R Recensione

9/10

Bruce Palmer

The Cycle Is Complete

Usa, 1971, anche se, in effetti, non è una musica inquadrabile chiaramente nel tempo, e a dir la verità, è anche poco definibile nello spazio. Certo è musica americana, ma è difficile trovare parentele col rock, col folk o col blues. L’oboe iniziale di "Alpha-Omega-Apocalypse" è già musica d’aria piuttosto che di terra e non c’è niente da fare: si sta su un’aquila a planare su paesaggi d’America infiniti. Boschi, foreste e grandi aperture di prati verdi e ancori boschi e montagne rocciose e neve.

Bestie strane che si girano all’improvviso verso l’inconsueto rumore del ramo spezzato al nostro passaggio: così il violino qui, e là è l’oboe al quale risponde l’organo.

Sono tutti segnali della foresta, incomprensibili agli umani, ai quali arrivano solo i suoni.

La linea del basso con un leggero wha-wha guida tutto il fracasso concertato di questi rumori della natura.

Senza fare i nomi dei musicisti (in pratica il disco esce come progetto di Palmer che organizza con i Kaleidoscope (USA) in libera uscita e in stato di grazia queste splendide lunghe suite in studio), gli strumenti dell’happening sono: chitarre elettriche e acustiche, il basso fender, un organo, il drum set, congas e percussioni varie, piano, violino, oboe e flauto.

Della suite della prima parte è il complesso che risulta efficacissimo, il suono di gruppo, il rincorrersi degli strumenti che sono i versi degli abitanti e degli animali del paesaggio, ma anche il rumore del vento che è qualcosa di diverso di un fischio, e l’animale che fugge che non è solo scricchiolio di rami, il sole che nasce o il branco di bisonti all’orizzonte che sono di più che semplici immagini, tutti diventano gli elementi viventi del paesaggio sonoro.

Con "Interlude" ci accendiamo un fuoco per dormire sotto un enorme abete, con davanti agli occhi il cielo stellato.

E con "Oxo", il discorso non cambia rispetto alla prima parte, c’è solo qualche sentore di danza intorno al fuoco, magari per invocare la pioggia o l’arrivo di qualche animale che possa fare da ricca cena.

"Calm Before the Storm" chiude il disco e si ha l’impressione che sia questo il momento della preghiera, della riflessione, del riflusso dei pensieri, del raccoglimento verso la nuova notte quando si fa un bilancio della giornata e il progetto per il giorno che sarà, e sarà di nuovo un giorno faticoso domani e pieno d’inside in un territorio così vasto com’è l’America.

V Voti

Voto degli utenti: 8,3/10 in media su 6 voti.
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0,5
beggar 8/10
bart 10/10
REBBY 10/10

C Commenti

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Resident, autore, (ha votato 4 questo disco) alle 15:07 del 29 settembre 2009 ha scritto:

Ma come mai vedo 2 stellette?

Dovrei vederne 5 per 'sto capolavoro!?

REBBY (ha votato 10 questo disco) alle 15:37 del 29 settembre 2009 ha scritto:

Me lo sono chiesto anch'io. Sembrerebbe che ce le hai messe tu.

Resident, autore, (ha votato 4 questo disco) alle 13:52 del 30 settembre 2009 ha scritto:

RE:

Assolutamenteno, capolavoro del folk-rock, 5 stellette.

Come l'If Could Only di David Crosby & Co.

REBBY (ha votato 10 questo disco) alle 15:53 del 30 settembre 2009 ha scritto:

Allora sarà un tuo omonimo (io vedo scritto Resident 2 stellette), non c'è altra spiegazione...

simone coacci alle 16:09 del 30 settembre 2009 ha scritto:

Io che di stelle ne vedo quattro e mezza, invece, devo preoccuparmi?

REBBY (ha votato 10 questo disco) alle 16:17 del 30 settembre 2009 ha scritto:

No, ti fermi all'apparenza (eheh). Fai un clic

sulle 4 stellette e mezza e vedi che succede ...

simone coacci alle 16:19 del 30 settembre 2009 ha scritto:

Aaaah, ma quello perchè 'sto Resident ha votato due volte, prima 4 e mezza, poi due. Che gli passava per la testa, poi, vallo a sapere.

REBBY (ha votato 10 questo disco) alle 18:50 del 30 settembre 2009 ha scritto:

Magari era un "grido di dolore" perchè nessuno s'è filato sto disco, un "bisogno di affetto", un

desiderio di gridare io esisto (eheh). E' solo

una ipotesi fantasiosa, ma vedi mai c'abbia preso:

dico la mia. Ricordo che quando avevo 14/15 anni,

per gli acquisti,seguivo i consigli di una rivista

di nome Gong. Ci scriveva anche un ventenne o giù di lì di nome Riccardo Bertoncelli. La ricordo con

affetto, mi ha fatto conoscere la musica dagli

Area a Zappa, passando per Buckley, Wyatt eccecc.

