V Video

R Recensione

9/10

Portishead

Third

Che tra un disco e l’altro dei Portishead facciano in tempo a crescere intere generazioni, tutto sommato, poco importa, se alla fine sono loro, con pochi altri, a segnarle col marchio. La solita P.

Tra il ’94 e il ’97 fu il trip-hop. Ne sono usciti ragazzi cresciuti a basi hip-hop rallentate, bassi dub, moog, atmosfere cupe e lamenti sensuali. Giovinezze plumbee. Di certo nessun segnale di rilassamento proviene da questo disco asfittico, duro, ossessivo. "Third" è pesante come un macigno, è una galleria di sonorità tormentose e martellanti, di interferenze e gridi. Dal trip al thrill.

Rispetto al passato, qui, nessuno scratch, nessun sample, nessuna vena malinconica (non c’è una "Undenied"), molta meno melodia, meno ricami dolci, niente piano. Ci sono, assieme, una disposizione folk che emerge carsicamente (senz’altro alimentata dall’esperienza solista della Gibbons, sotto il segno di Drake) e una attinenza thrilling più maniacale e opprimente. Quasi tutti i pezzi hanno un inizio paranoico, con i suoni sostituiti dai rumori, le note da sommovimenti sporchi, le armonie da incrinature e disturbi, fino ai margini di un noise-hop che applica il riverbero a ogni singolo segnale acustico (sentire "We Carry On" e "Magic Doors" su tutte).

Le modulazioni musicali sono schiacciate da sottofondi meccanici che fungono da schiacciasassi, con un effetto appiattente che si ripercuote su tutto l’apparato strumentale, risparmiando soltanto la voce della Gibbons (di cui, più che nel passato, si coglie la natura sofferta e lacerata, terribilmente umana). Il risultato è un’alternanza tra scarna essenzialità e impetuoso ammasso sonoro, tra tregue di sussurrato raccoglimento interiore e un’enfasi noir che tutto travolge (esemplare "Small", che inizia come una PJ Harvey in sordina e chiude tra lo psichedelico e il funerario, con batteria a mo’ di marcetta), tra un’emersione quasi eroica della poca umanità possibile e affogamenti, collisioni, stordimenti.

E allora ci sono suoni che somigliano a travi di legno picchiate contro il cemento ("The Rip"), a boomerang metallici o lame di eliche giganti ("Plastic"), a segnali morse ("We Carry On"), a mitragliatrici o travi di ferro dentro industrie metallurgiche ("Machine Gun"), il tutto in un impasto in cui il suonato mantiene, tuttavia, una preminenza rilevante.

La suspense, intanto, diventa paura, l’inquietudine angoscia: "Silence", galleria di suoni assillanti rimbombante di percussioni veloci e primitive, si blocca nell’acme di un crescendo, come in un film dell’orrore; in "Plastic" sembra di scappare da un incubo di ferraglia che ritorna sempre più tagliente (e quel rumore di risucchio ai 2:13 mette i brividi), fino al finale mastodontico di electro-noise; "Hunter", folk in salsa trip-hop, ha inserti fuori chiave che disorientano, soprattutto quando il pezzo, verso la fine, sembra accelerare e assumere un’ipnotica ritmica house.

Barrow si è fatto più eclettico. In "The Rip" (forse il momento più onirico e disteso) fa il Jean-Michel Jarre (di "Oxygen"): da un attacco di acustica e theremin si passa a un’elettronica nordica. Utley agisce di conseguenza: sega deciso in "Silence", dà tocchi acidi a "Nylon Smile", e raggiunge l’apice in "We Carry On", sopra una base di techno teutonica e percussioni selvagge, quando piega in una direzione dark-wave ultra-distorta. I Portishead che suonano come i Joy Division: memorabile.

Non c’è pezzo che non proceda in modo sghembo e irregolare. Fa eccezione "Magic Doors", con synth come cornamuse e un inserto dadaista spettrale fino allo choc, su un testo, più degli altri, introverso e dolente (perla nascosta). L’intermezzo black-soul di "Deep Water" (un banjo!) è troppo rapido. In "Threads", altro gioiello vecchio stile, Beth fa la prefica, urla in modo lancinante, ma finisce per essere inghiottita da un suono cupo che chiude il disco, colossale e incontrastato.

