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R Recensione

10/10

Tim Buckley

Starsailor

E' bene dirlo subito, quella di Starsailor è una musica inavvicinabile. Perché è un eterno tramite, una consapevole espressione dell’arte musicale intesa nella totalità delle sue diramazioni e delle sue rappresentazioni; è il fluire della paura irrequieta poggiata sull’intima umanità del silenzio.

Il disco appartiene a quel tempo storico dove il magma caustico del free jazz aveva contribuito a nuova ispirazione per il rock colto, suggerendone l’estetica delirante di armonie e arrangiamenti alieni; Starsailor nasce come l’influsso sul rock della musica iconoclasta di figure come John Coltrane e Ornette Coleman, gli artefici di quel sound scapestrato e ondivago, flusso sonoro aggressivo che invade e fugge via.

Cosa girava in quel periodo attorno a Tim Buckley? C’era il lirismo obliquo di Bob Dylan ,ok, c’erano le acidità drammaticamente morbide della California di Grateful Dead & Jefferson Airplane, c’era il progressive meno elfico di stampo frippiano ( che paradossalmente finiva per standardizzare i puntuali momenti di vuoto/pieno silenzio/rumore, atonalità effimere e batterismo tremolante ) , c’era il jazz rock inglese onnivoro perfetto. Mancava però quella poetica della paura, dell’instabilità esistenziale, la frustrazione del dubbio, mancava la giocosità sullo strumento più proprio dell’essere umano; mancava la capacità musicale di identificare realtà e sogno e di considerare i sentimenti contrari intrinseci ad esse, la stessa fugacità degli stati d’animo, il conflitto e la catarsi.

Tim Buckley era la sua musica. Era schivo e timido, ma non era il disincanto di Nick Drake o la serietà di Jim Morrison. Starsailor è così un salto nella complessità dell’anima, un pugno in pancia e una carezza sulla guancia, assalto psico-fisico viscerale.

Il disco vede la luce nel 1970, dopo le musiche strabilianti contenute in Goodbye and Hello, Happy Sad, Blue Afternoon, Lorca. E’ il passo più difficile quello che Tim si accinge a fare per la produzione di un disco che potrebbe speculare sul sound inusuale dei primi dischi, dove chitarre free-folk eteree si mescolano alla voce bluesy,quasi gospel, tra canti smaliziati e abuso di vibrafoni e chitarre inacidite e organi funerei. Laddove Happy Sad e Blue Afternoon tentavano già un allontanamento dalla forma canzone,seppur conservando la sobria leggerezza di uno spirito non ancora lacerato, Lorca si poneva già come esplorazione metafisica del linguaggio sonoro, che diventava spigoloso ed evocativo come mai fu prima,onirico nel suo lasciarsi condurre in divagazioni melliflue dalle cinque ottave di Tim.

Starsailor si pone come ideale sintesi di tutto questo, ma nell’essere sintesi del particolare percorso artistico di un uomo, rimane ancora un punto di partenza per chiunque altro, un tramite che non verrà forse mai inglobato da nessuno, inaccostabile per grandezza ed eterogeneità. Eterno, si diceva.

Il disco viene registrato nel settembre del 1970. Segna il ritorno dell’amico poeta Larry Beckett, l’entrata in campo di una sezione fiati di stampo zappiano (i fratelli Gardner) e della batteria di Maury Baker; la chitarra elettrica è sempre territorio di Lee Underwood, così come il contrabbasso di John Balkin.

“ComeHereWoman” svela troppo presto la magnificenza del disco: accordi-suspence in un climax ascendente, tambureggiare molesto e pulsioni squilibrate di chitarre, organo plumbeo che sfila insieme al vociare di un cantato messianico; se l’inizio del pezzo è l’invocazione della morte, il proseguo si sviluppa come il rifiuto deciso a essa, una lunga elucubrazione di voce elastica su un rozzo blues alcolico e orpelli di jazz impazzito, un grido che atterra nel vuoto dell’esistenza e termina col placarsi dell’ardore tra le morbide confidenze di caldi armonici di chitarra. “I WokeUp” sembra schiudersi ai raggi del sole e alla malinconia più sobria; ma“Monterey” è già la seconda discesa nella fisicità del lamento, una libero flusso di coscienza che incolla sussurri e grida, che confina l’esagitarsi vocale di Tim a protagonista impetuoso dell’intera opera. Scatti,curve a gomito, isterico dimenare ultrasuoni dalle profondità della psiche: Tim Buckley ora fa con la voce quello che faceva Coltrane con il sax. “Moulin Rouge” riconduce l’altalena sonica di Starsailor su atmosfere di placido candore, con il suo incedere sornione da zuccherosa ballata jazz canticchiata come si fa con una filastrocca.