Tra i dischi meravigliosi da avere ad ogni costo

c'era anche questo. L'ho cercato per anni: mai

trovato, mai ascoltato e quindi non so che dire

(eheh)

Resident, autore, (ha votato 4 questo disco) alle 19:33 del 5 giugno 2010 ha scritto:

Sapete perché non recensisico più nulla per codesto sito?

Perché qui ho recensito un disco da 5 stelle ed è successo che ne vedo o 4,5 o 2. E la cosa non mi garba, direbbero a Firenze.

target alle 19:45 del 5 giugno 2010 ha scritto:

Mah, senti. Le due stellette, evidentemente, ce le hai messe tu, in modo quanto vuoi involontario, magari commentandoti e facendo scivolare il mouse, o checcacchio ne so io; non può che essere andata così, credimi, per ragioni tecniche. Comunque la valutazione che conta è quella delle 4 stelle e mezza, che pure dovresti avere dato tu in sede di invio-recensione. Forse non avevi messo nessun voto e lo abbiamo messo noi, chi si ricorda. Comunque, esisteva già allora lo spazio "contatti", casomai volessi chiarimenti o qualcosa non ti 'garbasse' o volessi parlare con gli editor. Mah.

bart (ha votato 10 questo disco) alle 14:44 del 16 giugno 2010 ha scritto:

Geniale!

E' molto difficile dare un voto a questo disco ed è molto difficile stabilire a che genere musicale appartenga. Bellissimo comunque e,soprattutto, unico. Non mi viene in mente nessun altro disco a cui possa essere paragonato.

REBBY (ha votato 10 questo disco) alle 9:28 del 28 giugno 2010 ha scritto:

... e 8 giorni fa l'ho trovato: 180 grammi di vinile ancora intonso editi nel 2003 dall'Akarma

records. Devo dire che quando l'ho ascoltato per

la prima volta temevo ... Le apettative erano troppo alte e l'attesa troppo lunga. Scriveva un

giovanissimo Bertoncelli nelle ultime pagine della sua Pop story (1973), in cui dava il suo

consiglio per una guida ad una discografia pop:

"non ammetto reppliche per lo sconosciutissimo

Cycle is complete di Bruce Palmer". E prima ancora, nel capitolo Elogio della pazzia, quattro

proposte per salvare il pop dalla perdizione

(Captain Beefheart, Tim Buckley, Bruce palmer e

Third ear band): "sforzo furibondo e solitario, ma c'è tutto il distacco fulgido del pop come zavorra, la Musica incastonata e resa grande, il

calore intimo dell'artista stregone, re del suo linguaggio... Musica per puri d'anima in viaggio

ebbro." E tre anni più tardi nel suo Un sogno

americano: "C'è un caso clamoroso nella storia della musica americana ed è quello di Bruce Palmer. Musicista anonimo... The cycle is complete ... E' una cosa senza aggettivi, un gioco ad incastro dove i violini, le percussioni,

i pianoforti e le chitarre si intrecciano ricordando i folclori persi nel tempo, emozioni

completamente da rileggere e pure e vecchie quanto il mondo..." Si, aspettative troppo alte ed attesa troppo lunga! E ne è passata di musica

sotto i ponti in questi 35 e passa anni. Sono

bastati pochi attimi, il disco ha cominciato a

suonare, il timore è svanito, la gioia mi ha

sommerso e la commozione mi ha innondato. Si è ancora oggi un album magnifico per cui ogni parola è vana. Musica del cosmo che mi sarà

compagna da adesso in poi. Nessun rimpianto, forse così è più bello!

Resident, autore, (ha votato 4 questo disco) alle 16:31 del 29 giugno 2010 ha scritto:

RE:

Mi fa piacere che ti sia piaciuto.

Certo anch'io mi sono formato musicalmente anche sui testi di Bertoncelli e il disco in effetti è una delle punte più limpide del rock di quegli anni e, diciamolo! del rock tutto.

REBBY (ha votato 10 questo disco) alle 16:52 del 29 giugno 2010 ha scritto:

E tu fanne ancora qua di recensioni così, che far

conoscere dischi come questo (o If I could only

remember my name o Balaklava o The end of an ear

ecc) di sicuro ti farà meritare il paradiso (eheh)