La vetta, però, e il momento più innovativo, tra trip-hop e industrial, è "Machine Gun", una "Blue Monday" al rovescio (il pattern è lo stesso, solo più lento), apocalittica e buia. Beth trascina un disperato canto di sopravvivenza sopra una scarica di proiettili e riverberi di bassi profondissimi, suggerendo come sia devastante far resistere una sensibilità fragile e sovresposta nel magma di acciaio che è il mondo. Da brividi il finale à la Kraftwerk. I Portishead avrebbero potuto scrivere solo questo pezzo e poi andare a raccogliere fiorellini di campo per tutta la vita e sarebbero comunque entrati nella storia della musica dark (e della musica tout court).

P3 sarà un marchio, senz’altro. Una lettera, un numero, e si saprà che sono tornati, più crudi, più scuri, e sempre più imprescindibili.

V Voti

Voto degli utenti: 8,5/10 in media su 85 voti.
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Cadenza 10/10
george 9/10
4AS 8/10
Slisko 4/10
aspyde 10/10
zanmat 10/10
lev 10/10
loson 8/10
Moon 9/10
Cas 8/10
Gigi77 10/10
Lux 7/10
REBBY 9/10
krikka 8/10
rael 9/10
viveur 8/10
rancas 9/10
Zorba 10/10
gull 9/10
giank 10/10
bart 8/10
ThirdEye 10/10
gi4ndo 7/10
F-000 10/10
Renbourn 10/10
B-B-B 9/10
Senzanome 6,5/10

C Commenti

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Lux (ha votato 7 questo disco) alle 12:06 del 18 aprile 2008 ha scritto:

Uhm discreto, però mi pare che in certi casi si sia badato più agli "effetti speciali" in quanto tali, piuttosto che a svilupparli in un qualcosa di ancor più significativo.

Peasyfloyd (ha votato 9 questo disco) alle 12:31 del 18 aprile 2008 ha scritto:

Titanico!

si parte dal trip-hop ma lo si sconvolge totalmente immergendola in un gothic-wave dal sapore metallico e industriale inquietante. Ho sentito una certa influenza anche di Bjork nel modo di cantare della Gibbons. Uno dei dischi più interessanti dell'anno che mostra un intreccio di idee e soluzioni davvero notevole. Recensione direi perfetta, d'altronde il Targhetta si è preso il suo tempo per elaborarla come si deve. beh valeva la pena visot lo splendido lavoro

DonJunio (ha votato 8 questo disco) alle 13:26 del 18 aprile 2008 ha scritto:

nessuna chiusura di metà giornata

Tutto quello che l'ultimo Radiohead non è stato.

TheManMachine alle 15:08 del 18 aprile 2008 ha scritto:

Mumble mumble...

Ciao Francesco, innanzitutto grazie di portare su Storia recensioni splendide come questa! Il disco son giorni che lo ascolto e lo riascolto, ma non sono ancora riuscito a sviluppare un giudizio obiettivo. Che siamo su livelli artistici molto alti mi sembra certo. Che non si tratti di un capolavoro assoluto mi sembra altrettanto evidente. Un capolavoro è perfetto in ogni sua parte, qui c'è almeno un brano, proprio l'opener "Silence" che (secondo me!) risulta superfluo, fuor di luogo rispetto all'economia generale dell'opera. Una domanda per te: quando parli di finale à la Kraftwerk in "Machine Gun" a quali KW di riferisci? Forse alle tastiere di "Spacelab" (album "Die Mensch Maschine")? Però qua io ci sento anche le idee delle basi ritmiche dell'album "Electric Café", sviluppate in "Boing Boom Tschak" e "Techno Pop" (non solo nel finale, tra l'altro)... interessante sapere la tua opinione... ancora bravissimo per la recensione!

Enrico Venturi (ha votato 9 questo disco) alle 22:28 del 18 aprile 2008 ha scritto:

...è difficile valutare un disco come questo, dopo averlo atteso tanto a lungo (erano anni che se ne annunciava l'uscita imminente)...le prime sensazioni sono: emozione e straniamento. Emozione perchè pezzi come "Plastic" riportano alla luce i fasti di un trip-hop che col tempo aveva quasi smarrito la propria identità. Straniamento perchè il nuovo Bristol sound sembra avere incontrato gli Einstürzende Neubauten sulla propria strada. I Portishead hanno fatto un passo avanti e due di lato, la loro musica affascina oggi più che mai. Chi temeva che, dopo tanto tempo, avrebbero deluso avrà di che ricredersi.

