V Video

R Recensione

10/10

Depeche Mode

Violator

I’m waiting for the night to fall

I know that it would save us all

When everything’s dark

Keeps us from the stark

reality

Rose Bowl, Pasadena, 18 Giugno 1988. Il mondo, sotto forma di 60.000 fan scalmanati, questa sera è ai tuoi piedi se ti chiami Dave Gahan, se il tuo sogno è sempre stato quello di diventare qualcuno, quando da ragazzo altro non eri che un teppistello come tanti, rassegnato ad un’esistenza mediocre nella più squallida monotonia della provincia inglese. Scuoti le braccia animosamente, all’incedere forsennato dell’ electro anthem più riuscito nella carriera della tua band, senza poter scorgere la platea, annichilita nell’oscurità, quando, all’improvviso, in perfetta sincronia con l’aprirsi celestiale della canzone, una marea di persone, come un immenso campo di grano scosso dal vento, si palesa sotto i riflettori e si unisce a te, in quello scomposto e liberatorio movimento. Non scoppiare in lacrime, a questo punto, sarebbe semplicemente stupido.

Nella fattispecie, la canzone in questione è Never Let Me Down Again, opener di Music For The Masses, capolavoro oscuro e tormentato, forse sempre un pelo sottovalutato nel giudizio sull’opus dei Depeche Mode. Ad ogni modo, il gruppo che, alle porte del nuovo decennio, si appresta a dare alle stampe il suo manifesto artistico, si ritrova, dopo anni di dura gavetta, passati a doversi difendere da una stampa (in special modo britannica) mai molto amica, per usare un eufemismo, e a macinare concerti su concerti per affermare la propria identità ed ottenere consensi, come una vera proposta underground, alla faccia di chi li tacciava di essere un’effimera chimera per teenager sfigati, a dover affrontare il peso di un successo che, per quanto cercato con ostinazione, non era preparata a gestire, in una portata così imponente. Non è ancora, tuttavia, giunto il tempo della dissoluzione più selvaggia (sebbene i quattro si fossero dimostrati tutt’altro che dei santarellini già negli anni precedenti…), quanto piuttosto quello di compiere la scalata verso la propria consacrazione, estetica e commerciale.

Aperto, nell’Agosto dell’89, dal singolo-bomba Personal Jesus, Violator si pone come il coronamento dei massimi eredi dei Kraftwerk, anche nel loro peculiare metodo di lavorazione: infatti, i quattro di Basildon non hanno mai “funzionato” come i classici gruppi pop-rock, ma piuttosto come una cooperativa, all’interno della quale ognuno dei membri si ritagliava il proprio rispettivo compito. Martin Gore si occupava del songwriting, Alan Wilder della produzione (ed innumerevoli altri aspetti; in buona sostanza, quasi tutto il “lavoro sporco” toccava a lui), Dave Gahan delle parti vocali ed Andrew Fletcher di “aspetti manageriali” (il sospetto, più che forte e comprovato da parecchie fonti, è che non facesse praticamente un cazzo). In particolare i primi due qui ottengono alcuni dei loro più strabilianti risultati: Gore azzeccando nove pezzi che se anche venissero suonati con chitarra acustica e armonica sarebbero ugualmente superbi (guardare alla voce Johnny Cash per credere) e Wilder, con l’ausilio dell’astro nascente Flood, trasformando le demo del riccioluto chitarrista, volutamente lasciate basilari come mai prima, in martellanti caleidoscopi elettronici, sinuosi e sensuali, pur nella loro glacialità, attraverso una lavorazione in studio cervellotica ed una stratificazione sonora che ha del maniacale, senza che tutto ciò, però, andasse ad inficiare l’estrema fluidità e naturalezza dell’album. Come da numerose interviste asserito, l’obiettivo del duo era quello di permettere una compenetrazione totale tra elettronica e strumenti “suonati” (principalmente chitarre), talmente capillare da non permettere quasi di distinguere dove iniziasse il lavoro del computer e dove finisse l’intervento del musicista. La missione si può dire totalmente riuscita, nonostante Violator non sia l’album più “umano” dei Depeche Mode, anzi, è quello che più di tutti detta gli standard per la dance e la house degli anni a venire; tuttavia, lo fa in una maniera algida e distaccata, senza rinunciare ad una passionalità molto romantica, aggiornando decisamente i suoni “grassi” della italo disco o quelli spigolosi della Detroit techno, per mirare ad una purezza elettronica definitiva, che suona sorprendentemente attuale ancora oggi (nessun altro disco della band ha retto meglio la prova del tempo, sotto quest’aspetto).

