The Byrds
Younger Than Yesterday
Nonostante non abbiano mai riscosso il successo di massa di gruppi rivali come Beatles o Rolling Stones, l’importanza dei Byrds nell’evoluzione del pop rock non è certamente inferiore. Quale gruppo pu ò vantare di aver avuto tra le proprie fila ( seppur in periodi diversi) tre geni assoluti quali Gene Clark, David Crosby e Gram Parsons e uno dei chitarristi pi ù influenti di ogni epoca come Roger McGuinn? Quale gruppo pu ò vantare un eclettismo cos ì spiccato che li ha portati a esplorare i pi ù svariati territori, dal folk rock degli esordi al nascente country rock dopo essere stati i primi a battezzare gli empirei psichedelici? Quale gruppo pu ò infine vantare un’influenza su una miriade di gruppi successivi, dai R.e.m. ai Big Star passando per il Paisley Underground? Soltanto i grandissimi, appunto.
“Younger Than Yesterday” è probabilmente il lavoro pi ù equilibrato nella preziosa discografia del gruppo westcoastiano. Dopo aver stravolto la scena rock assimilando il lascito della british invasion a met à degli anni sessanta, aver spianato una nuova via elettrificando le canzoni di Dylan, e infine aver inventato la psichedelia con “Eight Miles High” (trasfigurando le intuizioni del jazzista Coltrane), il gruppo tocca l’apice della propria maturit à . Uscito nell’anno di grazia 1967, in tale opera è come sempre il particolarissimo luccichio jingle-jangle della Rickenbacker 12 corde di McGuinn a permeare le sue splendide composizioni, che costituiscono una sorta di vaso di pandora del favoloso mondo sonoro dei Sixties. Si passa con disinvoltura dall’armonico canovaccio pop di “So You Want To Be A Rock And Roll Star” e “Have You Seen Her Face” (paradigma della rielaborazione del lascito beatlesiano), alle gustose fragranze flower power di “Renaissance Fair”, alla visionariet à al crocevia tra jazz e acid folk di “Everybody’s Been Burned”, uno dei capolavori di David Crosby.
L’inserto della chitarra bluegrass in “Time Between” costituisce ufficialmente il debutto della vena country rock che sar à poi approfondita grazie a Gram Parsons nel monumentale “Sweetheart Of The Rodeo”,mentre la vena estatico-lisergica del precedente “Fifth Dimension” viene dilatata in due insuperabili apici: “C.T.A.-102”, che sfocia in un finale straniante che spiana la strada a parecchio space rock e soprattutto la contorta e ieratica “Mind Gardens”,suprema composizione pregna di influenze indiane, in cui il guru Crosby riassume le pulsioni acido-trascendentali di un’intera generazione. Anche per questo, “Younger Than Yesterday” è una pietra miliare.
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