo a legger tutto. Simone nella vita è (anche) uno scrittore, chiaro che usi le sue armi. Poi gli scrittori, come i musicisti, non possono piacere a tutti... Io possiedo questo vinile da circa 35 anni e quando lessi questo rece riascoltai quest'opera un'altra volta (una volta a casa lo feci anche con le orecchie), un neofita chissà potrebbe a sua volta "ascoltarlo" e poi magari...

Peasyfloyd (ha votato 10 questo disco) alle 16:41 del 8 giugno 2011 ha scritto:

signori miei nessuno ci paga per scrivere e nessuno vi obbliga a leggere. Se una rece è troppo lunga o troppo corta sono problemi vostri. In questa società c'è troppa gente abituata a pensare che tutto sia dovuto come gli piace.

Il mio consiglio è di crescere e di astenersi dall'aprir bocca quando non si ha nulla da dire.

A me di sentire gente che viene qui a dare lezioni di come si dovrebbero scrivere le recensioni a Simone, che è uno dei migliori critici e scrittori musicali in circolazione non mi fa solo ridere, ma mi mette proprio tristezza per la mancanza di rispetto e dignità di chi fa il maestrino. Un po' più di umiltà non guasterebbe, invece di fare sempre tutti i maestrini stile "so tutto io". Siamo proprio un Paese di merda. Perdonate lo sfogo ma ogni tanto ci vuole.

Dr.Paul (ha votato 10 questo disco) alle 17:54 del 8 giugno 2011 ha scritto:

la rece sarà anche troppo lunga. il popolo del web va sempre di fretta, se nn ci si apre una pagina in tempo ragionevole siamo pronti a chiudere e andare oltre e bla bla bla tutto giusto, ma santo cielo se non fai un track by track di questo disco sei fuori di testa, qui lo step by step è obbligatorio! dice bene peasy "c'è troppa gente abituata a pensare che tutto sia dovuto come gli piace." Non ti piace la rece? commenta il disco e basta!

g.falzetta (ha votato 9 questo disco) alle 18:09 del 8 giugno 2011 ha scritto:

Onore a Dr. Paul!

ozzy(d) alle 18:18 del 8 giugno 2011 ha scritto:

beh come a petoman non piace questo disco puo' esserci chi non apprezza la recensione ghghghghgh

stefabeca666 (ha votato 10 questo disco) alle 8:56 del 10 giugno 2011 ha scritto:

siamo un paese di merda perchè un'opinione che fin da subito s'è tolta l'aureola dal capo non stagliandosi a verità assoluta viene contraddetta con tanto fervore buttandoci in mezzo discorsi sui massimi sistemi: eh che paese di merda vero?

a me frega poco che la recensione l'abbia scritta johnny il ballerino claudicante o simon reynolds, se la rece mi piace mi piace, se non mi piace non mi piace, e non c'è nessuna reverenzialità verso nessuno che possa farmi mai cambiare idea. oltretutto non ho voluto fare il maestrino, non ho voluto fare il saccente, ho semplicemente espresso un'opinione che vale tanto se "vera" quanto se "falsa". gli attacchi mi sembrano inutili ed ingiustificati, anche perchè io non ho attaccato nessuno.

a chi mi chiede se la recensione sarebbe stata la stessa scrivendo solo la metà di quanto non sia stato scritto dico: probabilmente sì. l'abilità nello scrittore può stare anche in un'asciugatura estrema del linguaggio, e non per forza di cose in quelli che rischiano di diventare futili manierismi baroccheggianti. ora concludo chiedendo scusa al mondo se ho un'opinione e giuro che d'ora in avanti cercherò di conformare il mio pensiero con quello degli altri per evitare di urtare alcune sensibilità e per rendere l'italia un paese migliore, non un paese di merda come è stato detto

scusate la prolissità, sono il primo incapace a sintetizzare il pensiero.

PandaCiccione (ha votato 10 questo disco) alle 21:44 del 19 settembre 2011 ha scritto:

Non si discute

Anzitutto complimenti per la recensione o come la vogliamo chiamare.

