V Video

R Recensione

9/10

Pink Floyd

The Piper at the Gates of Dawn

Alienazione totale. È con questa espressione che si può descrivere in breve un disco complesso come “The piper at the gates of dawn”. Perché il primo album dei Pink Floyd – che in seguito avrebbero imboccato lentamente la strada del progressive, poi del concept-album e poi ancora delle canzoni fruibili e canticchiabili (vedere “Another brick in the wall” e “Comfortably numb”) fino al tracollo post-watersiano – è così denso di immagini non riassumibili in un'unica visione (come invece accadrà da “The dark side of the moon” in poi) che fanno di esso un album unico, e vedremo perché.

I Pink Floyd si costituiscono nel 1965 con la seguente formazione: Syd Barrett (chitarra ritmica, voce), Bob Klose (chitarra solista), Roger Waters (basso, voce), Richard Wright (tastiere, voce), purtroppo deceduto in questi giorni dopo un’improvvisa malattia, e Nick Mason (batteria). Il nome lo sceglie Barrett, il leader indiscusso, come omaggio a due bluesmen da lui molto amati (Pink Anderson e Floyd Council). In seguito all’immediato abbandono di Klose, in rotta con Syd poiché orientato verso altri stili musicali quali il jazz e il rythm & blues, pubblicano due anni dopo il loro primo 45 giri contenente la storica “Arnold Layne”, brano non tanto bello in sé per sé quanto importante perché segna l’inizio di una nuova era musicale. E, sempre nello stesso anno, dopo aver pubblicato un altro 45 giri, nel quale viene inclusa la altrettanto famosa “See Emily play”, Syd Barrett si decide a incidere il primo album vero e proprio: da lì in avanti – anche grazie ad altri gruppi che aderiscono più o meno artisticamente al movimento della psichedelia – la musica non sarà più la stessa.

Il pifferaio alle soglie dell’alba” – titolo del settimo capitolo del libro “Il vento fra i salici” di Kenneth Grahame – è in pratica il primo e ultimo disco dei Pink Floyd di Syd Barrett, che nel successivo “A saucerful of secrets” (1968) scrive e canta soltanto “Jugband blues”, suona la chitarra in un paio di pezzi e scompare, lasciando il testimone a David Gilmour (chitarrista di ben altro stile) e dedicandosi dapprima a qualche attività da solista, e successivamente, in preda alla pazzia, alla pittura, estraniandosi dal resto del mondo fino alla fine dei suoi tristi giorni, il 7 luglio 2006.

L’album, pur non essendo proprio perfetto dal punto di vista compositivo, è decisamente innovativo quanto a sonorità e liriche. I brani che lo compongono possono essere suddivisi in due categorie: alcuni appartengono al genere che sarà poi definito “space rock”, che vedrà protagonisti i Floyd anche nell’immediato dopo-Barrett, mentre altri sono dei raccontini infantili apparentemente dolci ma che in realtà denotano anch’essi un qualcosa di psichedelico, il tutto rifinito dall’incommensurabile Syd.

Una normale copertina di presentazione (nome della band a caratteri cubitali e vólti dei quattro membri, niente titolo del disco menzionato invece nel retro) dà l’illusione di qualcosa che normale non è, e ci si accorge sfogliando il libretto (per chi, come me, possegga il CD) o guardando all’interno (per tutti i meno giovani o i nostalgici che possiedono il vinile) dove si notano disegni e, per chi sia abile nel comprendere la lingua inglese, testi (anche questi di Syd Barrett) entrambi assai inquietanti.

Due in particolare sono i cavalli di battaglia di questa preziosa opera d’arte; l’apertura dell’album è affidata alla splendida “Astronomy domine”: una voce spaziale introduce l’irreale basso di Waters, poi Wright esegue delle sinistre note (simili a quelle di “Echoes” di quattro anni più tardi), quindi entra in scena in modo aggressivo Mason e la sua batteria, infine Barrett con la sua chitarra isterica ed alienata e con la sua voce molto melodica che recita liriche che sognano la conquista dello spazio e dei pianeti del sistema solare. Signori, ecco a voi i Pink Floyd, uno per uno, nella loro magnificenza. In mezzo un meraviglioso intermezzo strumentale che lascia a bocca aperta e che fa veramente entrare in un’altra dimensione, quella che ospita Syd dipendente dall’LSD, quella dei suoi viaggi che, nonostante gli avrebbero compromesso la vita da un paio d’anni più tardi fino alla fine, lo renderanno immortale nonostante la fugacità della sua apparenza al pubblico.

Alla pari di “Astronomy domine”, se non addirittura un livello superiore, è “Interstellar overdrive”: un brano di nove minuti circa, completamente strumentale che gira attorno ad un riff, ripetuto all’inizio e alla fine e accennato più volte al centro, che riproduce l’ennesimo trip di Barrett, un viaggio interstellare di andata e ritorno visto dalla parte dei musicisti che sfoderano un’improvvisazione (nei live molto più lunga) rifinita dalle impeccabili tastiere di Wright, che contribuiranno a rendere alle musiche dei Pink Floyd a venire quelle atmosfere spaziali caratteristiche anche delle opere post-barrettiane. “Astronomy domine” e “Interstellar overdrive” verranno proposte ripetutamente nei concerti ad alta dose di psichedelia che la band eseguirà negli anni a venire: la prima la troviamo anche nel live di “Ummagumma” (1969) e addirittura nel tardissimo ed imponente tour “P.U.L.S.E.” (1994) con i tre (Waters se n’è già andato) decisamente invecchiati.

