R Recensione

6/10

New Trolls

Concerto grosso n. 2

Il 1976 è l'anno della reunion dei New Trolls. Dopo l'album UT il gruppo si era sciolto a causa dei dissidi tra De Scalzi e Di Palo i quali, ognugno per conto suo, avevano dato vita a due distinti gruppi ( Atomic System per De Scalzi e Ibis per Di Palo ) che poco avevano raccolto. Visto che da separati non riuscivano a combinare granchè, i due, appunto nel 1976, si riappacificano ed ecco quindi il ritorno dello storico gruppo italiano. Quale maniera migliore di consacrare l'avvenimento se non realizzando una seconda edizione del Concerto Grosso, che tanta fortuna aveva avuto nella prima edizione?

Accanto ai soliti Vittorio De Scalzi alle tastiere, Nico Di Palo alla chitarra e Gianni Belleno alla batteria c'è il ritorno in famiglia di Giorgio d'Adamo al basso, che dopo il primo Concerto aveva dovuto mollare per assolvere i suoi doveri di militare e in seguito non aveva più trovato spazio per un rientro, e c'è l'inserimento di un secondo chitarrista nella persona di Ricky Belloni, proveniente dalla Nuova Idea.

Questo secondo Concerto Grosso, però, non ha la stessa potenzialità del primo, nonostante il compositore sia ancora lo stesso Luis Enrique Bacalov. Anche questo, come il precedente, è diviso in tre movimenti che più o meno ricalcano le orme del passato: un inizio vivace in questo caso con gran squillare di trombe, un momento di calma e un finale che richiama il tema iniziale. Niente di particolarmente eccitante, anzi, a volte i suoni sembrano provenire da tastiere elettroniche, piuttosto che da orchestrali veri.

Per scoprire il nuovo volto dei New Trolls, bisogna girare il disco e ascoltare il lato B. Sarà perché il rock progressivo stava agonizzando e il gruppo provava il desiderio di tornare alle facili melodie dei loro trascorsi ( leggi anni '60… ) fatto sta che il lato B racchiude un pugno di canzoni che non hanno niente a che vedere col prog sinfonico. Canzoni semplici, orecchiabili, con testi abbastanza banali. "Vent'anni", ad esempio, è una ballata acustica autobiografica nella quale il gruppo rimpiange i bei tempi andati ed è un modo di dire: che stupidi siamo stati a litigare, ma ora eccoci qui più amici di prima. C'è perfino una cover di un pezzo del francese Gilbert Becaud.

La canzone che chiude il disco, "Le Roi Soleil" ha un ultimo guizzo barocco nell'intreccio spettacolare delle voci, ma è solo la dimostrazione che i New Trolls avevano appena finito di ascoltare la "Bohemian Rhapsody" dei Queen.

Se però la smettiamo di prendere come pietra di paragone il primo Concerto Grosso, allora quest'ultimo album non è poi così malvagio e infatti un certo successo l'ha avuto. Col successivo disco i New Trolls avrebbero raccolto ancora più consensi ma ormai l'avventura prog del gruppo era morta e sepolta.

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