R Recensione

7/10

Nathan Fake

Hard Islands

Quando debuttò qualche anno fa si gridò quasi al miracolo, già perchè Nathan Fake e il suo socio James Holden diedero l’impressione di avere in mano il futuro della techno. Il loro sound composto di micro beats e melodie tanto leggere quanto penetranti (una su tutte Nathan Fake the sky was pink James Holden remix) non solo ha ricoperto un ruolo di primo piano nell’affermazione su larga scala della minimal ma ha addirittura reinventato un genere dando vita alla corrente neotrance.

Peccato che poi dopo l’uscita dei rispettivi album i due Border Community siano stati ben ridimensionati, in particolar modo Fake vista la tiepida accoglienza del suo Drowing in a sea of love, in cui alle atmosfere da club che l’han reso celebre preferisce affidarsi ad un flebile lamento post rock incapace di andare oltre a deliziose intuizioni electropop. Ma ecco che oggi il giovane produttore inglese ci riprova e consegna alle stampe il suo secondo album, Hard Islands, anche se viste le appena sei tracce sarebbe più corretto definirlo un ep.

Sin dalle prime note è possibile notare una maturazione dell’artista, ormai conscio dell’importanza della sezione ritmica: The Turtle setta infatti l’andamento di un disco segnato dal ritorno sul dancefloor. Il passo è scandito da una cassa house trastullata con le percussioni vintage della Roland Tr-808, per poi fondersi con linee armonico-analogico-acido-aliene.

Anche le melodie risentono della crescita di Nathan, non sono più strascichi di new wave mista a Boards of Canada o puri anthem per ballerini estasiati bensì sono diventate uno strumento di comunicazione consapevole in grado di trasmettere chiaramente quel senso di gravità che si avverte quando la notte scivola via insieme al sudore, per cui anche se ti stai dimenando circondato dai tuoi amici ti senti irrimediabilmente fragile e solo.

E nuovamente è il beat a prenderti per mano salvandoti dalla malinconia.

Hard Islands in definitiva è il giusto afterhour della festa dei nerds per la loro rivincita.

V Voti

Voto degli utenti: 7/10 in media su 2 voti.
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C Commenti

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Peasyfloyd (ha votato 8 questo disco) alle 10:02 del 19 giugno 2009 ha scritto:

basic mountain è una delle cose più belle ascoltate quest'anno!

Peccato che tutto il disco non si mantenga sui livelli dei primi due pezzi che sennò sarebbe un capolavoro. Così rimane "solo" un ottimo disco

target (ha votato 6 questo disco) alle 16:30 del 16 settembre 2009 ha scritto:

Sì, piace, ma non capisco il senso di pubblicare un disco mozzo, tanto che "The curlew" è solo un riempitivo farlocco. Il ragazzo, comunque, ha i numeri, e i primi due pezzi sono belle bombe.