Ma “The piper at the gates of dawn” non è (fortunatamente) solo le due sopracitate. Da incorniciare, ad esempio, l’altro brano strumentale “Pow R. Toc H.” con un’introduzione jazzata e con un mirabile assolo pianistico di Wright, e caratterizzata dalle urla isteriche e senza senso di Barrett e Waters in un crescendo di psichedelia che si spegne sul finale. Da non scordare, inoltre, “Take up thy stethoscope and walk”, unico brano composto da Waters solista nell’album (tutti di Barrett, meno i due strumentali che sono della band intera): il bassista compone qui le sue prime liriche (primi passi verso le vere e proprie poesie da “The dark side of the moon” in avanti) e la band si lancia in un altro intermezzo strumentale che ancora una volta vede protagonista Wright e le sue tastiere, una volta virtuose, una volta essenziali.

Come avevo fatto notare in precedenza, i brani dell’album si suddividono in due categorie: analizzati quelli immortali dello space rock, i rimanenti sono delle filastrocche psichedeliche. Così in “Lucifer Sam” (canzone senza motivo considerata satanica dal Centro Culturale San Giorgio) un riff aggressivo fa da sfondo alla storia di un inquietante gatto siamese; in “Matilda mother”, saggiamente rifinita dall’immenso Wright, una mamma racconta una storia ad un bambino che vuole saperne sempre di più. “The gnome”, invece è la storia di un popolo di gnomi chiamato Grimble Gromble e delle loro abitudini quotidiane, mentre “Chapter 24” sono dei frammenti del capitolo 24 di uno dei libri preferiti di Barrett, “I Ching”, anche questi accompagnati dalle tastiere spaziali e, all'inizio, dal gong. Così “The scarecrow”, inserita nello stesso 45 giri di “See Emily play”, è la descrizione che un bambino potrebbe fare di uno spaventapasseri, abbellita (sembrerò pedante, ma è così) dalle note di Wright. “Bike”, invece, è un brano un po’ più complesso e misterioso: accanto a frasi decisamente infantili e all’onnipresente contorno tastieristico, sul finale vengono liberati da una stanza (come dice Barrett) i suoni psichedelici dell’album e l’ultimo suono è una voce decisamente inquietante ripetuta più volte. Se qualcuno avesse ancora dei dubbi sulla veridicità del fatto che le musiche di questo album (e del rock psichedelico in generale) rappresentano viaggi irreali causati da LSD, si senta la quarta traccia, “Flaming”, e ne traduca il testo, e mi dica cosa si fa “da solo nelle nuvole dove tutto è blu”, se non un trip.

The piper at the gates of dawn” è uscito in un contesto, il 1967, dove le sperimentazioni psichedeliche stavano andando decisamente in voga anche presso gli stessi Beatles e Rolling Stones, famosi per ben altro genere di musica. Negli studi di Abbey Road i Pink Floyd registrarono questo album mentre i Fab Four di Liverpool stavano provando il ben più famoso “Sgt. Pepper’s lonely hearts club band”, e spesso ci sono state voci di plagio da entrambe le parti. A questo proposito mi sembra giusto ricordare che tali illazioni non sarebbero del tutto infondate: la strana voce che chiude “Bike” e l’altrettanto sinistro urlo conclusivo in “A day in the life”, ultimo brano di “Sgt. Pepper’s” non vi sembrano un po’ troppo simili, se non altro come idea? Voci di corridoio a parte, “The piper” è assolutamente unico in un patrimonio così inestimabile come quello dei Pink Floyd ed è una rarissima occasione di vedere all’opera uno dei più grandi geni della musica mondiale di tutte le epoche.

Syd Barrett, come già detto, farà la comparsa nel successivo “A saucerful of secrets”, poi tenterà di risollevarsi dalla pazzia con dei lavori solisti: pubblica, entrambi nel 1970, “The madcap laughs” e “Barrett”, mentre nel 1988 del suo materiale scartato prende il nome di “Opel”. Il suo stato di pazzia non è stato mai chiarito del tutto: infatti molti sostengono che la sua sia schizofrenia ereditaria solamente peggiorata dall’uso di allucinogeni, tale da impedirgli di proseguire la propria avventura nel gruppo da lui fondato. Anche la sua morte è avvolta dal mistero, dato che è stata resa nota soltanto tre giorni più tardi e che non conosce ancora una reale causa: si parla di tumore al pancreas ma anche di complicazioni dovute al diabete.