P.s. di plausi al recensore ne ho già fatti a iosa altrove. Non sto a ripetermi...tanto lo sa.

target, autore, alle 19:14 del 21 aprile 2008 ha scritto:

Kraftwerk nel senso di elettronica usata in modo robo-meccanico, con effetti secchi e severi, da alienazione assieme profonda ed ingenua. Basta il rimando a "The Model", ma anche "Spacelab" calza. Poi, certo, anche un pezzo come "The Rip", nella seconda parte, riecheggia le ritmiche krafwerkiane. Ci sono, sì, eccome. Krautishead, a tratti.

Marco_Biasio (ha votato 9 questo disco) alle 19:26 del 22 aprile 2008 ha scritto:

Eccezionali entrambi. Un bentornato in grande stile a te. Un bentornato in grande stile a loro. Con l'augurio che, entrambi, possiate riempire le nostre giornate con queste (piccole) cose così belle. Il disco è eccezionale, perchè va oltre il trip hop, annega nella new wave, nell'industrial, nel gothic. Cupo e contorto. Malsano, direi. "Dummy" non è, a mio parere, così lontano, in termini qualitativi.

simone coacci (ha votato 8 questo disco) alle 11:49 del 25 aprile 2008 ha scritto:

Un disco cupo e disilluso (anche se tanta cupezza e disillusione potrebbe essere benissimo figlia del senno del poi). Il sostrato sonico e atmosferico è geometrico e tetragono anzichè molle e viscoso come in "Dummy" ("Silence è quasi un upbeat, per i loro standanrd, e s'interrompe, così, all'improvviso come una salva di tromba alla fine d'una carica). Gli staccati marziali ("Plastic") prevalgono sul consueto sottobosco di rullate pendule, beccheggianti, disarticolate ("Magic Doors"). Il precipitato dark-industriale, da un lato ("We Carry On" o il ritmo a mitraglia e le staffilate electro degne dei Public Enemy prima maniera in "Machine Gun") e la sospesione ambientale, dall'altro ("Small", assenza pressochè totale di ritmica nella prima e nell'ultima sezione fra loro speculari). E poi il folk di "Tha Rip" che commuoverebbe pure un pendaglio da forca come Mick Jagger ("Wild Horses, they would take me away") e "Deep Waters", il lounge-folk krauto di "Hunter" la danza del ventre di "Nylon Smile", i picchi incantati alla Badalamenti che sfociano in un rogo di osanna liberatori nel ritornello di "Threads". L'evoluzione naturale di quello che è stato il cool-jazz del metro hip-hop, forse. Di sicuro: un'opera abbondantemente sopra la media, trattandosi oltretutto di una reunion. Cento di questi giorni (e di questi album), in ogni caso. Bentornati.

Moon (ha votato 9 questo disco) alle 13:47 del 25 aprile 2008 ha scritto:

eccezionale!!

per me, è il secondo capolavoro dei Portishead, mi piace anche di più di Dummy.

loson (ha votato 8 questo disco) alle 20:35 del 25 aprile 2008 ha scritto:

Cresce esponenzialmente ad ogni ascolto, questo disco. Per adesso siamo sul 7,5, ad un passo dal capolavoro, ma c'è davvero di che restare incantati. Valga per tutti "The Rip"...O_O

Nota a margine: ormai di trip-hop non c'è più nulla, il genere di riferimento aleggia come un ectoplasma su questi scheletri electro-wave in salsa folk-industrial. La Gibbons stessa pare meravigliosamente "ingabbiata", costretta fra quattro pareti stagne, immersa nell'agonia. Da brividi.

fabfabfab (ha votato 7 questo disco) alle 14:44 del 7 giugno 2008 ha scritto:

mah!

A me sembra un po' forzato. Non c'è amalgama tra la parte musicale e quella cantata. La classe non si discute, le capacità individuali nemmeno. Però ...

Neu! (ha votato 7 questo disco) alle 21:47 del 2 agosto 2008 ha scritto:

.

