R Recensione

8/10

Wilco

Wilco (the Album)

Gli album omonimi solitamente rappresentano il primo passo verso il mondo discografico. Tante le figure che hanno debuttato marchiando con il proprio nome la copertina  del sospirato primo album. Alcuni di questi hanno proseguito numerando le produzioni successive ( i Led Zeppelin per i primi quattro, i Chicago quasi vita natural durante). Altri hanno invece deciso di adottare questa scelta ad un certo punto della propria carriera, per fare il sunto della stessa. Coloro che appartengo a questa categoria hanno, infatti, quasi sempre voluto fornire un bignami del proprio stile, spesso  partorendo –tuttavia- album di maniera.

Alla, pare inevitabile, scelta dell’eponimo, non si sono sottratti i Wilco che hanno alle spalle poco più di un decennio di attività con riscontri di critica e di pubblico invidiabili soprattutto nei tempi odierni. Difficile trovare band che possono vantare negli anni ’00 un trittico di album come Yankee Hotel Foxtrot (la svolta che ha fatto strabuzzare le orecchie) A Ghost Is Born (la sorprendente continuazione) e Sky Blue Sky (un piacevolissimo ritorno su lidi più classici della tradizione a stelle e strisce)

Per l’album del cammello (inevitabile, visto la copertina) siedono in cabina di regia Jim Scott e la stessa band, che hanno registrato nello studio dell’amico Neil Finn ad Auckland .

Allora anche i Wilco hanno fatto il loro bel riassuntino strizzando dieci anni di carriera in 43 minuti come tutti gli altri? Si e no. Si, perché non c’è niente di nuovo. No, perché qui l’effetto copia carbone non c’è.  O, almeno, sono talmente bravi che lo nascondono benissimo.

E già. Perché  ciò che colpisce di questo album è che i Wilco pare non riuscirebbero a fare qualcosa di bruttino neanche se si impegnassero. La voce di Jeff Tweedy è diventata di famiglia,  Nels Cline non trova praterie spianate ma lascia comunque il segno e il resto della band è semplicemente eccellente. È la prima volta che hanno registrato due album consecutivi con la stessa formazione. Immaginiamo quindi un clima rilassato, dove il capobanda può condurre serenamente la ciurma ben consapevole di ciò che è in grado di fare.

I primi tre pezzi garantiscono che il gruppo è sempre in forma. La band-title-track è un incalzante cherry-up che ci ricorda che anche se  tutto ti è andato in vacca  "Wilco will love you baby”; Deeper down è un elettro-acustico malinconico che si connota per inusuali pause; One wing  è la ballata in crescendo che ti aspetti da loro ma che non delude.

Tutto il disco poi continua pervaso da un’ispirazione che i 6 componenti dosano da consapevoli artigiani.

Le  irregolarità di YHF le ritroviamo in Bull Black Nova e i riferimenti ai Beatles non mancano: il singolo You never know  guarda un po’ a George e nel finale  trita cuore di Everlasting Everything Tweedy sforna un pezzo sul fisiologico tramonto dell’amore facendo convivere in lui perfettamente gli spiriti di  John e Paul senza scimmiottarli. Il pop canzonato a dovere viene rappresentato dai quadretti  della già citata You never know e dalla melodia acchiappa tutti I’ll fight. Sonny Feeling è un raggio di sole musicale, e se Tweedy cinguetta con Feist in You and I in modo un po’ prevedibile ma mai disprezzabile,  con Solitarie arriva il gioiellino dove i Beach Boys vanno a braccetto con Nick Drake.

Ovunque c’è un’ispirazione che fortunatamente non pare tramontare. Ancora un disco che rinverdisce la migliore tradizione folk-rock,  qui rappresentata in chiave alternativa ed erede alla lontana dello status che gli zii Bobby e Neil avevano tra i sessanta e i settanta.

Beninteso, la mancanza di novità assoluta e alcune scelte già sentite (l’intro di chitarra di I’ll fight) non possono far assegnare il premio del disco da portare sull’isola deserta. Però i Wilco su quella famosa isola ci devono stare, scegliete voi l’album. Considerando il ben di dio che hanno sfornato in precedenza difficilmente sarà questo. Però dispiacerà un po’ non portarsi dietro il cammello.