I suoi compagni lo ricorderanno spesso: in “Shine on you crazy diamond”, capolavoro di “Wish you were here” (album interamente dedicato con nostalgia a Barrett), Waters canta: “ricordi quando eri giovane, splendevi come il sole, ora c’è un qualcosa nei tuoi occhi, come buchi neri nel cielo, splendi ancora pazzo diamante”. Si dice inoltre che Syd sia comparso in studio mentre i Floyd stavano provando la suite di “Wish you were here”: calvo, ingrassato, viene riconosciuto dopo un po’ da Waters che scoppia a piangere; i quattro gli fanno sentire “Shine” e lui dice: “bella, ma mi sembra un po’ datata”. Gilmour invece gli dedica su “The division bell” (1994) il pezzo “Poles apart” dicendo: “non ho mai pensato che tu abbia perso tutta la luce nei tuoi occhi” e dedicandogli un breve intermezzo psichedelico in un album decisamente più easy-listening. Syd Barrett non ha mai lasciato del tutto i Pink Floyd, e la band ha fatto di tutto per recuperarlo, ma il diamante pazzo aveva già preso un’altra strada.

C Commenti

Ci sono 55 commenti. Partecipa anche tu alla discussione!
Effettua l'accesso o registrati per commentare.

cthulhu (ha votato 10 questo disco) alle 0:17 del 29 settembre 2008 ha scritto:

Fondamentale!!

Nonostante la loro carriera sia fondamentale nella storia della musica del '900 mai più sapranno essere cosi' spontanei e coraggiosi come in questo disco.

Marco_Biasio (ha votato 10 questo disco) alle 21:56 del 29 settembre 2008 ha scritto:

La recensione, mi duole dirlo, non è che mi sia piaciuta in maniera particolare. La parte finale, ad esempio, è zoppicante, in quanto summa del post-Barrett più che conclusione riferita a "The Piper At The Gates Of Dawn", e più volte sottolinei come il tuo voto sia dettato più dall'importanza storico/musicale del disco che dalla sua effettiva qualità musicale. Non condivido la tua scelta. Qui la musica è a livelli inarrivabili. Questo e "A Saucerful Of Secrets" valgono una decina di "The Dark Side Of The Moon", a mio avviso sopravvalutatissimo, e una cinquantina di "The Wall", semplicemente inascoltabile. Concordo su "Astronomy Domine" e "Interstellar Overdrive" -che, per inciso, giudico uno dei tre migliori pezzi della storia del rock-, ma avrei messo maggiormente in rilievo anche "Matilda Mother" e "The Gnome", due diversi modi di intendere l'allucinazione da acido da parte di Syd Barrett. Per il resto, non ho null'altro da dire su qualcosa già ampissimamente esplicato.

PierPaolo (ha votato 10 questo disco) alle 9:26 del 30 settembre 2008 ha scritto:

Compitino

Il mio pensiero è che quando si recensisce un superclassico, straconosciuto e con un'intera letteratura a sostegno, è opportuno sforzarsi di scrivere qualcosa di personale. Un condensato rapido e indolore dei (giusti) libri letti e delle (fondamentali) nozioni apprese sull'argomento, con aggiunta dei soliti aneddoti sul povero Syd, risulta assai tedioso.

loson (ha votato 10 questo disco) alle 10:46 del 30 settembre 2008 ha scritto:

Evidentemente prediligi i Floyd di Waters e qui, pur non condividendo interamente, non posso che rispettare il tuo pensiero ("Animals" resta un capolavoro al pari di questo, a mio parere... Stendiamo invece un velo su "The Wall"). La rece, d'altro canto, mi è parsa troppo impersonale, calligrafica. Mi associo a PierPaolo, in poche parole.

simone coacci (ha votato 10 questo disco) alle 11:09 del 30 settembre 2008 ha scritto:

A maggior ragione: trattandosi di un capolavoro astratto (un po' il "2001-Odissea..." del rock psichedelico) che da adito a un infinità di chiavi intepretative cercare di compendiarle tutte porta via un sacco di tempo, di spazio ed è una fatica inutile. Ogni disco racconta una storia diversa ad ognuno di noi ed è a quella che dovremmo dare ascolto. Ascoltando s'impara, andrà meglio la prossima volta. Non buttiamo via il bambino con l'acqua sporca.

swansong (ha votato 9 questo disco) alle 19:38 del 30 settembre 2008 ha scritto:

Non posso far altro che accodarmi al coro...

di coloro che ritengono (come il sottoscritto sia chiaro!) il presente un vero e proprio "allucinante" ed "allucinato" capolavoro. Tuttavia non posso altrettanto condividere chi sostiene che la produzione pinkfloydiana da Dark Side in poi sia tutta (o quasi) da buttare. Se si superasse una certa barriera ideologica e si ammettesse, finalmente, che, pur mantenendo lo stesso nome, di fatto, i Pink Floyd, per varie ragioni, a partire da Dark Side sono diventati un altro gruppo, allora si potrebbe anche rivalutare artisticamente tale produzione successiva.

O magari trattasi, come sempre e come credo, solo di gusti, di orecchio, di affinità, di percezioni, di umori che la musica che si ascolta concede ad ognuno e che variano da persona a persona.

Io, ad esempio e non mi vergogno ad ammetterlo, adoro tutta la produzione più marcatamente "watersiana" dei Floyd da Dark Side in poi e ritengo The wall un capolavoro assoluto, senza tempo, inarrivabile ed irripetibile.

