R Recensione

8/10

Neil Young

Comes a Time

Il rischio dei grandissimi della musica di tutti i tempi è che spesso le loro opere siano valutate in relazione ai loro stessi capolavori. D'altra parte, se è con After the Goldrush che dai il buongiorno agli anni '70 - e non pago, immediatamente a seguire, proponi nientemeno che Harvest - un po' c'è da dire che te le cerchi, caro Neil; e non puoi certo andare a pretendere che quello che farai in seguito sia poi valutato con le misure adottate per i comuni mortali. Rischiano anzi di passare in sordina successivi lavori che potrebbero essere opere di punta per artisti meno fortunati e bravi di te.

E' questo il caso di Comes a Time, 1978. Piacevolissimo album tra folk e country, che ci permette di assaporare, nella beata pace dei sensi, uno dei più spontanei momenti di serenità musicale di un artista particolarmente lunatico e controverso, se si considerano gli stati d'animo che sembrano animare le sue svariate produzioni.

In questo senso, purtroppo non ho avuto il piacere di conoscere Neil Young nel 1978; ma dovendo basarmi sull'ascolto di questo disco, scommetterei con certezza che stesse passando davvero un bel periodo, sereno e felice.

Le immagini evocate da musica e testi riguardano amori, ricordi, speranze e tanta, tanta natura: il pezzo di apertura, Goin' back, esprime una buona sintesi dell'opera che introduce. Da ascoltare a occhi chiusi, lasciandoci trascinare a riguardare ciò che di buono ci siamo lasciati dietro, di modo da prepararci ad accogliere con la giusta dose di buonumore la titletrack, Comes a time appunto, ballata rigorosamente in maggiore introdotta da un vivace e spensierato violino, in cui Young sembra semplicemente prendere in mano la situazione della sua vita, in due strofe e due ritornelli, valutando il giusto modo di guardare il mondo e invitandoci con serenità a fare altrettanto. Poi, Look out for my love, in cui una voce, una chitarra e un arrangiamento essenziale inseguono la speranza di ritrovare un amore perduto, in un mondo tuttavia indifferente, già in frenetica evoluzione, in cui è certamente difficile affrontare le cose con la calma alla quale sembra invitarci l'artista. Lotta love, a seguire, è un piccolo gioiello che in quanto tale sarà ripreso più avanti da Nicolette Larson, in una magistrale interpretazione che la porterà con merito a scalare le classifiche dell'anno successivo.

E così, passando tra un'allegrotta ballata a due voci di stampo country (Human Highway) e un pezzo che richiama al Bob Dylan più acustico delle origini (Field of opportunity è cantata proprio alla sua maniera!) si giunge con Motorcycle mama a una buona boccata di sano blues, impreziosito proprio dalla voce di Nicolette, e dominato da una chitarra elettrica che si carica infine sulle spalle il lato beat e spensierato della questione: l'atmosfera di definitiva libertà che sprigiona con energia il pezzo è una degna e riuscita conclusione per quest'album così genuino, in cui nulla sembra essere fuori posto. Un lavoro senza le pretese nè l'ingombrante spessore dei giganti precedenti e successivi - l'anno seguente sarà la volta di Rust never sleeps - degno tuttavia di un'attenzione che sarà certamente ripagata nel migliore dei modi.

La chiusura definitiva è lasciata a Four strong winds, che ritorna nelle righe e chiude il cerchio con il suo finale aperto, facendoci tornare alle atmosfere iniziali dell'album.

Una chiusura che ci invoglia inevitabilmente a prenderci per noi i successivi cinque minuti, e usarli per sbarazzarci di qualsiasi pensiero.

Saremo pronti, allora, ad affrontare la quotidianità successiva a questo ascolto con positività e voglia, disposti sicuramente molto meglio di prima.

V Voti

Voto degli utenti: 7,6/10 in media su 26 voti.

C Commenti

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Uallarotto (ha votato 7 questo disco) alle 9:27 del 31 luglio 2009 ha scritto:

Uno dei meno belli tra quelli che zio Nello ha fatto negli anni 70.

otherdaysothereyes (ha votato 7 questo disco) alle 10:54 del 31 luglio 2009 ha scritto:

Buona scelta per un bel disco che rischia di finire nel dimenticatoio a causa della sua vicinanaza temporale e discografica con i vari rust never sleeps, tonight is the night, ecc...

Benvenuto Emanuele su storia della musica!

simone coacci (ha votato 6 questo disco) alle 11:56 del 31 luglio 2009 ha scritto:

Forse il peggior Young della decade.

DonJunio (ha votato 8 questo disco) alle 14:21 del 31 luglio 2009 ha scritto:

Sittin' in the quiet slipstream In the thunder....

Album della quaresima per Neil, che si abbevera alle fonti di “Harvest” prima di chiudere il decennio con la sua opera definitiva, “Rust Never sleeps”, sfoggiando non a caso il rarissimo e celebre sorriso in copertina. A parte qualche blanda concessione all’infioccamento radiofonico (“Already One”)e un fenomenale ripescaggio del periodo “Zuma” coi Crazy Horse ( le polverose impennate di “Look out for my love”), l’album sfodera un feeling country-rock rilassato, anche grazie alle armonie di Nicolette Larsson: sintomatico un pezzo come “Peace of mind”, con la consueta zampata pedal steel di Ben Keith. Anche se, come avverte Neil nella traccia di apertura “I feel like goin’ back, back where there’s no where to stay”. Da una pop song perfetta come “Lotta love” ( di cui i Dinosaur Jr faranno una cover memorabile) alle movenze soul-blues, stonesiane, della squisita “Motorcycle mama” fino alle tenui vibrazioni di “Comes a time” e “Human highway” anche da qui provengono tanti classici del repertorio di Neil. Minori, ma sempre classici.