Ma, in definitiva, al netto di sound e tecniche di produzione, ciò che rende grande un’opera musicale sono, sempre, inevitabilmente, la canzoni e qui, come già si diceva in precedenza, qui si raggiunge il livello dell’eccellenza, o meglio, della “perfezione più dolce”. I nove pezzi si districano tra umori synth pop, dark e blues, perfezionando e cristallizzando la tipica formula goriana, fatta di giri di accordi in minore (è interessante notare come, dagli anni ’80 ad oggi, ci sia stata un’evoluzione delle tonalità delle hit single di successo mainstream, passate sempre più massicciamente da scale maggiori a minori; che c’entri l’influenza dei nostri?), brevi frasi vocali cadenzate ed interpretate splendidamente da un ottimo Dave Gahan (che però darà il meglio di sé all’apice del degrado, nel successivo Songs Of Faith And Devotion), incastri minimalisti di synth, alternati a riff chitarristici ora bluesy, ora new wave. Il songwriting del folletto biondo è talmente peculiare da aver fatto scuola: una sorta di mix tra gli immancabili Kraftwerk, il dandismo decadente dei Japan, le febbrili palpitazioni techno di matrice New Order e le spirali dark di complessi come Cure o Dead Can Dance. Questi possono essere i principali riferimenti, ma farne la somma non vi porterà a definire l’essenza di questi pezzi, nobilitati da dei testi che, seppur non dotati di una cifra stilistica eccelsa, fanno della capacità di sintesi e dell’immediatezza la propria arma vincente.

In ultima istanza, è indispensabile analizzare nel dettaglio almeno tre dei frammenti di un album talmente ben costruito, da poter essere apprezzato e goduto sia tutto d’un fiato, sia ascoltandone le componenti singolarmente.

Una di queste è la già menzionata Personal Jesus, celeberrima e coverizzata da centinaia di personaggi più o meno illustri da 23 anni a questa parte. Per quanto la scelta sia scontata, è impossibile prescindere da questo assoluto capolavoro dell’arte pop: frammento musicale in cui coesistono, attraverso ardite sovrapposizioni “collagistiche”, elementi provenienti da linguaggi ed idiomi completamente differenti e distanti, quali sono il blues del leggendario main riff e la techno-house, senza che si avverta lo scarto stilistico intercorrente tra di essi. Il testo, poi, è un’ispirata ricerca di una spiritualità, più terrena che trascendente, attuabile tramite l’abbandono di sé ad un proprio “Gesù personale”, ovvero una persona che ci completi e ci dia la forza necessaria per superare anche i più insidiosi ostacoli che la vita ci pone d’innanzi. Semplicemente geniale il mantra: “Reach out and touch faith”, capace di racchiudere in cinque parole un mondo intero di significati ed allusioni.

Come non soffermarsi poi, in modo altrettanto banale, su Enjoy The Silence, brano cardine della poetica e dell’estetica dei “Moda Svelta”? Ascoltando la demo portata da Gore a Wilder si capisce quanto il ruolo di quest’ultimo nel forgiare a fuoco il sound della band sia stato largamente sottostimato nel corso degli anni: quella che era una tenue ballata per voce e armonium diventa un maestoso inno dance, che eleva la dance stessa su territori difficilmente raggiunti da altri, predecessori o successori che siano, trasponendola su un piano di struggimento contemplativo assolutamente estraneo alla corporeità molto fisica che, solitamente, la contraddistingue. Ciò si attua non soltanto grazie ad un’ altra bellissima lirica, elogio del silenzio e della meditazione come tramite per una conoscenza superiore, ma soprattutto grazie al contrasto tra un’armonia celestiale e una base vorticosa, ossessiva e ballabile; si tocca il cielo con un dito quando, nel finale, s’inseriscono anche i fiati sintetici. Come ottenere la trascendenza mistica in un night club, questa potrebbe essere la definizione di Enjoy The Silence.

Infine, ritengo doveroso citare un gioiello nascosto, occultato ai più, che però si assesta tranquillamente sul livello dei due classici di cui sopra, ovvero Waiting For The Night. Ballata sintetica che nulla ha da invidiare ai maestri degli anni ’70, quali Cluster, Eno, Jarre, ecc., essa si pone come puro distillato di filosofia dark, nel suo elogiare l’oscurità, la notte, vista come rifugio dall’ atroce noia e dalla quieta disperazione che quotidianamente ci affliggono. Il tutto senza che, liricamente, ci si lasci andare a sterili autocommiserazioni, anzi, le parole, assecondando le volute circolari, inizialmente impalpabili, ma via via sempre più presenti, dei sintetizzatori, sono ieratiche, anche qui contemplative ed essenziali. E’ impossibile non farsi rapire da questo autentico viaggio, che scorre sottopelle e non esce più, anche grazie alle splendide armonizzazioni tra le voci dei due leader, Gahan e Gore (un cantante fatto e finito, anche più intonato del suo sodale).

1411 parole. Tante ne ho utilizzate per commentare questo Violator, altrettante ne aggiungerei, ma ancora non sarebbero sufficienti per descrivere la magia che pervade quest’opera d’arte, frutto di determinate circostanze, di ispirazioni, di sinergie irripetibili, che, infatti, non si ripeteranno; monumento del synth pop, o, meglio, del pop tutto, raro esempio di incontro tra fulgore artistico e successo di massa. Ma, in fondo, sarebbe un’aspirazione del tutto futile, lo sa bene anche il nostro Martin,

Words are very unnecessary

They can only do harm.