A tal proposito, per riassumere il mio pensiero a riguardo, posto un commento che ho scritto tempo fa sul forum:

Negli anni dei primi Pink Floyd, quelli "barrettiani", ma non solo, credo ci fossero sulla piazza, in ambito prettamente rock-psichedelico e derivati, dei gruppi e delle proposte decisamente superiori ai lavori di Barrett/Waters & C. e mi riferisco alla devastante depravazione allucinata degli Stooges, alla potenza evocativa e viscerale, seppur breve, dei mitici MC5, alla perizia tecnica, abbinata al feeling per il gusto e la melodia d'avanguardia dei primi lavori di Zappa, ma anche, infine, alla strabiliante bizzarria dei Velvet Underground e del primissimo Reed solista. Per citare i primi che mi vengono in mente e quelli che conosco di più..

Ritengo che, invece, la vera maturità dei Pink Floyd, il loro reale "marchio di fabbrica", nel suono, nelle melodie e, perchè no, nella nettamente migliorata perizia tecnica; quel mood riconoscibile fra mille, quei suoni di chitarra unici, perchè, di fatto fino ad allora mai sentiti, e da allora in poi ultra copiati. Insomma quella svolta più rock e meno psichedelica, che tanto ha condizionato la musica degli anni a venire, credo si sia avuta proprio a partire dal "lato oscuro" dove, quando tutte le cose le cose sotto il sole sembrano a posto, il buon Roger (con una sinistra, ma straordinaria ed evocativa potenza lirica che, permettimi, il buon Barret si sognava) ci avvisava che il sole è eclissato dalla luna...

Cas (ha votato 9 questo disco) alle 19:59 del 30 settembre 2008 ha scritto:

disco multisfaccettato, eccentrico, coraggioso, brillante, a tratti dada, spaziale, psichedelico...un capolavoro di quelli da leccarsi i baffi. sulla recensione dico solo che rispetto il meticoloso lavoro di Federico, esaustivo e completo. sono sicuro che la prossima sarà ottima

TheManMachine (ha votato 9 questo disco) alle 22:39 del 30 settembre 2008 ha scritto:

Come per altri dischi sulle cui recensioni ho inserito i miei insignificanti commenti, anche per questo dico che, pur riconoscendone la grandezza, è meno vicino alla mia esperienza musicale e di vita tout court, se accostato ad altre opere, anche all'interno dello stesso catalogo pinkfloydiano, "Wish You Were Here" su tutte. Su "The Wall" dico che bastano il solo1 e il solo2 della chitarra di David Gilmour in "Comfortably Numb" (per me inarrivabili e irripetibili, soprattutto il secondo) per richiamare quanto meno alla cautela quanti sembrano quasi sforzarsi di dare un giudizio il più riduttivo e nagativo possibile su quest'opera. Che poi questo disco sia o meno un capolavoro e in quanti decimi vada espressa la sua lontananza dal podio dei capolavori è una questione che non riuscirà mai ad appassionarmi particolarmente.

rael alle 10:38 del primo ottobre 2008 ha scritto:

un guazzabuglio, se non ci sono filtri la invio anche io una recensione.

swansong (ha votato 9 questo disco) alle 11:08 del primo ottobre 2008 ha scritto:

D'accordissimo con l'uomo macchina!

Ivor the engine driver (ha votato 10 questo disco) alle 15:24 del 3 ottobre 2008 ha scritto:

vabbeh che le definizioni non servono a un cazzo in musica e le classificazioni pure, ma definirire questo disco FONDAMENTALE come "space rock" è pura eresia! Cioè cazzo se conoscessi qcuno che non sa cosa voglia dire psichedelia, basterebbe fargli ascoltare sto disco e la faccenda sarebbe chiusa (in realtà no, ma vista l'ampiezza e unicità di linguaggio di Barret potrebbe bastare). Cioè il discorso sullo space rock lo farei per Hawkwind, e strippati vari, ma dai '70 in poi. Il disco è e rimane il mio disco da isola deserta, vetta dei miei ascolti da sempre (anche perchè il primo disco sentito dei floyd). Se dopo valgono o meno è ininfluente (ma fino a dark side mi piace tutto), avessero fatto solo questo sarebbero da ricordare imperituramente. Amen

bargeld (ha votato 9 questo disco) alle 0:06 del 30 gennaio 2009 ha scritto:

RE:

quoto ivor sulla questione space rock... la psichedelia, fatta disco. lo adoro

lev (ha votato 8 questo disco) alle 13:07 del 17 novembre 2008 ha scritto:

da fan dei floyd, dico che i primi dischi non mi hanno mai convinto del tutto, soprattutto "a saucerful..." e "ummagumma". li ho sempre trovati un pò troppo sperimentali. per me i loro grandi dischi sono quelli da "atom..." a "the wall". questo diciamo che però fa un pò eccezione, grazie ovviamente all'estro di barrett. molti lo ritengono il loro capolavoro, x me invece è inferiore a quelli dei '70 (ad eccezione di "obscured...")

REBBY (ha votato 10 questo disco) alle 15:38 del 17 novembre 2008 ha scritto:

Questo è probabilmente il disco più importante

dal punto di vista storico dei Floyd, nonchè il

mio preferito insieme al live di Ummagumma.