Emash, autore, alle 21:10 del 31 luglio 2009 ha scritto:

Vero. forse "il peggior Young della decade". ma sta qui il punto..della decade in cui la metà di ciò che ha scritto è pietra miliare indiscussa della storia della musica. il fatto che un album così si giochi il cucchiaio di legno del decennio con Long may you run trovo sia piuttosto emblematico circa l'enormità del personaggio di cui si parla, cosa che ho cercato di sottolineare pur ponendo l'accendo sul fatto che, in senso invece assoluto, si tratta per me di un lavoro assolutamente ispirato. Quindi paradossalmente, messa così è un'affermazione che non posso contraddire! =) tuttavia il mio pensiero è che limitarsi a giudicare quest'album in relazione al mucchio di colossi in mezzo a cui è collocato costituisce una prospettiva di valutazione viziata.

Per il resto, è la prima cosa che scrivo e ci tenevo a farlo riguardo l'artista a cui mi sento più intimamente legato, senza però andare a toccare materiale di palese competenza del signore il cui commento sta sotto a questo - di cui leggo sempre con immancabile piacere recensioni e articoli, e aspetto presto qualcosa riguardo Rust never sleeps! (che invece è il lavoro di Neil che personalmente preferisco)

simone coacci (ha votato 6 questo disco) alle 10:19 del primo agosto 2009 ha scritto:

RE:

Forse non ci siamo capiti: io giudico il disco per le canzoni che ci sono non per quelle che non ci sono. Anche se nella stessa decade fossero usciti solo dischi da 5, questo per me varrebbe 6 comunque. Poco m'interessa se l'ha scritto Young, Oldham o Gesù Bambino. è un giudizio imparziale e soggettivo quanto gli altri.

Emash, autore, alle 11:51 del primo agosto 2009 ha scritto:

RE: RE:

si, ti chiedo scusa, io intendevo solo prendere la frase che hai scritto in quanto tale, come riferimento per esprimere un mio pensiero in generale che non era riferito a te nè al tuo voto - che anzi è sicuramente più oggettivo del mio!

infatti non ti ho quotato col "RE:" perchè pensavo (e volevo evitare) che il mio commento finisse sotto al tuo! =)

simone coacci (ha votato 6 questo disco) alle 12:03 del primo agosto 2009 ha scritto:

RE: RE: RE:

No, senza scuse, tranqui, ci mancherebbe.

Totalblamblam (ha votato 8 questo disco) alle 21:18 del 31 luglio 2009 ha scritto:

io invece adoro questo disco dalla prima all'ultima traccia...mi rilassa e distende li niervi lol il che non è poco (anche zuma è molto bello)

voto 8

sarah (ha votato 8 questo disco) alle 21:33 del 31 luglio 2009 ha scritto:

Disco molto buono e rilassante, perfetto per questa stagione, da ascoltare dopo cena in veranda sorseggiando del buon vino. Tante piccole perle sparse qua e la. "Motorcycle mama" la mia preferita.

PierPaolo (ha votato 7 questo disco) alle 15:26 del primo agosto 2009 ha scritto:

Fra i miei preferiti di Neil

Sono attratto dalle cose che prendono un pò di fluidità pop, un pizzico di ruffianeria, di accuratezza, non certo patinata ma comunque intrigante. Qui Neil è molto accessibile e ciò mi garba assai. Considerato poi quanto poco mi attrae il suo chitarrismo elettrico, l'abbondante dose di chitarre acustiche di questo disco mi ha sempre lasciato un buon ricordo.

Peasyfloyd (ha votato 6 questo disco) alle 21:08 del 2 agosto 2009 ha scritto:

una sufficenza più che abbondante, cmq onore al merito al recensore per lo stile fresco e competente

thin man (ha votato 8 questo disco) alle 22:54 del 7 settembre 2009 ha scritto:

Un bel disco, giustamente non confrontabile con quelli che Young ha sfornato negli anni'70 ma pur sempre di ottimo livello con alcuni classici younghiani da conservare nella memoria.

ozzy(d) (ha votato 6 questo disco) alle 15:53 del 17 dicembre 2009 ha scritto:

Il Young country-folk ha un senso con "after the gold rush" e "harvest" (due capolavori), per le repliche meglio quelle coi crazy horse, qui salvo solo "Motorcycle mama", una delle più belle canzoni da centauro.

FrancescoB (ha votato 7 questo disco) alle 14:12 del 7 gennaio 2010 ha scritto:

Anche io non ho mai amato particolarmente questo disco, nonostante Young sia praticamente l'artista della mia vita. Il problema non sta tanto qui, visto che siamo comunque su buoni standard, ma in ciò che lo circonda, che è veramente di un'altra categoria per quanto mi riguarda.

casadivetro (ha votato 7 questo disco) alle 5:13 del 23 marzo 2011 ha scritto:

Non il migliore Neil Young come si è detto, ma sono sempre belle canzoni. "Belle" nel senso di confortevoli, che le senti e dici "ma certo, è il vecchio caro Neil Young" e la sua voce scartavetrata e acidina ti tiene compagnia e sorregge meravigliosamente queste canzoni, forse un po' blande, forse un po' retoriche (retoriche a livello di melodia, nel senso di old-style), ma sì, sono belle, le si strimpella con la chitarra dopo 5 minuti e via di controcanto.

Un Neil Young casereccio come i casoncelli alla bergamasca; quello che mi fa sdolorare e che amo è altrove, però.

dalvans (ha votato 7 questo disco) alle 14:35 del 23 settembre 2011 ha scritto:

Discreto

Disco piacevole

glamorgan alle 19:24 del 14 febbraio 2014 ha scritto:

il meno bello di Neil Young potrebbe essere il piu bello di tanti altri artisti