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Suicida 10/10
PehTer 10/10
B-B-B 8,5/10
zebra 9/10
Lelling 8,5/10
AmoK 8,5/10
luca.r 6/10
frenkoso 9,5/10
ZkDog 10/10

C Commenti

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nebraska82 (ha votato 8 questo disco) alle 11:59 del 15 gennaio 2014 ha scritto:

Non sono precisamente la mia cup of tea ma è impossibile resistere al fascino di "personal jesus" e "enjoy the silence". Recensione sontuosa.

Dr.Paul (ha votato 8 questo disco) alle 12:06 del 15 gennaio 2014 ha scritto:

ottimo disco anche se non ho mai condiviso l'entusiasmo per Personal Jesus. Molto meglio World in My Eyes, Enjoy the Silence, Policy of Truth. xche compare "house" tra i generi musicali di riferimento sotto la copertina?

Lepo, autore, alle 12:48 del 15 gennaio 2014 ha scritto:

Sebbene effettivamente Violator non sia un album propriamente definibile house, ne risente molto le influenze e ne ha comunque contribuito allo sviluppo. Forse un generico "dance" era più appropriato, alla fine non sono mai stato troppo interessato alle categorizzazioni. Bellissime anche world in my eyes e policy of truth, forse la prima di queste la preferisco anche io a personal jesus, ma non è proprio possibile non parlare di quest'ultima se analizzi il disco in questione. Non ho potuto fare un track by track, anche se avrei voluto, sennò veniva fuori un mattone!

Suicida (ha votato 10 questo disco) alle 20:53 del 15 gennaio 2014 ha scritto:

'il sospetto, più che forte e comprovato da parecchie fonti, è che non facesse praticamente un cazzo'

tramblogy alle 13:05 del 16 gennaio 2014 ha scritto:

.....wilder non è mai stato sottovalutato (è una sensazione da fan recente) , nemmeno dalla band stessa (già presenti sue composizioni incise e collaborazioni appena entrato a farne parte) e non serve scomodare cash; quando uscì ad agosto personal jesus, il 12" comprendeva anche l'acoustic , una perla solo chitarra da fiato sospeso...., quel periodo era perfetto pure nelle b side : dangerous, sea of sin (la mia preferita in assoluto) e happiest girl, e le acustiche memphisto , sibeling e la schizzofrenica kaleid ..dai bravino. wahahahahaha...ghghgh. ciao

Lepo, autore, alle 13:28 del 16 gennaio 2014 ha scritto:

No no ciccio... Wilder era sottovalutato eccome, per lo meno dagli altri membri della band, non per nulla è per questo motivo che se ne andò nel '95, imputando ai compagni uno scarso riconoscimento dei suoi servigi. Che in costruction e in some great reward ci fossero due sue composizioni c'entra poco, nell' 82 infatti, pur essendo membro in pianta stabile, non comparve in a broken frame. Gore e gahan, parlando della band, hanno sempre detto: "i depeche mode sono le canzoni di martin e la voce di dave"... Più sottovalutato di così! Per quanto riguarda personal jesus, va beh, semplicemente mi son soffermato su quella di cash perché più famosa. D'accordo sulle b-sides.

tramblogy alle 15:14 del 16 gennaio 2014 ha scritto:

hai tirato fuori un polverone comunque contestabile...e non mi va proprio di interagire...ti riporto un esempio di sottovalutazione dei membri inquisitori in una delle interviste in riferimento al periodo di violator e alla creazione di enjoy the silence - gahan:"alan e flood pensarono di cambiarla dissero a me (voce) , flecth (cazzaro) , e martin (canzoni ma anche demo) di sparire per un paio di giorni". alan: "voglio farne un brano veloce, quasi dance, che ne dite?-all'inizio incontrai resistenza....." martin e flecth: "lo fecero e quando tornanno in un'ora sapevamo di avere un successone"... i litigi del periodo della separazione non sono computabili ad una goccia che travasa dal vaso, dovuti a rancori passati....così a caso...non facciamo gossip. please.