Seguono a pari merito Saucerful, Meddle, Live at

Pompei e The dark side a pari merito. Il resto,

a parer mio, pur se spesso gradevole, non è

fondamentale (a parte Confortably numb).

Mr. Wave (ha votato 9 questo disco) alle 19:52 del 26 gennaio 2009 ha scritto:

Incommensurabile per l'intera storia del rock

DucaViola (ha votato 9 questo disco) alle 16:46 del 20 luglio 2009 ha scritto:

Tra i dischi di svolta degli anni 60. Nasceva una nuova stella... quella dei Pink Floyd, e malgrado il suo suono acerbo di chi ancora deve farsi le ossa, è indubbiamente strabiliante come già dal primo ascolto si avverta ciò che dovrà accadere. La vera psichedelia inglese.

bart (ha votato 9 questo disco) alle 23:50 del 21 marzo 2010 ha scritto:

Genio e sregolatezza

Il vero disco psichedelico per eccellenza. Canzoni stralunate e folli come chi le ha partorite. Rimarranno questi i veri Pink Floyd!

Bellerofonte (ha votato 10 questo disco) alle 18:15 del 13 aprile 2010 ha scritto:

Il primo di una serie immane di capolavori

PetoMan 2.0 evolution (ha votato 6 questo disco) alle 13:06 del 15 maggio 2010 ha scritto:

Sarà che adoro Gilmour, ma questi primi Floyd con Barrett non mi hanno mai entusiasmato.

BeckChurry (ha votato 10 questo disco) alle 10:25 del 21 ottobre 2010 ha scritto:

Io sono un sostenitore del loro primo periodo psichedelico, gli album successivi che ottennero un clamoroso successo commerciale, sono lavori di tutto rispetto, ma di certo non sono al livello dei primi. I Pink Floyd non sono soltanto Syd Barret, ciò non toglie che The Piper rimane di gran lunga il loro lavoro migliore.

NathanAdler77 (ha votato 10 questo disco) alle 18:49 del 10 novembre 2010 ha scritto:

"...Jupiter and Saturn, Oberon there on the run..."

Il Big Bang della psichedelia, "Astronomy Domine" e "Interstellar Overdrive" monumentali. Barrett fottuto pazzo, ma genio indimenticabile.

Liuk Pottis alle 11:09 del 15 novembre 2010 ha scritto:

Tre termini:

Spaziale, artistico, psichedelico.

Su questi tre termini, che in questo album si conciliano con una perfezione matematica, un numero incalcolabile di band getteranno le basi per il proprio successo.

Nient'altro da aggiungere.

folktronic (ha votato 9 questo disco) alle 11:34 del 15 novembre 2010 ha scritto:

geniale.

sydbarrett (ha votato 9 questo disco) alle 12:58 del 10 febbraio 2011 ha scritto:

uno dei dischi piu' importanti e geniali della storia rock,fidatevi,ovviamente detto per chi non lo conosce;dopo questo disco i nostri si sono mano a mano inborghesiti e hanno perso creativita,ma questo e' superbo!Realizzato da uno dei pochi e veri geni della storia del rock.

REBBY (ha votato 10 questo disco) alle 15:35 del 10 febbraio 2011 ha scritto:

"dopo questo disco i nostri si sono a mano a mano imborghesiti"

Effettivamente dopo questo disco hanno iniziato a diventar famosi e a vendere sempre più dischi, mano a mano hanno preso sempre più soldi e ... Ma tu apprezzi solo i musicisti proletari? Se è così allora tuffati su quelli che suonano oggi, di dischi se ne vendono pochini e quindi son spesso in bolletta. Comunque, su sto disco, qui siamo quasi tutti d'accordo, magari la pensiamo diversamente su quelli successivi eheh E tu che ne pensi dei dischi solisti del tuo omonimo?

sydbarrett (ha votato 9 questo disco) alle 11:14 del 11 febbraio 2011 ha scritto:

senza falsa modestia ascolto musica prevalentemente colta dal rinascimento alla musica contemporanea.Il rock mi interessa marginalmente e trovo che gli anni che contano sono da meta' anni 60 a inizio 70,qua c'e' tutto cio' che a livello storico culturale e' importante nel rock.Di Syd ho ascoltato qualcosa da solista,ma onestamente non e' a livelli di piper,anche se ci sono spunti anche interessanti e talvolta addirittura barlumi di genialita'.Musica proletaria??ah,non hai mai sentito parlare di nobilta' d'animo??non mi meraviglia considerando i tempi e i luoghi...ad ogni modo preferisco di gran lunga aver a che fare con geni allo stato brado che gente mediocre in tutto e per tutto.Peccato che il nostro si sia bruciato in fretta ,ma piper c'e' e rimane!

REBBY (ha votato 10 questo disco) alle 11:58 del 11 febbraio 2011 ha scritto:

Si, senza falsa modestia , ho sentito parlare di nobiltà d'animo (anche a sproposito), ma tu hai detto che si sono imborghesiti, non che son diventati mano a mano rozzi d'animo e quindi non avevo capito! Non ho capito bene neanche la storia dei tempi e luoghi, ma fa niente.

swansong (ha votato 9 questo disco) alle 12:33 del 11 febbraio 2011 ha scritto:

Visto che ci siamo..