Credo che non si possa fare una classifica dei dischi migliori/più importanti/più significativi di sempre: diversi i periodi storici, diverse le tecniche espressive, diverse le filosofie di approccio alla musica e all'arte. Quindi non posso dire se questo sia il disco migliore della storia del rock; posso dire che è nell'olimpo di quelli irrinunciabili, fondamentali.

L'ascolto di questo disco mi ha veramente cambiato. Ero un ragazzino e sono entrato in un mondo diverso. Quando ero più poetico dicevo (e ancora non saprei come meglio spiegarlo): "Da quando ho sentito Heroin per la prima volta ho un rumore metallico nella testa; non riesco a immaginare la mia vita da quel momento senza quel suono in sottofondo."

dalvans (ha votato 6 questo disco) alle 15:36 del 23 settembre 2011 ha scritto:

Sufficiente

Mai piaciuto tanto

Alfredo Cota (ha votato 8 questo disco) alle 22:02 del 31 ottobre 2011 ha scritto:

Il disco seminale per eccellenza, ma non l'ho mai amato troppo

magma (ha votato 10 questo disco) alle 17:43 del 8 marzo 2012 ha scritto:

Eh vabbè, immenso. Con il successivo White Light/White Heat rappresenta un dittico irraggiungibile nella storia del rock. Forse il più bel disco degli anni '60. Anche perchè pezzi come "Venus in Furs" "All Tomorrow's Parties" e "Heroin" sono un qualcosa di troppo...troppo; fuori parametro.

Zeman (ha votato 10 questo disco) alle 11:23 del 2 settembre 2012 ha scritto:

Venus In Furs è una delle cose più belle che abbia mai ascoltato. Disco imprescindibile.

Illuminato_Savio (ha votato 10 questo disco) alle 17:40 del 13 ottobre 2012 ha scritto:

Immenso.

L'album più importante della mia vita. Ha segnato tempo fa un punto di rottura personale.

Sono state già spese tante parole. Non ho mai avuto il coraggio di farne una recensione anche solo per me.

Io ho sempre preferito ascoltarlo, una marea di volte, non so quante, una quarantina forse. Di solito la domenica.

Inoltre su Velvet Underground and Nico, Scaruffi è veramente bravissimo, colto, un maestro.

Fatto sta che come i Doors, i Vu hanno dato il meglio in uno (due) album.

Poi chi c'era, chi ha avuto modo d'ascoltare il loro sound, le registrazioni lo sa quanto fossero grandi.

Ma rimane forse una delle più grandi delusioni della musica, questa band che s'è sfasciata.

Dispiacere, imperituro.

Gio Crown alle 22:44 del 15 ottobre 2012 ha scritto:

avevo 12 anni quando mio fratello (il mio mentore musicale) mi fece ascoltare questo album la prima volta...da allora ho appassionatamente amato Lou Reed. Ascoltando musica, dagli eroi degli anni 70 e 80 fino a quelli dei nostri giorni, sempre ho ritrovato la loro musica, le loro voci i loro passaggi come se loro avessero in qualche modo anticipato quel che è venuto dopo....grandiosi! Su tutte l'attacco unico e irripetibile di "There's She Goes Again" e la morbida e sensuale "Femme Fatale".!

nebraska82 (ha votato 9,5 questo disco) alle 13:36 del 16 ottobre 2012 ha scritto:

Disco incredibile, "all tomorrow's parties" resta un apice inarrivabile per quasi chiunque.

nebraska82 (ha votato 9,5 questo disco) alle 13:36 del 16 ottobre 2012 ha scritto:

Disco incredibile, "all tomorrow's parties" resta un apice inarrivabile per quasi chiunque.