V Voti

Voto degli utenti: 7/10 in media su 23 voti.
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target 6/10
Cas 7/10
viveur 6/10
sarah 7/10
REBBY 6/10
gragno 9/10
lev 7/10
krikka 9/10
luisao 7/10
cielo 10/10

C Commenti

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target (ha votato 6 questo disco) alle 8:15 del 3 settembre 2009 ha scritto:

A me è sembrato un disco ordinario da una band che può fare quando vuole dischi straordinari. Questo non vuol dire che manchino pezzi ordinariamente affascinanti ("You and I" e "I'll fight"), ma sono abbastanza convinto che questo disco eponimo/omonimo lo ricorderò (e credo non solo io) più per la bellissima foto di copertina che per il contenuto. Non so a voi, ma quel cammello con quelle seggiole da festa di compleanno ai tempi dell'asilo e quel palazzo orrendo di cemento dietro la bella casa gotica, con la staccionata a separare... a me ipnotizza. Problema mio, lo so. Benvenuto Giuseppe!

hiperwlt (ha votato 8 questo disco) alle 10:51 del 3 settembre 2009 ha scritto:

non mi ha convinto subito. è un album che cresce piano piano. certo, come dice giuseppe non inventa nulla di nuovo. ma questo è ciò che mi aspettavo dai wilco. un bell'album dove spiccano "one wing", "everlasting" e i sali e scendi di "deeper down".

Cas (ha votato 7 questo disco) alle 10:58 del 3 settembre 2009 ha scritto:

mmm...sul fatto che i Wilco abbiano classe da vendere non si discute.Però questo è senza dubbio inferiore allo scorso Sky Blue Sky (il loro capolavoro pop). Un pochino sopra l'ordinarietà comunque

Ottimo inizio Giuseppe!

simone coacci (ha votato 6 questo disco) alle 10:59 del 3 settembre 2009 ha scritto:

Ma si, dai, è un Wilchino questo. Roba un po'stanca e artritica come "Zio Bobby e Zio Neil" quando siedono sotto il porco e sputano tabacco masticato in una latta d'olio per motore.

paolo gazzola (ha votato 7 questo disco) alle 13:15 del 3 settembre 2009 ha scritto:

Prima volta che i Wilco mi deludono, almeno un po'... Dalla bellissima ordinarietà di Sky Blue Sky a questa ordinarietà il passaggio è verticale e verso il basso. Mi spiace, amo questa gente. Un punto a favore? Suonato da Dio, come sempre...

Benvenuto Giuseppe!

REBBY (ha votato 6 questo disco) alle 17:29 del 3 settembre 2009 ha scritto:

A me sembra simile a Sky blue sky, ma è arrivato

dopo e ha meno "killer songs". Superfluo quindi.

L'importante è avere i 3 album precedenti (il live

non conta eh), o almeno i primi 2 di questi. Anch'io sono rimasto acchiappato da I'll flight!

viveur (ha votato 6 questo disco) alle 10:23 del 4 settembre 2009 ha scritto:

d'accordo con target

sarah (ha votato 7 questo disco) alle 14:03 del 5 settembre 2009 ha scritto:

In generale c'è meno smalto rispetto al passato ( anche quello prossimo), comunque c'è ancora solidità.

gragno (ha votato 9 questo disco) alle 19:37 del 5 ottobre 2009 ha scritto:

cibo per l'anima

NathanAdler77 (ha votato 7 questo disco) alle 21:54 del 15 ottobre 2009 ha scritto:

Wilco Will Love You, Baby

Grande artigianato pop-rock-folk tra Neil Young, i

Beatles del doppio bianco e i Fleetwood Mac: Jeff Tweedy non sbaglia (quasi) mai un colpo. "One Wing",

"Bull Black Nova" e "Solitaire" sono gemme preziose.

Peasyfloyd (ha votato 6 questo disco) alle 0:04 del 16 ottobre 2009 ha scritto:

sono sostanzialmente d'accordo con target e coacci. Siamo su livelli di ordinaria sussistenza senza infamia nè lode.