Disco epocale: e vabbè. Barrett genio: e vabbè. I Pink Floyd nascono e muoiono con questo disco, poi il nulla: è vabbè. Tutte stronzate. Punto. Un disco bellissimo, senz'altro d'avanguardia rispetto al periodo, ma ragazzi, dai, in quegli anni c'era un tal rigurgito di idee ed opere musicali che, al pari di questo, se non addirittura meglio, hanno impresso a fuoco tutti i movimenti musicali successivi. Secondo me è un lavoro importante, ma che se contestualizzato e rapportato al periodo, deve essere ridimensionato..e poi non credo che si possa dare del genio al buon Syd così solo perchè "cazzo è Syd Barrett, scherziamo!": insomma, ha fatto e scritto troppo poco per poterne misurare appieno il suo spessore artistico. Questo è il mio striminzito, opinabilissimo, parere, così come è mio parere che il vero genio dei Floyd sia stato Waters e Dark Side il loro vero lavoro "fuori dal tempo e dallo spazio". Pace e buona musica a tutti !

REBBY (ha votato 10 questo disco) alle 16:15 del 11 febbraio 2011 ha scritto:

per l'ultima ti do ragione, ma le prime 2 non sono stronzate

Sai Swan, su Waters la pensi come mia moglie (solo che a lei non piace Animals). E' indubbio che, dopo la sostituzione di Barrett con Gilmour, la leadership fu presa dal bassista, ma non sottovaluterei l'apporto degli altri componenti e soprattutto il "lavoro di squadra". Per quanto riguarda Syd puoi anche dire che egli "ha fatto e scritto poco", ma lo stesso discorso potresti farlo ad esempio per Rimbaud, per la poesia. Ciò non toglie che entrambi hanno dato alla loro arte un contributo innovativo e significativo che è riconosciuto quasi unanimemente, al di là dei gusti personali. D'altra parte in questi ambiti la qualità conta più della quantità. Per quanto riguarda The piper... è vero che è uscito nel 1967

(anno ricco mi ci ficco eheh), ma dire che è un disco epocale, sempre al di la del gusto (magari conta anche il "ritardo" dovuto all'anagrafe), è una tale banalità che penso sia difficile metterlo in discussione.

swansong (ha votato 9 questo disco) alle 17:31 del 11 febbraio 2011 ha scritto:

RE: per l'ultima ti do ragione, ma le prime 2 non sono stronzate

Rebby! E' sempre un piacere leggere i tuoi commenti, perchè, in realtà, mi trovo spesso in sintonia e, per i toni che usi, è molto difficile darti torto..naturalmente hai ragione quando dici che conta di più la qualità che la quantità, e ci mancherebbe. Ma Barrett, a differenza, per esempio, di Hendrix o Morrison o la Joplin non è morto a meno di trent'anni (fra l'altro, anche Rimbaud credo sia morto giovane, comunque prima dei 40..), ne aveva 60 e per gli ultimi 40 anni o giù di lì non ha fatto nulla, tutti noi siamo rimasti a goderci questa splendida gemma, ma basta...ora, per carità, non voglio dire che sia tutto qui il discorso da fare, ma un peso ce l'avrà pure no? Waters ha dimostrato con la sua storia il suo peso, Barrett no e nemmeno ci ha provato! Per quanto ne sappiamo - e tralasciando le sue opere soliste, che, per quanto mi riguarda, nulla aggiungono e nulla tolgono a quanto splendidamente fatto su Piper - le magiche intuizioni contenute in questo capolavoro potrebbero essere state una "botta di culo", deliri visionari di uno strafatto, che non è mai più stato in grado di ripetersi..sia chiaro, non lo dico perchè lo penso, ma intanto, gli artisti che ho citato prima sono vissuti ed hanno prodotto opere da "diamanti pazzi" e sono morti come tali. Lui, purtroppo, no. E, secondo me, non è una bestemmia ridimensionare la sua portata artistica, sia comparata a quello che all'epoca altri illustri musicisti componevano, che, è chiaro, a quanto fatto dai Floyd dopo e senza di lui. Non possiamo avere la controprova, ma sono quasi certo che, se si fossero sciolti subito dopo l'uscita di Piper, questo disco non sarebbe passato alla storia della musica, o non avrebbe aggiunto ad essa, più, chessò, di un Forever Changes o di un Happy Trails...non ho capito, infine, il tuo discorso sul “disco epocale” cosa intendevi dire? Su tutto il resto del tuo pensiero, ti quoto alla grande!

sydbarrett (ha votato 9 questo disco) alle 18:00 del 11 febbraio 2011 ha scritto:

non hai capito un po di cose mi sembra,comunque cio' che posso "criticare" rebby di questo disco e' una patina un po "anni60" che in alcuni brani ha;ma interstellar overdrive e alcune altre gemme sono geniali.L'unico pezzo di Waters,lo trovo rispetto al resto un grado sotto ma accettabile.Quindi rispetto a capolavori di beatles,stones,freak out,trout mask replica...risente un pochetto gli anni,ma il resto della produzione floydiana piu' che il solletico(al massimo e ogni tanto)...mi sembra roba najf e di basso gusto...ma che!scherzo?!dark side ecc...non si toccano!mi fate ridere(menomale)...ma ad ogni modo i gusti sono gusti e quindi enjoy it..