Astroganga72 (ha votato 10 questo disco) alle 20:44 del 19 agosto 2008 ha scritto:

Capolavoro

Si può definire solo così un disco del genere e solo così poteva essere dopo 11 anni. Non avrà lo stesso successo dell'esordio perché nel frattempo tante cose sono cambiate e le novità di questo disco sono meno eclatanti di quanto proposto con Dummy, ma in un qualche modo ritengo che siano ancora più importanti per gli spiragli verso possibili nuove frontiere che propone.

GiudiceWoodcock alle 17:32 del 29 agosto 2008 ha scritto:

mamma mia ma come fate a sopravvivere indenni su questo sito ai commenti di the man machine? E' cosi' noioso che entro in coma irreversibile dopo due righe...

CigarO alle 23:31 del 9 dicembre 2008 ha scritto:

RE:

AHAHAH sei un grande! hahahaha

Roberto Maniglio (ha votato 9 questo disco) alle 20:40 del 31 agosto 2008 ha scritto:

Francesco, bella recensione, come sempre. Ottimo l'album. Potrebbe essere il migliore dell'anno.

Cas (ha votato 8 questo disco) alle 13:31 del 6 settembre 2008 ha scritto:

grande, soprattutto a partire dalla seconda metà è qualcosa di veramente valido!

Jokerman (ha votato 7 questo disco) alle 2:13 del 10 settembre 2008 ha scritto:

Sono canzoni come "The Rip" che rendono degno di memoria un album come questo....il resto non mi sembra così ispirato. Comunque sia: un gradito ritorno.

4AS (ha votato 8 questo disco) alle 13:21 del 22 ottobre 2008 ha scritto:

Un graditissimo ritorno

Il disco è più che buono e dimostra come la band abbia "aggiornato" il proprio stile non suonando più semplicemente trip-hop

fgodzilla (ha votato 9 questo disco) alle 11:39 del 23 ottobre 2008 ha scritto:

Disco e Recesione dell' anno !

Sicuramente

Paranoidguitar (ha votato 9 questo disco) alle 12:21 del 22 novembre 2008 ha scritto:

Mi tocca constatare come spesso si tenda a criticare troppo i nuovi dischi (critica che ovviamente non è rivolta a noi commentatori di storia della musica). Questo è un disco bellissimo, che ci restituisce uno tra i migliori gruppi degli anni '90 in una veste nuova, con un linguaggio diverso da quello parlato quando noi eravamo dei teneri e paffuti adolescenti (se non bimbi alle prese con holly e benji) al contrario di molte band di adesso, questi non si preoccupano di essere innovativi o meno, alla moda o meno, sono semplicemente loro stessi. E lo sono nel profondo dell'anima. E allora godiamoci questi dischi senza sempre essere costretti a dire ma o se...

beccauva (ha votato 9 questo disco) alle 14:06 del 22 novembre 2008 ha scritto:

...cattiveria, terrore, ossessioni. Non si sarebbe potuto chiedere nulla di più ai Portishead, se non di rappresentare anche questo spicchio di sfera sentimentale, forse leggermente trascurato negli anni 90. Essere malinconici, ma nel bel mezzo della tachicardia dovuta ad un attacco di panico invece che nella solitudine buia di una stanza. Sempre più completi.

lev (ha votato 10 questo disco) alle 19:40 del 13 marzo 2009 ha scritto:

io la butto! il disco più recente a cui ho dato 5 stelle credo sia stato amnesiac. quindi in genere a dare il massimo ci vado cauto, ma questo a mio parere le merita tutte. forse non sarà un 10 pieno, ma di sicuro un 9,5. arrangiamenti, suoni e voce della gibbons da paura. e pensare che quando è uscito l'ho snobbato, solo dopo averlo visto in testa alle classifiche di sdm e or ho deciso di comprarlo. 14 euro investiti veramente bene. ovviamente per quello che ho ascoltato del 2008 questo merita assolutamente il primo posto. come sempre, parere mio

REBBY (ha votato 9 questo disco) alle 9:20 del 20 marzo 2009 ha scritto:

9,2 o 9,8 (o quello che volete) che sia, un album

che a distanza di un anno finisce ancora nel

lettore. Buon segno!

lev (ha votato 10 questo disco) alle 21:27 del 22 marzo 2009 ha scritto:

ehi rebby cosa fai??!! mi prendi per il culo??!!. comunque dopo un ulteriore ascolto direi che siamo saliti a 9,6.

