Massive Attack
Mezzanine
Il senso di alienazione della metropoli riversato in atmosfere notturne particolarmente claustrofobiche e in linee di basso cupe e profonde: nella Bristol di fine anni '90 i Massive Attack , pionieri del trip hop , danno vita al loro terzo album, quello della svolta. Al dub e all'elettronica dei precedenti dischi viene affiancato il graffiare della chitarra elettrica e il suono si fa decisamente più rock, ripescando in alcuni momenti anche le migliori intuizioni del dark degli '80: non a caso ad accompagnare le corde del “vecchio” Horace Andy arriva Elisabeth Frazer, voce eterea dei Cocteau Twins , che fecero la storia di quegli anni.
Mezzanine è un viaggio paranoico ed ipnotico ai confini del reale: “Dream On” invita la voce di Del Naja in “ Risingson ” proprio mentre iniziamo ad abbandonarci. L'album si snoda così fra ritmi pulsanti e rallentati come l'iniziale “ Angel ” (basso vibrante e voce appena sussurrata) o “ Inertia Creeps ” ( dub dalle percussioni tribali che strizza l'occhio all'oriente) e momenti onirici e sensuali come il primo singolo estratto “ Teardrop ” o “ Black Milk ” (due rilassati tappeti elettronici su cui si stende la voce avvolgente della Frazer).
E' un viaggio in cui si alternano visioni buie e coperte da una coltre di nebbia fatta di campionamenti ossessivi e beat dilatati, (“Man Next Door ”), ad improvvisi quanto fugaci abbagli di luce artificiale, simile a quella del faro di una macchina che si trascina lungo il senso di marcia opposto (“Exchange”). Un viaggio dentro una città-anima percorso sull'orlo continuo del bad trip, tutto giocato su sensazioni di ansia ed inquietudine, ma allo stesso tempo capace di essere ammaliante e fascinoso come solo le situazioni di pericolo sanno essere. Con Mezzanine i Massive Attack centrano il bersaglio sfornando un album che, pur non discostandosi troppo dalle strutture originali a cui il gruppo ci ha abituato, suona aperto a nuove contaminazioni e restituisce bene, con il suo incedere circolare e ripetitivo tipico del dub, quella sensazione di smarrimento ed oppressione che appartiene all'uomo urbano.
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