REBBY (ha votato 10 questo disco) alle 18:50 del 11 febbraio 2011 ha scritto:

Il piacere è reciproco, Swan Rimbaud scrisse le sue poesie (che noi conosciamo) dai 17 ai 20 anni, dopodichè smise di essere poeta, così come Syd smise di essere musicista dopo 4 anni. Il paragone mi è venuto spontaneo per questo. Per quanto riguarda l'ultimo discorso intendevo dire che in 40 anni di letture inerenti alla storiografia e alla critica della musica rock non ricordo un solo scritto che non considerasse il primo disco dei Pink Floyd epocale (certo non l'unico), per questo ho parlato di banalità di questa affermazione e di difficoltà di metterla in discussione. Chiaro che chi nel 67 aveva almeno 14 anni e l'ha vissuto in diretta la patina anni '60 non la sentiva. Interstellar overdrive, come Astronomy domine o Saucerful of secrets...io, esteticamente, me le godo ancora di più nelle lunghe jam live con Gilmour in formazione (guarda caso a me "contemporanee"; che splendido "flash" fu il film Live at Pompei che vidi adolescente, quando uscì). Comunque buon weekend a tutti, soprattutto a Swan e al...Los, ma anche all'utente colto (vedi a volte lo sei così tanto che faccio fatica a capirti eheh). Ci si ribecca lunedì. Devo scappare, aperitivo e, dopo un'oretta eheh, tutta la famiglia a mangiar nipponico (premio scelto da mia figlia per la sua splendida pagella).

sydbarrett (ha votato 9 questo disco) alle 19:22 del 11 febbraio 2011 ha scritto:

sei simpatico rebby e auguri anche a te di buon week end e grazie per i tuoi.Utente colto io?Diciamo che in ambito musicale(ma ripeto il rock mi interessa molto marginalmente e quindi lascio a voi i dibattiti piu' accesi in materia..)mi difendo abbastanza...la musica e' la cosa piu' bella che gli esseri umani hanno inventato,e' un fatto cosmico,e' il linguaggio dell'anima(per chi ci crede). "senza la musica la vita sarebbe un errore" F.Nietzsche ...vi auguro un buon proseguimento di vita e buona musica a tutti.

sandra12 (ha votato 10 questo disco) alle 18:45 del 2 aprile 2011 ha scritto:

il massimo dei voti e anche la lode : syd barrett geniale , interstellar overdrive e astronomy domine sono brani incredibili : le basi della successiva produzione dei pink floyd ( e non solo ). vero e proprio capolavoro

dalvans (ha votato 10 questo disco) alle 14:51 del 23 settembre 2011 ha scritto:

Straordinario

Il primo capolavoro dei Pink Floyd

TheRock (ha votato 9 questo disco) alle 8:40 del 23 febbraio 2012 ha scritto:

dopo the Wall il migliore dei pink floyd che qui erano in piena psichedelia, col grande talento di Syd Barrrett come autore e nelle ritmiche con la chitarra. disco emblema della psichedelia inglese più di ogni altro

Zeman (ha votato 10 questo disco) alle 11:33 del 2 settembre 2012 ha scritto:

Interstellar Overdrive!!!

alekk (ha votato 10 questo disco) alle 11:57 del 7 novembre 2012 ha scritto:

per me nella top 5 dei più grandi album di tutti i tempi. poco da aggiungere solo che ammiro tantissimo i pink floyd che nella loro carriera hanno spaziato dal rock psichedelico al progressivo a uno più classico sempre con un livello di eccellenza. impossibile trovare un album sottotono da questo a the wall. l'unico caso nella storia dove ai plausi della critica si è unita alla grande quella del pubblico. un successo meritato

glamorgan alle 20:46 del 19 maggio 2013 ha scritto:

Negli anni 80 comprai dark side of the moon e the wall,all'epoca non mi entusiasmavano,preferivo ascoltare la musica del periodo:U2,Big Country,simple minds ecc.Li ho riscoperti negli ultimi anni,considero questo album un capolavoro,lo metto alla pari di Meddle,Atom Heart Mother,Wish you were here,continuo a non considerare dark side e the wall tra i loro migliori. Off topic: mi piace da matti il loro live BBC sessions

Lepo (ha votato 9,5 questo disco) alle 21:24 del 6 dicembre 2013 ha scritto:

Se i Pink Floyd all'epoca avessero avuto produttori con più palle e non quel conservatore di Norman Smith ne sarebbe uscito l'album psichedelico definitivo, senza che ci potessero essere discussioni al riguardo. Per quanto di pessima qualità, i bootleg dell'epoca rivelano una band visionaria, che già nel '66 arrivava a lambire il puro noise, mentre il Piper ha un suono decisamente troppo educato e non consono all'estetica delirante che il gruppo aveva in nuce. Ad ogni modo, a parte forse un paio di episodi (penso a una The Gnome invecchiata maluccio), il genio di Barrett viene alla luce in maniera prepotente, specie nei primi quattro pezzi, brevi bignami di pop psichedelico che Sergeant Pepper se li sognava! Disco fondamentale, a dir poco.

