Mastodon
Remission
I Mastodon. Sono stati definiti “la ventata di aria pura che serviva” a questo mondo fatto di antichi idoli che, ormai disgregatisi nell’ anima, tentano di esalare gli ultimi affannosi respiri. Per alcuni sono già maestri.
I Mastodon. Sono stati definiti il “futuro del Metal”, anche se sono sempre stati anche qualcosa in più che metal. Le loro variegate influenze li elevano: Progressive, Heavy, Trash. Sempre glorificati per le loro eccezionali doti di alchimisti, in grado di miscelare vari generi così diversi senza rendere il tutto solo poltiglia inascoltabile ma vere opere d’ arte. E hanno iniziato dalla fine.
“Remission”.
Paradossale.
Subito in copertina una scalpitante immagine di un cavallo in fiamme che trasuda potenza repressa, incanalata in pura furia.
È così che si apre il disco, come un ondata che ti sbatte ventre a terra. Poco da dire. Tutta la potenza che lascia basiti. Le radici affondano prepotentemente nel più cupo dei trash metal, riff velocissimi si fondono con una batteria dai ritmi impressionanti. “Destroyer”.
Azzeccato.
Angosciante e angosciata segue “March of the fire Ants”. La traccia è quasi sofferente, enigmatica per certi versi. Da una lamentosa marcia scandita da ritmi regolari si apre un assolo degno dei Metallica degli albori.
Come in un treno che lentamente prende forza e inizia a ingranare, così tutto si apre alla più completa devastazione. Aumentano i riff. Aumentano gli assoli. Aumenta il carisma. Aumenta la rabbia. Si tocca il Grind-core con “Where Stride the Benemoths”, che quasi stordisce. Poi si passa a “Workhorse”, puro Trash distillato con una rabbia inumana, che la rende quasi ritorna prepotentemente a puntare il Grind.
Ecco che il ritmo del disco si rilassa. Per modo di dire.
Le tanto apprezzate atmosfere Prog che negli album successivi incanteranno, e incateneranno a questo gruppo, iniziano nella forma più embrionale a formarsi.” Ol’e Nessie” ha l’ aria di un esperimento, forse troppo lenta e ripetitiva, comunque l’ anima del disco non viene rinnegata, con un intermezzo che coglie alla sprovvista, vagamente Stoner.
Giusto per dissipare ogni dubbio parte “Burning Man”. Eterni riff veloci e potenti tornano a dettare legge. Nulla può arginare l’ ormai straripante enfasi del disco, nonostante si cerchi di incoraggiare un ritmo globale fatto di rallentamenti e ripartenze ancor più tecniche e stupefacenti. “Trainwreck” e “Trilobite”, giusto per ingrandire la gamma di influenze, affondano nello Sludge. “Mother Puncher” e “Trampled Under Hoof”, combattono la loro battaglia e vengono sventrate da eccentrici passaggi di chitarra e ritmi altalenanti, con un alternarsi di rapido-lento che strazia (nel senso buono).
Chiude “Elephant Man”, preludio a tutto ciò che i Mastodon faranno in futuro.
Sfavillante esordio, sensazionale Remissione. Se è così, meglio iniziare dalla fine.
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