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R Recensione

7/10

Fela Ransome-Kuti and his Africa '70

Fela's London Scene

Nel febbraio del 1970 il Fela Kuti che torna a Lagos è completamente diverso. Quel ragazzo di buona famiglia, che aveva studiato jazz a Londra, aveva portato il suo highlife in Nigeria e in Ghana e aveva cercato fortuna in America non esiste più. A Lagos fonda il suo locale che è anche il suo studio di registrazione e la sua casa e decide di chiamarlo Afro-spot. In Nigeria le persone ascoltano ancora la musica highlife, oppure la musica ju-ju di King Sunny Ade e l'afro-funk di Joni Haastrup.

Quello che Fela e i suoi Africa '70 suonano all' Afro-spot sconvolge tutti. Non capivano cosa fosse, non capivano perchè sembrasse solo una versione “afro” del funk americano. Ma l'Afro-spot è sempre pieno di gente, perchè Fela parla di “Black Power”, canta in lingua Yoruba e Inglese con una voce che sembra una chiamata alle armi, propone brani nuovi tutte le sere, lascia ampio spazio alla sua big-band jazz, ma soprattutto ai colpi doppi di Tony Allen e al sax di Igo Chico, collabora con Ginger Baker dei Cream (“Egbe me O”) e registra “Fela's London Scene” all'Abby Road. 

Alla fine del 1970 suonerà all'Afro-spot anche James Brown ma (come ammise successivamente Bootsy Collins) il Padrino del Soul fu spazzato via dall'esibizione travolgente di un Fela Kuti politicizzato, che suona il piano elettrico su brani funk devastanti, e che in “Buy Africa” canta “Chi sosterrà la nostra cultura? Chi lo farà al nostro posto? Come potremo diventare ricchi in Africa come negli altri paesi se non sosteniamo la nostra produzione? Compra Africa”. Dave Matthews, che all'epoca si occupava di curare gli arrangiamenti dei brani di James Brown, piazza la sua sedia dietro la batteria di Tony Allen. E mentre Allen trascina i "Nigeria '70" lungo i sentieri Afrobeat di “Who are You” e “Fight to Finish”, Matthews prende appunti.

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