“Song To The Siren” è semplicemente la perla nascosta dell’underground west-coast: canto d’amore che si propaga dal fondo del mare, tra echi lontani di voci sognanti e riverberi ovattati e gocce di chitarra. E’ la sublimazione in tono estatico del sentimento malinconico che trasuda dalla musica di Tim Buckley: “Should I stand amid the breakers?/ Should I lie with Death my bride? /Hear me sing , "Swim to me, Swim to me, Let me enfold you/ Here I am, Here I am, Waiting to hold you".”

“Jungle Fire” riprende inizialmente la lentezza squilibrata e dilatata di I woke up, accelerando sul finale con un ritmato blues chitarroso e intriso di strati e substrati di voci cosmiche a vortice,che preparano l’ingresso alla ennesima gemma: Starsailor è il punto di non ritorno del disco, è un vero e proprio studio sulle prospettive armoniche della voce, che si divide in sedici tracce riprodotte in parallelo,stratificate,asincrone,effettate. Tim Buckley dà suono all’Urlo di Munch, ne canta le profondità di campo,la tortuosità delle linee paesaggistiche e la violenza che emana l’orizzonte rosso; è una musica che pulsa di morte, di angoscia. Litania sbilenca. Allucinata divagazione vocale. “Healing Festival” percorre l’ignoto,ancora, tra riff che san tanto di Black Sabbath e libere divagazioni di sax e voce. “Down By The Borderline” è il riflusso verso i pezzi più leggeri. Il disco sta per concludersi; la musica, beefhartiana ormai , non riesce ancora a non subire il declassamento dalla voce di Tim Buckley, che segue la tromba in un assolo senza freni. La musica cessa e con essa il sogno che sapeva essere encomio e biasimo; finisce la musica dell’irruenza nata su un cuore di fragilità.

Starsailor è inavvicinabile, adesso. Come il suo cantore, che non seppe più trovare lo stessa strada verso l’assoluto, come i rari epigoni che si misero umilmente nella scia della sua polvere magica;

e dopo questo disco il declino dell’ aedo Tim arrivò puntuale come l’insuccesso che tanto lo distruggeva, fino all’ineluttabile destino di un uomo che era solito cantare melodie troppo aliene per essere tangibili,solo pensabili, che sapeva soffiare sul fondo dell’orizzonte marino delicate elegie per le sue sirene, sapeva strepitare e dimenarsi per i suoi demoni. Il suo destino si consumò, e l’eternità gli fu riconosciuta.

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Voto degli utenti: 9,5/10 in media su 46 voti.

C Commenti

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pajjo, autore, alle 15:48 del 2 marzo 2007 ha scritto:

buckley

Grazie del benvenuto.E dei complimenti,davvero. Happy Sad lo ascoltavo proprio stanotte.Io adoro anche Goodbye and Hello.Era una voce grandiosa.

Grazie ancora ad Antonio.Ciao a tutti _ alessandro

Nadine Otto (ha votato 8 questo disco) alle 16:46 del 2 marzo 2007 ha scritto:

Mi sembra che in questo sito ci sia gente che apprezza allo stesso modo la musica e l'arte di scrivere. Recensione ottima!

arquimede (ha votato 9 questo disco) alle 21:09 del primo aprile 2007 ha scritto:

Questo album o si ama o si odia, non lascia spazio all' indifferenza, ed io sono uno di quelli che lo amano. Per me Starsailor è stato il capolavoro di Tim.

Cas (ha votato 9 questo disco) alle 12:25 del 13 agosto 2007 ha scritto:

che bello quando i vocalizzi incredibili di Tim sfociano in quelle limpide jam free-jazz...eh si, proprio bello..

Hexenductionhour (ha votato 9 questo disco) alle 18:20 del 8 novembre 2007 ha scritto:

la voce degli angeli

nulla da aggiungere

Neu! (ha votato 9 questo disco) alle 14:38 del 9 novembre 2007 ha scritto:

buckley

un genio. questo è eccezionale ma il suo capolavoro è Lorca

Hexenductionhour (ha votato 9 questo disco) alle 20:28 del 24 luglio 2008 ha scritto:

Come lessi su una rivista tempo fa:

"Se gli angeli hanno una voce deve per forza essere come quella di Tim Buckley"

Mr. Wave (ha votato 9 questo disco) alle 14:20 del 7 maggio 2009 ha scritto:

A mio parere, l'ultimo vero capolavoro di Buckley, conclusione di un trittico sensazionale e senza eguali, vetta creativa della carriera del songwriter e inizio di un lesta fine.