alekk (ha votato 10 questo disco) alle 12:49 del 29 gennaio 2013 ha scritto:

la creazione. questo,con the doors e the piper at the gates of dawn ha creato la musica. i migliori 3 album della storia. il resto è fuffa. chiunque nella sua vita deve ascoltare lou reed jim morrison e syd barrett. tornando al disco,venus in furs è con "the end" dei doors il più grande capolavoro della storia del rock

zagor (ha votato 10 questo disco) alle 10:45 del 31 ottobre 2013 ha scritto:

Lou e NIco, <3 per sempre!

classicsor (ha votato 10 questo disco) alle 22:45 del 28 novembre 2013 ha scritto:

Nella musica degli anni 60 non si è mai sentito questo genere, il primo disco art rock (si può anche dire di prima sperimentazione) della storia del rock, sicuramente influente sulla scenza Art - rock, brit pop anche se si vuole o sperimentale in generale, grande innovazione e che testi ! 10

classicsor (ha votato 10 questo disco) alle 22:46 del 28 novembre 2013 ha scritto:

Nella musica degli anni 60 non si è mai sentito questo genere, il primo disco art rock (si può anche dire di prima sperimentazione) della storia del rock, sicuramente influente sulla scenza Art - rock, brit pop anche se si vuole o sperimentale in generale, grande innovazione e che testi ! 10

classicsor (ha votato 10 questo disco) alle 22:47 del 28 novembre 2013 ha scritto:

Nella musica degli anni 60 non si è mai sentito questo genere, il primo disco art rock (si può anche dire di prima sperimentazione) della storia del rock, sicuramente influente sulla scenza Art - rock, brit pop se si vuole o sperimentale in generale, grande innovazione e che testi ! 10

Mattia Linea (ha votato 10 questo disco) alle 17:31 del 14 agosto 2014 ha scritto:

Allucinato. Strano. Malato. CAPOLAVORO.

John Cale e Lou Reed sono due geni. Su questo disco nessuno può spendere parole migliori di quelle di Brian Eno:

"Soltanto 100 persone comprarono questo disco appena uscì, ma ciascuno di quei 100 oggi o è un critico musicale o è una rockstar."

ProgHardHeavy (ha votato 9 questo disco) alle 18:40 del 3 settembre 2014 ha scritto:

Non ne vado pazzissimo, anche se capisco l'importanza, ed alcune canzoni (Run, Run, Run e Venus in Furs su tutte) sono belissime, ma spesso mi sembra troppo ripetitivo, basato troppo sugli stessi giri. Comunque, un capolavoro, ma secondo me non tra i migliori album di sempre.

ProgHardHeavy (ha votato 9 questo disco) alle 18:41 del 3 settembre 2014 ha scritto:

Non ne vado pazzissimo, anche se capisco l'importanza, ed alcune canzoni (Run, Run, Run e Venus in Furs su tutte) sono belissime, ma spesso mi sembra troppo ripetitivo, basato troppo sugli stessi giri. Comunque, un capolavoro, ma secondo me non tra i migliori album di sempre.

tonysoprano (ha votato 10 questo disco) alle 20:57 del 8 aprile 2016 ha scritto:

Album epocale, che ha stravolto tutto, ha creato un genere intero,il Punk e ha ammaliato quei pochi fan, che all'epoca, neanche si rendevano conto di avere tra le mani una pietra miliare

zagor (ha votato 10 questo disco) alle 13:22 del 12 marzo 2017 ha scritto:

50 anni esatti di shiny shiny boots of leather

baronedeki (ha votato 10 questo disco) alle 21:57 del 13 marzo 2017 ha scritto:

Si può affermare benissimo che con quest'album e White Light White Heat nasce il Rock Indipendente. Parlare di sadomasochismo nel 1967 ( Venus in Furs ) argomento ancora taboo ai giorni nostri la dice tutta sul coraggio e libertà di questa storica band seminale sia filosoficamente vedi Punk e New Wave che musicalmente . A conti fatti forse la band più influente di sempre. Si dice che solo in cento ebbero la fortuna di possedere quest'album e che tale fu' l'influenza che esercito' su di loro che la maggior parte decise da quel momento il proprio futuro.