Lepo, autore, alle 16:24 del 16 gennaio 2014 ha scritto:

Beh, quello è un episodio singolo che non sintetizza le divergenze e le relazioni tra i membri del gruppo in pieno, in particolare quelle tra wilder e Gore. Quest'ultimo considerava il tastierista una sorta di abile tecnico, bravo a suonare, bravo con le apparecchiature, ma non un artista e questo lo si può capire anche da certe interviste in cui soleva ripetere (periodo metà anni '80, ma anche nei primi '90) che per lui l'importante, in un pezzo, era il feeling generale (quindi melodia, testi, accordi), come a dire: "sì, sì, sarai pure bravino a smanettartela con i macchinari, ma quello che fai tu conta ben poco nell'economia generale dei depeche, se ci fosse un altro tecnicamente abile quanto te sarebbe uguale". Dell'opinione di fletcher penso ce ne freghi meno di zero, gahan era quello più vicino a wilder dal punto di vista umano, ma la sua ammirazione era rivolta quasi tutta a Gore e quindi anche qui sottostima. Poi che c'entra il gossip? Volevo dire che Alan lasciò i depeche per scorni di lungo corso, proprio perchè non gli era stato riconosciuto il suo valore, nel corso dei 13 anni di permanenza nel gruppo. Che poi, una volta lasciata la band, gli altri si siano finalmente accorti di quanto contasse nella formazione del loro marchio è un altro discorso, ma, a caldo, i rapporti erano questi, c'è scritto anche sulla loro biografia "Black Celebration", scritta da Steve Malins, "in collaborazione con la band".

PehTer (ha votato 10 questo disco) alle 21:19 del 28 luglio 2014 ha scritto:

Il capolavoro dei Depeche Mode, l'album che ha aperto gli anni 90, punto fondamentale di ispirazione per chi è venuto dopo. Sweetest Perfection riassume in 4 minuti tutta la musica degli anni 90, peccato sia stata presa così poco in considerazione.

Lepo, autore, alle 22:52 del 29 luglio 2014 ha scritto:

Davvero la ritieni così fondamentale? Intendiamoci, io il pezzo lo adoro, ma mi è spiaciuto assai di più trascurare Halo e policy of truth, o world in my eyes... Purtroppo come ho scritto ho fatto una super sintesi sulle singole tracce, perchè altrimenti sarebbe uscita una cosa lunghissima e non mi piace essere troppo prolisso...

PehTer (ha votato 10 questo disco) alle 9:46 del 30 luglio 2014 ha scritto:

No ma intendevo trascurata dai Depeche Mode stessi, credo che Gore l'abbia eseguita live soltanto un paio di volte e in versione acustica, la tua recensione è perfetta

Lepo, autore, alle 14:18 del 30 luglio 2014 ha scritto:

Aaaah ok ok! sì effettivamente l'hanno suonata pochissimo, nonostante molti fan l'apprezzino assai...

tramblogy alle 21:10 del 19 marzo 2015 ha scritto:

25 anni fa, un bel botto di emozioni, e tanta malinconia.

AmoK (ha votato 8,5 questo disco) alle 19:52 del primo luglio 2016 ha scritto:

Io credo che il gran merito del disco sia quello di aver portato il synth pop a un altro livello, rendendolo cupo, creando quasi una sorta di nuovo genere musicale, una sorta di "synth-dark". Questa cosa dai DM l'ho vista nascere in Black Celebration ma qui sembra funzionare molto meglio! Tutti e 9 i pezzi sono delle macedonie di suoni impossibili tenuti da serie di accordi buie, malinconiche, introverse, devastanti. Decisamente uno dei vertici del gruppo.

Fantastica recensione!!

Giorgio_Gennari alle 0:04 del 14 luglio ha scritto:

Sì sì. Grande Band e album capolavoro eccetera. Peccato che i Nine Inch Nails nel giro di tre album (Pretty Hate Machine, The Downward Spiral, The Fragile) superano di gran lunga quanto fatto dai Depeche in un'intera carriera. Sì sì, coosa? Massimi eredi dei Kraftwerk? Ma questo è un insulto a tutto il Kraut-rock, ma avete idea di che razza di musica hanno fatto i Kraftwerk nel corso della loro per davvero originale ed influente carriera? Non diciamo cavolate, per piacere. I Depeche non valgono metà di Trent Reznor, e non valgono un terzo dei Kraftwerk

PehTer (ha votato 10 questo disco) alle 10:06 del 14 luglio ha scritto:

Il fatto che i DM abbiano influenzato varie band alternative metal (NIN, Deftones ecc.) e nu metal non significa che poi queste ultime band siano comparabili ai DM sia in termini elogiativi che denigratori, sono generi che non c'entrano nulla fra loro, il paragone non ha senso. E la stessa cosa vale per i Kraftwerk, non vedo nessun "insulto" verso il kraut rock, e il discorso è il medesimo di prima: i Kraftwerk sono stati fra i fari principali dei DM soprattutto a inizio carriera, poi questi ultimi si sono evoluti verso un sound tutto loro che è stato altrettanto influente e non ha senso paragonare al kraut rock (che poi manco è un genere).

Lepo, autore, alle 10:50 del 14 luglio ha scritto:

Tre band importantissime e influenti, non c’è dubbio. Così come non c’è dubbio che i DM, pur essendo fondamentalmente una band di culto e sostanzialmente di estetica indipendente, abbiano scritto almeno due canzoni che conoscono TUTTI. Personal Jesus ha uno dei riff più iconici della storia del rock (al pari di una Whole Lotta Love, tranquillamente). Non mi risulta che i NIN abbiano mai scritto una canzone di simile portata transgenerazionale (neanche Hurt lo è).