SamJack (ha votato 9 questo disco) alle 7:24 del 11 dicembre 2009 ha scritto:

Considero Tim Buckley la massima espressione qualitativa in ambito "rock"......Preferisco Lorca a questo che pure, diciamolo, è un autentico capolavoro..

bart (ha votato 10 questo disco) alle 21:48 del 19 marzo 2010 ha scritto:

immenso

Uno degli album più sottovalutati ed ignorati della storia. un capolavoro difficile da catalogare. sicuramente non è un disco per tutti, ma lo consiglio caldamente a chi ha voglia di ascoltare qualcosa di diverso dal solito

Filippo Maradei (ha votato 10 questo disco) alle 23:58 del 7 maggio 2010 ha scritto:

Chapeau.

Marco_Biasio (ha votato 10 questo disco) alle 22:51 del 6 settembre 2010 ha scritto:

Ho cominciato ad approfondire la discografia di Tim proprio da qui. Aspetto un attimo ancora prima di votare, ma raramente ho sentito qualcosa di più sottile, magnetico ed avvolgente. Chiaramente fuori da ogni categoria e parecchio sopra "Grace" del figlio Jeff. Anche le musiche mi coinvolgono molto.

FrancescoB (ha votato 10 questo disco) alle 13:09 del 7 settembre 2010 ha scritto:

Marco, prosegui assolutamente nell'esplorazione: perchè la spiritualità della musica di Tim è qualcosa di unico. Il suo canto non solo è ricco e complesso, virtuoso, ma è anche più forte e sentito di un pianto senza consolazione. E ciò nonostante vibrante e magnetico. "Lorca" ed "Happy Sad" non hanno nulla da invidiare a questo disco incredibile, e direi che pure "Goodbye and Hello" (forse la miglior porta d'ingresso verso Tim) è un capolavoro, con alcuni pezzi da commozione pura.

Non si fosse capito, questo disco è fra i capolavori di uno fra gli artisti della mia vita, uno fra i pochissimi artisti che sanno aprire il cuore di chiunque abbia una particolare sensibilità musicale.

ozzy(d) (ha votato 9 questo disco) alle 14:05 del 7 settembre 2010 ha scritto:

quanto sei scaruffiano, Julian!

andyquasart (ha votato 10 questo disco) alle 22:21 del 7 ottobre 2010 ha scritto:

STARSAILOR!!!

mi ha APERTO!!!

swansong (ha votato 10 questo disco) alle 11:39 del 8 ottobre 2010 ha scritto:

Il commento di Julian mi ha letteralmente tolto le parole di bocca!

Aggiungo, mio parere per carità, che forse il solo Peter Hammill (o pochissimi, pochissimi, altri..) riesce a toccare, con la sola potenzialità della sua voce, vette così alte di espressività e trasporto emotivo..

NathanAdler77 (ha votato 10 questo disco) alle 17:28 del 5 febbraio 2011 ha scritto:

Down by the borderline

E Icaro sfiorò il sole..."Song To The Siren" semplicemente ultraterrena.

sydbarrett (ha votato 7 questo disco) alle 15:42 del 8 febbraio 2011 ha scritto:

starsailor

disco interessante,di un autore morto troppo giovane per esprimere al meglio cio' che ricercava:e' un po ibrido ma in questo sta anche la sua forza che a tratti e' davvero originale.Voce molto comunicativa e nel complesso poliedrica.

gull (ha votato 10 questo disco) alle 16:12 del 8 febbraio 2011 ha scritto:

RE: autore morto troppo giovane per esprimere al meglio cio' che ricercava

Insomma dai. Aveva già detto tutto quello che aveva da dire, almeno a mio parere. Tanto che gli ultimi dischi che pubblicò risultano di gran lunga i meno interessanti.

