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R Recensione

7/10

Depeche Mode

Playing The Angel

Martin Gore ha 44 anni. Dave Gahan ha presumibilmente trovato l’affetto del figlio e quei tatuaggi, memorabilia di un tempo che è stato vissuto, rendono ancora più vecchio quel suo corpo decaduto su un “ei fu” volto di fanciullo-demonio.

Non sarebbe giusto attendersi una “Strangelove”, figuriamoci una “Enjoy The Silence”. Ma “Dream On” era indiscutibilmente brillante e una “John The Revelator” non la scrivono in molti.

Senso del ritmo accecante, centrifugato dentro un soul vibrante. Un dancefloor elegante e una camera di electro-pop snob con qualche riserva di funambolismo mezzo serio-mezzo senile-mezzo fantastico in tasca. Giacca e cravatta e occhiali da sole, come le foto promozionali.

Il pubblicizzarsi come “il mestiere”.

E “Suffer Well” è puro mestiere-Depeche Mode-anni 00. Vince laddove “I Feel Loved” sapeva di ripescaggio fuori tempo massimo. Ciò che stupisce è che la penna sia quella di Dave. Perché la memoria non inganna e “Paper Monsters” era proprio uno schifo di disco, checché se ne dica. Scritto peggio, poi.

Eppure il songwriting semplice e immediato dell’ex sex symbol traghettato nella band natale funziona a tal punto che “I Want It All” e “Nothing’s Impossible” (gli altri episodi puramente suoi) sono due brani solidissimi: il primo, un ambient delicato dall’effettistica ariosa che va piacevolmente aggrovigliandosi sul finale; il secondo, un’incantevole monolite di spiritualità dark, una ballad in levare con il fascino del viscido e romantico, e quel loro senso di smarrimento così trade mark.

Con Martin poi, il soul prende il volo.

Macro” è il suo mondo di parole e allitterazioni buttate in aria una ad una, sopra un beat deliziosamente nervoso e una chitarra a dipingere l’ennesimo riff da cuore in by-pass momentaneo. “Damaged People” ha un che di tragico made in 1986, ma più che musica per le masse è una sinfonia per sopravissuti. “Tragedia Gore” che si lesina sottile sotto la coltre di una scrittura corposa. Lo spirito di “A Question Of Lust” proiettato nel 2005.

E tragico è anche il profumo di “The Sinner In Me”, prezioso e vellutato mentre cammina nel ghetto dove “Mezzanine” ha respirato sette anni fa.

Lilian” è nuovamente mestiere, un plausibile secondo singolo, un electro-pop molto DM ma piuttosto incolore. “Precious” è giusto un po’ meglio, con il suo fluttuare sintetico che paventa oniricità e riesce anche a convincere, ma con una glacialità che è in fondo distacco, un retrogusto alla lunga stucchevole.

Che l’electro-soul e l’equilibrio fra effetto ed eleganza siano gli ingredienti della band di Basildon, era già chiaro nella chiaroscurale spiritualità di “Songs Of Faith And Devotion” e nell’approfondire questo percorso “The Darkest Star” è quanto di più commovente l’anima di questi arzilli uomini dalla pancetta milionaria abbia prodotto in questo nuovo capitolo. Altra cosa dal gospel atterrito di “Goodnight Lovers”, perché questa è la versione adulta di “Condemnation”, oltre che una splendida chiusa.

E pace che “A Pain That I’m Used To” sia solo un eventuale nuovo fragoroso opening per i loro live act.

Playing The Angel” non è un disco “corpulento e deciso” dall’inizio alla fine, come d’altronde non lo è nessun lavoro dei Depeche dal dopo “Violator”, ma è forse quello che da l’idea di essere il più coerente, poiché ogni brano è ben saldo al successivo, con il giusto equilibrio di paraculismo, maestria ed emozione.

Benvenuto autunno, ora.

 

Recensione originalmente pubblicata e gentilmente concessa dalla defunta webzine www.idbox.it

V Voti

Voto degli utenti: 6,5/10 in media su 18 voti.
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lev 8/10
PehTer 8/10
zebra 8/10
luca.r 5/10
Me3cury 6,5/10

C Commenti

Ci sono 18 commenti. Partecipa anche tu alla discussione!
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Marco_Biasio (ha votato 3 questo disco) alle 14:45 del 5 giugno 2007 ha scritto:

...

No.

lev (ha votato 8 questo disco) alle 16:50 del 7 dicembre 2008 ha scritto:

SI!!!

tramblogy alle 21:15 del 3 gennaio 2009 ha scritto:

un macello.zero stelle.

lev (ha votato 8 questo disco) alle 9:22 del 4 gennaio 2009 ha scritto:

il mondo è bello perchè è vario

tramblogy alle 10:20 del 4 gennaio 2009 ha scritto:

in questo caso

è troppo vario per essere un bel disco.