Per quanto riguarda il rapporto coi maestri Kraftwerk, boh, magari i DM non hanno neanche diritto a pulire le scarpe ai tedeschi, però guarda caso l’unica band synth pop a cui i Kraftwerk si siano ispirati chiaramente per un loro pezzo sono stati proprio i DM (si ascoltino The telephone call e Get the balance right in sequenza per constatarlo).

Giorgio_Gennari alle 16:32 del 14 luglio ha scritto:

Non ci siamo. Non metto in discussione che ad una persona i DM possano piacere, ma considerarli innovatori/geni eccetera è assurdo; a me piace Vasco Rossi ma di certo non pretendo che vanga considerato un genio, o un grande cantautore perché semplicemente non lo è. Sì, il Kraut-rock è un genere del quale i Kraftwerk sono stati grandi esponenti, e sì i Depeche non meritano il titolo di loro eredi. Chiaramente i NIN hanno poco a che vedere coi DM, perchè LORO avevano molto da dire in ambito musicale ed emotivo; chiaramente i Deftones non sono una grandissima band, ma qualcosa da dire ce l'avevano, a differenza dei DM che sono stati più che altro un fenomeno commerciale, e lasciatemelo dire, le loro canzoni sono generalmente noiose. Sì, anche Personal Jesus e In Your Room. Ah per inciso, il riff di Personal Jesus non è per nulla iconico o meritevole nella storia del rock, per quello si ascolti ad esempio gli AC/DC di Back In Black o i Guns N' Roses di My Michelle, quelli sì iconici e meritevoli. E ti tolgo anche ogni dubbio: Whole Lotta Love è tra le canzioni che hanno creato il rock, Personal Jesus al confronto è fiappa; e tu vorresti convincere la gente che i riff portanti sono di pari livello?

"Massimi esponenti del synthpop"? Ma mai sentito Ultravox, New Order, Roxy Music (che nei '70 fecero musica ben più innovativa ed interessante di questo piattume) ma anche i Cure ad esempio facevano musica "dark" più personale. Quindi per favore smettiamola con le cavolate, che sono fuorvianti e inaccettabili

Lepo, autore, alle 16:58 del 14 luglio ha scritto:

Le famosissime hit anni ‘70 dei New Order... ma va a nasconderti su LOL

Giorgio_Gennari alle 17:19 del 14 luglio ha scritto:

La parentesi era riferita riferita solo ai Roxy Music, ovviamente. Prima di intimarmi di andarmi a nascondere, usa un minimo la testa.

PehTer (ha votato 10 questo disco) alle 17:46 del 14 luglio ha scritto:

Certo che dire ai DM di essere niente più di un fenomeno commerciale e poi tirare fuori AC/DC è Guns'n'Roses, cioè gli alfieri dell'hard roc)) k becero e paraculo è da campioni (benché per Young e soci abbia simpatia, al contrario dello schifo che provo verso i secondi). E che ti piaccia o no i Depeche Mode sì, sono stati innovativi e influenti, hanno saputo andare oltre i confini del synth pop e portarlo nell'ambiente rock, unendo due universi che sembravano inconciliabili, pur senza tradire la loro filosofia di fondo. Ed il fatto che siano stati fonte d'ispirazione nell'ambiente metal ne è la prova. E per inciso, Roxy, Ultravox e soprattutto Cure non c'entrano una sega, paragone senza senso come quello con Reznor.

PehTer (ha votato 10 questo disco) alle 17:49 del 14 luglio ha scritto:

E il tedio è un concetto del tutto personale, ad esempio tu mi citi i Cure, ecco il tanto blasonato Pornography tende a stufarmi, al contrario di un Black Celebration che trovo stimolante in ogni sua traccia. Un giorno troveranno una cura per la scaruffite.

Lepo, autore, alle 17:49 del 14 luglio ha scritto:

Eh, capirai, ho letto alla veloce. Pardon. Comunque i Roxy nei ‘70 synth pop non lo hanno mai fatto, al massimo hanno anticipato il new romantic, che però è un altro genere.

Personal Jesus ha un riff talmente iconico da essere diventato uno standard, ed è stata coverizzata tra gli innumerevoli altri da Johnny Cash, Marylin Manson, Hilary Duff (ok, quest’ultima - si scrive così quando si vuole specificare in modo chiaro qualcosa sull’ultima voce di un elenco - ha campionato PJ in un suo pezzo, ma il campione è talmente portante da farlo diventare sostanzialmente una cover). Aldilà dei giudizi di merito sui tre artisti, questi rappresentano tre universi sonori radicalmente differenti, agli antipodi. Solo per fare un esempio significativo sulla portata storica e sì, iconica, di questo brano. A te non piace, ma ciò non toglie nulla alla sua importanza.