sydbarrett (ha votato 7 questo disco) alle 14:51 del 9 febbraio 2011 ha scritto:

e' vero che dopo ha fatto dischi meno interessanti,ma penso che in qualche modo abbiano agito fattori commerciali e inoltre visto che il nostro faceva spesso uso di droghe pesanti credo che in qualche modo abbiano interagito sul suo stato d'animo che si e' accentuato in depressione e poca fiducia sui propri mezzi,e visto la giovane eta' e la distanza musicale che lo separava dal pubblico,ci sono molte possibilita' che queste cose siano state decisive per un autoannientamento.La storia della musica(con le riserve del caso)insegna che e' pieno di grandi che per svariati motivi al di la del talento creativo,si sono lasciati "influenzare" nel loro operare o "peggio" si sono lasciati morire.Detto questo ribadisco che considerando i limiti creativi del genere rock(anche se Tim ha dimostrato di andare oltre)puo' essere plausibile il fatto che abbia esaurito la sua evoluzione o creativita'.Comunque ho piacere che di tanto in tanto sento dischi appunto "rock" che abbiano una tale energia,sperimentazione e ancor meglio un talento che si innalza dalle cosucce di basso conto di cui la musica "leggera"(?)ne e' colmo.

Marco_Biasio (ha votato 10 questo disco) alle 23:09 del 30 aprile 2011 ha scritto:

Non ero più ritornato a votare. Rimediamo ora!

NisiDominus alle 13:53 del 5 giugno 2011 ha scritto:

Purtroppo mai sentito, su cd è introvabile.

Totalblamblam alle 22:58 del 5 giugno 2011 ha scritto:

RE:

su cd meglio non sentirlo, non è disco da cd...prendilo su ristampa vinile o anche originale usa su ebay ogni tanto compare

bart (ha votato 10 questo disco) alle 23:17 del 5 giugno 2011 ha scritto:

RE: RE: non è disco da cd

In che senso?

dalvans (ha votato 10 questo disco) alle 15:17 del 23 settembre 2011 ha scritto:

Incredibile

Il quarto capolavoro di Tim Buckley

alberto1960 (ha votato 10 questo disco) alle 23:08 del 27 ottobre 2011 ha scritto:

sarebbe ora di rendere giustizia a Tim e a questo straordinario capolavoro della musica (rock? pop? ma che importanza ha)

Assolutamente da ascoltare

REBBY (ha votato 10 questo disco) alle 11:16 del 28 ottobre 2011 ha scritto:

Ma giustizia è già stata fatta Alberto (uh benvenuto mio coetaneo eheh). Sul fatto che Tim Buckley sia uno dei massimi esponenti della musica "pop-rock" e che questo sia uno dei suoi capolavori (tra l'altro quello a cui sono più affezionato, per me, come si dice, da isola deserta) non mi pare ci siano più discussioni, critica e musicofili mi sembrano concordi.

alberto1960 (ha votato 10 questo disco) alle 22:17 del 28 ottobre 2011 ha scritto:

RE:

sono d'accordo in parte, nel senso che la maggior parte della critica ha indubbiamente riconosciuto il valore del disco ma, se mi permetti, il pubblico "un po meno". Chiedi in giro quanti lo conoscono. un cordiale saluto. Evviva il 1960

Filippo Maradei (ha votato 10 questo disco) alle 0:14 del 29 ottobre 2011 ha scritto:

RE: RE:

E da quando il riconoscimento globale da parte della gente è stato sinonimo di qualità artistica? Pochi lo conoscono, verissimo; pochi ma buoni, e con la coscienza giusta per apprezzarlo.

REBBY (ha votato 10 questo disco) alle 10:42 del 29 ottobre 2011 ha scritto:

RE:RE:RE:

Si molti non lo conoscono, ma chiunque di questi decidesse, perchè si è appassionato, di "scoprire" i grandi album nella storia della musica rock, qualunque (o quasi) fonte decida di utilizzare difficimente non verrà a conoscenza di questo grande musicista. Penso che di più sia difficile pretendere. Dobbiamo anche noi diffondere "il verbo" eheh, anche se attecchirà solo tra chi è realmente interessato. Resta con noi eh vecchietto

alberto1960 (ha votato 10 questo disco) alle 23:20 del 29 ottobre 2011 ha scritto:

RE: RE:RE:RE:

Capiamoci meglio, nessuno nega che tra gli addetti ai lavori Tim sia stato "beatificato" ma spiegatemi perchè Starsailor sia praticamente introvabile in commercio.

ozzy(d) (ha votato 9 questo disco) alle 12:23 del 29 ottobre 2011 ha scritto:

ma infatti buckley non è affatto dimenticato, anzi a volte viene ricordato male, con omaggi tipo l'orribile cover di song to the siren nell'ultimo di bryan ferry.

bart (ha votato 10 questo disco) alle 10:43 del 30 ottobre 2011 ha scritto:

E' un vero peccato!

