A Pink Floyd - Monografia - pagina 1 di 14

Pink Floyd - Monografia (1/14)

Siamo alla metà dei sessanta, in un panorama musicale in parte ancora acerbo ma seminale e pieno di entusiasmo, un periodo in cui il nuovo linguaggio musicale, il rock&roll, si impone sulla deriva elitaria della musica colta, ormai dedita a una sperimentazione incomprensibile ai più, un periodo in cui la semplicità di questo nuovo linguaggio si sposa con i fermenti di una generazione che intende cambiare il sistema.

Svetta il nome di Bob Dylan, che con Highway 61 Revisited, nobilita il rock arricchendolo di un cantautorato profondo ed erudito, in Inghilterra la beatlemania è già esplosa e i mitici quattro approfittano del successo ormai consolidato per intraprendere strade nuove, allontanandosi dal beat degli esordi per approdare ad un genere che, pur rimanendo legato alla forma-canzone e al melodicismo immediato, si compone di "sovrastrutture" produttive sofisticate e di arrangiamenti inusuali (caratteristica che culminerà in uno dei massimi capolavori della musica "popular", A Day In The Life), mentre il rock più energico e grintoso trova piena espressione nel sound sporco e lascivo dei Rolling Stones e nel ribellismo incediario degli Who.

La nascente moda psichedelica amplia ulteriormente gli orizzonti del rock: alle primitive canzoni beat dei primi anni sessanta si vanno sostituendo composizioni più complesse, ragionate, intese a varcare i confini della percezione sensoriale cosciente.

In America la psichedelia sorge un pò prima che in Inghilterra, ma è in Inghilterra che si formano i Pink Floyd...

Pink Floyd, come molti sanno, è l'unione di due nomi: Pink Anderson e Floyd Council, entrambi bluesman americani molto amati da Syd Barrett.

Noto è anche che il gruppo assume la fisionomia "classica", basso, chitarra, tastiere e batteria, con quattro elementi all'attivo, sul finire del 1966 quando appare in concerto inizialmente in feste private, per poi esibirsi alla serata inaugurale dell'UFO, divenendone una delle maggiori attrattive per l'impiego disinvolto e originale di numerosi effetti visivi.

Il loro primo album, "The Piper At The Gates Of Dawn", rimane uno dei massimi capolavori della psichedelia e il preferito di molti fan. L'opera, coeva all'altrettanto innovativa "Stg Pepper's Lonely Hearts Club" dei Beatles, registrata nei mitici studi di Abbey Road è, sotto molti punti di vista, un album solista del fascinoso ma introverso Syd barrett, autore di gran parte dei brani più significativi.

In quest'album emergono in nuce due grandi tratti caratteristici della produzione Floydiana: la capacità di costruire melodie accattivanti e piacevoli in brani di durata tradizionale e il coraggio di sperimentare lunghe divagazioni strumentali in jam basate sulla timbrica degli strumenti e sull'uso straniante della chitarra, strumento che nei Floyd come anche (e più) in Hendrix si emancipa dal ruolo di mero accompagnamento per costituire una poetica a sè stante.

Melodia accattivante è "Matilda Mother", che nel suo incedere placido e incantato è un omaggio all'infanzia, il cui testo, nei continui riferimenti alla nebbia e allo smarrimento è emblematico di una coscienza assorta nei ricordi, appena appena velata da un'inquietudine che in "Flaming" sembra sparire del tutto, magari camuffandosi abilmente nelle vesti di un ragazzino che declama versi bislacchi e canzonatori.."watching buttercups cup the light, sleeping on a dandelion, too much, i won't touch you but then i might"...ma nondimeno pervasi dalla dolcezza e dall'incanto.

"The Gnome" è un'altra follia barrettiana, una scanzonata filastrocca di Tolkienana memoria dalla struttura essenziale e dal ritornello fanciullesco, mentre una quieta spiritualità orientale anima il cantato più manifestamente serioso di "Chapter24", intessuta di un organo minimalista e scandita da sporadici interventi ai piatti a guisa di gong.

La raccolta elegia di "The Scarecrow" è uno dei vertici dell'album, nonchè una delle massime espressioni dello stile barrettiano, capace di sposare poche note essenziali con profondità umane disarmanti: "The black and green scarecrow is sadder than me, but now he's resigned to his fate, 'cause life's not unkind, he doesn't mind...He stood in a field where barley grows"...forse inconscia metafora o inquietante profezia del destino dell'autore, questi versi delineano una personalità prigioniera dei propri insondabili abissi, e perciò incapace di reagire alle tiritere della vita, alle ingiurie del tempo.

Per approfondire: http://www.storiadellamusica.it

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arquimede alle 20:39 del 30 marzo 2007 ha scritto:

Marco, i miei complimenti più sentiti, hai fatto un gran bel lavoro

Moonlight Love alle 0:11 del 19 luglio 2007 ha scritto:

Ogni ulteriore commento sarebbe superfluo:i Pink Floyd sono dio!!! Ottimo lavoro,bravissimo!

Giuseppe Ienopoli alle 13:31 del 7 luglio ha scritto:

... mi era sfuggita ... quasi una tesi di laurea, il periodo è quello giusto, e un diario di bordo per una navigazione consapevole nel fluido rosa!

... rito propriziatorio alternativo!