Per il resto, hai espresso solo opinioni personali, che lasciano il tempo che trovano.

PehTer (ha votato 10 questo disco) alle 17:52 del 14 luglio ha scritto:

Minchia Lepo abbiamo scritto in sincrono un commento che dice sostanzialmente le stesse cose

Lepo, autore, alle 19:33 del 14 luglio ha scritto:

Ahahah veramente <3

Attendo trepidante la replica del Vate Giorgio

Giorgio_Gennari alle 11:27 del 15 luglio ha scritto:

I Depeche sono poco più che un fenomeno commerciale, nel senso che non fecere alcuna delle superbe innovazioni musicali che certi loro fan millantano. AC/DC e Guns N' Roses mero fenomeno commerciale? Giusto, in fondo l'hard rock è stato formulato dai Led Zeppelin nel '69, e quindi non ha più senso fare hard-rock 10/20 anni dopo. Già, Higway to Hell, Back in Black e Hells Bells non hanno aggiunto nulla al rock, vero? Welcome to the Jungle, My Mychelle, Sweet Child O' Mine non hanno aggiunto proprio nulla al rock, vero?

"Hanno saputo andare oltre i confini del synth-pop, unendolo al rock, generi apparentemente inconciliabili.." ma sei pazzo? I Depeche sono lo stereotipo synth-pop per eccellenza, hanno fatto qualche buona canzone synth-pop ed è tutto, non sono andati oltre a più o meno nulla. Ma hai mai ascoltato synth-pop che non sia dei Depeche Mode? Avresti dovuto renderti immediatamente conto che non sono così innovatori come li fai tu.

Fonte d'ispirazione nell'ambiente metal? Ma che strano, ascoltando Iron Maiden, Metallica, Dream Theater, Slayer, Nile, Meshuggah, RATM, SOAD non ho mai sentito un minimo di derivatività dai DM, quindi cortesemente mi spiegheresti di cosa stai parlando?

I DM fanno synth-pop. Con che coraggio mi vieni a dire che i musicisti che ho citato "non c'entrano una sega" (con termini peraltro volgari) con il synth-pop? Sì, parlo anche di Reznor, ricordando anche che da Big Man With A Gun e Closer c'è una certa differenza. I Grateful Dead e i Pink Floyd erano (grandi) band molto diverse stilisticamente, ma.. entrambi suonavano rock psichedelico, checché tu ne dica. Mica ho accostato il brutal death metal alla ambient di Eno.

Non ho mai detto che Black Celebration è un album indecente al confronto di Pornography (anche se Scaruffi indirettamente lo afferma.. un momento, da quando l'Esimio c'entra nella discussione?), e dico anche che preferisco Stripped a Personal Jesus.

I Roxy Music hanno senz'altro influenzato molto tutto il synth-pop che sarebbe arrivato da lì a un po' di anni, e di sicuro molti loro brani hanno molte caratteristiche proprie del synth-pop, quindi perché non chiamarli in causa se sono tre volte più interessanti e innovatori dei DM?

Hai letto il testo di Personal Jesus; se conosci il personaggio di Marilyn Manson, non ti passa per la testa che forse l'ha coverizzata per altri motivi, e non perchè la canzone è geniale (per inciso, i Marylin Manson la rendono un brano sì bello, altro che i DM e il solito piattume)? Jonny Cash ha coverizzato diverse canzoni pseudo-spirituali in vecchiaia, tra cui Hurt, questo assieme che è stata coverizzata assieme ad alcuni gruppetti più sfigati la rende iconica? Il riff di Smoke On The Water, Whole Lotta Love, Immigrant Song, Satisfaction, Brown Sugar sono ben più iconici rispetto a Personal Jesus, è mai possibile non avvertire la differenza? E' un riff bello, che stufa dopo un minutino perchè la canzone che lo contiene è noiosa. Ho già detto che i DM sono noiosi? Un brano che viene coverizzato da un mediocre musicista qual è Marylin Manson è di portata storica, ma di che parliamo? Tra l'altro mostri una falsa umiltà quando prima poni le dovute scuse per la risposta affrettata e poi mi correggi su come io debba scrivere in futuro. Poco educato, anche perché insisti sulla portata storica (parolone) di un brano che semplicemente non l'ha.

Io scrivo fatti, non opinioni. A questo punto sarebbe facile per voi tacciarmi di arroganza, ma lo ripeto volentieri: ho cercato di parlare di fatti ed ho impressione che piuttosto voi parliate di vostre opinioni ignorando certi fatti a supporto delle vostre tesi.