è un moltiplicarsi di suoni che manca di un filo conduttore che caratterizzava gli altri album.

una macedonia.

lev (ha votato 8 questo disco) alle 12:49 del 5 gennaio 2009 ha scritto:

però, zero stelle mi sembrano un pò pochino. comunque io lo trovo un buon disco, sul livello di "ultra" e "songs of faith and devotion", e migliore di "exiter".

tramblogy alle 14:10 del 5 gennaio 2009 ha scritto:

purtroppo è così per me.

un commento personale ovviamente....confrontato con gli altri dischi dei dm, che a mio parere sono quasi tutti 5 stelle, ad esclusione di exciter (2 stelle),questo purtroppo è il peggiore, quasi una raccolta di canzoni senza nessun filo conduttore che le accomuna...dopo la dipartita di alan wilder (1995) hanno fatto sempre più fatica a trovare un giusto equilibrio tra melodia e produzione....il genio (gore) vive ancora e si percepisce ma l'angelo lo tiene prigioniero a giocare con lui.

concludendo : oltre ultra null'altro!

Dr.Paul (ha votato 5 questo disco) alle 14:16 del 5 gennaio 2009 ha scritto:

l'album Ultra è tra le cose migliori del loro intero catalogo, questo mediocre!

Truffautwins (ha votato 7 questo disco) alle 2:23 del 6 gennaio 2009 ha scritto:

Dignitoso.

lev (ha votato 8 questo disco) alle 12:27 del 6 gennaio 2009 ha scritto:

ripeto, il mondo è bello perchè è vario. visto che su questo disco ho sentito molti pareri contrastanti. mi è piaciuta molto la recensione di "onda rock" (anche questa non è male comunque, e scusate se ogni tanto vado dalla concorrenza), ovviamente positiva, forse per questo mi è piaciuta.

certo, come ho già scritto nei commenti x "black celebration" io sono un pò di parte.

p.s.: si, effettivamente "ultra" è un tantino superiore a questo. diciamo che quello è da 8, mentre "playng..." da 7,5.

tramblogy alle 15:58 del 6 gennaio 2009 ha scritto:

RE:

sei di parte nel momento in cui paragoni black celebration e playing the angel mettendoli sullo stesso livello?mha!??...siamo proprio su due pianeti diversi, come i due album!

tra l'altro onda rock descrive precious come un singolo sui livelli dei tempi migliori dei depeche mode, quando per me è un singolo furbetto ed estraneo al disco, brutalmente commerciale...quasi infantilesco.

il mondo è bello perchè vario. sometimes!

SanteCaserio (ha votato 4 questo disco) alle 13:34 del 6 gennaio 2009 ha scritto:

Niente controtendenza

Pur non amandoli troppo riconosco che hanno saputo fare cose importanti, fra le quali questo disco non è compreso

lev (ha votato 8 questo disco) alle 16:15 del 6 gennaio 2009 ha scritto:

non ho mai paragonato "angel..." a "black...". quello è da 9! lo avevo tirato in ballo solo x dire quello che avevo scritto in quel commento. comunque "precious" e "john the revelator" x me sono due piccoli capolavori. comunque se c'è discordanza sui beatles, figuriamoci sui depeche, ecco xchè continuo a ripetere che il mondo è bello perchè è vario.

Roberto_Perissinotto (ha votato 8 questo disco) alle 22:05 del 27 gennaio 2009 ha scritto:

Uno spirito polveroso che si intrufola piano piano...quest'album è un grande buoi, l'unica luce in Precious. La cosa mi ha affascinato parecchio...sinceramente mi aspettavo un disco più brutto, un gruppo soddisfatto e sazio, e invece...mi sono sbagliato, per fortuna!!!

Utente non più registrato alle 22:33 del 10 dicembre 2009 ha scritto:

Ormai è un classico.

synth_charmer (ha votato 7 questo disco) alle 15:39 del 11 maggio 2010 ha scritto:

tra i loro migliori lavori. Ci sono un gran numero di canzoni bellissime, Damaged People su tutte. Alla fine li preferisco cupi, più che in Exciter (che comunque è un bel disco). Sound Of The Universe è un passo indietro, anche se non esattamente un fiasco.

Truffautwins (ha votato 7 questo disco) alle 1:20 del 13 ottobre 2010 ha scritto:

Buono

Capitano83 (ha votato 8 questo disco) alle 19:15 del 22 aprile 2011 ha scritto:

bellissimo album