Sia Starsailor che Blue Afternoon sono purtroppo irreperibili in commercio.

Totalblamblam alle 13:23 del 30 ottobre 2011 ha scritto:

RE: E' un vero peccato!

su vinile si trovano ristampe da 180 grammi per blue (non so starsailor)o anche originali entrambi a prezzi non impossibili ...ieri ho visto starsailor su cd originale a 35 pounds (ci sono problemi legali a ristamparlo...)fermo restando che il migliore resta lorca

bart (ha votato 10 questo disco) alle 9:08 del 31 ottobre 2011 ha scritto:

RE: RE: E' un vero peccato!

Umh, 35 pounds. Un pò caruccio!

Totalblamblam alle 10:49 del 31 ottobre 2011 ha scritto:

RE: RE: RE: E' un vero peccato!

beh se pensi che quelli di faustò li vedi anche a 150 euro non mi sembra così esagerato e comunque ogni settimana va giù di un pound vedremo come va a finire ghghh...essendo fuori stampa è oggetto da collezionisti...starsailor lo trovate in vinile su junorecords (4menwithabeard pressing)su cd suonerà di sicuro na merda

REBBY (ha votato 10 questo disco) alle 8:51 del 31 ottobre 2011 ha scritto:

"spegatemi perchè Starsailor sia praticamente trovabile in commercio"

Ah beh, non ci avevo fatto caso. Appoggio senz'altri indugi la tua interpellanza: "sarebbe ora di rendergli giustizia"eheh

REBBY (ha votato 10 questo disco) alle 8:52 del 31 ottobre 2011 ha scritto:

"introvabile" eh

Alfredo Cota (ha votato 10 questo disco) alle 13:49 del 25 novembre 2011 ha scritto:

Il voto può essere uno soltanto

Manri (ha votato 10 questo disco) alle 1:37 del 26 novembre 2011 ha scritto:

manri

Ritengo che STARSAILOR sia il vertice della parabola artistica di Buckley. Ho tutti i dischi in vinile,bootleg...e penso tutto o quasi l esistentei in CD ; è comunque difficile, a parte il primo disco ancora acerbo ma con alcune gemme qua e là,affermare che gli altri dischi non siano altrettanto belli. Nel rock nessuno,tranne il grande Peter Hammill,si è minimamente avvicinato ai livelli stellari di Tim. Sono 4 i capolavori: Happy sad; Blue afternoon; Lorca; Starsailor con mezzo pallino in piu. Detto questo, suo figlio Jeff rimane la voce piu grande degli ultimi 20 anni,per me.

Alfredo Cota (ha votato 10 questo disco) alle 20:34 del 27 novembre 2011 ha scritto:

W Faust'O!

Utente non più registrato alle 14:18 del 28 febbraio 2012 ha scritto:

Mi ha fatto un immenso piacere leggere le recensioni e la monografia su questo "artista". L'unico rammarico e il non aver trovato riferimenti (a meno che non sia del tutto orbo) a due suoi ottimi live, dal punto di vista qualitativo e di resa sonora. Mi riferisco a: Dream Letter – Live in London 1968 e Live At The Trobadour 1969.

Dream Letter – Live in London 1968: Alcuni brani sono resi in una versione decisamente più bella dell’originale, come nel caso di Phantasmagoria in Two e Hallucinations. Ci sono anche tre cover, tra cui Dolphins di Fred Neil (ne approfitto per consigliare almeno il suo terzo album "Fred Neil" del 1966 contentente i suoi brani più famosi: Everybody's Talkin' cantato poi da Harry Nilsson ed usato nella colonna sonora Un uomo da marciapiede, e The Dolphins che Tim Buckley eseguiva spesso dal vivo e poi incise su "Sefronia")e soprattutto cinque composizioni rimaste inedite tra cui spicca Troubadour.

A solo un anno di distanza, Live At The Trobadour 1969, mostra come l’atmosfera sia completamente cambiata: la delicatezza di Dream Letter lascia il posto a suoni più acri e ad una palpabile tensione; presenti anche qui brani inediti: Venice Mating Call e I Don't Need It To Rain.