Lepo, autore, alle 11:56 del 15 luglio ha scritto:

Oh daje, guarda il dito e non la luna adesso... Ho citato quei tre artisti tra gli innumerevoli che hanno coverizzato quel pezzo per dare un’idea di quant’è pervasivia la sua influenza, è una pietra miliare della musica pop rock, una canzone che dopo 28 anni continua ad essere conosciuta anche dalle nuove generazioni, remixata, proposta nelle pubblicità, è colonna sonora della cultura di massa. Ma di che stiamo parlando su? Per me AcDc e guns n roses son due gruppetti, quelli sì di vacua sbobba hard rock, ma non mi sogno di negare quantomeno la valenza simbolica e generazionale di alcuni loro riff (comunque meno pervasivi, comunque meno innovativi, comunque meno influenti rispetto a Personal Jesus).

Poi non è che mi voglia dilungare più di tanto a difendere i Depeche Mode, i motivi che rendono originale e inimitabile la loro scrittura ho già cercato di esprimerli in questa recensione. Se però la maggior parte del pop come lo si fa oggi è elettronico e in chiave minore, beh, è ANCHE grazie a loro. Scusa se è poco.

I Roxy Music non hanno mai fatto synth pop e non ha molto senso buttarli come paragone per i DM, sl limite si possono inserire come confronto con altre band synth pop (Soft Cell, Human League), ma di sicuro non con i Depeche che specie agli albori erano puristi kraftwekiani, addirittura pionieri dell’industrial. Anche inserire gli Ultravox è molto approssimativo, in fondo il synth pop lo hanno toccato in pochi pezzi, sarebbe stato meglio parlare di John Foxx, lui sì, con Metamatic, purista del pop elettronico.

In ultimo, non è che ti dico come scrivere, diciamo che ti do consigli per farti capire

Lepo, autore, alle 12:04 del 15 luglio ha scritto:

No aspè, adesso Reznor fa synth pop? Questa è bella... L’accostamento ai DM ci può stare, ma perchè lui ha proseguito il discorso industriale inaugurato dai Depeche con dischi quali construction time again, some great reward, in parte anche black celebration... solo che loro hanno usato certe istanze estetiche sempre in chiave synth pop, Reznor il synthpop lo ha lambito a malapena in pretty hate machine, poi è andato in territori vicini al metal, sempre proseguendo il discorso industriale, nel frsttempo rielaborato in una maniera personale.

Quindi, ripeto, ok l’accostamento, ma non inserendo DM e NIN nell’alveo del synthpop.

PehTer (ha votato 10 questo disco) alle 12:04 del 15 luglio ha scritto:

Sì, a mio modesto parere AC/DC e GnR hanno avuto successo commerciale ma non hanno aggiunto proprio nulla alla storia del rock.

Vero, i gruppi metal che hai citato non hanno avuto influenza alcuna dai DM (che poi gli Iron Maiden hanno esordito quasi in contemporanea ai DM, i Metallica hanno fatto il botto artistico già con l'esordio, cioè un anno prima che i DM pubblicassero Some Great Reward, l'album che li ha diversificati dalle altre band synth, e più o meno lo stesso vale per gli Slayer, che hanno raggiunto il picco artistico nel 1986. Proprio per una questione temporale è inutile citarli, e in ogni caso dubito che anche successivamente potessero essere minimamente influenzabili dai DM). Io ho parlato di alternative metal e nu metal, cioè gruppi nati a fine 80 e durante i 90 e due esempi li ho già fatti. Il che non vuol dire che tutti i gruppi metal nati dopo il 90 abbiano preso influenza dai DM, non l'ho mai detto.

Per tutto il resto rispedisco al mittente le considerazioni finali, è a me che le tue sembrano opinioni personali che cerchi di elevare a dati di fatto.

In ogni caso non voglio farti cambiare idea sui DM e tu non farai cambiare le mie, quindi abbandono la discussione prima che diventi un flame sterile.

zagor alle 13:15 del 15 luglio ha scritto:

ma anche noi dai, continuate...un flame cosi su questi schermi non si vedeva da tempo. grazie a tutti!

PehTer (ha votato 10 questo disco) alle 14:00 del 15 luglio ha scritto:

In effetti da quello sotto Monster è passato un anno

Giorgio_Gennari alle 13:31 del 15 luglio ha scritto:

Le vostre risposte intellettualmente disoneste mi lasciano intendere che non serve ribattere. Non ha senso discutere con gente che mi dice che Personal Jesus ha un riff iconico come Whole Lotta Love, che AC/DC e Guns N' Roses nulla hanno aggiunto al rock e che gli Ultravox c'entrano poco con il synth-pop e che i DM hanno avuto importanti influenze nel metal (PehTer affermi di avermi fatto due esempi, ma in realtà non mi nomini alcun gruppo che ha ricevuto le loro influenze, farabutto). Non ho tempo da perdere con le vostre falsità.