REBBY (ha votato 9 questo disco) alle 9:15 del 23 marzo 2009 ha scritto:

MI PRENDI PER IL CULO ????????????

E perchè mai? Anzi sono d'accordo con te.

lev (ha votato 10 questo disco) alle 13:01 del 23 marzo 2009 ha scritto:

ma si lo so, scherzavo.

bargeld (ha votato 8 questo disco) alle 21:16 del 28 marzo 2009 ha scritto:

io resto sull'8 1/2!

Mr. Wave (ha votato 8 questo disco) alle 20:05 del 7 aprile 2009 ha scritto:

Quoto alla lettera il commento di Simone.

aspyde (ha votato 10 questo disco) alle 19:24 del 28 maggio 2009 ha scritto:

Io penso che alla luce degli orrori discografici che ultimamente si stanno presentando questo album sia una mosca bianca. E perfettamente in linea con i nostri tempi, suona molto freddo e dark. Se 10 anni di attesa valgono Album cosi ben fatti allora si è anche felici di aspettare... unica nota dolente: incecchiare Come sempre I Portishead sono il N1

Mr. Wave (ha votato 8 questo disco) alle 19:48 del 28 maggio 2009 ha scritto:

RE: aspyde

in effetti ''Third'' è uno dei capisaldi del decennio che se ne sta andanto

Mr. Wave (ha votato 8 questo disco) alle 19:49 del 28 maggio 2009 ha scritto:

andando*

zanmat (ha votato 10 questo disco) alle 16:20 del 15 luglio 2009 ha scritto:

...un disco da brividi! ...questa è arte per come la intendo io.

Utente non più registrato alle 22:12 del 15 dicembre 2009 ha scritto:

La critica s'è sperticata per quest'album. Voti assurdi in ogni dove per un disco godibile ma che non sposta di una virgola il percorso del gruppo. Sono rimasta con un sacco di punti interrogativi sul perchè quest'album abbia eccitato così tanto gli animi. Boh. Tanto, come si dice da me, non devo sembrare bella a nessuno quindi si beccano una sufficienza risicata. Al confronto l'omonimo è un disco addirittura migliore, secondo me.

loson (ha votato 8 questo disco) alle 22:22 del 15 dicembre 2009 ha scritto:

RE:

Anch'io, dopo un certo entusiasmo iniziale, ho accolto con un pizzico di scetticismo le lodi unanimi che questo disco ha suscitato. Resta un gran bel disco e confermo il 7,5. Però dai, come sonorità "Third" è abbatanza diverso dalle prove precedenti, trovo eccessivo dire che il percorso del gruppo non si sia spostato di una virgola. (P.S. Ricordati che è Natale e siamo tutti più buoni, non mi massacrare! )

Utente non più registrato alle 22:39 del 15 dicembre 2009 ha scritto:

@ Loson

Non ti preoccupare, invece del solito fucile a canne mozze (roba di classe) utilizzerò il Revolver, anche in onore di Gigen .

Sinceramente son d'accordo con chi parlava di una certa "forzatura". Che i Porthisead abbiano tentato una strada più vicina all'industrial noir (non saprei come definirlo, nel teatrino dei generi musicali inventati ad hoc da giornalisti con veilleità di critico non so districarmi) non c'è dubbio, ma detto proprio papale papale, il gruppo ha fatto quello più quell'altro. Non ci sento un'elaborazione comparata dei suoni. E come se l'elemento trip-hop andasse per i fatti propri e l'elemento aggiunto - l'industrial-noir-hitchcockiano-mammachebrividi - dalla parte opposta. Sembra più un'operazione di restyling di un genere che non un ripensamento totale del genere stesso. Perciò gli esiti di Third per me non rappresentano una vera e propria evoluzione del gruppo ma solo appunto una scialacquatura più metallica, ma sempre i soliti Portishead sono.