Se li trovate prendeteli "a scatola chiusa" e buon ascolto.

bart (ha votato 10 questo disco) alle 10:22 del 23 luglio 2012 ha scritto:

I dischi live che hai citato sono assolutamente da avere, soprattutto Dream Letter – Live in London 1968. Live At The Trobadour 1969 è leggermente inferiore, ma dimostra anch'esso inequivocabilmente come Tim Buckley sia stato il più grande cantante mai apparso sulla faccia della terra!

Utente non più registrato alle 13:44 del 10 settembre 2013 ha scritto:

...mi sono andato a rileggere (chissà perché?!) questa recensione e volevo ricordare a proposito di "Mancava però quella poetica della paura, dell’instabilità esistenziale..." che, nello stesso anno di questo capolavoro uscirono anche altri due immensi capolavori: The Least We Can Do Is Wave To Each Other e H to He, Who Am the Only One dei Van Der Graaf Generator...e ho detto tutto...

Mentre stride come unghia sulla lavagna la presenza dei black sabbath...bah!...e chiudo.

swansong (ha votato 10 questo disco) alle 23:25 del 10 settembre 2013 ha scritto:

Ammazza VDGG ti stanno proprio sulle balle sti poveri BS! ..a parte che non capisco l'attinenza con il grande Tim, per me i BS hanno altro che diritto di cittadinanza nella "Hit Parade" del '70, eccome! e non stonano affatto accanto a Tim Buckley, anzi! Così come non stonano i LZ del III disco, o l'esordio degli ELP o l'esordio dei Free o l'esordio dei Gentle Giant e Funkadelic, o After The Gold Rush o Atom Heart Mother o Dèjà Vu o Bitches Brew o John Balreycorn must die... e chissà quanti me ne sono dimenticati...ah sì..se non ricordo male ci butto pure dentro anche Bridge Over Troubled Water..e, dulcis in fundo...Paranoid, tiè!

Utente non più registrato alle 0:02 del 11 settembre 2013 ha scritto:

L'attinenza con Tim non l'ho certo tirata fuori io, non mi sarei mai sognato di farlo perchè non hanno NULLA in comune..prova a rileggere la parte finale della rece. Può darsi che l'abbia male interpretata, ma se si vuole trovare un'influenza sabattiana anche in Tim Buckley...beh che dire...a meno che non intendesse il contrario...

Non m'interessava stabilire se i BS abbiano diritto di essere in una hit parade del '70...dovresti saperlo...

Cmq complimenti per alcuni dischi citati... ci siamo capiti...

swansong (ha votato 10 questo disco) alle 11:12 del 11 settembre 2013 ha scritto:

Hai ragione scusa...ho letto il tuo commento, ma non riletto la rece..in effetti Starsailor coi BS mi pare possa avere in comune solo l'anno di pubblicazione..ci siamo capiti...!

Paolo Nuzzi (ha votato 10 questo disco) alle 15:55 del 22 giugno 2015 ha scritto:

Disco incredibile, indescrivibile, inarrivabile e, come dice l'autore, inavvicinabile. Una musica totale: Jazz, contemporanea, musica da camera, sperimentazioni vocali; un disco che dopo migliaia di ascolti non smette di ammaliare e stupire. Oltre all'ultraterrena "Song to the siren", io impazzisco per "Monterey" e quella tromba lacerante, nonchè la sarabanda di "The Healing Festival". Mentre la title track con quelle stratificazioni di urla e strida, sembra una caduta a precipizio in un buco nero, una delle più sconvolgenti manifestazioni dell'angoscia e della paura umane, l'urlo prima di precipitare nel vuoto degli abissi sconfinati dell'anima. Capolavoro assoluto.

alberto1960 (ha votato 10 questo disco) alle 18:46 del 23 giugno 2015 ha scritto:

che bellissima descrizione che hai fatto di Starsailor! complimenti Paolo, la condivido totalmente.

Paolo Nuzzi (ha votato 10 questo disco) alle 9:13 del 24 giugno 2015 ha scritto:

Grazie! E' un disco molto significativo per me. Buoni ascolti!

glamorgan alle 16:08 del 5 agosto 2015 ha scritto:

Amo goodbye and hello/happy sad e blue afternoon. Questo l'ho ascoltato solo un paio di volte, lo trovo ostico, riprovero'. Mi piace anche Greetings from L.A

tonysoprano (ha votato 10 questo disco) alle 21:28 del 11 aprile 2016 ha scritto:

Il capolavoro di Tim Buckley,il suo apice creativo