PehTer (ha votato 10 questo disco) alle 14:02 del 15 luglio ha scritto:

"Farabutto" te lo tieni, ti ho già citato NIN e Deftones comunque

Lepo, autore, alle 14:10 del 15 luglio ha scritto:

Ma intellettualmente disonesto sta ceppa. John Foxx ha più legami coi depeche degli ultravox i quali mai hanno abbandonato la formazione rock, chitarra, batteria basso, pur avendo inglobato nell’epoca midge ure grosse dosi di synth, ma questo non toglie che le istanze dei primi DM vadano piuttosto paragonate ai vari Soft Cell, Human League e Foxx che non agli ultravox senza punto esclamativo, più vicini ai Duran Duran o agli A flock of seagulls, ad esempio. Intellettualmente disonesto sarai tu che continui a far finta di non leggere il mio discorso- innegabile - sulla PERVASIVITÀ dell’influenza di Personal Jesus (che ha ispirato tra gli altri artisti metal industrial, country, e mainstream pop, tre universi sonori completamente e radicalmente differenti), prima soffermandoti sulle intenzioni dei singoli artisti che l’ hanno coverizzata, quando non era chiaramente quello il fulcro della mia argomentazione, e poi continuando a ripetere a pappagallo che la canzone non è iconica, quando io ti ho fornito esattamente i motivi per cui lo è. ‘Non sogni, ma solide realtà’, come diceva quel tale. Senza contare la stronzatona di trent reznor synthpop.

Saluti, per il dispiacere di zagor lol

PehTer (ha votato 10 questo disco) alle 14:14 del 15 luglio ha scritto:

E ci tengo ad aggiungere che io e Giacomo abbiamo replicato al tuo primo commento in maniera molto pacata limitandoci a confutarne il contenuto. Quello che per primo si è scaldato sprizzando saccenza e arroganza (ingiustificate, imo) da tutti i pori sei stato tu. Se ti dà così fastidio che qualcuno possa controbattere alle tue certezze musicali ti consiglio vivamente di abbandonare questo genere di siti e forum e di aprirne uno tutto tuo senza possibilità di commentare. E anche epitetare gli altri utenti non è carino, mi riferisco al "farabutto" ma mi è anche tornata in mente la frecciata gratuita che lanciasti sul forum alla redazione perché non ti era ancora stata pubblicata la recensione sui DT.

FrancescoB (ha votato 7 questo disco) alle 13:49 del 15 luglio ha scritto:

Quoto il mito Zagor, un po' di rissa virtuale ogni tanto riconcilia con il mondo

Ciò detto ogni certezza in questi ambiti è pura ideologica e mistificazione, ne sono sempre più convinto, indi le discussioni tese a individuare il riff più iconico possono essere divertenti, ma dobbiamo renderci conto che stiamo parlando di una pura convenzione applicata a un'altra convenzione, la pretesa di scovare del vero in questo marasma merita un plauso per l'ambizione ma va anche archiviata come mero esercizio.

Giorgio_Gennari alle 14:45 del 15 luglio ha scritto:

Non mi sono scaldato e non ho usato parolacce. Che Personal Jesus sia un brano di innegabile grande portata storica in campo musicale è infondato sciocco e sbagliato. I NIN non fanno metal e i Deftones hanno nei momenti più validi attinto al synth tremendo dei NIN ben più che a quello comodo e tranquillo dei DM. È innegabile che i NIN abbiano preso elementi propri dello stile DM per certi brani, ma hanno stravolto quei cliché trasformandoli in qualcosa di diverso, originale, incazzato, profondo che i DM non hanno mai raggiunto, quindi parlare dello stile DM che ha """permeato il metal""" come un loro merito è inappropriato.

Riguardo alla frecciata sulla mia recensione di Awake ho già chiesto pubblicamente scusa perché mi sono comportato da coglione e da maleducato, e ho promesso di non farlo più con umiltà perché non sopporto di passare per un arrogante e non sopporto di offendere il buon operato delle persone.

Si continua a negare la matrice synth-pop di certi brani di Reznor, e si continua a negare ciò che ho scritto nel commento precedente. La cosa mi dispiace

Lepo, autore, alle 15:10 del 15 luglio ha scritto:

Oh, sei un disco rotto, basta. Argomenta i motivi per cui Personal Jesus non sarebbe un brano iconico di un’epoca, e dell’incontro tra elettronica, dance, pop, rock e blues. E che le argomentazioni vadano un po’ oltre al dire che ‘è fiappa’. sennò lascia stare, hai scritto una panzana, va bene così.

I NIN nella loro proposta di synth pop hanno davvero poco poco, e mi pare che anche tu tra le righe lo stia ammettendo, quindi non vedo perchè impuntarsi solo per testardaggine. Il raffronto tra i due va fatto perchè i depeche, insieme ad altri, hanno fornito a reznor la cifra estetica industriale prima di loro propria solo di istanze avanguardistiche.

Dove stia scritto poi che per forza qualcosa di incazzato è meglio di qualcosa di elegante, decadente, sensuale, devo ancora capirlo. Rockismi duri a morire.

PehTer (ha votato 10 questo disco) alle 15:44 del 15 luglio ha scritto:

I Deftones hanno attinto talmente poco dai DM che hanno fatto una cover sia di To Have and to Hold che di Sweetest Perfection