Dr.Paul alle 22:31 del 6 dicembre 2013 ha scritto:

cmq è proprio per la scarsa qualità che i bootleg rilasciano un sound più abrasivo rispetto al disco, in realtà loro sono sempre stati pop(psych)....e i beatles non nominiamoli invano )

Lepo (ha votato 9,5 questo disco) alle 0:28 del 7 dicembre 2013 ha scritto:

No no basta sentire anche solo il live Let's all make love tonight in London o come si chiama, quello del '66, c'è una versione di interstellar overdrive decisamente più nervosa ed acida di quella contenuta su disco. Si intuisce aldilà della qualità che dal vivo pestavano durissimo (almeno per l'epoca), forse anche troppo, tralasciando parecchio la perizia esecutiva (suonavano proprio male certe volte!). Comunque, se l'unico modo per farli suonare noise era produrli in bassa fedeltà, benissimo, anche i primi due dischi dei Velvet suonano molto male, no? Eppure, se prodotti secondo standard di mercato, non avrebbero avuto lo stesso impatto!

Dr.Paul alle 0:37 del 7 dicembre 2013 ha scritto:

ah bè cosa accadde con i VU (produzione e registrazione) è per me ancora un mistero, la verità non ce l'hanno mai detta eheheh....

Lepo (ha votato 9,5 questo disco) alle 0:40 del 7 dicembre 2013 ha scritto:

Meglio mantenere il mistero su certe cose ghghgh

alekk (ha votato 10 questo disco) alle 11:54 del 7 dicembre 2013 ha scritto:

Rimane comunque l'album psichedelico definitivo... Un lavoro visionario mai raggiunto da nessun altro... Anche se condivido la pessima qualità sonora che non rende totalmente merito al gruppo.

zagor (ha votato 10 questo disco) alle 16:11 del 7 dicembre 2013 ha scritto:

Che fica "Lucifer sam"; John Barry in acido. Le parti di Wright in "Astronomy Domine" sono puro genio, tutto il resto non meno bello.

zagor (ha votato 10 questo disco) alle 16:12 del 7 dicembre 2013 ha scritto:

Che fica "Lucifer sam"; John Barry in acido. Le parti di Wright in "Astronomy Domine" sono puro genio, tutto il resto non meno bello.

JJSEV (ha votato 10 questo disco) alle 17:47 del 7 dicembre 2013 ha scritto:

Non mi piace dare dei voti ai dischi....ma in questo caso un 10 solamente può descrivere la mia opinione riguardo a questo disco..uno dei tre o quattro dischi perfetti (o perfetti nel non voler essere perfetti) che abbia mai ascoltato in vita mia!!Syd Barrett era un genio assoluto e mai più Floyd si avvicineranno neanche lontanamente a risultati del genere, anche il secondo album è un ottimo disco ma non quanto il primo, si può dire però che "A Sacerful..." ha avuto più influenza sulle band successive appunto perchè "The Piper.." è un lampo di genio irriproducilibile e tanto meno inimitabile...secondo me anche i singoli che uscirono come "Arnold Layne" o "Apple and Oranges" erano alla pari delle gemme contenute nel disco, canzoni come "Interstellar Overdrive", "Astronomy Domine" o "Flaming" sono veramente patrimonio dell'umanità!

ThirdEye (ha votato 10 questo disco) alle 23:13 del 17 luglio 2014 ha scritto:

10 tutta la vita!

blaze94 (ha votato 9 questo disco) alle 16:09 del 5 novembre 2014 ha scritto:

Che dire? Il top assoluto, era impossibile raggiungere questo livello una seconda volta. Tutto Syd Barrett è qui, c'è dentro con tutto sé stesso e si sente eccome, uno dei dischi più rivoluzionari nel sound di tutti i tempi e non ho neanche voglia di dilungarmici. Davvero troppo dimenticato rispetto ad altri dischi che, per quanto belli, a suo confronto potevano tranquillamente essere dimenticati (il tanto blasonato Dark Side of the Moon...)

NDP88 (ha votato 9 questo disco) alle 18:00 del 26 luglio 2015 ha scritto:

Questo prende Il Lato Oscuro Della Luna, lo alza in cielo, lo fa roteare per il pubblico.. E poi bum! Lo spacca in due.

glamorgan alle 23:27 del 8 agosto 2015 ha scritto:

2 anni dopo la mia recensione continuo a considerarlo l'album da avere a tutti i costi. Se dovessi spendere un po' diversa soldi per una prima stampa su vinile dei Pink Floyd, li spenderei per questo.

FloydBeefheartRadiohead (ha votato 9,5 questo disco) alle 20:25 del 31 dicembre 2017 ha scritto:

Uno dei dischi più belli e geniali di tutti i tempi.

PierPaolo (ha votato 10 questo disco) alle 9:17 del 6 gennaio ha scritto:

Ma anche no