Tori Amos
Under the Pink
Tori Amos, semplicemente un'artista raffinata, unica, bravissima, eccellente. Una cantante, una cantautrice, una pianista, una compositrice, una ragazza dai capelli rosso fuoco che ha saputo incendiare gli animi e i cuori di milioni di persone in tutto il mondo. La cosa più bella e degna di nota, è che Tori suona della musica decisamente lenta, struggente, del buonissimo pop che viene però considerato da tutti anche incredibilmente rock.
Fate sentire ad un metallaro un brano come “Baker Baker”, oppure “Cornflake Girl”, entrambe nell'album che andremo a trattare, “Under the Pink” e vi troverà indiscutibilmente sublime il primo e dannatamente rock il secondo. Il disco che andremo a “criticare” è un disco unico nel suo genere, che ha venduto tre milioni di copie e che ha segnato per sempre la storia della musica.
Prima di tutto non possiamo non menzionare il fatto che la Amos è figlia di un reverendo metodista, questo perchè in buona parte dei suoi testi la cantante affronta il tema della religione, della Chiesa, dell'ipocrisia di quest'ultima, del diritto alla libertà di ciascuno di noi e soprattutto della donna. I suoi testi sono infatti sempre molto profondi, ricercati e mai banali, così come la sua musica. La caratteristica di questa artista, è quella di essere una compositrice a tutto tondo, che vive il suo rapporto con il suo strumento, il pianoforte, in maniera quasi carnale, molto fisica. Il timbro della sua voce è capace di rendere al meglio ogni emozione, dalla sofferenza, alla gioia, dall'aggressività alla dolcezza. Vittima di stupro circa all'età di vent'anni, Tori porterà con sé questa bruttissima esperienza in eterno. Come sempre però, il dolore e il disagio si sa, donano all'artista notevole ispirazione e Tori farà tesoro di questo, riuscendo così a tramutare la sofferenza in musica semplicemente sublime e toccante.
“Under the Pink” uscì nel 1994, dopo il bellissimo “Little Earthquakes” del 1992, conquistando pareri favorevoli da parte di pubblico e critica, grazie anche ad uno dei primi singoli estratti “Cornflake Girl”, un pezzo decisamente rock, con un paio di assoli di piano finali davvero da orgasmo, che non hanno nulla da invidiare ad un riff di chitarra alla Angus Young. Il brano d'apertura dell'album s'intitola “Pretty good years”, una ballata in pieno stile Amos, preludio di un capolavoro a dir poco maturo e geniale. Seguono “God”, primo singolo estratto in America, dove Tori tratta nuovamente le questioni divine, troppo spesso incomprensibili. “Bells For Her” e “Past the Mission”, tracks melodiche pur sempre originali.E poi “Baker Baker", una delle canzoni più belle, dove la cantante, usufruendo soltanto della sua voce e del suo inseparabile piano a coda Bosendorfer, narra di un amore finito, in una maniera struggente degna soltanto di questa ineguagliabile dea. E poi ancora, “The Wrong Band” e “The Waitress”, la già citata “Cornflake Girl”, l'inquieta “Icicle” e “Cloud On My Tongue” e a conclusione di un lavoro sopraffino, “Space Dog” e la quasi epica ed abbastanza ermetica “Yes, Anastacia”, dedicata ad una principessa russa.
Le precauzioni d'uso per “Under the Pink” sono le seguenti: Scusarsi con fidanzati, parenti e amici se per giorni ci si assenterà dal resto del mondo al suono di brani come “Pretty good years”, “Cornflake Girl”, “Baker Baker", “Icicle”, “Yes, Anastacia”.
Cercare di ascoltare questo album almeno una decina di volte prima di tornare tra noi tutti comuni mortali. Procurarsi una copia di scorta di “Under the Pink” perchè ve lo posso assicurare, lo consumerete. Ultimo consiglio personale: Provare, se siete uomini, a sposare questa donna, perchè vivere al fianco di una persona con una sensibilità e un'anima simile, penso che darà proprio l'impressione di aver sposato la Madonna. Quella vera però.
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