Purtroppo il genere è più una limitazione che non una opportunità e ci sono dei rischi che vanno considerati...

loson (ha votato 8 questo disco) alle 0:01 del 16 dicembre 2009 ha scritto:

RE: @ Loson

"Perciò gli esiti di Third per me non rappresentano una vera e propria evoluzione del gruppo ma solo appunto una scialacquatura più metallica, ma sempre i soliti Portishead sono." ---> Ecco, io avrei descritto più o meno così il secondo album: più evanescente, pissichedelico (gli United States Of America furono saccheggiatissimi), un "Dummy" più casinaro ed estremo. Qui ci sento un ripensamento del sound (zero concessioni a lounge, jazz, etc.), senza però rinunciare all'appeal "dark" che da sempre contraddistingue la band.

max.luglio71 (ha votato 9 questo disco) alle 18:26 del 12 febbraio 2010 ha scritto:

Touchè

Niente da dire, un signor ritorno. Suoni modernamente polverosi che sanno riscrivere il presente senza trascurare il passato. Atmosferici come pochi altri gruppi.

gull (ha votato 9 questo disco) alle 19:11 del 12 febbraio 2010 ha scritto:

Urca!

Uno dei dischi più belli del decennio ormai passato.

Totalblamblam (ha votato 8 questo disco) alle 19:34 del 12 febbraio 2010 ha scritto:

RE: Urca!

azz concordo ...uno dei pochi del decennio 00 che ho deciso di comprarmi

voto molto alto :8

bart (ha votato 8 questo disco) alle 23:23 del 6 maggio 2010 ha scritto:

Classe da vendere

Dopo tanti anni di silenzio, un ritorno in grande stile. Bravi!

ThirdEye (ha votato 10 questo disco) alle 20:47 del 27 maggio 2010 ha scritto:

Un Capolavoro

Un album che ha bisogno di svariati ascolti per essere assimilato, e da quando cio è accaduto non mi ha piu lasciato..Uno dei migliori lavori degli anni '00.

target, autore, alle 10:36 del 27 giugno 2012 ha scritto:

Live ieri a Villafranca: ero un po' scettico, un po' stanco, li avevo già visti nel '98, boh, vediamo, saranno invecchiati. E invece hanno tirato fuori un concerto strepitoso, con più di qualche momento da brividi. Apice: "Wandering Star" fatta a tre (loro tre), senza beat, con una Beth che alla fine rifà a voce l'organo. Andrei stasera a Roma solo per risentirmela: amore purissimo. E poi "Machine Gun" (tra le immagini apparse sul maxischermo dietro il palco durante il finale iper-mitragliante, anche Buffon che pare il rigore di Cole), "Mysterons", i classiconi da "Dummy" ("Sour Times", "Glory Box"), molta roba da "Third", mentre dall'omonimo hanno pescato solo "Over" e "Cowboys". Suoni spesso alieni, bassi che a volte ti entrano nello stomaco, Beth divina, che alla fine di "Threads" urla da far accapponare la pelle. Nel bis, lacrime su una "Roads" suonata in un silenzio commovente. Buon concerto a chi andrà a Roma stasera: sono sempre loro, niente paura. Una spanna sopra tutti.

tramblogy (ha votato 9 questo disco) alle 11:21 del 27 giugno 2012 ha scritto:

Invidia....ma i prezzi dei biglietti sono proibitivi per me...sigh..

target, autore, alle 11:37 del 27 giugno 2012 ha scritto:

Sì, se al biglietto aggiungi benzina + autostrada viene fuori una botta da 100 euro, praticamente. Ma io non farò vacanze, e quindi vabbeh... Loro comunque sono il top (e la location, peraltro, è davvero bella, a parte certe folate di stalla tipiche della campagna veneta che si mescolavano alle zaffate di erba per un effetto bucolico-lisergico un po' assurdo).

tramblogy (ha votato 9 questo disco) alle 14:42 del 27 giugno 2012 ha scritto:

Ahahahahahaha ...portishead una garanzia!

Senzanome (ha votato 6,5 questo disco) alle 15:13 del 28 luglio 2015 ha scritto:

Album che riesce a dimostrare che non sempre le reunion sono orribili, anzi è ben fatto quest'album che mostra un evidente cambiamento da parte dei Portishead, ma nulla di paragonabile ai loro primi due album. Disco formatto da poche tracce memorabili ed, a parer mio, questo album è fin troppo sopravvalutato.